Quel Rude Venerdì Metallico /128: Loomis, quello che fa cantare la chitarra


L’occasione per parlare di nuovo di Jeff Loomis viene dal recente ascolto del suo progetto “Conquering Dystopia”, una “studio-band” messa su dal biondo ex-Nevermore (piangete pure) insieme al chitarrista Keith Merrow, coadiuvati da Alex Webster dei Cannibal Corpse e dal batterista Alex Rüdinger, ex-un sacco di gruppi ma oggi in pianta stabile nei The Faceless, gruppo Tech Death da leccarsi le orecchie, per usare l’espressione che ripeteva anni fa quel pirla di Greggio. Il loro è un progetto strumentale, senza alcun cantato nei dodici dico dodici pezzi del disco, una scelta precisa che restringe immediatamente il campo dei potenziali acquirenti. Sì perchè per molti l’assenza di un cantante è un vero e proprio handicap, una mancanza imperdonabile per godersi del buon Metallo. Ma proprio qualche giorno fa, abbiamo visto che un cantante poco capace può essere molto peggio che non averlo affatto.

Se è vero che anche tu preferisci sempre ascoltare musica con il cantato, è indiscutibile che quando un musicista fa parlare come si deve la propria musica, ascoltare un intero album strumentale è assai gratificante. E Loomis è uno che può permettersi di azzardare, come ampiamente dimostrato nei suoi due lavori solisti, tra i pochi dischi esclusivamente a base di chitarra che digerisci. La musica dei Conquering è interessante, bella da ascoltare e ricca di note come non vi potete immaginare e, cosa fondamentale,  i pezzi sono costruiti in modo da non avere quella sensazione di ascoltare delle basi su cui qualcuno ha dimenticato di sovrapporre la traccia vocale.

Il cruccio è che sarebbe bellissimo ascoltare di nuovo Loomis dentro un contesto diverso dopo una tale sbornia strumentale, dentro una bella band come si deve,  con un cantante e tanto Metallo. Non per essere polemici a tutti i costi, questi dischi per far vedere che suona da fenomeno ti piacciono, ma perchè non mettere su un bel gruppone? Ha paura di trovarsi a collaborare con un cantante capriccioso e beone? Possibile che sia spaventato a tal punto dal suo passato rapporto con Dane da non volerci riprovare?

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Domande che come al solito non avranno risposta, ma che ti poni spontaneamente mentre ascolti di nuovo questa strana creatura dei Conquering Dystopia, indubbiamente una bella ma impegnativa esperienza da fare: se non potete fare a meno di una voce ed uno schema fisso lasciate perdere, vi scassereste le ginocchia dopo dieci minuti.

Devi ammettere che un album strumentale richiede molta più dedizione di uno “normale”, la musica va assaporata e seguita ad ogni variazione, ogni saliscendi e cambio di tempo è unico e una volta perso si deve ricominciare da capo il pezzo se si vuole riascoltarlo. Niente forma canzone con parti che si ripetono e che entrano in testa, la varietà e la mutevolezza dei pezzi richiedono concentrazione durante l’ascolto ed è difficile ricordare tutto, specie dopo ascolti distratti. Insomma, lo strumentale va bene, quando è concepito nel modo giusto, ma sempre e comunque a piccole dosi, non c’è niente da fare.

E voi? Amate gli album strumentali? Vi intriga  ascoltare Loomis che smanica in lungo e in largo in ottima compagnia oppure preferite tornare ad ascoltare “The Politics of Ecstasy”?

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Questa? Non c’entra un beneamato, ma si adatta bene no?