Artillery- Penalty by Perception


400x400Recensire un disco degli Artillery è una trappola, si rischia di andare fuori dal contesto per lanciarsi in anatemi contro i Metallari sordi che non danno il giusto peso a questo gruppo immenso e bistrattato dai più. Il classico gruppo di culto che continua imperterrito a pubblicare album incredibili senza essere considerato alla giusta maniera. I Danesi forse ci avranno fatto il callo alla condizione di “belli per pochi”, eppure a me viene sempre da pensare che se una band come loro non ha fatto il botto qualcosa di sbagliato ci sia. Magari le copertine orripilanti che hanno scelto per i loro primi dischi avranno avuto il loro peso, oppure sarà stato il cantato particolare e personalissimo del loro vecchio cantante Flemming Rönsdorf ad allontanare molte orecchie dal loro sound.

Ecco, visto? Ci sono caduto anche io.

Gli Artillery del post-reunion hanno sempre pubblicato dischi all’altezza dei loro esordi, ma questo “Penalty by Perception” è quanto di più fresco e grandioso che si potesse desiderare. Il loro Thrash tecnico e brutale, con occhio al Metallo Classico e alle melodie, si riversa impietoso sull’ascoltatore causando immediate reazioni di “headbanging coatto”, mentre feroci riffate grattugiate sollevano ondate di adrenalina, rianimando i vostri cuori sopiti da troppe revival-bands senz’anima. La capacità immensa che hanno i Danesi nel costruire i brani sfruttando una costruzione classica e facilmente assimilabile, permette loro di sbizzarrirsi con gli strumenti, senza mai strafare, formulando una specie di bignami per tutti coloro che vogliono suonare materiale tecnico che sia ascoltabile e coinvolgente. Perchè puoi suonare tecnico quanto vuoi, ma se non riesci a scrivere un pezzo decente dove vuoi andare?

Pur mantenendo una solida base nel Thrash più classico, l’album riesce a coinvolgere e a sorprendere fino alla fine, cosa rara in un genere che era inflazionato già a metà anni 90. Non si sente quella puzza di già sentito, quel vecchiume che ci piace solo perchè ci ricorda i bei tempi andati. E no, gli Artillery non fanno leva sull’effetto nostalgia, loro che potrebbero gridare “Old School” da tutti i pori.

Oltre alle ottime trame musicali, sono rimasto colpito anche dall’intensa prova del cantante Michael Bastholm Dahl, entrato in formazione già nel precedente “Legions” (2013). E’ un piacere tornare a sentire del Thrash con uno che canta pulito, non ricordavo nemmeno come potesse essere efficace, quando fatto a modo.

Una botta di vita quest’album, non potrete resistere davvero alle legnate donate a profusione da questi ormai più che maturi giovanotti. E per una volta, non snobbateli, giudicateli senza curarvi della copertina.

Tracklist:

01. In Defiance Of Conformity
02. Live By The Scythe
03. Penalty By Perception
04. Mercy Of Ignorance
05. Rites Of War
06. Sin Of Innocence
07. When The Magic Is Gone
08. Cosmic Brain
09. Deity Machine
10. Path Of The Atheist
11. Welcome To The Mind Factory
12. Liberty Of Defeat (bonus track)

Voto:

3stellee mezzo!

ff

“Domenica ce ne andiamo a pesca?” 

 

10 Foto ridicole di gruppi Thrash Metal


E’ innegabile, il Black si presta molto di più al ridicolo e alle foto imbarazzanti e il successo del post Le Dieci foto più ridicole del Black Metal”  lo dimostra. Ma si trovano belle perle anche in altri generi, così sondando la memoria e Internet hai cercato le foto ridicole di gruppi Thrash Metal, un genere che le foto ridicole le fa di proposito. L’ironia non manca mai, e di solito non ci sono robe imbarazzanti come nel Black, eppure qualche scatto tremendo si rimedia sempre. E andiamo a vederli, prima che vi “ammoshate” troppo…

10.Messa in piega

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I Metallica fine anni ottanta non li toccava nessuno, ma loro cominciavano a piegarsi a novanta per qualche dollaro in più. O almeno in questa foto così pare…

9.Non dirmelo, non ci credo

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Dici Metallica e tàc, subito dopo arrivano i Megadeth. Questo scatto imbarazzante parla da solo, con Friedman già con la testa da un’altra parte ed Ellefson sordo con la faccia da Scrooge. Quello a destra invece, non se lo ricorda nessuno.

8.Bassezze Thrash

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Uno scatto malriuscito per i Dark Angel che il fotografo sceglie di mostrare come dei nani da giardino. E loro zitti sotto.

7.Il coro dell’Antoniano in salsa Ruhr

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…questo sembrano i Kreator in questo scatto merdaviglioso. Pensate a chi si è appeso in camera questo poster, con Rob Fioretti che gigioneggia come Cristina D’Avena e Ventor che sembra essersi fumato un pilone dell’autostrada.

6.Nessuno mi può giudicare!

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Si sa che il Tom Angelripper degli esordi avevo il famoso caschetto alla Caterina Caselli, ma perchè non ribadirlo?

5.Dopolavoro 

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I fisicatissimi Crysys posano sul retro dei Mercati Generali, dove sono impiegati come accatastatori di cassette vuote.

4.Slayban

ff

Lo svogliatissimo Araya e gli occhiali da cecità sciistica per Lombardo e King oscurano gli occhialetti alla Audrey Hepburn del povero Hanneman.  Una foto che potrebbe ben figurare su un numero di Insanity Fair…

3.Insieme per vincere

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Partiamo da sinistra, con i “baffetti da metallaro tedesco” e gli occhialoni, il gilet stretto con i lacci delle scarpe, un coltello appeso al collo ed infine una comodissima imbragatura di catenelle.  Sufficiente per meritarsi la terza piazza?

2.Una band “compassata”

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Direttamente dalla Malesia, i Violator!! A gambe larghe e con le facce convinte, sfoggiano sicurezza e cattiveria. Soprattutto il tipo a destra, assonnato come un metronotte a mezzogiorno.

1.By the power of the armpit!

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A proposito di baffi, come reistere a quelli del chitarrista dei Paradox? Un posa alla Donkey Kong per svaporare le ascelle commosse, i cui effluvi scatenano la follia nei tizi dietro. Quello con gli spandex zebrati mette le mani sul basso come se fosse un mattarello, il tizio a destra fa il gesto col pollicione per tranquillizare il fotografo, mentre il viso è deturpato dalla sofferenza. Il batterista invece, ha ancora ossigeno, sicuro sul suo cumulo di tegole e calcinacci.

 

Bonus:

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Il vento nei capelli, ordine descrescente e pose convinte. Gli Hirax sì che sanno il fatto loro!

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Mark Osegueda al centro in tenuta da santone-ipnotista e intorno i compari pronti a riscuotere il denaro di qualche gonzo.

Quel Rude Venerdì Metallico /87: Thrash ‘til Death. Si ma…


E’ tornato più forte che mai il Thrash Metal come si faceva un tempo:chitarre serratissime, assoli iperveloci, batteria potente e voce graffiante. E’ tornato  senza cambiare una virgola, tradendo le sconquassanti origini di musica scardinatrice della tradizione delle grandi band anni 70/primi 80, rivoltando per sempre il modo di fare Metallo delle band a seguire.

Oggi non ha più quella valenza rivoluzionaria e distruttiva ad ogni costo, nonostante l’oggettiva aggressione cieca che moltissime band di emuli giovanissimi ci mettono dentro, il Thrash è ormai codificato e piuttosto prevedibile. I giovani gruppi che hanno dato vita al revival si sono limitati a prendere l’eredità che le miriadi di band negli anni passati ci hanno lasciato, evitando accuratamente di renderla personale ed anche i più dotati nel songwriting  sguazzano beati nel solco dell’ortodossia di genere.

Prendete che so, i Warbringer. Hai tutta la discografia e ti piacciono pure, ma praticamente sono i Demolition Hammer con suoni moderni. Sono al terzo disco e non si son mossi da quelle coordinate. Oppure gli Hatriot, la nuova band di Zetro Souza che quei tempi li ha vissuti in pieno. Un disco devastante, che recensirai a breve, ma niente che si lasci ricordare o che stupisca. Non c’è nulla di diverso dai suoi vecchi Exodus se volete metterla facile. Un gruppo della nuova ondata, nonostante l’indubbia energia che spesso riesce a trasmettere  è sempre qualcosa che sai già come va a finire, come vedere il remake di un film che ci è piaciuto tantissimo: sarà pure in altissima definizione, con effetti speciali da milioni di dollari, ma è sempre lo stesso film, spesso addirittura peggiore(anzi non parliamo di remake altrimenti ti si ingrossa il fegato).

Sarebbe bello vivere un momento di sana rivoluzione sonora come fu quella del Thrash Metal, ma sembra sempre che ogni spallata, ogni movimento in una direzione nuova, venga affogato da chi pensa alla tradizione come unica espressione possibile. La tradizione intoccabile ci renderà tutti come i nostri nonni che cantavano sempre i soliti tre o quattro stornelli con la base identica, diventeremo folkloristici come quei signori nella foto in fondo alla recensione dell’ultima vaccata degli Amaranthe, solo con i jeans aderenti e le toppe sul giubbotto.
Lo ammetti, il Thrash-revival ti fa lo stesso effetto di quello del Metal Classico di cui si parlava qualche venerdì fa, forse è solo meno fastidiosa quella sensazione di precoce vecchiaia trasmessa da quei ragazzi che scelgono di imitare e basta. Però c’è sempre…

 

 

Evile- Five Serpent’s Teeth


Il 5 Ottobre di due anni fa veniva a mancare improvvisamente il bassista del gruppo Mike Alexander, colpito da un’embolia polmonare  e dopo lo shock, la voglia di tornare alla grande onorando l’amico perduto è stata una molla determinante per i fratelli Drake e per il batterista Ben Carter.

E non potevano onorare Mike in maniera migliore:  “Five Serpent’s Teeth” è un album che spazza via il precedente e fin troppo di maniera “Infected Nations”. Infatti rispetto al suo predecessore i brani sono più distinguibili da quanto fatto da altri in passato: la forte devozione ai grandi nomi del Thrash rimane, ma si mescola ad una sempre più forte identità del sound Evile, evitando al gruppo di affogare nel mare dei riciclatori di riff  che abbondano al giorno d’oggi. I ritornelli sono facilmente assimilabili, ma non aspettatevi rivoluzioni -core e marmellate di stucchevoli coretti da stadio, gli Inglesi pestano duro fracassando i timpani con le improvvise accelerazioni che faranno la gioia dei Thrashers d’annata, con tanto di riff incazzosi e assoli scartavetranti. E se la voce piena di Matt Drake vi ricorda parecchio quella di Hetfield godetevela, perchè senza tutti quegli “yeah!” e “Ah”  finali (tipo Bitch-aH! Mast-AH! Ice-AH!), si sta meglio.  Il suono è pulito e dinamico, opera di Russ Russell,  producer che aveva già lavorato con il gruppo su “Infected Nations” e la copertina non è affatto male, nonostante assomigli ad uno sticker da casco per la MotoGP.

Tutto perfetto? Beh no…

“In Memoriam” nonostante le buonissime intenzioni resta un brano bruttarello,  noioso e poco coinvolgente. Pare scontato affermare poi che in alcuni passaggi si scorge qualche “somiglianza” con i riff dei ‘Tallica periodo “And Justice…” e alcuni “gratta gratta la chitarra” stile Overkill, ma son dettagli che non inficiano un disco che spacca e riesce a smuovere anche il più pigro dei Metallari(tipo il sottoscritto).

Gli Evile si confermano, insieme ai Warbringer*, la migliore band delle nuove leve del Thrash.

Tracklist:

1. Five Serpent’s Teeth
2. In Dreams Of Terror
3. Cult
4. Eternal Empire
5. Xaraya
6. Origin Of Oblivion
7. Centurion
8. In Memoriam
9. Descent Into Madness
10. Long Live New Flesh

Voto:

L’assaggio per FST è il midtempo spacca-collo “Cult”!

Matt Drake(2° da sin.):"Questa è la migliore faccia da soggetto che riesco a fare."

*recensione per il loro “World Torn Asunder” presto dalle nostre parti.