Quel Rude Venerdì Metallico /96:I seggiolini di Paul Bostaph


rude venerdì 2°anno

L’improvvisa e tragica scomparsa di Jeff Hanneman ha portato con se oltre all’ovvio dolore per la perdita del miglior compositore degli Slayer, il pesante dubbio sul futuro del gruppo, privo di un gigante come lui. Mettiamoci pure che alla batteria non c’è più Lombardo e la band aveva scelto al suo posto Jon Dette, una specie di perenne sostituto che può aspirare al massimo a suonare decentemente i pezzi altrui, dotato di un carisma che rasenta quello di uno smacchiatore di giaguari, con lui prendeva definitivamente corpo un domani fatto di tour infiniti per fare cassa e poco altro.

E’ di ieri la notizia, riportata ieri sera sulla pagina Facebook di RAM, che al posto della riserva Dette sia subentrato in pianta stabile Paul Bostaph, anche lui uno specialista in sostituzioni, sebbene dotato di grande talento dietro le pelli. Bostaph non è nuovo in casa Slayer (a dire il vero manco Dette come vedremo), i più navigati ricorderanno che prese il posto di Lombardo dopo il suo primo vero divorzio con la band di King e co. All’epoca di “Divine Intervention” infatti Bostaph divenne quello che non doveva far rimpiangere Lombardo, in parte ci riuscì adattando il suo stile a quello del cubano e rimanendo ben saldo a degli stilemi che qualcun’altro aveva definito, dimostrando enorme tecnica e precisione. Ma durò poco, dopo il disco di cover “Undisputed Attitude” uscì dal gruppo per dare sfogo ai suoi istinti compositivi e sperimentali, fondando la band “The Truth about Seafood” che più che il nome di una band sembra un programma di cucina salutista. Venne sostituito per il tour da Jon Dette all’epoca già scaldaseggiolini part time.

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I Truth About Seafood e Bostaph. Non si capisce come mai non se li sia inculati nessuno.

Senza nemmeno pubblicare un disco con i TAS, Bostaph tornò negli Slayer, chissà forse spinto dalla saccoccia vuota. Il suo contributo stavolta durò più a lungo, prestando servizio per album come “Diabolus in Musica” e “God Hates Us All”, prima di abbandonare di nuovo il posto che fu di Lombardo, il quale lo sostituì con immenso giubilo da parte di tutti i fan, forse un po’ meno di tutti i membri del gruppo. Bostaph stavolta non fondò una band dal nome assurdo, ma entrò nei Systematic, un gruppo alternative che non conosceva nessuno, una qualità che valse al gruppo una carriera brevissima ed appena due dischi, di cui uno solo con il batterista “che non sta mai fermo in un gruppo che me pari Gene Hoglan”.

Mentre gli Slayer furoreggiavano ringalluzziti sui palchi di tutto il mondo, Bostaph entrò negli Exodus registrò il buon “Shovel Headed Kill Machine” resistendo un paio d’anni in formazione prima di lasciare il posto al rientrante Tom Hunting, al quale aveva tenuto caldo il seggiolino. Accasatosi con i Testament, diede il suo contributo per il disco “The Formation of Damnation” restando saldamente aggrappato alla sua batteria fino al 2011.

Fino ad oggi non si avevano molte notizie su di lui, a parte le date con gli Hail! dove si ritrova a suonare in un beffardo arabesco del destino, con l’uomo che sostituiva gente che puntualmente riprendeva il proprio posto, Tim “Ripper” Owens.

Un parallelo con Owens sembra quasi scontato, la sola differenza è che in alcuni casi il batterista ha lasciato per misteriosi motivi personali e non per far posto a chi aveva sostituito, ma rimane comunque uno che dopo aver lasciato la sua band “d’origine” ha sempre posato il culo su seggiolini altrui, adattandosi a fare ciò che gli veniva chiesto.

Ora è tornato, ma gli Slayer non sono più quelli di dieci anni fa e non solo per la scomparsa di Hanneman. Basterà la sua immensa professionalità a tenere vivo un gruppo che pare sempre più avvitato sulle proprie glorie passate e che continua a girare il mondo tirando a campare proponendo i soliti pezzi?

E chi lo sa…ma fra tutti i sostituti e riserve quello che fa più tenerezza è Dette, il galoppino della doppia cassa.

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Va che uomo Dette, l’Oscar Pettinari della batteria.

La “leggenda” di Tim “Ripper” Owens


In una piccola cittadina dell’Ohio, stato ameregano che confina con l’Ahio, cresce un ragazzetto con la passione per il Metallo. Dotato di corde vocali sopraffine, comincia a cantare con un gruppetto Thrash con il quale incide solo una demo,  per poi entrare nel gruppo “Winter’s Bane” col quale inciderà un album “Heart of a Killer” nel 1993. Il gruppo curiosamente suonava prima i propri pezzi originali, poi una pausa e si trasformava in band-tributo ai Judas Priest dall’ovvio nome di “British Steel”, con tanto di vestiti e imitazioni varie.

E da lì a qualche anno si realizzò la fortuna di Owens, andando a ricoprire il posto di cantante nel gruppo orfano di Halford. Le prime immagini di questo regazzetto con la “leccata di vacca” in testa fecero subito (il “subito” degli anni’90 non di oggi) il giro tra i Metallari, i quali non sapevano bene cosa aspettarsi. Tipton&Downing  pompavano la sua storia di fan che aveva realizzato il desiderio di cantare con la sua band preferita, si affannavano anche ad affermare che tutti avrebbero avuto una grande sorpresa…
judas-priest-photo-vocal-tim-ripper-owens-years_20120726_1939987909E fu davvero una sorpresa per tutti! Ripper cantava a meraviglia e il ritorno dei Priest fu accolto benissimo fra i fan intelligenti. Da subito Tim divenne “Ripper”, soprannome che gli fu dato per l’audizione con la quale aveva sbaragliato concorrenti blasonatissimi, fra cui Ralph Scheepers, così sicuro di farcela che aveva anche messo su un gruppetto con cui suonava le cover dei Priest per allenarsi al ruolo che avrebbe ricoperto. Invece fu trombato dal giovanissimo Owens, il quale mostrò a tutti che Tipton&Downing non erano rincoglioniti o esagerati nelle enfatiche dichiarazioni su di lui.

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Un esempio delle scelte estetiche di Ripper sulla copertina di un numero di MH che potrebbe finire tra gli Archivi Metallari. La faccia di Scott Travis  la dice lunga…

Ripper cominciò a farsi fotografare con pacchianissime magliette da hockey, cappellini e pantaloni larghi.  I fan più tradizionalisti, già provati dall’ indurimento di Jugulator, venivano messi di fronte ad un regazzetto che non aveva la divisa ufficiale “leather and metal” e a “Demolition”, un disco che conteneva alcuni tra i pezzi più indicibili mai registrati dalla band inglese. Serpeggiava sempre più forte la diceria di un ritorno di Halford, cosa che avvenne dopo il tour di supporto per l’ultimo disco. La favola di Owens sembrava finita, fuori dalla band che lo aveva tirato fuori dal semi anonimato, sostenuto quando c’erano stati attacchi insensati dimostrando di credere nelle sue indubbie qualità.  Purtroppo non era più così, aveva conosciuto il sapore della cacciata per la prima volta, ma invece di disperarsi o sparire dalle scene,  trovò subito un nuovo posto con gli Iced Earth, anche loro alle prese con una defezione importante come quella di Barlow. E qui cominciò la sua leggenda…e la sua strana carriera.

Venne trombato di nuovo dopo due album affatto memorabili per far posto al rientrante Barlow, una coincidenza che sapeva di beffa. Nel frattempo disponendo di più tempo libero e volendo finalmente mettere liberamente le mani sul materiale da registrare, aveva tirato su  i Beyond Fear  con alcune vecchie conoscenze dei Winter’s Bane. Il disco era un canonico Metallo ignorante, che si dimenticava troppo in fretta nonostante la prestazione vocale sempre notevole.

Il tempo di farsi cacciare anche da Malmsteen dopo due album (questa se l’è un po’ cercata diciamocelo) e “Ripper” decide di fare tutto da solo,  basta con le sostituzioni di lusso. Nasce la band che porta il suo nome, anche qui aiutato da vecchi e nuovi amici, ma il risultato è uno scialbo dischetto di Metal che sa di già sentito. Da qui in poi si butta in mille collaborazioni, comparsate e gruppi che fanno cover altrui, manco fosse l’ultimo dei cantanti esordienti. Gli Hail!, i Dio Disciples diventano una fonte costante di guadagno per Owens che campa anche sponsorizzando la bevanda energetica “Monster”.

Non è finita però, insieme a Richard Christy e Steve di Giorgio mette su i “Charred Walls of the Damned”,  autori di un buon esordio e di un secondo album scandalosamente noioso.

Questa è la leggenda di Ripper, nato dal nulla si è ritrovato in realtà che lo hanno sfruttato e gettato via quando non serviva più, non riuscendo mai a sfruttare le sue indubbie qualità di cantante per più di due dischi con la stessa band.  La leggenda si fa tragedia quando quando mette mano alla penna, dimostrando che essere bravi a cantare non significa affatto sapere scrivere bella roba. Ripper riusciremo mai a sentirti cantare pezzi meravigliosi come su “Jugulator”? O ci dovremo accontentare del passato?

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Born to be trombato

Cinque Metallari al Cinema, dentro al film non in platea.


Quante volte avete visto un film e dentro c’erano dei riferimenti più o meno espliciti al Metal? Parecchie ovvio, ma ci sono occasioni in cui non è solo un poster dietro un muro o una citazione nei dialoghi a portare il Metallo dentro la pellicola, è capitato spessissimo che dentro il film ci sia proprio il Metallaro in carne ed ossa. Un musicista, un componente di qualche band o il gruppo al completo, non uno vestito come ogni luogo comune che vi viente in mente. In questa prima raccolta andremo a scoprire quanti e quali Metallari abbiano dato vita a loro stessi o a dei personaggi in un film. Prego, non rompete i coglioni co’sta plastica delle merendine e non cominciate a sgranocchiare come dei roditori che inizia la rassegna.

1.Alice Cooper

Alice Cooper è un po’ il Marlon Brando del Metallo, avendo interpretato in numerose pellicole sia dei personaggi che se stesso. Non si contano i camei in show televisivi, serie Tv e appunto al Cinema. Comincia con la parte di un Cameriere nella commedia musicale Sextette del 1978 un film che non hai mai visto, ma fidiamoci del Moviedatabase.

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Sempre nel 1978 partecipa all’adattamento cinematografico del musical “Sgt. Pepper’s Lonely Hearts Club Band” ispirato a sua volta all’album dei Beatles. Odiando i musical anche questo non lo vedrai mai con buona pace dei Bitolz. Nel 1984 è il protagonista del film “Monster Dog-Il Signore dei Cani” per la regia di Claudio Fragasso, uno di cui è meglio non sapere troppo, fidatevi. Alice è carismatico ma il film fa vomitare. f-monsterdog3Nel 1987, arriviamo al miglior film girato da Alice, “Il Signore Del Male” capolavoro di John Carpenter . Alice Cooper interpreta un barbone minacciosissimo e silenzioso che attende il ritorno del signore che da  il titolo del film. Se non l’aveste mai visto fatelo subito. Cioè appena finito di leggere il post.pod_shot5l 1991 e altro film horror :”Nightmare 6:La fine” dove il cantante interpreta niente meno che il papà di Freddie Krueger in un piccolo cameo.NIGHTMARE_ON_ELM_STREET_PART_6DVDLIB0980  L’anno successivo fa una comparsata interpretando se stesso nel film “Fusi di Testa” che registrasti solo per vedere lui, perchè Mike Myers lo odi dal profondo. E il film è una puttanata.49603Passano dieci anni e nel 2001 Alice partecipa a “Horror in the Attic”  una pellicola di cui non conoscevi nemmeno l’esistenza e di cui non sai dire di più. Nel 2009 interpreta un barista nel film “Suck” una commedia horror a base di vampiri  abbastanza trascurabile. kan-emiciUltimo capitolo della vita cinematografica di Alice Cooper è “Dark Shadows” del 2012, ad opera di Tim Burton. Alice interpreta se stesso negli anni 70, alle prese con un concerto organizzato nella magione del vampiro Depp. Questo lo consigli caldamente invece, non solo per le battute di Depp durante il concerto.

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Ringiovanito grazie alle magie digitali  e un bel po’ di tinta per capelli

2.Ozzy Osbourne

Il buon vecchio zio Ozzy ha ammorbato e continua ad ammorbare la Televisione ameregana ma al Cinema ha dato poco.  Nel celebre “Morte a 33 giri” supercult horror degli anni 80,  si cimenta nell’interpretazione del reverendo Gilstrom un fulminato predicatore che vuole eliminare il Metallo perchè portatore del Demonio sulla Terra.

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Nel 2000 compare nel film “Little Nicky:Un diavolo a New York” trascurabile commedia in cui Adam Sandler è un figlio del demonio e parla come un ritardato. Ozzy funge da luce guida del protagonista nel finale e stacca con un morso la testa ad un pipistrello. Ozzy-Osbourne-s-jewelry

3.Ian “Lemmy” Kilminster

Il baffone di Lemmy compare nel film “Hardware” un gioiellino nascosto uscito nel 1990, di cui si parla meglio qui e qui, dove interpreta un tassinaro.screenshot.26 Nel 1994 nello strampalato “Airheads:Una band da lanciare” Lemmy compare per qualche secondo facendo una “scabrosa” rivelazione.tumblr_ktqzswFlon1qzhiqwo1_1280 Particolarmente divertente il momento in cui Steve Buscemi chiede:”chi vincerebbe in un incontro tra Dio e Lemmy?” Se non conoscete la risposta dovreste vederlo. O riascoltare tutta la discografia dei Motörhead per arrivarci da soli. Breve cameo anche in “Curse-La maledizione” film del 2005 che non hai mai visto. Lemmy inoltre ha presenziato in alcuni film della Troma.

4.Lars Ulrich

Il “nanetto danese” ha il ruolo di se stesso nella divertentissima commedia “In viaggio con una Rockstar” con Jonah Hill e Russel Brand. Lars è il compagno dell’ex-moglie del protagonista, con il quale ha un rapido scambio di battute. Guardatelo, non per la presenza di Ulrich, ma perchè vi sfonderete dal ridere. Garantito.

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Lars nel suo completino da “rocker borghese”

5.Cannibal Corpse

Come dimenticare i CC con la formazione originale che si esibiscono in “Hammer Smashed Face” nel film “Ace Ventura:L’acchiappanimali”  del 1994?   Nel caso agevoli un video, che la foto non rende.

Non è finita qui, altro post sull’argomento più in là…

Cinque dischi brutti che non vorresti mai possedere, purtroppo invece…


E’ molto difficile al giorno d’oggi buttare via i soldi per un disco brutto, tra anteprime in streaming e  assaggi più o meno “leciti”. L’acquisto non è più affidato al “cuffione” in negozio, dove solo per far partire un disco spesso era necessario fare la figura degli imbecilli con i commessi:”Scusi, ma come mai non parte?”. “Devi scanzionà er codice a bare, quello de dietro ar ciddì, ecco così…”. Dietro quella ruvida gentilezza si nascondevano pensieri tipo “ammazza che cojone…ancora nun te sei imparato, eppure stai tutti i giorni qua a rompe er cazzo…”, pensieri che filtravano chiaramente dagli occhi poco compassionevoli e stanchi del tipo, disturbato dal suo errare inutile ma retribuito fra gli scaffali.

Una scena sempre più rara…scommettiamo che a questa il commesso le faceva pure una recensione al volo?

Ma se oggi è difficile  spendere dei soldi per un disco brutto, non significa che non possa capitare mai più. Avete presente quelle volte che avete pre-ordinato un disco a scatola chiusa perchè aspettavate frementi il ritorno della band che non registrava un disco da venti anni? Oppure perchè di quel gruppo comprereste anche le intercettazioni telefoniche con i parenti? Poi ascoltate, inorridite e passate ad altro, col cuore pesante e il portafogli più leggero.

Anche a te è capitato molte volte, basta leggere qualche recensione negativa qui su R.A.M., nonostante tu non sia uno pronto alla critica facile, la roba inascoltabile rimane tale.

In questo post, cinque dischi che hai acquistato e si sono rivelati davvero brutti , facendoti rimpiangere il denaro perduto per questa monnezza, soprattutto in questi tempi di magra.

I dischi elencati sono i primi cinque che ti sono venuti alla mente guardando la tua collezione, purtroppo non sono i soli che meriterebbero un posto in questo scritto.

1.Demons &Wizards

Il progetto parallelo di Hansi Kursch e quel “simpaticone” di Jon Schaffer pubblicato nel 1999, non lo ascolti da un decennio circa, lo trovi noioso e privo di interesse. Purtroppo per colpa dell’entusiasmo successivo al Gods of Metal del 2000, dove  i D&W suonarono prima dei Maiden, comprasti questo ibrido sciapissimo di Iced Earth e Blind Guardian, con Kursch che in studio cantava pure discretamente. Poi riguardando i video dell’esibizione su Tmc2, la verità che non avevi colto  assistendo al concerto, venne fuori dirompente. Kursch era afono e semi-sfiatato. Già allora. Riascolterei solo i primi due pezzi, ma proprio se dovesse capitare…

Prova n°1:

2.Tim “Ripper” Owens- Play my game

Lo sappiamo tutti, una volta fuori dai Priest il bravo Tim ha collezionato pochi dischi davvero memorabili. Tu hai sempre avuto un debole per la sua voce e questo disco solista, che hai pure recensito con manica troppo larga, è un mattone sullo stomaco. Troppo anonimo, pochissimi guizzi e i brani sono tutti lentissimi, stancanti. L’ultima volta che lo hai messo su lo hai dovuto togliere verso la metà, esasperato. A Ripper gli vuoi bene, ma questo disco sarebbe stato meglio sullo scaffale che a casa mia.

Prova n°2

3.Chrome Division- 3rd Round Knockout

Un disco che hai comprato perchè quel giorno non ti andava di andartene a mani vuote dal negozio. Era estate, quando gli scaffali restano impietosamente identici settimana dopo settimana, le uscite si diradano fino a raggiungere il nulla, proprio come i capelli di Dallas Toler-Wade, e questo disco ti ha invogliato solo perchè era l’unico che non avevi già acquistato. Insomma c’era Shagrath alla chitarra, le recensioni non le avevi lette…ma sì prendiamolo. Un hard rock fintamente grezzo, brutto oltre ogni limite  (per i dettagli è recensito qui) che ti ha fatto rimpiangere quei venti sacchi sudati.

Prova n°3

 

4. Cryptopsy-The Unspoken King

Se ne parlava qualche giorno fa del ritorno dei Cryptopsy a qualcosa di sensato, ed ecco che dalla tua collezione ha fatto capolino la pietra dello scandalo. Questo lavoro di “vorremmo essere deathcore per fare un po’ di grana” ce l’hai perchè quando decidesti di conoscere per bene i Cryptopsy cominciasti dall’album sbagliato, anche perchè in negozio c’era solo quello: prendere o lasciare. Ho preso il disco e una discreta inculata. Vedi che vuol dire essere ignoranti?

Prova n°4

 

5.Pestilence-Doctrine

Una circostanza che ricorre spesso, dare fiducia ad un nome storico che ha un posto speciale nel tuo cuore. I Pestilence dei bei tempi sono tra le tue band preferite, questo ti ha portato a prendere questo obbrobrio senza pensarci due volte, recensendolo poi tra l’affranto e l’incazzato. E pensare che avevi già preso quello prima, un avvertimento mica male che hai ignorato, preso dalla speranza di ascoltare qualcosa di buono da Patrick “Fratelli d’Italia” Mameli. Così non è stato e ‘sto “Doctrine” è l’ultima cosa  dei Pestilence comprata senza pensarci un attimo. Che mica sei qui a mantenere Mameli…

Prova n°5

 

E voi ce li avreste cinque titoli a caldo di dischi per i quali vorreste i soldi indietro? Come sempre nei commenti siete liberissimi di condividere il rimpianto per gli Euro sprecati, anche senza foto, che ti fidi.