Freeze


Salve a tutti,

vi ho lasciati in sospeso troppo a lungo, meditando e prendendomi del tempo prima di scrivere queste due righe. R.A.M. per il momento cessa l’attività, non chiude e rimarrà online, ma per ora non posso garantire l’aggiornamento che meritate e a malincuore per ora metto a riposo il blog. Troppe cose in questo 2017 mi hanno segnato, nel bene e nel male, distogliendo tempo e l’attenzione necessaria a cui eravate abituati.

Ringrazio tutti coloro i quali mi hanno seguito nel corso di questi anni, menzioni d’onore per Fandorin, Doomsberg, Todd, Giuseppe Moretti e gli altri fedelissimi silenziosi. Siete stati fonte di soddisfazione e accrescimento, davvero, vi ringrazio tutti.

Quindi per ora cala il sipario, chissà che un domani non possa riaprirsi.

“Let the Metal flow”

 

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Cradle of Filth- Cryptoriana – The Seductiveness Of Decay


Un album che parte bene già dal titolo, un neologismo intrigante e ricco di fascino, un fascino sinistro che al solito richiama poetiche e nefande perversioni. E’ innegabile anche per i detrattori della band: con i titoli i Cradle of filth ci sanno fare. E anche con gli artwork delle copertine, sempre tesi a creare una malsana atmosfera erotico-orrorifica che presenta a dovere il contenuto dei dischi. La meraviglia e il gusto per l’estetica sarebbero poca cosa se non venissero affiancati da un contenuto musicale degno di tanta cura, contenuto che ancora una volta ammalia e conquista a dovere. Perchè il nuovo disco dei Filth è una goduria gotico-estrema pronta ad irretire l’ascoltatore, le furiose canzoni presentate in “Cryptoriana”sono un meraviglioso mosaico di schiaffi e carezze, dove tutto gira a meraviglia. Lo standard musicale della band è ben definito e ci sguazza a meraviglia, dimenticando lungaggini e sgommatine leziose che in passato hanno spesso inficiato la buon riuscita del risultato finale. Ogni elemento arricchisce ed impreziosisce le canzoni, lunghe ma mai farraginose o pesanti da digerire, dove ogni inserto è finalizzato a scatenare sensazioni e visioni morbose. Una coesione d’intenti derivata forse dalla stabilità della line up, finalmente ritroviamo la stessa formazione che ci aveva donato il precedente “Hammer of the Witches”, quasi un evento conoscendo le turbe di Dani Filth e l’instabilità cronica che da anni ammorba il gruppo. L’elemento che più spicca è senz’altro Martin Skaroupka, un’autentica bestia dietro la batteria, un mostro tentacolare dedito non solo a spazzare via tutto a suon di blast-beat mai banali o scontati, quanto a donare un motore ruggente e dinamico alle composizioni. E’ un valore aggiunto che dona spessore al sound degli Inglesi, come meglio non si potrebbe. Persino Dani canta in maniera più consona, evitando le scannature sforzate e relegando i lancinanti scream là dove serve. Chi non li ama non cambierà affatto idea, non hanno cambiato la sostanza tanto meno la forma, per quelli più possibilisti consiglio senza remore l’ascolto di un disco maturo, ben assemblato e parecchio riuscito, un risultato che consolida il momento d’oro della band.

Tracklist:

1 – Exquisite Torments Await
2 – Heartbreak And Séance
3 – Achingly Beautiful
4 – Wester, Vespertine
5 – The Seductiveness Of Decay
6 – Vengeful Spirit (Feat. Liv Kristine)
7 – You Will Know The Lion By His Claw
8 – Death And The Maiden
9 – The Night At Catafalque Manor
10 – Alison Hell (ANNIHILATOR Cover)

Voto:

L’assaggio del disco: Heartbreak And Séance

Certo, le foto session spesso ottengono effetti non voluti, mica lo nego

Arch Enemy- Will to Power


Il ritorno della band di Amott portava un carico piuttosto pesante di aspettative. La conferma che Alissa è la scelta giusta per il gruppo, scelta a dire il vero già corroborata dalle prove sul palco della blu-crinita, la voglia di riascoltare un Loomis in grande spolvero dopo lo scioglimento dei Nevermore e i due album solisti che per quanto bellissimi, lasciavano sempre la voglia di ascoltare le sue prodezze all’interno di un album meno orientato agli appassionati di chitarra. Metteteci pure la curiosità di sapere se “War Eternal”, un ottimo album a mio avviso, poteva avere un degno o migliore successore. E purtroppo a quanto pare non è andata proprio come ci si aspettava. L’album in sè non è orribile o inascoltabile, ma lascia davvero il tempo che trova, un compitino poco più che passabile che delude chi aveva determinati auspici, come il sottoscritto. Perchè prendere Loomis in pianta stabile e relegarlo a fare due assoletti in croce(mostrando comunque un’adattabilità ed una classe fuori dal comune), lasciandolo completamente fuori dal processo di scrittura? Non c’era tempo? Oppure Amott è peggio del Mustaine dei bei tempi? Molte domande a cui probabilmente dare una risposta sarebbe pretestuoso e fuori luogo, mi limito a constatare che questo disco è una grossa occasione sprecata. La maggior parte dei pezzi segue il canovaccio ormai trito della “buona scrittura di un pezzo degli Arch Enemy”, laddove un ingresso importante come quello di Loomis avrebbe potuto dare freschezza ad archetipi compositivi che mostrano la corda dopo tutti questi anni. Praticamente ogni soluzione adottata nel disco l’abbiamo apprezzata ed ascoltata in numerose occasioni, si ripete pedissequamente uno schema consolidato e consunto per quasi tutti i pezzi. Persino quando  la band prova a sfruttare la voce pulita di Alissa fallisce miseramente, propinandoci un pezzo insignificante e bruttino. La speranza maturata dopo “War Eternal” di poter sentire tutte le corde vocali della cantante ben sfruttate è stata non solo disattesa, ma mi ha fatto pensare che forse sarebbe stato meglio non provarci affatto visto il risultato.

“Will to Power” assomiglia ad una catastrofe e forse poco ci manca, mi ha ricordato un po’ “Khaos Legion”, lavoro formalmente perfetto ma praticamente inutile. Se da un lato non manca qualche pezzo gradevole, tipo “The World is yours” dove guarda caso a Loomis viene lasciato spazio per un assolo, si ascolta senza ricevere mai un brivido, una scossa di quelle buone. Quelle che ti fanno ricordare ed apprezzare un disco, quelle che attenuano un po’ il senso di colpa per aver sacrificato venti sacchi sull’altare del Metallo senza pensarci due volte. Vi risparmio la giustifica che leggiamo spesso alla fine di certe recensioni:”ai fan piacerà”. Ai fan piace tutto quello che gli dai, purchè non esca da ciò che si aspettano quindi che senso ha ribadirlo? I fan possono stare più che tranquilli: qui i cambiamenti sanno di “Gattopardo”, dove le novità sono solo apparenza utile a conservare lo status quo. E finchè regge che senso avrebbe per gli Arch Enemy provare davvero a stupire?

Tracklist:

1 – Set Flame to the Night 
2 – The Race 
3 – Blood in the Water 
4 – The World Is Yours 
5 – The Eagle Flies Alone 
6 – Reason to Believe 
7 – Murder Scene 
8 – First Day in Hell 
9 – Saturnine 
10 – Dreams of Retribution
11 – My Shadow and I
12 – A Fight I Must Win

Voto:

L’assaggio del disco:”The Eagle flies alone”

 

 “Come ci attavoliamo, simpatici contro antipatici?

Buone Vacanze


Saluti a tutti,

ci rileggiamo a Settembre con calma e la mente fresca.