Dark Tranquillity-Construct


dtconstructAmmettiamolo, “We Are the Void” sembrava volerci avvisare che i Dark Tranquillity cominciavano a perdere pesantemente colpi. Un album che pur non essendo pessimo o inascoltabile, era poca cosa rispetto alle gemme della discografia del gruppo. Dopo un lunghissimo e trionfale tour, di cui hai gustato la prestazione memorabile nellla  data romana, dopo la fuoriuscita del bassista Daniel Antonsson poco prima delle registrazioni, arriva “Construct” a cancellare ogni dubbio sulla formazione Svedese, ribadendo il valore assoluto di questi musicisti.

Consci che qualcosa cominciava a rompersi, si sono impegnati a rimescolare di nuovo il loro sound pur rimanendo riconoscibili, inseguendo l’obiettivo di riuscire a picchiare e a stupire nell’album più vario dai tempi di “Projector”.

Il disco è una botta incredibile, i brani sono cupi e intrisi di una tristezza profonda, segnati da melodie che sembrano uscite da un film gotico in bianco e nero, lontane dalle banalità chitarristiche della scena Melo-Death o dalle tamarrate adolescenziali degli In Flames. I brani sono quasi tutti opera di Sundin e Jivarp, invece del solito Martin Henriksson, impelagato in studio a ricoprire anche il ruolo di bassista (ancora vacante), elemento che aggiunge freschezza e riporta quell’imprevedibilità che era scemata nel corso di questi ultimi anni.

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Non pensate a “Construct” come ad un disco pesante da digerire, si lascia ascoltare in maniera quasi ridicola, la vera complessità dei pezzi si nasconde solo al primo impatto e all’orecchio meno attento, ma basta cercarla per sprofondarci ad ogni ascolto, aumentando la meraviglia e l’apprezzamento per questo lavoro ogni volta un po’ di più.

Non fa per i Dark Tranquillity essere copie di se stessi e andare avanti con le rassicuranti metodologie di copia/incolla che troppi gruppi prima o poi attuano, scelgono di mettersi in gioco e provare a reinventarsi senza tradire la propria natura.  Una volontà completamente raggiunta con questo meraviglioso disco.

Sciapò!

 

Tracklist:

01. For Broken Words
02. The Science Of Noise
03. Uniformity
04. The Silence In Between
05. Apathetic
06. What Only You Know
07. Endtime Hearts
08. State Of Trust
09. Weight Of The End
10. None Becoming

Voto:

4stelle

L’assaggio del disco: “For broken Words”

 

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Stanne in versione “a che ora passa l’autobus?”

Hardcore Superstar- C’mon and take on me


hardcore-superstar-Cmon-Take-On-Me-2013Ti poni la stessa domanda ad ogni disco che pubblicano:”ma come fanno?” Non riesci a capire come possano essere così bravi nello scrivere canzoni tanto coinvolgenti ed “acchiappanti” senza sbagliare quasi mai. Imbroccano da anni lavori notevoli, sempre in bilico tra la caciara sgangherata e la finezza dell’Hard più duro. Da quando li hai conosciuti non li hai più mollati,  il primo incontro con loro fu il video di “Shame”, un tripudio di risate su un pezzo fantastico. Da allora hanno fatto molta strada e molte scelte giuste, tipo quella di non proseguire con le morbidezze sciape di un disco mediocre come “No Regrets”, perdendo un pezzo importante come il chitarrista “Silver” dalla formazione originale, sostituito dall’energico Vic Zino.

E seppure non cambi molto dagli ultimi dischi, gli HS divertono e fanno divertire come nessuno, azzeccando il riff, la melodia e il ritornello che ti si pianta subito nella cervice. Lungo tutto il disco ci si diverte assaporando il vero gusto del “rocchenrolle” come si faceva una volta, quando i dischi non erano un monoblocco di canzoni simili fra loro. Non bastasse poi la bravura nello scrivere i pezzi, ci pensa la voce di Jocke Berg ad elevare ancora di più la musica degli HS, riconoscibilissimo ed espressivo come sempre.

Ad un primo ascolto “C’mon…” è un disco meno diretto e con meno Metal rispetto ai suoi predecessori più recenti, ma conferma le grandi qualità di questi Svedesi. Forse il loro apice lo hanno già raggiunto, ma finchè si continua su buoni livelli perchè dargli addosso?

Tracklist:

01. Cutting The Slack 
02. C’mon Take On Me 
03. One More Minute 
04. Above The Law 
05. Are You Gonna Cry Now 
06. Stranger Of Mine 
07. Won’t Take The Blame Part 1 
08. Won’t Take The Blame Part 2 
09. Dead Man’s Shoes 
10. Because Of You 
11. Too Much Business 
12. Long Time No See

Voto:

3stelle

L’assaggio del disco:”Above the Law”

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Grand Magus- The Hunt


Si legge spesso da queste parti quanto non conti sempre la ricerca dell’innovazione, della novità a tutti i costi, quanto il sapere scrivere buoni brani con quello che si conosce bene. Una scusa buona per molti che in nome di una presunta difesa di valori, si arroccano dietro una pigrizia ed una staticità compositiva che fa male a loro ed al Metallo. Certo, l’equilibrio delicatissimo tra evoluzione e mantenimento della propria identità non è semplice da raggiungere, anzi è più simile ad una chimera che ad un obiettivo possibile. Eppure qualcuno, sempre più di rado, centra l’ardua impresa. E i Grand Magus sono tra  questi.

Gli Svedesi hanno il dono di riuscire a suonare attuali e freschi con un sound che ha più di trent’anni, cambiando quel poco che basta per non sputtanarsi e rimanere fedeli al Metallo più puro, senza sembrare dei talebani ammuffiti dentro una caverna.

“The Hunt” è infatti un nuovo meraviglioso capitolo della storia di un gruppo che sembra non sbagliare mai, dotato di una passione genuina ed una capacità di scrittura sopra la media. Il disco è ricco di melodie , grinta ed un epicità che certi “alfieri dell’epica”si sognano, un risultato ottenuto con le basi del “mestiere”:chitarra, basso e batteria. Un ritorno alla sostanza vera che si mangia la forma inutile ed affettata di moltissimi dischi odierni.

“Starlight Slaughter” ed il suo arpeggio pericolosamente simile a quello di “Wild Child” degli W.A.S.P. apre il lavoro più scorrevole che i Grand Magus abbiano mai scritto, cifra perfetta del Metallo nella sua accezione più sincera. E’ impossibile non rimanere conquistati dalle canzoni che si susseguono tra schitarrate veloci e momenti ricchi di atmosfera, se non amate ‘sto disco è difficile che abbiate capito cosa significa essere Metal. Oppure l’avete dimenticato persi dietro a chissà quale moda…

“The Hunt” è una lezione per tutti, una specie di sveglia, come a dire:”dove cazzo state andando?”.

Un disco da possedere prima che sia sera, fosse solo per quella copertina meravigliosa.

Tracklist:

01. Starlight Slaughter 
02. Sword Of The Ocean 
03. Valhalla Rising 
04. Storm King 
05. Silver Moon 
06. The Hunt 
07. Son Of The Last Breath 
08. Iron Hand 
09. Draksådd

Voto:

L’assaggio del disco:”The Hunt”

“TU! Tu devi ascoltarci! E basta!”