Quel Rude Venerdì Metallico /206:Iron Maiden live a Roma? Ci sarò!


Domenica prossima sarò al concerto dei Maiden a Roma, come perderseli dato che non li vedo suonare dal lontano 2000, durante la tappa al Gods Of Metal 2000, “simpaticamente” soprannominato “Gods y2k”, nel tour post reunion con Bruce Dickinson.

Quando ci ho pensato ho realizzato che sono passati ben sedici anni.*

Quella volta fu la prima volta che vedevo live il gruppo che mi aveva iniziato al Metallo e fu emozionante, indimenticabile. Ne ho vissuti di momenti emozionanti sotto il palco, prime volte e conferme che non dimenticherò mai, però quella con i Maiden rimane qualcosa di speciale. Lo so, “The Book of Souls” è un mattone dove salvo poche canzoni ed anche queste sono troppo lunghe e colme di ripetizioni inutili, così come tutto il post “Brave New World”: qualche buon brano e troppe lungaggini(per non citare l’ormai proverbiale drumming statico di Nicko). Eppure la voglia di ascoltarli per la seconda e forse ultima volta dal vivo mi riempie di attesa spasmodica. Che ci volete fare, sono il solito metallaro italiano medio che quando dici “Maiden” non capisce più un cazzo e dimentica anche quello che ha scritto in questi anni.

Non ci saranno solo loro però: Anthrax, Saxon, Sabaton ed altri tre gruppi che non conosco allieteranno il pomeriggio di Metallo domenicale.

Tornare giovanotti guardando un flyer

Tornare giovanotti guardando un flyer. Pure brutto.

I Saxon non li ho mai visti dal vivo, neanche quando suonavano ovunque per una birra. Non ho mai avuto l’occasione e sono felice di colmare questa lacuna, considerando l’amore che nutro per la band di Byford e soci. Gli Anthrax li ho visti già, purtroppo con il rientrante Belladonna e mai con Bush. Sempre divertenti e scoppiettanti, pure se l’ultimo disco non so manco più come suona, tanto l’ho trovato fiacco. I Sabaton che suonano Domenica(“mamma mia, toglietegli la tastiera a questo!”un lettore intelligente) fanno già ridere, loro però sul palco ci sanno fare, anche se non li apprezzo quasi per nulla. Giusto un sano antipasto prima della triade che mi sta ossessionando il cervello. Mi scuso con i ragazzi delle altre tre band ma davvero non so chi siano o che musica facciano. Documentiamoci insieme.

A perfect Day:

Ad aprire il lotto la nuova band di Andrea Cantarelli dei Labyrinth, dei quali il mondo non sa più una mazza dal 2010. Ho ascoltato solo un pezzo sul tubo, non mi dispiace sebbene non mi abbia conquistato. Un sound energico, dal taglio moderno con un cantato troppo “leggerino”. E comunque cominciano troppo presto, io so’anziano se posso arrivo più tardi possibile.

Wild Lies:

Sono inglesi ed hanno all’attivo solo un EP. “Non se ponno sentì” per dirla breve, se la volete lunga vi posso dire che sembrano una specie di Disturbed senza i latrati di Draiman, con i ritornelli in stile Metalcore. Ma di quello proprio brutto.

The Raven Age:

Anch’essi inglesi e con un solo EP all’attivo. La differenza con i Wild Lies è che non fanno cagare del tutto. Il loro è un Metallo molto melodico, moderno ma non troppo,  non sconvolge ma che può regalare momenti interessanti. Dovrei riuscire a perdermi pure loro con nonchalance.

(“e questo lo chiami documentarsi?” sempre il lettore intelligente, “guarda che me li so’ dovuti ascoltare prima di parlare ciccio” replica obbligatoria del sottoscritto).

Questo è quanto, una sana domenica di Metallo per la quale metterò a dura prova la mia pigrizia. Naturalmente vi racconterò tutto cercando di non annoiarvi come la volta scorsa, quando vi ho deliziato col report sulla data milanese di Zakk Wylde.

 

p.s. se qualcuno di voi ci sarà allora ci potremo salutare di persona, unico indizio: indosserò la barba e una maglia di “A matter of life and Death”. Troppo poco? E se no che gusto c’è? 

 *sono un rincoglionito, li ho visti pure nel 2007 all’Olimpico. Che son pur sempre nove anni fa…

 

Quel Rude Venerdì Metallico /205:Due righe sulla strage di Nizza


Lo so, non c’entra niente con i consueti argomenti del blog, però non riesco a pensare ad altro in queste ore. La strage di Nizza è l’ultimo degli eventi tragici che stanno tempestando la Francia e il Mondo, una cosa talmente folle ed insensata che fa venire i brividi. Sei per strada a goderti la serata quando un camion comincia ad investire a caso i passanti: adulti, bambini, colpendo a caso e senza alcuna logica, ammesso che un gesto del genere ammetta l’uso di questo vocabolo. L’ovvio sgomento che danno queste notizie è di solito quello che si dimentica o si vuole dimenticare pochi minuti dopo averlo provato, anche io non sono da meno. Al centesimo servizio su una tragedia sbuffo e cerco di evitare la cosa. Stavolta è diverso e non so perchè, ma in fondo sono quasi sollevato. Non mi sento molto a mio agio nel ruolo del menefreghista, nemmeno in quello del commentatore/politologo/stratega militare ed opinionista a tutto tondo. Perchè dedicare un Rude Venerdì ad un fatto di cronaca, seppur gravissimo, così lontano dal target di R.A.M. allora? Non lo so però è così. Trovo agghiacciante la reazione che questi eventi scatenano in certi individui, pronti dall’alto delle loro tastiere a giudicare, sputare proclami contro tutti i musulmani o gli immigrati, dando vita ad un crogiolo di odio e razzismo che dovrebbero schifare tanto quanto la strage ed invece trovano troppo spesso terreno fertile, anche da persone che non ti aspetteresti mai possano pensarla in quel modo barbaro. Via il velo, via le moschee, via quelli con la pelle appena un po’ più scura! Puliamo le strade dalla monnezza, cancelliamo l’Islam con le bombe. E’ quello che proclamano cambiando gli obiettivi dell’odio i fondamentalisti islamici, cancellare il diverso ed imporre la propria (odiosa) visione del mondo. Il gesto di un pazzo esaltato, guidato da una cieca convinzione e da un manipolo di pezzi di merda, foraggia la parte peggiore di noi, la voglia di spianare con le armi e con le bombe coloro i quali a quell’esaltato non ci pensano nemmeno ad accostarsi. Persone musulmane integrate e normalissime, che vivono le loro vite in maniera pacifica ai quali la strage di Nizza dà solo grattacapi, oltre che sconcerto.  Non si combatte con l’odio e la ristrettezza di vedute un confronto che mette in campo come motivazione principale proprio questi due elementi. Io non credo, non mi interessa se una persona lo faccia o meno, sono inorridito da un gesto simile ma non potrei mai sopportare l’idea di rappresaglie casuali e a tappeto come certi sbandierano come soluzione finale.

E’ lecito essere furiosi, schifati da tutto questo. Però pensate a ciò che dite, certi discorsi e certe idee non sembrano molto diverse da quelle che spingono dei pazzi bastardi a compiere gesti così.

 

 

Quel Rude Venerdì Metallico /204:I ricordi ti fottono


La volta scorsa, parlando di riviste cartacee e del mio rapporto con i siti specializzati, non vorrei aver dato a qualche lettore l’idea che io guardi al passato con bonaria nostalgia, sdegnando il presente. Non è così, nonostante le evidenti difficoltà e storture che oggi caratterizzano la scena e la sua diffusione, non ho mai guardato al passato con la voglia di tornare indietro. Il passato è seducente, ti permette di affogarci dentro smussando gli spigoli e le spiacevolezze che hanno perso importanza. Io so di per certo che non vorrei mai tornare agli anni del Liceo, non vorrei rivivere certi agghiaccianti pomeriggi trascorsi con persone che oggi schiaffeggerei con simpatia. Non vorrei mai che la mia collezione di CD tornasse ad essere di “numerododicidischi” e cassette TDK che avevano una qualità del suono pari a “sentire una canzone con un piumone sulle orecchie”. E’ vero, certe sensazioni di scoperta, di magia magari non le proverò più, ma a cosa serve se già le ho provate? Dovrei stare tutta la vita a far finta di non conoscere nulla o a vivere il già vissuto? Desiderare un passato e delle abitudini che ormai non avrebbero alcuna ragione di essere?

E no, il ricordo sta bene lì dov’è. Lo curo, gli voglio bene certo, ma rimane lì come una vecchia foto. Non la guardo tutti i giorni sperando di entrarci dentro, manco fossi Maxine di “Life is Strange”(mai sentito parlare di questo gioco? Be’, magari ci dedico due righe sul prossimo appuntamento con “The Beyond” a base di videogiochi).

Perchè come scrivo nel titolo, i ricordi ti fottono. Sono melliflui, dolci e ti fanno credere che la tua vita fosse bellissima prima. Ricordiamo spesso in maniera volutamente distorta anche la realtà che ci circondava al tempo.

Non si discute, la situazione era migliore per molte band, però erano i soliti nomi che si arricchivano con la musica, non mi pare di ricordare che negli anni 90 i Nevermore avessero delle ville “arcoriane”, tanto per fare un esempio. La pirateria c’era anche allora, era più tollerabile e aveva un impatto meno violento sul giro d’affari delle etichette, ma c’era. Insomma, oggi il business musicale è una landa desolata e povera, allora non è che fosse la Valle degli Orti(perchè l’amore per il Metallo, non dà sempre buoni frutti).

Come detto in altre occasioni, al giorno d’oggi stiamo ridotti sempre più spesso a rifugiarci verso un passato di gloria, magnificando anche cose che un tempo avremmo considerato degne di uno sputo. Le riviste, le cassette, i vinili, l’essere giovani. Sono cose che o sono scomparse o presto lo faranno, facciamocene una ragione senza voler per forza invertire il senso di marcia del tempo. Tanto, fidatevi, è fatica sprecata.

(la prossima settimana andiamo oltre, però la trilogia “passato/presente” la volevo completare. Oggi senza una trilogia non sei nessuno)

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Completiamo il format con un’immagine che non c’entra un beneamato dal titolo:”Maria, pare che te schioppeno!”

 

Quel Rude Venerdì Metallico /203:Quando si leggeva tutto con calma


Nello scorso Rude Venerdì avevo parlato del crowdfunding e di quanto fosse cambiato il mio approccio al Metallo, adeguandosi ai cambiamenti imposti dall’evoluzione tecnologica. Poi l’intervista al Ceccamea per il suo libro mi ha fatto venire in mente un’altra evoluzione che ha colto il mio cammino Metallico. Una volta c’erano un mare di riviste sul Metallo in edicola, attendevo ogni mese il verbo di giornalisti che avevo imparato a conoscere numero dopo numero, affezionandomi al loro modo di scrivere e con i quali non avrei mai immaginato di riuscire in futuro ad interagire grazie ai social e addirittura a fargli apprezzare le cose che scrivo qui su R.A.M., una soddisfazione enorme difficile da descrivervi.

Oggi che poche riviste resistono, mi viene in mente solo Rock Hard, il resto è stato fagocitato da Internet e alcune testate si sono trasformate in siti o perse per sempre. Da parte mia il rapporto con l’informazione Metallara su Facebook è molto frammentato e salvo alcuni casi, non continuativo. Non apro tutti i giorni i siti che parlano di Metal per leggere notizie, men che meno mi capita di leggere interviste o speciali. Non so come mai, ma mi limito a qualche articolo che mi colpisce, senza avere quell’urgenza che provavo prima di acquistare un nuovo numero di Metal Hammer. Mi tengo aggiornato, dribblo il ciarpame gossiparo su Blabbermouth (non è il solo ad avere tanto occhio per le chiacchiere fini a se stesse, ma di sicuro è quello più prolifico in tal senso) e salto di palo in frasca alternando siti nazionali ed esteri. Leggo recensioni, senza spesso conoscere chi le ha scritte, ricordando quanto ai tempi invece davo peso a chi aveva espresso un’opinione, valutando anche in base a chi scriveva. Oggi è un caso rarissimo, a parte pochissimi amici, quasi mai filtro ciò che leggo in base a chi lo ha condiviso. Va da sè che oggi sia molto meno importante una recensione, tra le varie anteprime e streaming tutti possono farsi un’idea personale di un disco o di una band, senza intermediari. Spesso le recensioni si leggono per confutare le proprie idee maturate in prima persona, quasi cercando una conferma alle proprie sensazioni. Una meccanica ben strana ma molto più diffusa di quanto non pensiate. E non riguarda solo opinioni sul Metallo, spesso moltissimi si fiondano a leggere recensioni di film o libri cercando conferme di quelle opinioni maturate in proprio. A volte alcuni si sentono rassicurati dalla coincidenza di pareri con quello che hanno letto, altre volte no e in alcuni si palesa quella pretesa insana di insultare chi non ha avallato l’opinione intoccabile e forgiata nel fuoco che essi hanno.

Ai tempi del cartaceo per insultare un giornalista occorreva armarsi di carta e penna, pazienza e sperare che qualcuno leggesse e pubblicasse. Molti desistevano e comunque era un processo che richiedeva molto tempo: prima bisognava comprarsi il disco, ascoltarlo e poi avere l’energia necessaria per avviare un incerto processo di feedback con il recensore che aveva scritto quelle cose così incresciose, senza sapere nemmeno se avrebbe mai letto quanto inviato.

Non per fare il passatista a tutti i costi, ma è evidente che all’epoca un filo rosso di fiducia legava chi scriveva a chi leggeva. Oggi che il contatto è spesso diretto ed immediato, bastano poche righe lette in fretta per far alzare la cresta a certi individui, col risultato che tutte le idee e opinioni devono essere condivise, contestate o suffragate, masticate e risputate in faccia a chi la pensa diversamente o anche in maniera simile alla nostra. Più che un filo rosso di fiducia si crea una linea aperta che raramente sfocia in una discussione seria e motivata.

Su R.A.M. ho avuto spesso fortuna, ma non sono mancate le teste di cocco e va bene così. Come dicevo l’altra volta, adattarsi o morire.

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Marta Gabriel sa bene che l’immagine non c’entra un fico secco con il contenuto dell’articolo. E anche voi, ma non vi lamenterete troppo giusto?