Quel Rude Venerdì Metallico /145: Babymetal, la minaccia dall’Oriente


Su Internet a volte si viene a sapere volente o nolente di cose che non andresti mai a cercarti, a volte la cosa porta a piacevoli scoperte, altre volte a stramberie di cui avresti fatto a meno. Le Babymetal non ricadono però in nessuna di queste  marchiane categorie, ma di sicuro hanno acceso la tua curiosità. Per chi non lo sapesse, le Babymetal sono un gruppo formato da tre teen ager e dei musicisti turnisti che suonano una strana commistione di Metallo e una sorta di Pop alla Giapponese, con un’estetica cara ai sogni bagnati tipici del Giapponese medio. Le tre ragazzine cantano, accompagnano ballando le loro liriche su temi come la cioccolata, il rigetto del bullismo e quant’altro possa occupare la vita di una sedicenne.

Ad un primo ascolto fanno strabuzzare gli occhi a metà tra l’inorridito e il divertito, ad un secondo ti ci fai una risata, al terzo non riesci a toglierti dalle orecchie i loro ritornelli rimbalzosi e quei riffoni moderni. Per farvi capire meglio:

La canzone è un pezzo Power molto tirato, con le ragazzine che ci danno dentro con i loro vocalizzi, ed il tutto sembra uscito da una sigla di qualche stralunato anime Giappo. Questo video non sei riuscito a toglierlo, in qualche modo ti saresti aspettato sangue dal naso e dalle orecchie, una nausea indicibile ed invece niente, ti hanno pure divertito. Certo, da qui a cibarsi un intero disco e ad acquistarlo ce ne corre, ma non si capisce come mai queste regazzine siano così odiate da un buon numero di Metallari, i quali inorridiscono anche di fronte a Jeff Walker che si fa fotografare abbracciato con loro.

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Ed eccolo grondante sorrisi insieme alle bimbe ma non è il solo…

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…qui sono insieme a Kerry King e a Gary Holt

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e qui…ehm in questa foto è difficile distinguerle in effetti.

Vengono giudicate come un gruppo costruito a tavolino, probabilissimo, come una band messa insieme solo per fare grana (grana? Col Metallo? Al giorno d’oggi?), o nei casi più estremi sono considerate la rovina del Metal, una piaga da debellare come il vaiolo. Sicuramente sono una band messa insieme con un certo criterio, le loro canzoni sono ruffianissime, ben prodotte ma non per un pubblico di persone che ama musica morbidina e da classifica. Se ci fate caso, picchiano molto di più di certi gruppi “duri e puri” e lo fanno con un’ironia inarrivabile. Vedere degli scheletri usciti fuori da una puntata di Yattaman suonare dietro a tre ragazzine allegre e vestite come delle dementi è solo un’ennesima prova che in Giappone hanno sempre delle idee “originali”, qualsiasi sia il senso che vogliate attribuire all’aggettivo.

Personalmente non le ascolteresti di continuo e non sei certo un loro fan, ma bisogna considerare che tutto questo odio nei loro confronti ti sembra un po’ esagerato. Se non vi piacciono ignoratele, che male possono farvi?

Perchè loro dovrebbero essere una minaccia al Metallo e un certo bassista che ri-registra i vecchi dischi della propria band peggiorandoli e pubblicandone di nuovi vergognosi no? Se possiamo ignorare uno, potete ignorare anche loro, che in fondo si divertono e non fanno male a nessuno.

Sarà che son sempre meglio dei Bambini dell’Antoniano che avresti preso a ceffoni già da quando avevi sei anni…

Steel Prophet- Omniscient


steel-prophet-Omniscient-2014Gli Steel Prophet li hai scoperti anni fa, all’epoca del loro terzo disco “Dark Hallucinations” meraviglioso esempio di Power Metal made in USA. La voce cristallina e potente di Rick Mythiasin, la chitarra fantasiosa e intrigante di Steve Kachinsky erano gli elementi più interessanti di un gruppo solido che ha saputo scrivere canzoni coinvolgenti e metallosissime. Nel corso degli anni si sono ripetuti sempre a buoni livelli, falcidiati da cambi di formazione continui e un calo lieve ma costante nella qualità delle loro uscite. Poi il nulla per molto tempo, per l’esattezza dieci anni di silenzio giunti al termine con questo “Omniscient”, disco che aspettavi con una certa trepidazione. E l’attesa è stata ripagata? In parte sì, anche se non siamo ai livelli eccelsi del succitato terzo lavoro, siamo di fronte ad un’opera solida e gagliarda, grondante Metallo e passione, ma carente nella qualità salvo episodi isolati. Il tocco di Kachinsky è inconfondibile, si gode di assoli melodici e riffoni trascinanti e la voce di Mythiasin è sempre all’altezza della situazione. L’unico problemino è proprio nell’incostanza della qualità del songwriting, spesso non abbastanza coinvolgente e con le polveri bagnate.

Se è vero che alcuni pezzi caricano con le loro accelerazioni e i vocalizzi estremi del cantante, è anche vero che per buona parte del disco ci si trova di fronte a canzoni che non convincono a sufficienza impelagandosi nell’autocompiacimento e nella mancanza di mordente.

Un disco consigliabile a chi stravede per il Power americano potente e ultra-classico, soprattutto a chi ama il gruppo, e se non si può dire che il disco sia un completo fallimento, è altrettanto vero che si poteva fare di più soprattutto dopo un’attesa così lunga. Colpa delle aspettative enormi che riponevi nell’album e dell’ispirazione altalenante che rendono questo ritorno una specie di occasione mancata.

Tracklist:

01. Trickery Of The Scourge
02. When I Remake The World (A Key Flaw)
03. 911
04. Chariots Of The Gods
05. The Tree Of Knowledge
06. 666 Is Everywhere (The Heavy Metal Blues)
07. Oleander Deux
08. Aliens, Spaceships And Richard M. Nixon
09. Through Time And Space
10. Funeral For Art
11. Call Of Katahdin
12. Transformation Staircase
13. Bohemian Rhapsody
14. 1984 (George Orwell Is Rolling In His Grave)

Voto:

3stelle

L’assaggio del disco:”The Tree of Knowledge”

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Dai ragazzzuoli, nel prossimo album cercate di fare di meglio…

 

The Gallery CLVII-Speciale Malmsteen- prima parte


Prima ancora di salutarvi, vogliamo scusarci per la mancata apertura di Mercoledì scorso, ma alcuni problemi logistici ci hanno impedito di completare l’ampliamento al meglio, cosa che ci ha fatto scegliere di non aprire piuttosto che offrirvi un’offerta non all’altezza dei nostri elevatissimi standard. Oggi vi proponiamo la prima parte di uno speciale, una personale su un artista che ha regalato moltissime opere al mondo dell’Arte. Le sue copertine sono sinonimo di pacchiano, di sconvolgente, di incredibilmente sciocco. E chi può introdurvelo al meglio se non una guida che comprende tutte queste caratteristiche ?

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“Parleremo del grande virtuoso INGVAI Malmstiiin…”

Grazie Richard, ma si dovrebbe pronunciare “Iangve”, almeno così afferma il Direttore, avendo letto la cosa su un’intervista allo Svedese anni fa. Chissà se è vero oppure era ubriaco quel giorno, dato che tutti lo pronunciano come il Richard.  Ma è uguale dai, non importa come si pronunci il suo nome, l’importante è il suo indubbio contributo all’Arte che nel corso degli anni ci ha donato. Prego signori dunque, la prima parte di questo corposo speciale su Malmsteen vi attende.

 1.Settantiano

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Una foto ritagliata con le cesoie colorata come un muro da ospedale degli anni 70 viene sovrapposta ad un’altra foto virata in seppia. E l’espressione è proprio quella di chi ha scoperto di avere in mano una chitarra al contrario.

 

2.Dolce

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Stavolta alla chitarra tocca di essere pucciata in una tazza di crème brûlée che dovrebbe essere il Sole stando al titolo e alle fiammelle sulla paletta. Un effetto epico come pochi…

 

3.Laiv

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Foto on stage con il povero batterista coperto da un piatto sul volto, ma non protestò mai. Si nota l’espressione alla Dottor Slump di Malmsteen sulla destra.

 

4.  Salvatela!

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Durante un incendio in cui un malcapitato sta morendo bruciato, supplica qualcuno di aiutarlo a salvare la chitarra dalle fiamme, con quello che costa una Fender!! Quando si dice bruciare per le proprie passioni

5. Mi piego…

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Anni 80 come se piovesse in questa foto piena di inutile fumo e luci rosse da pornoshop. Malmsteen approfitta della sua ingenua chitarra che ormai ha cominciato a capire quale sarà il suo destino in compagnia di questo pazzo.

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Nella versione home video la foto viene arricchita da un allucinante effetto “maglia metallica” che ricorda gli schemi per lavorare a maglia. Quella di lana però.

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Quel Rude Venerdì Metallico /144: Italiani brava gente?


Quante volte avrete sentito gli slogan “supportiamo i gruppi italiani!” “supportiamo la scena nostrana!” lanciati con gran trasporto da chi vorrebbe elevare lo status del Metallo tricolore?

Troppe volte vero?

La cosa peggiore è che sono solo delle parole ripetute spesso senza manco crederci. Sì perchè altrimenti non si capisce come mai quando un gruppo arriva a varcare i confini nazionali riscuotendo grande successo nel resto del mondo, comincino le prime irritate critiche che hanno sempre un puzzo di invidia che fa spavento.

Oggi in Italia ci sono numerose band che godono di supporto internazionale e uno status di tutto rispetto al di fuori del nostro Paese, eppure sono quelle che spesso devono combattere contro uno stuolo di critiche e maldicenze giocate su ignobili speculazioni ricamate sempre intorno agli stessi argomenti. Praticamente quando arriva il “successo” (tra virgolette perchè il successo che vive oggi un gruppo significa ben poco in termini economici di solito) il supporto deve sparire, si tende a tirare merda e a disprezzare chi in qualche modo ce l’ha fatta ed è una chiara stupidaggine grosso modo “molto italiana”, per dirla alla Stanis LaRochelle.  Soprattutto fra gli “addetti ai lavori” (ma non solo ovviamente) cominciano ad arrivare colpi bassi, pettegolezzi e insulti alle band che magari hanno firmato per una grossa label straniera, dimenticando il tanto decantato supporto che continuano ad invocare per altri e per se stessi, di solito quelli che non sono riusciti ad emergere del tutto.

Ma cosa c’è che non va nelle vostre teste?

E’ la solita questione che se qualcuno ce la fa deve essere osteggiato e disprezzato solo per invidia e perchè evidenzia in modo marchiano il proprio “fallimento” o la propria mancanza di soddisfazione che qualcun’altro ha sempre immeritatamente raggiunto grazie a collusioni dubbie o chissà quali mezzucci di comodo? Ma non sarà che son bravi e se lo meritano? Possibile che non capiate quanto sia stupido inneggiare all’unione ed al supporto per poi sputare veleno contro selezionati bersagli che sono riusciti ad elevarsi dall’underground?

Francamente si fatica a capire come si possa raggiungere una vera compattezza nella nostra malandata ma fervente scena, se poi bisogna tirare la merda a chi riesce a farsi una reputazione di buon livello. Guai a parlar male di una band underground che “si fa il mazzo per suonare”, nessuna critica per carità, altrimenti non supporti il Metallo italiano e sei degno solo di ascoltare le Babymetal! Però se scrivi due righette al veleno su un gruppo di rilievo ecco che ci si aggrega molto più volentieri e il supporto va a farsi fottere senza grosse difficoltà.

Davvero, non è normale temere il successo, non è normale invocare l’underground come unico valore assoluto, sebbene degno di rispetto ed importantissimo per tanti motivi che ora non ti vuoi dilungare a scrivere, ma soprattutto non è normale screditare per forza chi l’ha trovato. Se si vuole rispetto e supporto, allora bisogna essere pronti a darne, si dovrebbe comprendere quanto sia positivo per tutti se qualche gruppo italiano viene notato ed ha seguito all’estero perchè accende l’attenzione sul proverbiale sottobosco che vive e si dimena, ma che si perde in litigi e commenti degni di un condominio, altro che scena.