Before The Dawn- Rise of the Phoenix


Arriva a passi veloci la maledetta Estate e rifugiarsi in atmosfere più oscure e legate al gelo dell’Inverno è sempre una salutare pratica. Il nuovo splendido disco dei Finlandesi fa proprio al caso nostro, con un sincero e ficcante Death Melodico che non ci prova nemmeno a reinventarsi, ma vive di schemi rassicuranti e melodie che toccano l’anima.

Un lavoro che segue ancora la tradizione nordica della malinconia che si mescola alla furia, più che nel riuscito predecessore “Deathstar Rising” , preso e mai recensito purtroppo. Spogliato completamente da voci pulite a causa dell’abbandono del bassista/cantante Lars Eikind, “Rise of the Phoenix” punta ad affascinare con la ritrovata rabbia dei ritmi veloci, un cantato aggressivo e senza luce,  le bellissime melodie a regalare personalità ed emozioni.

Non è un disco perfetto, ma di sicuro il gruppo sa dove colpire fortissimo quando vuole emozionare, con quei break acustici o quelle melodie tristi eppure affascinanti, quel feeling che solo le band nordiche riescono a comunicare all’ascoltatore.

Un album che contiene tutte le cose buone del Death Melodico, sarebbe davvero sciocco non approfittarne…fatelo, in culo all’Estate!

Tracklist:

01. Exordium
02. Pitch-Black Universe
03. Phoenix Rising
04. Cross to Bear
05. Throne of Ice
06. Perfect Storm
07. Fallen World
08. Eclipse
09. Closure

Voto:

e mezzo!

L’assaggio del disco:”Throne of Ice”

 

Ma da quelle parti ci sono molte zanzare?

 

 

Hate Eternal- Phoenix Amongst the Ashes


“Me butto dentro, premetto che l’acqua era marone,  faceva schifo, come entro dentro vado giù a picco, immediatamente un tronco gelatinoso me sento che me pija er ginocchio e me lo butta giù: poteva esse de tutto. A ‘n certo punto me sento ‘na shcarica de morsi: TATATATATATATATATATATAATATATATATA!!!!!!!!”
(Troppo Forte, C. Verdone 1986)
 

La sensazione che si ha ascoltando il nuovo disco degli Hate Eternal è più o meno quella descritta nel mitico monologo di Oscar Pettinari: un tronco gelatinoso che vi si avviluppa attorno alla gamba e vi trascina giù nell’abisso più nero, massacrandovi di morsi letali. Colpa dei ritmi figli dei Morbid Angel che caratterizzano da sempre la proposta di questo gruppo nato dalla volontà di Erik Rutan, ex-membro proprio degli “Angeli Morbidi” (si  va be’…) e produttore dal gusto sopraffino, autore di produzioni ineccepibili e potentissime. Death compresso ed asfissiante, letale sia nei tempi più rallentati che nelle estreme ripartenze in blast-beat, con una convinzione ed una padronanza di mezzi notevole, Rutan riesce a trovare un approccio che ricorda gli “AMMorbid Angel” essendo però più peculiare e meno derivativo.

Spettacolari le trame chitarristiche e i numerosi cambi di tempo dei brani, davvero evocativi e coinvolgenti, ma soprattutto ben suonati ed ossessivi, implacabili come appunto un mostro degli abissi che vuole farci sprofondare sempre più giù.

 Il consiglio è quello di ascoltarlo con attenzione alcune volte, prima di decidere se lasciarsi trascinare sul fondo o passare la mano.

Note dolenti: la produzione di Rutan, eccezionale sugli album delle altre band, inspiegabilmente è alquanto lacunosa soprattutto per i suoni del basso, praticamente inudibile.

La copertina, Porca di un T*oia!!! Ma che immonda, immensa indicibile cagata!!!

Non credo che ci sia bisogno di una salace didascalia vero?

Tracklist:

01. Rebirth
02. The Eternal Ruler
03. Thorns of Acacia
04. Haunting Abound
05. The Art of Redemption
06. Phoenix Amongst the Ashes
07. Deathveil
08. Hatesworn
09. Lake Ablaze
10. The Fire of Resurrection

Voto:

Assaggio di rito: “Haunting Abound”