Tutti gli Album del 2015 che non sono stati recensiti su R.A.M. -parte 1-


Ogni anno spero di non dover scrivere mai questo post, ma so che è impossibile. I dischi di cui vorrei scrivere”blobbano” ogni mese sempre più voluminosi, in più quest’anno ci sono stati per R.A.M. diversi stop e momenti di “stasi” piuttosto importanti.  Non che mi sia così odioso scrivere quattro righe per disco, voto e via il prossimo, soprattutto per certi album in cui veramente non c’è quasi nulla da dire, eppure un giorno sarò così puntuale e solerte da recensire tutto Tutto TUTTO DA SOLO!!!! AHAHAHAHAHAH!!! (degli infermieri lo sedano a distanza con  delle cerbottane Pic modello “giàffatto?”).

Dopo l’estasi Padre Mustainica(amen!), posso cominciare la sequela degli album saltati nel corso del 2015, in un inutile ordine alfabetico pensate un po’.

 

Abigail Williams- The Accuser

eee

Conosciuti grazie alle segnalazioni di alcuni di voi(mi pare Fando e Doomsberg, ho ragione?) gli Abigail Williams fanno parte di quell’ondata Black-ameregana che a volte regala ottimi dischi. Accuser è uno di questi, ipnotico e rozzo.

Pentacoli figati:3

Amorphis- Under the Red Cloud

ds

Gli Amorphis proseguono nel loro cammino senza spostare troppo il loro sound. L’album fila che è un piacere, pur non sorprendendo i Finlandesi regalano un serie di canzoni piacevoli.

Pentacoli figati: 3

Apophys- Prime Incursion

ss

Una mazzata Death Metal che sotto la produzione moderna nasconde un amore incondizionato per la vecchia scuola, tra echi di Aborted, Vader e Decapitated, gli Apophys, all’esordio, divertono senza troppi scossoni. Vedremo se sapranno dare quel colpo in più nel secondo disco.

Pentacoli Figati:2 e mezzo!

Arcturus- Arcturian

fff

Siamo ben lontani da dischi clamorosi come “La Masquerade Infernale”, per fortuna anche da dischi pretenziosi e piuttosto scialbi come “Sideshow Symphonies”. Un lavoro onesto che in alcuni momenti ci ricorda quanto sia bello non avere barriere nello scrivere musica.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Arkaik- Lucid Dawn

ff

Death Metal ipertecnico apprezzabile soprattutto per le contorsioni musicali più che per la costruzione dei pezzi. Un album per i malati dei tecnicismi, difficile ricordare anche un solo pezzo, non lo consiglierei a chi non ama il genere alla follia.

Pentacoli figati:3

Armageddon- Captivity and Devourment

ddd

Torna il più piccolo degli Amott con i suoi Armageddon ,autori di tre dischi affatto disprezzabili spaziando tra il Death più melodico ed addirittura il Power Metal. In questo album sembrano una versione più dura degli Arch Enemy. Ottime chitarrone, pezzi masticabili con poca fatica e una bella penna. Se non sopportate le fatine dai capelli blu ma sentite il bisogno di un Death Melodico ben suonato, fatelo vostro senza pensieri.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Autopsy-Skull Grinder EP

ddd

Ritornati alla grande con i loro ultimi dischi, gli Autopsy di Chris Reifert divertono e spaccano con questo EP, breve ma ficcante. Perchè cambiare se tutto funziona ancora così bene?

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Baroness-Purple

eee

Confesso di averlo ascoltato pochissimo, i cugini complicati dei Mastodon hanno semplificato il loro sound, sempre sorprendente e vario, ma ancora non ho capito se sia stata una buona scelta o meno.

Pentacoli figati:SV

Battlecross- Rise to Power

dd

Secondo album per la band ameregana in cui l’amore per il Thrash Metal e le sonorità grattugiate si palesano in brani sconquassanti. Potenti ed ispirati, i Battlecross meritano l’ascolto, senza tanti indugi.

Pentacoli figati:3

Black Breath- Slaves beyond Death

dd

Mattonata lanciata fortissimo alla schiena questo terzo disco dei Black Breath, formazione di cui prima non avevo mai sentito una nota. Death Metal bello gagliardo, intriso da venature Hardcore mai troppo evidenti che vi saprà catturare a dovere. Tosto e compatto, come un mattone appunto.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Black Fast- Terms of Surrender

ddd

Blackened-Death-Thrash per questi ameregani ignoranti ed incazzosissimi. Provate a pensare ai sublimi Goatwhore per capire in che territori ci si muove, aggiungeteci ulteriore furia e un pizzico di tecnica in più. Promossi a pieni voti, senza pensarci troppo.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Blind Guardian- Beyond the Red Mirror

dd

Album solido che non si discosta dalle ultime produzioni dei “bardi di Krefeld” come vengono spesso definiti. Non l’ho disprezzato, non l’ho particolarmente amato. Davvero, tutto qui.

Pentacoli figati:due e mezzo!

Bodyfarm- Battle Breed

ddd

Va bene l’amore per la vecchia scuola Death Metal(ormai l’Old School Death Metal fa genere a sè), va bene l’integrità. Ma l’album è noiosissimo e sa di già sentito, molto più del consentito. Hanno già esaurito la vena creativa, pardon, copiativa?

Pentacoli figati:1 e mezzo!

Carach Angren- This is no Fairytale

ddd

Pomposi, pretenziosi e magniloquenti. E non in senso negativo, gli olandesi sfoggiano una spiccata abilità nello scrivere pezzi dal sapore orchestrale, lanciandosi in concept albums dalle mille sfumature nere. Black di classe, non per tutti però, quelli tra voi che si annoiano già con le tastierine dei Dimmu Borgir li schiferanno dopo pochi minuti.

Pentacoli figati:3

Fine prima parte giovani, ci vediamo dopodomani con la seconda (e non credo ultima) parte. Avete ascoltato qualche disco tra questi?

Ashes of Ares- Ashes of Ares


1378162732_ashes-of-ares-ashes-of-ares-2013Gli Ashes of Ares sono la solita band messa su da trombati e gente rimasta per strada. I nomi coinvolti sono di un certo peso: Matthew Barlow, ex-cantante degli Iced Earth, Van Williams, ex-batterista dei Nevermore, Freddie Vidales anche lui ex- Iced Earth. Li hai ascoltati più che altro per curiosità e perchè Van Williams ti ha spammato su Facebook la pagina ufficiale del gruppo ed è sempre un bel sentire dietro la batteria. Purtroppo non è stato piacevole.

Neanche un po’.

Alla quarta canzone ti mancava già l’aria, ed era difficile stare seduti correttamente a causa del gonfiore agli attributi provocato dalla noia tremenda che questo album ti ha trasmesso.

Una versione pallosa degli Iced Earth più pallosi, quindi immaginatevi che fiacca e che sforzo arrivare fino alla fine di questo interminabile disco. Barlow canta bene, ma le canzoni sono davvero anonime, come se Jon Schaffer avesse venduto le sue b-sides su Ebay e questi le avessero accattate e riproposte senza apportare alcuna modifica.

Ci si annoia inesorabilmente ad ogni minuto che passa, rimanendo sorpresi per la mancanza di qualsiasi sprazzo creativo in questo stanco amalgama di idee altrui, la dimostrazione fisica che essere un “ex- di quello che ti pare” non  garantisce affatto la qualità di scrivere buone canzoni.

Ne è la prova Van Williams, qui suona come un qualsiasi batterista Power anonimo, dimenticatevi i passaggi da brivido nei Nevermore, e anche l’ultimo barlume di interesse si spegne lento.

Se siete curiosi di ascoltarlo fatelo di giorno, dopo un buon caffè e se avete dormito bene. Oppure se avete problemi di insonnia. Non ascoltatelo MAI se state guidando.

MAI!

Tracklist:

01. The Messenger
02. Move The Chains
03. On Warrior’s Wings
04. Punishment
05. This Is My Hell
06. Dead Man’s Plight
07. Chalice Of Man
08. The Answer
09. What I Am
10. The One-Eyed King

Voto:

1stellae mezzo!

L’assaggio del disco:”Dead man’s plight” yaaaaaaaaaaaaawn.

ddd

“Alle fattorieeeeeeeeeeee….nasce la bontàààààà, Robiola Osellaa…naturalità!!!” il famoso jingle è ben più eccitante di qualsiasi canzone degli Ashes of Ares

 

Dieci batteristi inumani (i moderni)


Il culto per la batteria ce l’hai sempre avuto, già ai tempi della tua infanzia quando i gruppetti che si esibivano nelle sagre di paese  sfoggiavano clamorosi pezzi di liscio e il batterista non contava una ceppa. Alle tue orecchie negli anni successivi venne Roger Taylor, che sembrava immenso rispetto a quei signori pelati spesso baffuti che suonavano in piazza, ed ovviamente lo era. Il livello si alzò ancora di più quando Nicko arrivò a distruggere ogni presuntuosa convinzione giovanile a suon di rullate,  così come fece subito dopo la scoperta della doppia cassa grazie a Philty Taylor. E da allora ne hai conosciuti svariati di batteristi inumani e raccoglierne solo dieci è un’impresa ardua, così hai deciso di fare due top ten una con i batteristi classici ed un’altra coi moderni tanto per scremare un po’. Non c’è bisogno di spiegare la differenza no? Andiamo allora con i moderni:

10.Horgh

Il corpulento norvegese che presta la sua opera negli Immortal e negli Hypocrisy ha dalla sua violenza, una discreta varietà e una resistenza disumana. Ha dato un lustro tutto nuovo alla musica degli Immortal caratterizzandola con il suo tocco, una dote che ogni musicista desidera.

Non distruggiamo la bella didascalia piazzando una di quelle foto con Abbath che conosciamo tutti...

Ascolti consigliati: Immortal-“Sons of Northern Darkness”, Hypocrisy-“Hang Him High”

9.Dirk Verbeuren

Il talento di Verbeuren è senza limiti, riesce a passare dal brutal death degli Aborted alle composizioni nevermoriane del solo album di Dane, con in mezzo dei lavori giganti come quelli per Devin Townsend. Suona in pianta stabile con i Soilwork, ma lo fa sembrare come un dopolavoro con quella mole di collaborazioni che si sobbarca.

Magro come un chiodo, aspetto "malaticcio". Eppure picchia come un cravattaro della mala.

Ascolti Consigliati: Sybreed-“Permafrost”, Devin Townsend- “The Mighty Masturbator”, Soilwork-“Let this River Flow”

8.Chris Adler

Un batterista incredibile per tecnica e potenza, è facile perdersi nei suoi intricati pattern tra cambi improvvisi di velocità e doppia cassa devastante. Il suo stile è inconfondibile, come il suo “china”: come farebbero i Lamb of God senza?

E' meraviglioso vederlo saltellare su quel seggiolino mobile...

Ascolti Consigliati: Lamb of God- “Set to Fail“,Lamb of God-“Ruin”.

7.Van Williams

 I Nevermore hanno creato un nuovo modo di fare Metallo, grazie anche alla batteria funambolica di Van Williams, il motore perfetto per un estroso della sei corde come Loomis. Williams ha dato il via ad un modo unico di suonare la batteria assai personale ed imitato, dove  riprende la tradizione di Bill Ward, portandola ad un nuovo livello.

Certo che a vederlo non si direbbe...

Ascolti Consigliati: Nevermore-“The Seven Tongues of God”, Nevermore-“Born”.

6.Richard Christy

Lo ricordiamo tutti come l’ultimo batterista dei Death e nei Control Denied dell’immortale Chuck Schuldiner, Richard è un batterista mostruosamente tecnico che può suonare tutto quello che vuole. Oggi con i Charred Walls of The Damned ci delizia con i suoi numeri d’alta scuola su canzoni meno brillanti rispetto al suo passato glorioso.

Anche i capelli stanno diventando un bel ricordo...

Ascolti Consigliati: Death-“Flesh and the Power it Holds”, Death-“Scavenger of Human Sorrow”, Control Denied-“Consumed”, Charred Walls of the Damned-“Ghost Town”.

5.Peter Wildoer

Il bassissimo folletto svedese si è fatto conoscere ai più per aver partecipato alle audizioni per il posto lasciato vacante da Portnoy, una possibilità ottenuta grazie alla meravigliosa prova offerta sull’album solista di James LaBrie, ma chi lo conosce da anni sa che il vero Wildoer lo si può apprezzare sui dischi malatissimi dei Darkane. Un livello inaudito di ferocia e tecnica che lo proiettano subito dietro i giganti di questa top list.

Dietro il drumkit Peter Wildoer è un gigante, alla faccia della sua altezza da hobbit.

Ascolti Consigliati: Darkane-“Convicted”, Darkane-“Solitary Confinement”, Darkane-“Layers of Lies”, James LaBrie-“Mislead”.

4. George Kollias

Un mostro disumano, un essere posseduto da qualche divinità egizia che gli ha infuso una dote soprannaturale: quella di non incartarsi mai, neanche a 280 bpm. Ascoltare George in un disco dei Nile è un’esperienza totalizzante che distrugge la fiducia di qualsiasi batterista in erba e che fa godere chiunque altro. Brutale ed ipertecnico, lascia senza fiato guardare le sue clinic su Youtube.

George in uno dei rari scatti in cui si riescono a vedere anche le bacchette. Invece la faccia è sempre quella, calmo e pacioso anche a 280 bpm.

Ascolti Consigliati:Nile-“Ithyphallic”,Nile-“Those whom the Gods detest”.

3. Tomas Haake

Quando la brutalità e la tecnica non bastano allora rivolgetevi a lui. Il folle drumming estremo di Haake ha generato milioni di imitatori e volenterosi ispirati dal suo modo di suonare, spesso con buoni risultati. Ma al vertice c’è sempre lui, un micidiale essere snodato che viola le leggi della fisica deformando la realtà con dei tempi fuori da ogni logica.

Quella faccia da pazzo non è un caso, fidatevi.

Ascolti Consigliati: Meshuggah-“I”, Meshuggah-“Bleed”, Meshuggah- “I am Colossus”.

2.Gene Hoglan

Un batterista immenso, non solo tecnicamente. Ricordi come sei rimasto stupito la prima volta che lo hai visto in foto, e ancor di più quando nel 2005 hai ammirato la sua indiscutibile possanza con gli Strapping Young Lad, nella loro esibizione al Gods of Metal. Una schiera di collaborazioni lunga come la fedina penale di Provenzano e una riconoscibilità indiscutibile, rendono Hoglan unico, inimitabile ed imprescindibile. Soprannominato “The Atomic Clock”, per la precisione inumana che lo contraddistingue anche nei pattern più ardui, Gene è anche un ottimo compositore e chitarrista.

"Me so' messo la giacca perchè dice che sfina..."

Ascolti consigliati:Dark Angel-“Pain’s Invention Madness”, Death-“Overactive Imagination”, Death-“Zero Tolerance”, Strapping Young Lad-“Detox”, Strapping Young Lad-“Love?”, Fear Factory-“Mechanize”

1.Dave Lombardo

Il cardine fondante sul quale poggia una mole incredibile di Metal estremo, la rivoluzione che ha portato, la rivoluzione sonora che ha portato Mr. Lombardo con “Reign In Blood” è qualcosa di ineguagliabile. Un batterista capace di suonare tutto, in grado di suonare estremo e potente, ma anche morbido e latino. Un mostro assoluto che va apprezzato anche al di fuori degli Slayer, tipo recuperate subito i Grip Inc (RIP Gus Chambers) o quelle robe strampalate con i Fantomas.

Lombardo controlla la resistenza dei suoi tamburi, non sia mai che parta qualche scheggia. E tranquilli, il rullante di Lombardo non suonerà MAI come un fustino del detersivo.

Ascolti Consigliati: Slayer-“Angel of Death“, Slayer-“Epidemic”,Slayer-“War Ensemble”,Slayer-“Seasons in the Abyss”, Grip Inc.-“Pathetic Liar”, Grip Inc.-“Human?”, Grip Inc.-“The Answer”, Fantomas-“The Godfather”,Vivaldi:the Meeting-“Agitata da due venti”.

E la vostra top ten quale sarebbe? Commentate e solo dopo agitate quelle braccia con l’air drumming!!

Jeff Loomis- La prima intervista dopo l’abbandono dei Nevermore


Il biondo guitar hero ha rilasciato in esclusiva per il sito ameregano “Metalsucks.net” un’interessante intervista in cui parla dei motivi dell’abbandono dei Nevermore e dei progetti futuri. Traduco alcuni estratti per la vostra gioia:

“MS: Tuffiamoci nella domanda più ovvia: dal tuo punto di vista cosa è successo con i Nevermore?”

JL:”Van (Williams) e io abbiamo cominciato a parlarne mentre eravamo in tour con i Symphony X in Europa. Come tutti sanno siamo insieme dal 1993 e siamo stati bene  per molti anni. Penso che in un lasso di tempo passato insieme tra lunghi tour e registrazioni di dischi, abbiamo avuto una sorta di rigetto tra noi. Ci sono stati molti problemi con l’abuso di alcol,  anche io ne ho avuti. Ma non voglio farmi intervistare sulla fine dei Nevermore solo per parlar male di un particolare membro del gruppo, sarebbe ingiusto e falso.”

e ancora…

JL:”Eravamo nell’ultima parte del tour europeo con i Symphony X quando Van ed io abbiamo parlato con Warrel nel bacstage e gli abbiamo comunicato che né io né Van avremmo continuato la parte di tour in U.S.A. Volevamo avere un po’ di tempo per  chiarire le idee, parlare tutti insieme e aspettare il ritorno di Jim, che stava recuperando dal suo intervento al cervello. A Warrel l’idea non piacque neanche un po’, ma io e Van eravamo fermi sulla nostra decisione, pensando che fosse una mossa intelligente ripartire più freschi dopo qualche tempo. Ne venne fuori una discussione tremenda, perchè il promoter negli U.S.A. era incazzato e c’era la voce che avrebbero potuto farci causa. Quello fu abbastanza, così io e Van rilasciammo il comunicato in cui dichiaravamo di lasciare la band. Ne avevo abbastanza in fondo. Volevo fare cose differenti in musica e penso sia stato meglio per entrambi abbandonare il gruppo. E’ stato incredibile, comunque, la risposta che abbiamo avuto dai nostri fans. E’ bello sapere che regaliamo energia positiva ai fan con la nostra musica”.

MS:”Hai parlato con Jim e Warrel dopo il vostro abbandono?”

JL:”Ho provato a contattarli, ma  preferiamo mantenere le distanze per il momento”.

Alla domanda su quando siano iniziati i problemi nella band, Jeff risponde intorno al 2005 a causa dei problemi di salute prima di Warrel Dane e poi di Jim Shepard. I problemi che ogni band affronta erano diventati continui ed insostenibili. Jeff commenta anche le brutte dichiarazioni che Dane ha rilasciato nei confronti di Van Williams, definendole “una cosa triste considerando anche la ventennale amicizia e i numerosi dischi e tour affrontati insieme. Jeff parla molto anche del suo disco solista che sta preparando spalleggiato da Dirk Verbeuren alla batteria e Christine Rhoades  alla voce. Christine è la sensuale voce che ha collaborato con i Nevermore per “Gardens of Grey” e in “Dreaming Neon Black”.

Tutta l’intervista originale qui.

Nel video alcune parti di batteria in studio registrate da Verbeuren per il prossimo disco di Loomis.