Cradle of Filth- Hammer of the Witches


9bc7b001-9042-4e88-bcbe-369436f07ac8Dubbi, tanti dubbi erano nascosti dietro la bella copertina di questo disco. Le ultime prove dei CoF erano immerse nel limbo della mediocrità (The Manticore…) oppure cozzavano forte nel ridicolo involontario (Midnight in the Labyrinth), ragioni più che sufficienti a dubitare fortemente del nuovo arrivato e a rimpiangere ancora una volta la mancanza di un Paul Allender che sembrava aver portato via con sè ogni residua scintilla creativa.

Poi il “martello delle streghe” è calato sulle mie orecchie e rintronato dalla botta sono riuscito a dissipare la coltre di dubbi, l’incertezza è svanita ascoltando gli undici pezzi di questo lavoro, bello tosto come non se ne sentiva da tempo. Le canzoni hanno ritrovato quella teatrale grandezza che avevano perso nel disco precedente, la complessità e il guizzo nel riffing è tornato, con buona pace dell’esule Allender. Le canzoni pestano senza rinunciare a quell’atmosfera gotica, erotica e malata che hanno fatto conoscere i CoF, carezzando alla lontana il Black Metal degli esordi e abbracciando in pieno le influenze “thrashy” della seconda parte della loro carriera. “Hammer…” è davvero un martello, le orchestrazioni e i campionamenti accompagnano senza mai sovrastare le mazzate, non lesinando momenti atmosferici e rallentati, ideali per suggerire l’incubo e la paura. Le chitarre di Ashok e Rich Shaw ci ubriacano di riffoni, come già detto, in odore di Thrash viulento e altrettanti assoli memorabili che aiutano i brani a farsi ricordare. Non si poteva sperare in un’intesa migliore fra i due musicisti, davvero la quadratura del cerchio per l’instabilità della line up  che ha ammorbato i CoF in questi ultimi anni. Martin Skaroupka è il solito maglio inarrestabile, il suo drumming è travolgente, tecnico ed è un piacere sentirlo supportato da strutture degne dei suoi sforzi, Dani urla come al solito e se non lo avete mai amato non comincerete a farlo ora, però anche i detrattori possono facilmente intuire che stavolta tira fuori una prova finalmente all’altezza, non ci sono più urletti del necessario e le sue grida sono un collante necessario per tutto il discorso che la band porta avanti. Ascoltate la mutevole “Enshrined in Crematoria”, parte velocissima poi rallenta, la voce di Dani si ispessisce e le tastiere creano un’atmosfera degna di un film horror, salvo poi riaccelerare in un crescendo “slayeriano” di sicuro impatto. Il brano successivo “Deflowering the Maidenhead, Displeasuring the Goddess” è uno dei migliori del lotto, un’epica cavalcata dark da brivido condita da schiaffi e la suadente voce femminile della tastierista Lindsay Schoolcraft a creare un contrasto con le grida di Dani davvero rimarchevole. I pezzi sono undici (più due bonus track per le edizioni limitate e il vinile) non vale la pena lanciarsi in uno sterile e tedioso “track by track”, sarete voi a scoprirne i misteri, le finezze e la cattiveria.Pentacle_top album

Se siete fra quelli che pensavano a “Midian” come all’ultimo lavoro degno di nota del gruppo, avrete un nuovo motivo per tornare ad ascoltarli ed aggiornare il vostro parere su di loro, se invece avevate comunque amato il corso di album quali “Godspeed…” e “Darkly, Darkly…” troverete in “Hammer…” un disco perfetto, da gustare in ogni sua parte, considerando quanto i numerosi momenti tragicomici negli ultimi quattro-cinque anni siano stati spazzati via.

Io ve lo consiglio senza tanti problemi, anche solo per le zinne in copertina!

Tracklist:

01. Walpurgis Eve
02. Yours Immortally…
03. Enshrined In Crematoria
04. Deflowering The Maidenhead, Displeasuring The Goddess
05. Blackest Magick In Practice
06. The Monstrous Sabbat (Summoning The Coven)
07. Hammer Of The Witches
08. Right Wing Of The Garden Triptych
09. The Vampyre At My Side
10. Onward Christian Soldiers
11. Blooding The Hounds Of Hell

Voto:

4stelle

L’assaggio del disco: “Enshrined in Crematoria”

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“Visto che non siamo finiti?”

Resolution


Finalmente, grazie all’intervento del puntuale supporto di WordPress, il blog è tornato alla normalità. Oggi la Gallery rimarrà chiusa, anticipando la pausa estiva di cui parleremo meglio nel prossimo Rude Venerdì. In giornata, una recensione per non farvi rimanere proprio a bocca asciutta e per testare se il blog è tornato davvero alla piena funzionalità.

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WordPress incasinEto


Sembra WordPress sia alquanto fuori fase, il tema non accetta modifiche e potreste vederlo diverso (e peggiore) del solito. Portate pazienza, sperando risolvano presto.

Quel Rude Venerdì Metallico /175:Troppi dischi, troppo spesso?



Per caso ho letto un articolo postato da un amico su Facebook, lo conosciamo sul blog col nickname di “Negrodeath”, dove chi scriveva si poneva la questione se oggi le band pubblichino troppi album e spesso scadenti*. Ci ho riflettuto un po’ su, in effetti con il mercato attuale praticamente inesistente, abbinato ad un proliferare “zerghiano” di gruppi, molti gruppi e altrettante case discografiche scelgono di inondare di uscite annuali gli scaffali ed i siti Internette di dischi. Eppure se ci pensate anche ai tempi dei Black Sabbath, degli anni d’oro di Iron Maiden e Priest, i gruppi pubblicavano uno o più album all’anno ma questo sembra che sia un problema solo oggi. Quanti di questi dischi che uscivano allora così spesso hanno fatto la storia, costruito un genere? Quasi tutti, i problemi delle grosse band sono arrivati con il passare del tempo e la mancanza di idee, non per le prime fitte uscite, sempre e comunque ricche e rimarchevoli.  Oggi sono pochi, anzi troppo pochi, i gruppi che con uscite regolari riescono ad impressionare con album perfetti ed indimenticabili. Provate a ripercorrere le recensioni qui su R.A.M. e confuterete che ci sono troppe “tre stelle” e pochi giudizi sopra alla media.

E’ la quantità di materiale  pubblicato, dovuta alla necessità di andare in tour con qualcosa di fresco da suonare, a castrare la creatività dei gruppi, forzati da tabelle di marcia necessarie per poter sopravvivere alle spese e alla mancanza di introiti di un certo peso? Oppure è un’epoca in cui come abbiamo letto e sentito troppe volte,  è sempre più difficile inventare e reinventarsi senza cadere nel dimenticatoio?

Un po’ l’una e un po’ l’altra.

Scrivere musica quando non si è ispirati, col pensiero di doverlo fare, è il modo migliore per scrivere roba poco sentita, priva di vera scintilla creativa. Eppure va fatto, pena la mancanza di supporto da parte di un’industria che boccheggia e non finanzia certo gruppi che stanno con le mani in mano, salvo i dinosauri che campano di rendita. Se poi scegli di essere un gruppo revivalista, che sfrutta già delle sonorità consunte e abusate, diventa ancora più difficile tirare fuori qualcosa di buono, tanto per allacciarci al secondo punto. Stupire oggi come facevano i Sabbath  degli anni 70 è quasi impossibile, ci riescono in pochissimi e forse l’effetto sorpresa non è mai eguagliabile a quello che provò chi ascoltò i primi vagiti di una musica che non esisteva prima.

Mi piacerebbe ascoltare, come tutti credo, meno spesso dischi nuovi mediocri e più a lungo lavori con molta sostanza. Un album ogni due anni, anche tre se necessario, ma pregni di Metallo di qualità, non il riciclo di stilemi che hanno portato fortuna all’inizio delle carriere delle band. Non so, forse è impossibile, toccherebbe ripensare un attimo tutto il mercato, tutto il modo di far fruttare e far crescere nel tempo i dischi senza bruciarli in pochi mesi, dimenticandoli subito in attesa del nuovo che verrà.

Io posso solo suggerire, da profano e semplice fruitore, di lasciar perdere la quantità, non inzeppare di pezzi inutili un album, comunque non venderà di più se ci sono dentro più pezzi. Meno canzoni ma più ragionate, con idee valide al posto di meri riempitivi.

Pare facile…

fff

Ci crediate o meno, ho provato ad inserire un’immagine che c’entrasse qualcosa con il testo del post. Penso vada bene uguale no?

*articolo originale, in inglese, scritto da Doc Coyle chitarrista dei disciolti God Forbid.