Quel Rude Venerdì Metallico /208:Agosto e bellezze


 

E’ arrivato Agosto e come ogni anno scatta il post per informarvi come R.A.M. affronterà la tremenda(per me) pausa estiva. Quest’anno non chiudo del tutto, preferisco mantenere attivo il blog con post occasionali durante le calde settimane. Sospenderò le rubriche fisse come “The Gallery” e il “Rude Venerdì”, che torneranno a Settembre, ancora non so dirvi se nella prima o nella seconda settimana. Per sapere quando c’è roba nuova basta controllare i contatti social di R.A.M. :
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Nel caso non abbiate a che fare con i social basta aprire il blog di tanto in tanto, se c’è roba la trovate. Spartano ma di meglio non si può fare.

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Lo so, non ho ripreso il “Black Metal Tour” come avevo promesso, ma non ho avuto proprio modo di buttarlo giù, vediamo se a Settembre riusciamo a ripartire. Anche le nuove cose che avevo pensato non sono partite, la rubrica su classici perduti per esempio, anche qui non ho avuto la spinta necessaria per metterle insieme. Mi scuso sperando di ripartire a pieno regime passata l’Estate.

Come ho scritto in un piccolo post-scriptum nel post dei “Cinque video ridicoli” ho cominciato a collaborare con Metal Hammer Italia. La soddisfazione immensa che provo neanche ve la sto a spiegare, spero possiate seguirmi anche lì perchè la rivista merita e lo staff presenta firme storiche ed esordienti come me dal valore indiscutibile. Approfitto per ringraziare Fabio Magliano per l’opportunità e la fiducia e il “pard” Francesco Ceccamea. Il primo articolo apparso con la mia firma sulla rivista lo trovate qui, un report sulla data dei Maiden a Roma lo scorso 24 Luglio. Fatemi sapere che ne pensate, mi raccomando. Io un po’ me la faccio sotto, non so se sarò all’altezza, ma ci provo. Al limite me cacciano.

Va da sè che R.A.M. filerà dritto per la sua strada, quindi non state ad impensierirvi. Per me resta una priorità, non ci rinuncerei mai.

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“Mi pare che ci siamo detti tutto no?”

Vi saluto augurandovi buone vacanze, ricordatevi che non si chiude, si socchiude.

 

The Gallery CCXXXII


Benvenuti amici! Oggi è l’ultima settimana prima della pausa estiva e vi abbiamo riservato un ampliamento che ricorda le pioneristiche prime esposizioni qui nella Gallery. Cinque opere asciutte, cinque piccoli capolavori da gustare quanto volete. Un saluto agli amici segnalatori occasionali, ai gallerysti onorari e a tutti voi. La Gallery riaprirà a Settembre (data da confermare), vi salutiamo come sappiamo fare meglio.

 1.Ricordi amari

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Occhiaie, maledette occhiaie per le notti insonni. Notti passate a ricordare quella volta in cui il Principe di Palles ballò con lei tutta la notte, in mezzo ad una scenografia di cartone.

2.Contro la pioggia

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La speciale lacca “Vaporyl” assicura la tua acconciatura e isola in maniera perfetta i tuoi capelli, proteggendoli da umidità, pioggia (anche abbondante o acida) e sputi. Vaporyl, per chi non vuole stare troppo appresso ai capelli e non vuole uscire con l’ombrello.

3.Giuseppe Verde

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Questo tizio in tonaca di cuoio ha in comune col grande compositore giusto la barba. Egli non ha alcun talento, se ne va in giro col suo bastone riccamente decorato a dare consigli di cucina e a scroccare impunemente manicaretti. Il ciondolo simil-chiave di violino/crocefisso al contrario è una onorificenza datagli dall’ASMA (Associazione Scroccatori Militanti Avveduti).

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“Mettisci un pohino di poessia nel piatto, una spruzzata d’amore e soprattutto mettici più harne diobòno!”(Giuseppe Verde, l’ispiratore dell’opera durante un evento culinario nel quale ha scroccato e scocciato a più di cento chef)

4.Avrò la mia vendetta!

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Emerge dalle fiamme il barbuto dallo sguardo allampanato, brandendo un attrezzo agricolo col quale perseguirà la sua vendetta!! Guardate la posa naturalissima e l’assurda fusione con lo scenario della figura, sporca di sangue color PANTONE RED 032 C. E lo sguardo, perso chissà dove…

 

5.La macchina del fango

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Non è affatto bello quando ad una persona viene tirato del fango, umiliata e diffamata per chissà quali scopi. Ancora più agghiacciante quando nel fango c’è anche mista della merda animale. Almeno nella metafora non c’è l’odore…

 

Vi salutiamo ricordandovi di segnalare le opere che ritenete degne del nostro spazio museale, oltre al favore di far conoscere questa preziosa opera di divulgazione anche ad altri.

Per visitare i precedenti ampliamenti della Gallery, cliccate sull’immagine in testa al post oppure su quella identica a lato.  

Arriveduàr…

Cinque video ridicoli per sganasciarsi in libertà


Un’idea maturata nella mia esperienza Metallica è che le band Metal non sappiano realizzare videoclip decenti nel 90% dei casi. Al di là dei videoclip dove la band finge di suonare in posti decadenti o ricchi di vegetazione, ve ne sono molti dove si cerca di raccontare qualcosa con grande sfoggio di effetti video da far lacrimare anche un cieco. Oggi ve ne propongo cinque veramenDe agghiaccianDi, se ne volete di più ce ne sono altri qui e qui.

Stardust Reveries- Universal Horrors

Inseriti in un contesto fantasy grazie ad un dozzinale green screen, gli Stardust Reveries ci regalano una performance invidiabile tra primi piani infartuanti e flauti suonati con disinvoltura. La “sensualissima” (le virgolette, mi raccomando) cantante ci delizia con i suoi sguardi ammiccanti e la sua voce da orata(avete letto bene), mentre si distinguono la pacioccosità del batterista e l’eleganza sobria del chitarrista. Sportivo, ma non troppo. Rimarrete estasiati dalla ricercatezza delle inquadrature e della bellezza dei fondali. Se ce la fate a vederlo tutto, un po’ ve la meritate la nausea che sentirete salire.

Battleaxe- Chopper Attack

Un elicottero da guerra che avanza(?) verso di voi, riempito di effetti per mascherarne la natura posticcia, una band convinta e convincente che suona dentro un tugurio illuminato da una lampadina da 80 watt. Cosa può andare storto? Nulla infatti! Tra pose convinte, bandane copripelata, primi piani FEROCISSIMI e occhiali da sole indossati anche se la band è praticamente al buio, rendono questo video un cultissimo.

Steel Prophet- Tree of knowledge

Un immersione totale del gruppo nel green screen, come nel primo video. Qui si privilegiano elementi naturali come lampi e tuoni, finte immagini di guerra e rapidi frammenti incomprensibili di botanica. La recitazione è il piatto forte, soprattutto il batterista che più che suonare sembra in procinto di dare un nuovo significato al vocabolo “costipazione”.

Shout- Give me an answer

Un salto nel passato, niente effetti ed effettini. Qui la band finge di stare su un palco, come si faceva una volta. Purtroppo le cose non migliorano la resa di questo piccolo gioiello. Tutti i cliché possibili ed immaginabili vengono racchiusi in questo prezioso documento, con in più delle giacche da musicisti di balera romagnola. Luccicose, colorate affascinanti. Il bassista presenta una capigliatura da tedesco dell’Est che aveva appena scoperto che ad Ovest c’erano gli Helloween, gli altri lacca e riccioloni d’ordinanza. Il momento clou è l’assolo di apertura del cantante, guardarlo muoversi e fare quelle pose farà ridere anche il loro fan più devoto(nel caso ci fossero ancora).

Thunderstone- The Path

Questo alla fine è pure il meno peggio, ma fa ben capire in cosa sbagliano le band di oggi nel fare video. Perchè mettere tutta quella roba posticcia, shaky cam per dare un dinamismo che alla fine è solo mal di mare e quelle due cinghie che girano in tondo sulle loro teste? Non farebbero prima a riprendersi mentre fingono di suonare e basta? Oppure mentre fanno altro, tipo preparare il pranzo o leggere il giornale. Sarebbe di sicuro mille volte più efficace di questo accrocco digitale. Ultima cosa, ma ‘sto cazzo de microfono stile anni 50 è diventato obbligatorio per tutti?

 

p.s. Se avete altri cinque minuti e non vi sentite troppo confusi, andate a leggervi l’ultimo numero di Metal Hammer Italia cliccando qui. C’è un mio pezzo sul concerto dei Maiden a Roma. E non è uguale a quello presente su R.A.M.!!

p.p.s. non sto manco a dirvi che emozione…ve la immaginate no?

Quel Rude Venerdì Metallico /207: Il complesso dei castrati


Oggi ho l’onore di avere ospite su R.A.M. niente meno che il Professore Ubaldo De Siderurgis titolare della Cattedra di Metallurgia presso l’Università degli Studi di Castelvecchio Nuovo. Il professore risponderà alle mie domande in merito ad una curiosa fenomenologia denominata “il complesso dei castrati” sulla quale ha appena pubblicato un saggio edito da Laquarta.

RAM: Benvenuto Professore, innanzi tutto vuole presentarsi ai lettori?
DES: Sono il Professore De Siderurgis, ho 63 anni e insegno in una piccola Università di provincia dove ho un contatto diretto e personale con tutti e sei gli studenti. Posseggo quattro Lauree, otto Master e una scheda punti dell’Esselunga. Ho scritto sei libri sul Metallo, due sulle leghe e uno di barzellette per Metallari. L’ultimo è il più venduto, pensi. Può bastare?(scocciato)

RAM: Certo, si figuri. Dunque, ci può spiegare con parole semplici su cosa verte il suo ultimo libro “Il Complesso dei Castrati”?
DES: Guardi, in parole povere con la definizione “il complesso dei castrati” si intende quella particolare fobia, accompagnata da disprezzo profondo che molti Metallari manifestano nei confronti di una cantante donna. I castrati non sono essi, ma per spiegarle con chiarezza il concetto devo fare una rapida digressione sull’origine di questa particolare definizione che coniai una sera dopo un Fernet Branca.

RAM: Certo, faccia pure
DES: Dunque, ero nel mio studio dove mi ritiro spesso la sera per godermi un buon Fernet(aridaje), rileggevo alcune missive tra me e il grandissimo amico e collega Scapoccioni, ortopedico specializzato in traumi da “headbanging”, molto frequente tra i Metallari professionisti.

RAM: Di cosa vi scrivete, i vostri argomenti seppur in contatto sembrano piuttosto distanti.
DES: Non sono tenuto a rivelarle il contenuto altamente specialistico dei nostri dibattiti epistolari. Posso continuare?

RAM: Chiedo scusa, prego
DES: Dicevo, dopo l’ultimo sorso di Fernet(lo abbiamo capito che te piace il Fernet) mi cadde l’occhio su alcuni stampati che il mio assistente mi aveva procurato come ogni Mercoledì e che leggo sempre accompagnando la lettura con
RAM: DEL FERNET!!(esasperato)
DES: Esatto, ma non mi interrompa giovanotto. Leggevo con attenzione alcune discussioni online, commenti ad alcuni siti specializzati(per modo di dire) e in molti c’era una spiccata ritrosia verso i gruppi con cantanti di sesso femminile.

RAM: Professore, ma mi scusi se la interrompo. Ma lei si fa stampare le pagine web per leggerle? Non ce l’ha un computer connesso ad Internet?
DES: Certo che ce l’ho, ma l’odore della carta, il gusto di documentarsi sottolineando con la matita i concetti pregnanti sono un vezzo a cui non posso rinunciare. Il computer lo accendo raramente, e spesso senza costrutto. Ho sempre letto il suo blog tramite carta, e mi rincresce confessarglielo, non molto di frequente. Se mi permette andrei avanti.
RAM: Prego(basito)
DES: Leggendo questi strani commenti, spesso corredati da insulti vari alle povere giovani che tanto amano la loro musica e che si adoperano con sentimento alla causa, ho cominciato ad elaborare delle questioni. Perchè spesso il Metallaro preferisce l’ugola maschile a quella femminile? C’è una giustificazione tecnica? Puro gusto? Omosessualità repressa? Oppure ancora, perchè dimostrare tanto disprezzo quando basta dirigere i propri padiglioni auricolari ad altro?

RAM: Quello che dico pure io da tempo, si immagini.
DES: Ah, anche lei è un teorico? E secondo lei quale sarebbe la risposta a tali quesiti? Se ce l’ha già a cosa le serve questo confronto? Me ne vado?
RAM: No no, Professore le chiedo scusa. Volevo solo esprimere la mia vicinanza alla sua ultima affermazione.
DES: Capisco, comunque non mi interrompa ancora e stia al suo posto. Altrimenti non le concederò ulteriore tempo. Dunque, la risposta di non semplice individuazione si basa su una particolare forma di comportamento sociale ereditato dalle generazioni di Metallari del passato, trasmesso a quelle più giovani con un rapporto di 1:1. La donna non può esprimere concetti violenti, forme di auto affermazione e sentimenti forti che esulino dalle smancerie amorose (mi perdoni la definizione poco accademica) senza che alcuni(ricordiamolo che seppur vasto il campione studiato rimane comunque una parte del totale microcosmo Metallaro)  abbiano reazioni di sdegno ed incredulità. La donna non può auto-affermarsi per questi soggetti, non deve esprimere idee contrastanti con la rassicurante immagine di essa che questi individui hanno. Dicevano i Romani “Mulier serva lava et chiava”, un concetto superato ma ben radicato nelle menti di moltissimi.  Posso continuare? E’ tutto chiaro?
RAM: Certo, limpido. Prosegua pure.
DES: Bene, il  busillis risiede nel fatto che queste signore spesso cantano in maniera molto più virile di certi uomini, oppure ancora cantano allo stesso modo su toni altissimi e squillanti. Presti attenzione perchè questo è il fulcro del discorso: perchè allora dare un sinonimo di potenza e Metallaritudine perfetta ad un uomo che canta come una donna e negarla alla donna stessa? La risposta e le mie spiegazioni complete al riguardo le troverete nel libro(con prefazione di Mario Bambea). Io posso solo donarvi un altro contributo importante alla mia ricerca. Su questa bobina c’è registrato un accadimento risalente ai primi dell’800. Ovviamente è una riproduzione con attori di quanto avvenne, a quel tempo non c’era ancora il modo di fissare su pellicola le immagini. Prego di diffonderlo sul suo sito e di lasciar parlare le immagini. Questo è l’esempio lampante di come si origini “il complesso dei castrati” e a quali nefaste conseguenze porti.
RAM: Grazie Professore, posso farle un’altra domanda?
DES: No, l’intervista è finita abbia pazienza. Devo andare a scrivere il mio commento di risposta ad una recensione sul mio libro in vendita su quel famoso negozio online che vende di tutto. “Mala tempora currunt” quando la cultura viene venduta insieme ad oggetti di consumo dalla dubbia utilità.
RAM: Accenderà il pc?
DES: No, scriverò la mia risposta con la mia stilografica e poi la passerò al mio assistente che provvederà alla pubblicazione online. Arrivederci carissimo, tante care cose.

Ringraziando il Professore, vi lascio alla bobina che ci ha donato. Ho scoperto che si poteva facilmente reperire su Youtube questo documento esclusivo e rarissimo.