The Beyond /7: 3 Videogiochi che dovreste considerare


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Ci ho messo venti minuti per trovare un’introduzione a questo post. Se è facile, davvero troppo facile, scrivere banalità in un articolo, lo è ancor di più d’Estate. La sola parola attira luoghi comuni peggio di una mezza stagione che non c’è più.  E dire che l’argomento non è prettamente estivo, almeno per chi pensa che i videogiochi siano un’attività invernale, come il Cinema.

Io la penso diversamente, non si gioca solo d’Inverno come non si legge solo in spiaggia, perciò immerso nell’ottundente calura di oggi vi consiglio tre giochi che mi hanno davvero colpito.

Life is Strange 

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Un’adolescente appassionata di Fotografia vive la sua prima esperienza lontana da casa, frequenta un’accademia piuttosto prestigiosa nella piccola cittadina di Arcadia Bay. La visione di un ciclone che sta per abbattersi sul centro abitato la sveglia bruscamente, ritrovandosi in classe. Sconvolta dal realismo di ciò che ha visto segue a stento gli ultimi minuti della lezione della sua materia preferita, tenuta dal famoso fotografo Mark Jefferson, poi si reca in bagno dove farà una scoperta incredibile: ha il potere di “riavvolgere” il tempo, tornando indietro di pochi minuti ogni volta che lo desidera. Gli eventi che seguiranno saranno sempre più influenzati da questa scoperta e dalla terribile consapevolezza che la visione che ha avuto non è un sogno, ma una premonizione…

“Life is Strange” è un videogioco dove in realtà si gioca poco, non viene richiesta molta abilità o strategia, seguiamo e modifichiamo una storia che verrà influenzata dalle nostre decisioni in maniera sostanziale. Sembra noioso, ma vi assicuro che non lo è affatto. Una volta entrati nel mondo di Maxine (la protagonista) si viene rapiti dalla realtà che la circonda, ci si immerge nell’atmosfera sognante e lieta, almeno all’apparenza, della piccola Arcadia Bay.  Siamo noi giocatori che decidiamo come agire e nel caso non ci piacesse quello che abbiamo fatto, una semplice pressione del tasto riporta indietro il tempo per rimediare. Un’espediente narrativo e di gameplay davvero acuto che permette agli sviluppatori di farci vivere un’avventura senza l’interruzione del “game over”, in più solletica quell’atavico desiderio che tutti abbiamo provato almeno una volta: tornare indietro nel tempo per non dire o fare qualche cazzata. Attenzione però, perchè ogni scelta che facciamo influenza il presente ed il futuro. A volte in maniera pesantissima.

Controllare Maxine, farle esplorare il suo piccolo mondo regala soddisfazioni e colpi di scena che sono a volte dei veri e propri pugni allo stomaco. L’amicizia, la vita che ci costringe a scelte e a rinunce, in un’età dove ci si affaccia al mondo adulto ma si è ancora legati al vivido ricordo dell’innocenza sono i temi pregnanti di “Life is Strange”. Restare freddi di fronte alle vicende che si dipaneranno man mano che si va avanti è impossibile, o quanto meno improbabile. E parliamo solo del lato più tenue della storia, perchè ci sono anche dei momenti piuttosto “thriller” piuttosto riusciti che non vi sto a spoilerare. Passando sopra l’aria un po’ troppo “hipster” che permea il gioco, un secondo episodio che non coinvolge come dovrebbe, “Life is Strange” è un piccolo gioiellino concepito come una miniserie di cinque episodi, di cui parte del primo disponibile come demo gratuita. Provatelo e poi mi direte se in certi momenti lo stomaco non vi si è chiuso o se il cuore non ha sobbalzato almeno una volta.

Until Dawn (solo su Ps4)

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D’accordo, non vi frega una mazza di provare emozioni e volete sangue e paura? C’è “Until Dawn”, il gioco che vi immerge in un “teen slasher” stile “Cabin in the Woods” o “La Casa”. Un gruppo di ragazzi si ritrova in una baita di montagna dove l’anno prima è avvenuta una tragedia: due sorelle sono scomparse dopo che una delle due è stata vittima di un crudele scherzo da parte dei ragazzi: la povera Hannah, innamorata di Mike il fusto della scuola, è stata umiliata e derisa proprio da Mike che le ha fatto credere di essere interessata a lei. Proprio mentre la ragazza stava realizzando il suo sogno e si stava concedendo a Mike, gli altri imbecilli nascosti nella stanza in cui si erano appartati i due, saltano fuori ridendo e prendendola in giro. Lei fugge via coperta di delusione e vergogna, la sorella la insegue ed entrambe trovano la morte tragicamente, cosa che sappiamo solo noi giocatori. L’organizzatore della macabra rimpatriata è il terzo fratello delle due ragazze di cui non si sa più nulla, esattamente un anno dopo la loro tragica scomparsa. Uno strano modo di ricordare la tragedia, festeggiando come se nulla fosse accaduto. La lussuosa baita, sperduta ed isolata, sarà il teatro di una caccia spietata che terrorizzerà i ragazzi: dovranno sopravvivere fino all’alba. Una storia classica che riprende tutti i clichè dei film horror, con tanto di citazioni ai film più famosi del genere, prende vita sotto il nostro controllo. Come in “Life is Strange” saremo noi giocatori, controllando a turno tutti i membri del gruppo, a fare in modo che questo possa succedere. Fuggire, nascondersi o reagire, tutto dipende da noi. Saremo all’interno di un horror in cui non grideremo allo schermo “Scappa coglione!” o “Non andare da quella parte!”, ma potremo farlo in prima persona. Poi se la scelta sarà stata buona o meno è da vedersi. Lo scopo del gioco è arrivare con quanti più ragazzi possibile vivi fino all’alba, indagando e scoprendo indizi su cosa davvero si nasconda tra quelle montagne, quali orribili segreti tornino dal passato per tormentarci e cercando nel frattempo di sopravvivere ad un assassino feroce e spietato che vuole divertirsi con la nostra paura.

Un cast di attori più o meno famosi, spicca Peter Stormare, ma ci sono anche Rami Malek e Hayden Panettiere, per un’avventura graficamente perfetta ed immersiva che se giocata con la giusta atmosfera può terrorizzarvi davvero. Parte piano “Until Dawn”, ci fa conoscere i personaggi, ci permette di farli litigare o compattare tra loro, poi esplode e ci sbatte dentro feroci inseguimenti dove i nostri riflessi saranno  determinanti per cavarcela e portare a casa la pellaccia, ci fa decidere se è il caso di contrattaccare, nascondersi oppure continuare a correre finchè ce n’è. E ogni scelta, ogni dialogo e azione, porta ad una modificazione degli eventi e della storia. Se avevate sempre voluto vivere un film horror in prima persona, ora ce l’avete. Non tutto è perfetto, a volte la sceneggiatura ha dei momenti un po’ zoppicanti che farebbero schifo persino all’Asylum, alcune fasi esplorative sono poco incisive e troppo ripetute, ma alla fine dei conti è un’esperienza degna di essere giocata. Non sempre mescolare Cinema e Videogioco ha dato dei risultati positivi, spesso il primo si mangia inevitabilmente il secondo,  ma in questo caso l’equilibrio sembra raggiunto. Sperando che in futuro arrivino titoli del genere in cui le meccaniche di gioco prevedano nuovi approcci rispetto al semplice e riduttivo “premi un tasto al momento giusto” nelle fasi concitate.

Overwatch

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Se preferite l’azione pura invece, il gioco che fa per voi è “Overwatch”. Se siete fra i quattro o cinque che non ne hanno mai sentito parlare ve lo presento subito. Partorito da Blizzard, la casa che ha prodotto “World of Warcraft”, “Starcraft” e “Diablo”, il gioco è uno sparatutto in prima persona atipico che vive di una grafica coloratissima e di un design dei personaggi assurdamente riuscito ed accattivante. In “Overwatch” si sfidano due squadre di sei giocatori, ognuno dei quali sceglie un eroe dalle abilità e dalle caratteristiche predefinite ed immutabili. Gli eroi sono divisi in quattro categorie: attacco, difesa, tank e supporto, praticamente delle classi che determinano l’impiego di ognuno di essi sul campo di battaglia.  Ogni eroe ha le sue debolezze ed i punti di forza ed è fondamentale conoscerli bene per renderli efficaci durante gli scontri, ma ancor più importante è sapere cosa fare e come coordinarsi con i propri compagni di squadra, considerando anche le scelte che hanno fatto i nostri avversari. Non si corre per la mappa sparando a tutto ciò che si muove, si può fare, ma raramente porta risultati. Tanto più che le modalità di gioco non prevedono la vittoria per la squadra che esegue più uccisioni, in ogni mappa ci sono obiettivi da conquistare o difendere, un carico da scortare o attaccare fino al traguardo o un mix di tutte e due le cose. Sembra molto più complicato di quanto in realtà non sia, il gioco è immediato e frizzante, oltre che assurdamente divertente. Gli scontri sono sempre appaganti, anche giocando da soli si riesce a fare gruppo (quando giocate con persone normodotate) e a scatenare la potenza del proprio eroe, fermo restando che con degli amici il divertimento e l’efficacia della squadra aumentano vertiginosamente. Si riceve esperienza dopo ogni partita, ma non si guadagnano nuove abilità o nuove armi con questa, ma solo modifiche estetiche come aspetti diversi per il nostro personaggio, pose di vittoria e quant’altro. Si gioca per il piacere di farlo, non per sbloccare un megafucile o un vantaggio incredibile. L’unico vantaggio che può avere un giocatore si ottiene imparando a padroneggiare al meglio i propri eroi preferiti, cercando di specializzarsi in almeno un paio di loro per categoria e con la conoscenza della mappa di gioco. Le mappe infatti offrono approcci diversi in base all’eroe che scegliamo: un tank pesante non ha molte opzioni, ma un cecchino o un ninja che si arrampicano sui muri possono arrivare presso punti elevati per avere un vantaggio tattico, creando per ogni eroe diverse percezioni e stili di gioco. Un gioco che vi acchiapperà per il suo stile inconfondibile, l’efficacia del bilanciamento fra i vari personaggi e l’incredibile soddisfazione che si ha nel padroneggiare i propri eroi preferiti.

Una menzione di merito anche per la seconda ed ultima espansione di “The Witcher 3″, intitolata “Blood and Wine”. Una roba incredibile che amplia il mondo di gioco ed aggiunge ore ed ore di esplorazione e divertimento, oltre a meccaniche di progressione del personaggio nuove di zecca. Un gioco nuovo praticamente, venduto ad un prezzo ridicolo.

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The Beyond /6: Dark Souls 3 (no spoiler!)


rubricasenzanomeNon sono sempre stato appassionato dei titoli From Software, quelli del post Demon’s Souls come Dark Souls, Dark Souls 2. Per molti i titoli From sono da masochisti, per puristi “hardcore” che godono a farsi picchiare e lo pensavo anche io prima di sprofondarci dentro. Seguendo una filosofia orientale che forse non potremo mai capire appieno, l’autore del gioco, Hidetaka Myiazaki, dà al giocatore la piena responsabilità delle sue azioni, sta al suo occhio cogliere i modi migliori per abbattere una bestia enorme apparentemente invincibile, siamo noi che dobbiamo intraprendere un percorso di miglioramento che passa attraverso il sacrificio, la fatica ed il perfezionamento. Tutto questo sarà fonte di enorme appagamento che non si risolve solo nella visione della parola “Fine”. E se non lo si prova, non si può capire. La mia passione per questo tipo di giochi difficili, dall’alto tasso di sfida e bestemmie è nata dopo le insistenze di un amico che mi suggeriva di giocarli. Ho cominciato da Bloodborne, cominciando anche a seguire uno dei migliori Youtuber italiani che si occupano di questi (ed altri) titoli, Sabaku No Maiku. La caratteristica ed il fascino di questi giochi non è solo l’elevata difficoltà, ma anche un’attenzione maniacale per i dettagli, elementi necessari che servono a comprendere la storia e l’impatto che le nostre azioni in gioco hanno su di essa. Per comprendere il percorso che stiamo affrontando abbiamo solo gli indizi dati dai vai personaggi che incontreremo e le descrizioni degli oggetti che troveremo, persino l’ambientazione offre spunti a chi sa andare oltre l’apparenza e l’ermetismo di cui sono impregnati questi giochi. Sta al giocatore infatti approfondire la cosidetta “lore”(sapere, conoscenza) delle terre che andremo ad esplorare. Nei titoli From nessuna “X” ti indica dove andare, nessuno ti dice chiaramente cosa devi fare per andare avanti e capire perchè stai affettando nemici come non ci fosse un domani. Il fascino di questa scelta consente una miriade di approcci, si può andare avanti infischiandosene del perchè e del percome, ma credetemi, vi perdereste la parte migliore. E tutto questo si deve alla genialità di Myiazaki, un vero genio nel confezionare giochi che contengano storie enormi e profonde abbinate ad un gameplay unico.

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Dopo aver spolpato Bloodborne e recuperato i due precedenti capitoli della saga di Dark Souls, ho atteso febbrilmente l’uscita del terzo capitolo, evitando come la peste anticipazioni e spoiler, scegliendo di non vedere neanche immagini e video “in game” per mantenere viva la sorpresa durante la mia esperienza di gioco. E finora è stata pura magia tutto quello che ho visto, ho circa venti ore di gioco e sono incredibilmente coinvolto e soddisfatto. Il gioco esce ufficialmente oggi, ma io ho potuto metterci le mani Sabato, grazie all’amico di cui sopra, per mia fortuna è riuscito a comprare il gioco in anticipo in un negozio consigliato da un nostro amico comune.

In questo terzo capitolo c’è tutto il background classico di ogni “souls”, amplificato all’ennesima potenza: un sistema di combattimento all’arma bianca profondo e adattabile al proprio stile di gioco, aree da esplorare per scoprirne ogni anfratto nascosto, uccidere nemici spietati e boss difficilissimi  dai quali assorbire “anime”, elemento necessario per aumentare le proprie caratteristiche fisiche e comprare oggetti. Soprattutto non manca lo spettro della morte, qui morirete moltissimo, come mai avete pensato si potesse fare in un videogioco. Prima imparate ad accettarlo, meglio sarà. Morire in DS non è solo una sconfitta quanto un modo per apprendere e diventare più abili, serve ad imparare le mosse dei nostri nemici così da non farci più beffare quando proveremo ad affrontarli di nuovo. Quando si muore si rinasce dall’ultimo falò acceso, una specie di checkpoint attivabile in ogni area, dal quale potremo ripartire come se nulla fosse accaduto. L’unico problema è che alla morte perderete tutte le anime accumulate fino a quel momento. Potrete recuperarle arrivando nel punto in cui siete stati uccisi, sempre che non veniate ammazzati di nuovo prima di averle recuperate, in quel caso potete salutarle per sempre. Questa meccanica unica ha dato vita ad un genere di videogiochi chiamati “soulslike”, dove la tensione e la paura di perdere tutto quello che abbiamo accumulato aggiungono uno spessore imparagonabile a qualsiasi altra esperienza videoludica. Esplorare va fatto in maniera circospetta e prudente, perchè anche un nemico apparentemente insignificante può ucciderci in un attimo se preso alla leggera, figurarsi quando abbiamo un bagaglio di anime consistente.

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L’ottimo editor ci permette di creare un alter ego che più ci piace. Io come mia tradizione, ho creato un personaggio femminile.

I nemici presenti nelle aree ora sono molti di più, il sistema di combattimento è stato reso meno farraginoso e statico, prendendo la frenesia e la velocità degli scontri che tanto ho amato in Bloodborne. Non siamo a quei livelli di concitazione, però la differenza con il passato si sente. Il nostro alter ego è molto più reattivo, si muove veloce e fluido, gli attacchi sono precisi e richiedono tempismo e conoscenza dell’arma per risultare efficaci. Tra le altre immense qualità di questo titolo infatti riluce l’importanza che assume conoscere il proprio modus operandi in fase offensiva e difensiva. Un’arma dev’essere l’estensione del nostro braccio, gli attacchi devono fluire in maniera naturale e spontanea, pestare sui tasti non vi porterà molto lontano. Non vi ho detto che il nostro personaggio ha una barra che limita le sue prestazioni? Oltre alla barra della Vita, c’è da tenere sotto occhio quella della “stamina”, ovvero l’energia che impieghiamo nel compiere azioni: si consuma ad ogni attacco, parata, scatto, salto e si ricarica quando stiamo fermi. Se malauguratamente se ne resta senza si è alla mercè del nemico, quindi va gestita con sapienza. Come se non fosse già abbastanza dura vero?

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Ogni eroina ha bisogno di riposo di tanto in tanto.

La grafica è figlia diretta di Bloodborne e del suo motore grafico, forse non il più impressionante e performante sul mercato, ma capace di immergerci in un mondo medievaleggiante, ricco di cose da vedere. La struttura delle aree, i collegamenti fra esse e gli ampi scorci sono quanto di meglio abbiamo mai apprezzato in un “souls”, sebbene il primo capitolo detenga ancora il primato di migliore interconnessione e coerenza fra le varie aree.

Il consiglio, se non avete mai provato un souls è quello di cominciare. Anche da questo, magari vi perderete le citazioni ed i rimandi ai vecchi titoli, ma fate sempre in tempo a recuperarli in seguito.

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“Ciao, livelliamo?”

 

 

 

 

The Beyond /1: The Witcher 3


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Ci siamo alla fine, dopo averne parlato in qualche “Rude Venerdì”  do il via alla rubrica con cadenza irregolare “The Beyond”  dove troveranno posto le altre passioni che non sono il Metallo, vale a dire: videogiochi, fumetti e libri. Oltre il Metallo insomma, ma senza dimenticarlo anzi. Approfitterò di questo spazio per consigliarvi titoli che mi son piaciuti, commentandoli e condividendo con voi pareri e nel caso dei videogiochi, strategie e consigli. Inauguro la rubrica con un videogioco che non dovrebbe mancare in nessuna collezione degli amanti dei GDR, il mastodontico The Witcher 3. Se avete domande o richieste, come al solito scrivete tutto nei commenti.

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The Witcher è disponibile per Ps4, Xbox One e PC (le immagini nel resto dell’articolo le ho catturate dalle mie partite usando il tasto “share” della PS4)

La saga di “The Witcher” comincia nel 2007, quando la casa di sviluppo polacca CD Projekt Red, decise di pubblicare un videogioco con protagonista il mutante caccia-mostri di nome Geralt di Rivia, ispirandosi alle opere fantasy di Andrzej Sapkowksi (da qui in avanti lo chiamerò “Giorgio” per semplicità). Lo scrittore polacco aveva infatti dato vita ad una saga avvincente, dai toni maturi ed impregnata del folklore immaginifico e fiabesco Europeo. Protagonista dei romanzi è Geralt lo strigo, un essere umano mutato artificialmente con lo scopo di cacciare mostri e bestie pericolose nate dall’evento cosmico denominato “Congiunzione delle sfere”, dove realtà diverse si sono fuse portando sulla Terra la Magia, oltre ad orrori innominabili e bestie implacabili. Lo strigo, o Witcher nella traduzione inglese, si procaccia da vivere dando la caccia a tali esseri per denaro, vivendo ogni giorno in balia del destino che lo ha strappato ai propri natali condannandolo ad un duro addestramento teso ad affinare le sue doti di combattente e allo studio teorico di bestiari per fronteggiare al meglio i pericoli della vita da strigo. Geralt non è un “esemplare” unico, altri  hanno subito il suo stesso trattamento e indirizzati alla vita di cacciatori di bestie. Come se non bastasse nel mondo di Giorgio, sia i witcher che i non-umani, come elfi e nani, vengono disprezzati, considerati come feccia o empie creature.

Nel terzo capitolo del gioco troviamo Geralt sulle tracce di Ciri, sua figlioccia, braccata dalla “Caccia Selvaggia”, un esercito di cavalieri provenienti da un altro mondo, per definirli in maniera più generica possibile. Il cavaliere che guida la “Caccia” la vuole per sè per motivi che dovrete scoprire andando avanti nella storia. E non solo lui, anche il temibile Imperatore di Nilfgaard Emhyr Van Emris, vuol trovare Ciri per scopi diversi ma altrettanto opportunistici, assegnando al nostro Geralt il compito di ritrovarla, un incarico che non può rifiutare ma che accetta soprattutto per il suo amore “paterno”. Ci ritroveremo così a vagare per il mondo di gioco seguendo le tracce della ragazza, con la missione di trovarla prima che lo facciano gli altri.

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“Ciri trovami il ristorante più vicino”

La trama che vi ho appena accennato è fortemente ispirata agli scritti di Giorgio, ma anche avendo letto i libri non sarà come guardare il “Trono di Spade” sapendo già che fine farà Robb Stark. Ispirarsi non vuol dire  trasporre fedelmente, il team polacco ha sviluppato una storia avvincente, ricca di colpi di scena e di emozioni che incuriosirà anche chi tra voi conosce i romanzi. Anzi è bene precisare che per godersi la storia non è necessario aver letto i racconti, tanto meno aver giocato i precedenti capitoli del gioco, tutto viene introdotto al giocatore in maniera eccellente e per chi volesse approfondire, il trascorso di ogni personaggio è raccontato in alcune schede  consultabili dai menu.

Geralt porta sulla schiena due spade, una d’acciaio da usare contro avversari umani e animali “normali”, l’altra d’argento per i mostri. Va da sè che avremo la possibilità di scovare equipaggiamenti sempre più potenti, armature ed altri ammenicoli simili, come ogni gioco del genere ruolistico impone. Potremo costruire le abilità del nostro personaggio secondo il nostro stile di gioco, arricchendo l’abilità in combattimento o l’uso dei “Segni”, rudimentali magie a disposizione dello Strigo. E sebbene Geralt sia un personaggio già definito, potremo farlo più nostro ricorrendo alle botteghe dei barbieri per aggiustare la capigliatura o regalargli dei baffetti da sparviero,  tranquilli, la barba ricrescerà col passare del tempo impedendovi di andare in giro troppo a lungo con quel pizzetto che non vi piace più.

Il nostro lungo peregrinare ci porterà dalla piccola area di “Bianco Frutteto”, una specie di libero tutorial mascherato, alle sconfinate e paludose terre del Velen fino alle fredde Isole Skellige. Faremo conoscenza di personaggi memorabili dal carisma formidabile, seguire e influenzarne le storie tanto da avere ripercussioni reali e tangibili nel mondo intorno a noi e nelle vite delle persone che aiuteremo o che ostacoleranno la nostra ricerca. Potremo infatti scegliere secondo la nostra inclinazione come comportarci di fronte a determinate situazioni, soppesando scelte morali che non porteranno quasi mai ad un epilogo gioioso ed accomodante. Non solo politica, amicizia virile e mostri però, c’è anche la possibilità di costruire rapporti amorosi con l’altro sesso: fare l’amore con alcuni personaggi o con le “libere professioniste” nei bordelli di alcune città sarà piuttosto appagante, non solo per i filmatini degli amplessi del nostro eroe con la partner di turno, otterremo anche un piccolo bonus all’esperienza ad ogni incontro piccante. Una gradita ricompensa per averci dato di spatola.

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Minuto dopo minuto si sprigiona la magia del gioco, ci sentiremo liberi di esplorare anzi, saremo spronati a farlo incantati dalla bellezza dei paesaggi e dalla curiosità malsana di girare in lungo e in largo alla ricerca di tesori, quest da svolgere e contratti da witcher da portare a termine. Infatti oltre alla bella trama principale da seguire, il gioco ci invoglia all’esplorazione che non risulta mai fine a se stessa, alla risoluzione di vicende che di solito negli altri GDR vengono definite “secondarie”. Il virgolettato è d’obbligo perchè tutte le quest hanno una loro ragion d’essere, una storia da raccontare che non sia “vamme a piglià quella spada de’mi nonno sotto alla miniera e riportamela”.  Grasse risate quando è capitato di ricevere una richiesta del genere durante la mia esperienza nel gioco, ho visto Geralt sbuffare e mostrarsi piuttosto annoiato dalla cosa. Una finezza che dimostra la grande ironia degli sviluppatori, i quali hanno disseminato le lande di gioco di numerosi easter egg e citazioni.

Il titolo regala ore infinite di divertimento, con un ottimo sistema di combattimento che prevede l’utilizzo combinato dei “segni” e della lama, oltre a ricorrere al supporto di decotti e pozioni, da creare procurandoci erbe e reagenti, per affrontare le bestie più temibili in cui incapperemo alla ricerca di un magro compenso, spesso contrattabile. E non è tutto, ci sono anche alcune attività secondarie come gli incontri di lotta, le corse di cavalli e il Gwent, un divertentissimo gioco di carte alla Magic, protagonista di una lunga quest in cui dovrete trovare le carte per il vostro mazzo sfidando mercanti e giocatori. Solo questo vale mille altri giochi, garantito.

Rimarrete stupiti di fronte alla bellezza della città libera di Novigrad, la più bella città “medievale” che io abbia mai visto in un videogioco, alle asperità brulle delle Isole Skellige, popolate da simil-vichinghi abitatori di villaggi che faranno arrossire le “poverate” di Skyrim. Ogni angolo di mondo racchiude non solo una mera bellezza estetica, ma racconta e vive la propria storia, ce la racconta se sapremo coglierne i dettagli e le sfumature. La ricchezza di dettagli è impressionante, dai finimenti che tengono le spade alla schiena di Geralt, alle reazioni dei personaggi alle condizioni climatiche che cambiano (dinamicamente!) e mille altre chicche che coglierete in continuazione.

Non tutto è perfetto, a volte potreste incappare in “simpaticissimi” bug, soprattutto la nostra cavalla “Roach” dimostrerà spiccate propensioni in tal senso,  e anche qualche calo di frame rate, soprattutto se giocate su console. E’ presente anche una certa ripetizione dei volti degli NPC meno importanti, seppure dissimulata in maniera intelligente dagli sviluppatori non si può fare a meno di notarla. Fidatevi,  in linea di massima niente che possa farvi disamorare di un’esperienza così completa ed appagante.

Isole Skellige

Consigli vari:

-giocatelo almeno al penultimo livello di difficoltà disponibile, altrimenti tutto risulterà troppo semplice
-non perdete la pazienza, prima di padroneggiare a dovere il nostro Geralt potreste aver bisogno di morire qualche volta…
-…a tal proposito salvate molto spesso ed in più slot di salvataggio
-togliete i punti di interesse dalla mappa di gioco tramite il menu “opzioni—>punti di interesse mostrati sulla mappa—>no” per godere appieno della gioia dell’esplorazione. Le missioni che state seguendo avranno comunque un segnalino sulla mappa, ma potrete scoprire da soli quello che si nasconde nei territori che deciderete di esplorare
-il gioco non presenta un livellamento dei nemici con quello del giocatore. Potreste incappare in aree dove ci sono nemici molto più forti di voi lasciandovi due sole opzioni:fuggire o crepare
-leggete i libri che trovate in giro, non sono dei lunghi pipponi tranquilli. In poche righe vi daranno indicazioni di ambientazione e storia(la famosa “lore”) e alcuni anche conoscenze per battere al meglio i mostri
-usate il meno possibile il viaggio veloce, non sapete cosa potreste perdervi per strada
-abbassate il volume della musica per non essere continuamente ammorbati dalle musiche in ogni circostanza. Così facendo potrete sentire solo la musica che suonano i vari saltimbanchi semplicemente avvicinandovi o passandogli vicino.
-Cd Projekt  ha rilasciato 16 DLC gratuiti per il gioco, non potete perderli in alcun modo. Contengono costumi alternativi per alcuni personaggi, set di armature ed armi, ma anche missioni aggiuntive e la modalità “New game+”, che ci permetterà una volta terminato il gioco di ricominciarlo mantenendo il livello e gli equipaggiamenti trovati in precedenza,
alzando però il livello di difficoltà. 

Quel Rude Venerdì Metallico /165: Bloodborne è un incubo meraviglioso



Succede raramente che un videogioco trascenda il mero scopo di intrattenere e divertire, a volte e solo a volte, diventa un’esperienza affascinante da vivere per il gusto di scoprire il mondo in cui si viene immersi, di cogliere ogni sfaccettatura della storia che ci viene raccontata man mano che proseguiamo nel gioco. Bloodborne, titolo esclusivo per PS4*, è una di quelle fantastiche eccezioni. Sono stato completamente rapito dalle atmosfere gotiche e lovecraftiane di questa difficile e coinvolgente avventura, e colgo l’occasione per ringraziare il mio amico Francesco per avermelo prestato. Ero scettico e non avevo affatto voglia di infilarmi nel masochistico gameplay difficilissimo ed estremamente punitivo, tipico della casa di produzione From Software, nota per creare giochi in cui si muore spessissimo. Avendo avuto una frustrante esperienza con il loro famoso “Dark Souls”, un gioco talmente ostico e punitivo da costringermi ad abbandonarlo per non rischiare la mia sanità mentale. Io che da giocatore testardo non abbandono mai un titolo perchè troppo difficile, avevo mollato benchè stregato dalla cosiddetta “lore” (ambientazione, mondo di gioco) e dalle meccaniche di combattimento così severe nei confronti del giocatore. Figuriamoci se mi sarei di nuovo invischiato in una trappola che avrebbe messo a dura prova i miei nervi, sebbene intrigato nel provarlo non avevo pensato affatto ad acquistarlo, rimanendo nel mio sicuro mondo fatto di sparatutto e GDR più accessibili. E invece grazie alle insistenze di Francesco, ho deciso di dare una possibilità a questo titolo e ragazzi, non posso che ringraziare di nuovo l’insistenza del mio amico e la sua disponibilità nel cedermi la sua copia del gioco. BB_KyeArt_A_257295_14023645371

Bloodborne si potrebbe definire un “Gdr hack and slash”, ma sarebbe un’etichetta assai limitante per descrivere una peregrinazione in un incubo degno di Lovecraft davvero coinvolgente e appagante come poche. Non vorrei rivelarvi troppo della trama se non le linee base, poichè è una storia tutta da scoprire tra agghiaccianti colpi di scena, paesaggi da incubo che mettono alla prova quasi quanto i durissimi nemici o i “boss” che incontreremo regolarmente in ogni area.

Il nostro personaggio al quale possiamo dare un volto personalizzato, scegliere il sesso e il background passato,  si risveglia e non sappiamo perchè sia in quel luogo e come mai scelga di diventare un cacciatore di “belve”, persone trasformate in bestie da una malattia, sappiamo poco dei nostri scopi e se non ci si mette con impegno a seguire i labili indizi che ci vengono forniti non se ne cava molto. La voglia di addentrarsi nel gioco dipende da ogni giocatore, si può andare avanti sventrando nemici sempre più potenti e disgustosi senza chiedersi il perchè lo stiamo facendo ma credetemi, sarebbe una mossa avventata e poco furba. Non potremmo fare a meno di indagare sui luoghi e sulle vicende che andremo ad incrociare, rivelando man mano gli scopi e gli avvenimenti che si dipanano davanti ai nostri occhi.

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Paesaggi suggestivi da incubo

Il gioco è duro, ogni scontro va valutato con attenzione e richiede una certa maestria e confidenza col sistema di gioco, acquisibile con un po’ di esercizio e colpo d’occhio, eppure ad ogni morte non si può che ricominciare decisi a vendicarci e capire quale sia la migliore strategia per superare un certo avversario. Non è affatto difficile da giocare, le meccaniche sono semplici da padroneggiare, la difficoltà sta nel saperle mettere in pratica, nel capire come gestire un gruppo di nemici e sapere quando è il caso di non farsi notare e passare oltre, ammesso che ce ne venga concessa l’occasione. Importante anche per questo aspetto è l’esplorazione degli ambienti, curati sono ogni dettaglio e che a volte rivelano molto ad un attento osservatore. Ci si troverà spesso a rimanere incantati da quello che vediamo, atterriti dalla paura o semplicemente stupiti da tanta oscura magnificenza.

Di sicuro non è un titolo esente da difetti, a volte la gestione della telecamera lascia parecchio a desiderare per dirne una, però mi sento di consigliarvelo senza remore, sicuro che anche i difetti siano oscurati dalla soddisfazione di provare questo fantastico titolo. Giocandolo potrete vivere le atmosfere di gruppi come Morbid Angel, Nader Sadek e le malinconiche pennellate gotiche dei Paradise Lost, infognati in un incubo apparentemente senza ritorno dal quale sarà difficile svegliarvi. Io sono ad un passo dalla fine e non vedo l’ora di sapere cos’altro mi aspetta…

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L’editor per i volti consente con un po’ di lavoro di ottenere buoni risultati. Il vestito da vecchia beghina è a scopo dimostrativo, non andrete in giro vestiti come una nonna artritica tranquilli.

*se volete aggiungermi alla vostra lista amici su PSN, inviate una mail a rudeawakemetal@gmail.com, vi risponderò inviandovi la gamertag con cui cercarmi 😉