Cinque Metallare brave che proprio belle non sono…


Finalmente il post che Fandorin ti ha suggerito sei o sette secoli fa ha preso forma, una piccola lista di Metallare che sono brave ma poco avvenenti. Una lista molto difficile da compilare, forse perchè in una donna che canta Metallo c’è sempre e comunque del bello. Detto ciò, vai con le cinque signore che spaccano ma non sono belle. Al massimo sono un tipo.

5.Liv Jagrell, la Svedese

La brunetta col il naso abbondante violenta il microfono nei Sister Sin, un gruppo Metal piuttosto ottantiano che con il secondo disco appena uscito torna energico a divertire anche i meno nostalgici. Liv non è una gran bellezza, ma ha la giusta attitudine ed una gran voce sporca…

4.Leather Leone, la scomparsa (fino a ieri)

Fino a ieri perchè l’ex-musa di David Chastain è tornata con un nuovo gruppo gli “Sledge Leather”, i quali hanno pubblicato un disco intorno a Marzo. Non chiedete cosa contenga perchè  non sapevi nemmeno esistesse, finchè non hai scritto questo post. Chi non l’ha mai conosciuta farebbe bene a recuperare i dischi di Chastain dove mostra tutta la potenza delle sue corde vocali.

3.Candace Kucsulain, la camionista

La rossa incazzosissima cantante dei Walls of Jericho è reputata da molti un bel tipo, ma tu l’hai sempre vista come una specie di camionista pronta a pestare il prossimo. Nei servizi fotografici fotoscioppi tipici della rivista Revolver, Candace diventa un bel fiorellino iper tatuato, ma la realtà è più simile a quella della foto qui sopra.

2.The Great Kat, la tarantolata

La pazzoide che corre come una matta sul manico della sua chitarra scatta tutte le sue foto con quella smorfia o similari. Espressioni facciali a parte, non aiutano molto  a valorizzare la sua figura neanche le pose da tarantolata che di solito infestano i suoi scatti  e gli atteggiamenti che farebbero vergognare Malmsteen.

1.Nitte Valo, il luogo comune

Quante volte avete sentito qualche idiota descrivere le Metallare come: “donne brutte e grasse”. Un luogo comune che nella brava Nitte Valo trova purtroppo una facile preda. E’ di qualche tempo fa la notizia che Nitte abbia lasciato i Battle Beast per motivi personali, venendo sostituita da un’altra ragazza, tale Noora Louhimo che alla prova microfono non sembra proprio al suo livello. Almeno nel filmato agevolato:

E siccome ve lo starete chiedendo ecco com’è:(EDIT: non avevo notato che nel video c’era la foto…fa niente no?)

C’è molto fotoscioppo…vero? Chissà come si esprime sul palco…

Per ascoltare le signore all’opera:

Liv Jagrell: Sister Sin-End of the Line

Leather Leone: Chastain-For those Who Dare

Candace Kucsulain: Walls of Jericho-The American Dream(live)

The Great Kat: Great Kat-Metal Messiah

Nitte Valo: Battle Beast- Show me how to Die

Voi avete qualche nome da fare? Qualche tostissima donna, brava da morire ma che non reputate una bellezza?  I “commenti intelligenti” vi aspettano…

Per riscoprire quando estetica e bravura vanno d’accordo:

Le Migliori Dieci Migliori Metallare:quando estetica e bravura vanno d’accordo

Le migliori cinque cantanti Metal Olandesi (Quando estestica e bravura vanno d’accordo- 2)

Altre Dieci Metallare:quando estetica e bravura vanno d’accordo-3

Charred Walls of the Damned- Cold Winds on Timeless Days


Il supergruppone voluto da Richard Christy, l’ultimo e tecnicamente devastante batterista alla corte dell’indimenticato Chuck Schuldiner, torna con un nuovo disco. Si parla di supergruppo non a caso: Tim “Ripper” Owens alla voce, Steve DiGiorgio al basso, Jason Suecof alle chitarre, insomma un disco così lo compri già dopo aver sentito i nomi di chi ci suona, anche perchè il nome della band non è il massimo.  Il gelido e slavato artwork del maestro Travis Smith cerca di farci dimenticare l’orripilante illustrazione del primo lavoro(recensito qui), con una copertina che mette freddo solo a guardarla, un bel passo avanti, senza dubbio. Ma confezione a parte, sarrano migliorati anche i contenuti  rispetto al buonissimo predecessore?Purtroppo no…

Il disco è molto più lungo rispetto al primo lavoro e la cosa non è un punto a favore. L’enorme tecnica in possesso di Richard Christy non garantisce automaticamente brani memorabili, spesso tra le dodici canzoni dell’album, l’orecchio si perde facilmente anche con ascolti molto attenti, perchè  la musica la si ascolta come si deve da ‘ste parti. C’è tutto per fare bene:  i grandi nomi, la tecnica immensa, una produzione eccellente. Manca la continuità e il gusto nello scrivere i brani,  manca l’elemento che da ordine e una forma coerente alla marea di note di cui sono capaci questi musicisti. Il disco parte a razzo con il blast-beat di “Timeless days” convincente e quadrata, nel solco sonoro già tracciato lo scorso anno. Ma perchè farla finire sfumata? Neanche il tempo di incazzarsi che irrrompe il mid tempo “Ashes Falling upon us”, ricco  di belle armonie vocali del mastodontico Ripper. “Zerospan” è la terza e senza dubbio più riuscita canzone del disco, una cavalcata  tosta, melodica e travolgente, caratterizzata dallo splendido lavoro di Christy e il solito Ripper.

Il disco dopo questa meravigliosa sportellata sul naso, tende a disperdere buone melodie ed orgasmici passaggi strumentali su canzoni poco ficcanti e facilmente confondibili. Non è un capolavoro, anzi a ben vedere è ben più debole dell’esordio: un vero peccato perchè questi signori sono uno meglio dell’altro, a parte forse Suecof, non allo stesso livello della sezione ritmica. Nel primo disco si beccarono la critica di aver registrato un lavoro troppo breve, in questo hanno prediletto la durata all’efficacia.

Vedi a dar retta agli altri cosa succede?

 

Tracklist:

1. Timeless Days 
2. Ashes Falling Upon Us 
3. Zerospan 
4. Cold Winds 
5. Lead The Way 
6. Forever Marching On 
7. Guiding Me 
8. The Beast Outside My Window 
9. On Unclean Ground 
10. Bloodworm 
11. Admire The Heroes 
12. Avoid The Light

 Voto:

La migliore traccia come assaggio.

 

Un giorno questi tamburi non mi faranno uscire....

Charred Walls of the Damned


Se state pensando al nome assurdo che si sono scelti, siete in buona compagnia. Se pensate anche alla pacchianeria del logo sparato su tutta la cover del cd, siete in buona compagnia. Ma se state semplicemente pensando a chi ca**o siano i CWOTD, la risposta è semplice:un supergruppo composto da tipi del calibro di   Richard Christy, Tim “Ripper” Owens, Steve DiGiorgio e Jason Suecof. Non abbiate timore, questa volta il supergruppo tira fuori un superdisco! Non ho parole per descrivere quanto mi abbia colpito questo debutto, gia dall’intro feroce di batteria della prima “Ghost Town” si torna a gustare del Metallo di qualità pregiata, annaffiato da rasoiate vocali tipiche di Ripper. Velocità scheggia-ossa e ritmi thrash/death che spazzano via l’ascoltatore beatamente annichilito dalle composizioni micidiali dei quattro.

Il lavoro che per forza viene alla mente è il capolavoro “The Fragile Art of Existence” dei Control Denied, ma non lasciatevi ingannare dal paragone: I CWOTD hanno personalità e classe immensa. E’ un piacere ascoltare Ripper che canta su delle canzoni così valide, le migliori dai tempi di “Jugulator”, oppure

Richard Christy che passa agevolmente dai blast beats ai momenti più cadenzati e ragionati con il suo tocco unico. Se amate il Metallo non potete non comprare questo disco…

Tracklist:

  1. Ghost Town
  2. From the Abyss
  3. Creating Our Machine
  4. Blood on Wood
  5. In a world so cruel
  6. Manifestations
  7. Voices within the Walls
  8. The Darkest Eyes
  9. Fear in the Sky

Voto:

p.s.unico appunto la copertina…veramente orribile!

Un lucidissmo Richard Christy risponde alle domande del mitico Brian Slagel, patron della Metal Blade.

il video di “Ghost Town”