Quel Rude Venerdì Metallico /188: Il caldo abbraccio dell’anniversario



Ci avete fatto caso che al giorno d’oggi è tutto un celebrare genetliaci e anniversari di ogni genere? Sui social e sui siti Metalli si legge con cadenza giornaliera una cronaca puntuale fatta di “oggi, venti anni fa usciva disco X”, “trent’anni fa arrivava nei negozi…” “Compie quarant’anni il disco fondamentale per…”.  Non mi voglio lamentare di nulla, nel senso non è una cosa particolarmente fastidiosa, però bisogna ammettere quanto il lievitare di queste celebrazioni abbia assunto proporzioni preoccupanti. Il Metallo accumula storia, invecchiano i suoi dischi fondamentali che vanno sempre celebrati. Certo, per carità, non sarà invece che ci stiamo guardando troppo indietro, impauriti dal nebuloso futuro che il Metallo ha davanti a sè? Perchè nebuloso dite? Semplice, l’incognita più ovvia è quella della quasi totale assenza di introiti derivanti dalle vendite dei dischi, e il Metallaro è uno di quelli che compra, figuriamoci. Non si sa se la musica potrà rimanere a livelli degni di garantire la sopravvivenza dei musicisti, quelli che affrontano la loro esperienza cercando di camparci e non prendendola per un semplice hobby del dopolavoro. E non parlo delle band che già in tempi non sospetti dovevano comunque dedicare il loro tempo ad un lavoro regolare, parlo dei grandi che continuano a rarefarsi manco fossero tigri del bengala. Sono finiti da un pezzo i tempi d’oro delle limousine e dei grandi stadi pieni, a meno che il tuo gruppo non si chiami Black Sabbath e stia conducendo il tour finale della carriera, facendo pagare il biglietto un mezzo capitale.

L’altro grande interrogativo, un po’ figlio del primo, è quello dell’estrema suddivisione del Metallo in sottogeneri e nicchie. Quale gruppo oggi fa rizzare i capelli a tutti e dico tutti i Metallari? Se ci pensate bene non ne troverete manco uno una volta scartati i vecchi leoni. Io che sono praticamente “Metalonnivoro” non trovo il gruppo da arena, quello che unisce i gusti di tutti, dal Thrasher al Defender passando per chi adora la musica estrema. Il futuro c’è, il Metallo non è affatto morto, si è solo settorizzato e diviso in piccoli ambienti non sempre comunicanti fra loro.

E allora rifugiamoci nel caldo abbraccio del passato, celebriamo qualcosa che di sicuro tutti possono amare e condividere. Festeggiamo il 38° anniversario dell’esordio dei Van Halen, ricordiamo con affetto che venti anni fa usciva “Somewhere in time” dei Maiden dimenticando di come fu accolto allora. Il passato è comodo, festeggiamo pure tutti gli anniversari che volete, io non voglio coinvolgermi in questo elogio nostalgico che non fa nessun danno, ma d’altro canto nemmeno ha un’utilità diversa da quella di ricordarci che “se stamo a fa’ vecchi”. E non lo dico perchè domani compio 37 anni…

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“Rust in Peace” usciva ventisei anni fa, da allora non è più rientrato

 

 

 

 

The Gallery CCVII


Benvenuti ad un nuovo ampliamento della Gallery. Le parole non bastano per esprimere quanto vi siamo grati per il vostro affetto e supporto alla Vera Arte, pensiamo sia più adeguato continuare a fornirvi una nuova raccolta di opere regolarmente, ringraziandovi così in maniera concreta. Non perdiamo tempo in chiacchiere dunque e prepariamoci a vivere un nuovo viaggio entusiasmante.

 1.Bivi

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“Namo dellà!” “No namo de qua!” “Suono il violino?” “Va be’, namo do’ te pare”

2.Headless

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Senza la testa non si va molto lontano, per questo tipo con le manone è difficile persino vestirsi in maniera corretta. Soprattutto se insiste a voler confezionare con lo scottex i suoi vestiti…

3.Spaghettismo

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“Mi sono ispirato al mio piatto di spaghetti, guardandolo ho trovato tutta l’angoscia e la giusta prospettiva per dipingere la mia opera migliore.” afferma l’autore Giorgio Sugoni, il quale non si è più ripetuto a questi livelli, forse perchè ha smesso di cucinarseli da solo gli spaghetti.

 

4.Lupo a pezzi

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Un bel collage di foto di lupi danno vita ad un nuovo animale a metà tra Gabriel Pontello e la Pimpa. Mondi lontani si trovano grazie all’Arte, uniti a forza per una visione d’insieme disturbante e provocatoria.

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Anche il signor Pontello è venuto per ammirare l’opera, ha esclamato questa particolare frase per sottolineare il suo stato di felicità estrema. La Pimpa purtroppo era impegnata a fare merenda

 

5.Se ve becco ve faccio neri!

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Un bel lupo antropomorfo sta cercando i teppisti che ogni sera tirano un teschio sulla sua terrazza. Armato di spada e scudo, è pronto a cogliere il loro odore nella notte, cacciarli ed infilzarli per insegnare loro il rispetto che un mannaro merita. Ma quelli gli hanno già tirato un gavettone di pece, lasciando là, tra il basito e lo shoccato. 

Giunge il turno di ammirare l’opera donataci dal prode Todd. Lo ringraziamo con trasporto pubblico(nel senso che lo condividiamo con voi).

 

6.Gorilla, un violento precisino

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“A merda a chi l’hai detto scimmia? Io sono un cazzo di gorilla!!” Il violento gesto di rivalsa del primate viene sottolineato da uno sfondo acidissimo e idealmente diviso in due aree:il verde rappresenta la rabbia, la bile, le tonalità minestrone Findus sulla destra il dolore e la sottomissione.

 

 

Vi salutiamo ricordandovi di segnalare le opere che ritenete degne del nostro spazio museale, oltre al favore di far conoscere questa preziosa opera di divulgazione anche ad altri.

Per visitare i precedenti ampliamenti della Gallery, cliccate sull’immagine in testa al post oppure su quella identica a lato.  

Arriveduàr…

Baphomet’s Blood- In Satan we Trust


baphomets-blood-coverUn titolo inequivocabile, un suono che ci riporta agli anni 80 trascinandoci per le orecchie in un’epoca ingenua e scanzonata, dove le pippe mentali e certe stronzate erano molto meno importanti di adesso. Metallo baffuto e cazzuto quello proposto dai compaesani Baphomet’s Blood, figli illegittimi dei Motörhead dai quali pescano a piene mani persino nel modo di cantare di “Necrovomiterror”, uno pseudonimo che sembra una parodia. Un tripudio di cliché servito mescolando accelerazioni rochenrolle tipiche del celebre trio all’attitudine satanica e trascinante dei Venom. Ho sentito molto, sebbene in misura meno esagitata, la vena dei Bulldozer a cucire questo pastiche di Metallo rimbalzone ed adrenalinico. Si parte con una traccia lunga ben otto minuti che dopo un’intro presa dal film di Rob Zombie “Lords of Salem”*, allucinogeno film dalle atmosfere sulfuree che in pochi hanno apprezzato purtroppo, si scatena il pandemonio Metallico che vi farà scassare il capone a furia di headbanging. Le similitudini con i Motörhead si palesano fortissimo, così come l’amore per il Metallo veloce come poteva esserlo negli anni 80. Whiskey, zolfo e tanta ironia la faranno da padrone lungo i circa quaranta minuti di scassofonia sguaiata (ma ben suonata) messa in piedi dalla band. Va bene la tecnica, l’evoluzione e la ricerca di qualcosa in più, però porcaputtanaccia, volete mettere quando arriva un gruppo così energico che ti sbatte in faccia l’essenza del Metallo? Rifiutarlo con la puzza sotto al naso oppure buttarsi nella mischia e ritrovare il furore della giovinezza e dell’incosciente voglia di fare cagnara? Nel caso dei Baphomet’s Blood la risposta è semplice, basta citare un verso scritto da quei poeti dei Manowar:”One more beer and Heavy Metal and I’m just fine!”. Salute!

Tracklist:

1. Command Of The Inverted Cross
2. In Satan We Trust
3. Hellbreaker
4. Underground Demons
5. Triple Six
6. Infernal Overdrive
7. Whiskey Rocker
8. Eleg (Farao cover)

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco:la traccia di apertura “Command of the Inverted Cross”

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Qualcuno vuole rompere il cazzo perchè hanno una donna in formazione?

*questo l’ho letto sul sito “Angrymetalguy” non l’avrei mai riconosciuto avendo visto il film in italiano

Quel Rude Venerdì Metallico /187: Gesti inconsulti e manie di moralismo



 

Avrete letto del gesto che un devastato Phil Anselmo ha malamente eseguito alla fine di un concerto. Per chi non lo sapesse ha inneggiato al “potere bianco” alzando un’inequivocabile saluto romano. Apriti cielo, colleghi e fan hanno scatenato un putiferio sull’incosciente Phil il quale, chissà se per scherzare preso dalla sbornia o perchè ci crede sul serio, ha fatto una pessima figura. Sono arrivate pronte le indignazioni da parte di persone in cerca di visibilità, prese dalla voglia di apparire e dire la propria hanno fatto dichiarazioni ovvie sulla necessità di non essere razzisti. A prescindere dalle vere motivazioni di Anselmo, dalla sua cretinaggine congenita, trovo il tutto il teatrino di contorno molto triste ed esecrabile. Oggi tutti si sentono in diritto di manifestare le proprie idee, convinti di essere sempre informati nel modo giusto e sicuri della propria ragione, attenti censori di una morale comune che ammorba non solo Internet ma ogni strato sociale della nostra società, solo apparentemente libera. I giudizi morali sono facili da snocciolare, basta un account su qualche social e un computer, ma siamo sicuri di averne bisogno? Davvero pensiamo che sia giusto rimarcare un gesto, ribadisco senza entrare nel merito delle circostanze che lo hanno originato, come offensivo e lesivo a tal punto da condannarlo come dei novelli Torquemada? Vogliamo davvero un controllo continuo e pervicace della vita dei nostri artisti preferiti (e non), vagliare ogni loro mossa pronti a scattare contro di essi con forza, comodamente seduti dietro una tastiera? Personalmente all’apprendere la notizia del malaugurato gesto di Anselmo non ho avuto spinte particolari nel commentare o dire la mia, pensando ad una news buona per cercare click ed approvazione da una scena che vive ormai di soli pettegolezzi piuttosto che di musica suonata. Ieri era Kerry King che sparlava di Hanneman, oggi è Anselmo che cretineggia. Semplicemente, me ne sbatto di ‘ste cose, vado oltre.

E’ vero, il saluto romano mi da sempre un grosso fastidio(ma non avete idea proprio), ma non ho sentito l’urgenza di far sapere la mia idea, così come non ho affatto usato la vicenda per ergermi a fustigatore di costumi. Non voglio sentirmi migliore di nessuno, non sento la necessità di ribadire il mio candore morale condannando le cazzate altrui. Tanto meno rimediare visibilità scrivendo cose ovvie, altrimenti si è come quelle persone che adorano circondarsi di persone semplici solo per apparire dei geni.

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“Sono contento che tutti abbiano rimarcato la mia indubbia volontà di creare nuove occasioni per sentirsi persone meglio”

 

p.s. qui sul blog amico Metal Skunk un articolo molto bello riguardo la faccenda