Opeth- Sorceress


opethsorceressfinalcdYaaaawn!! Oh scusate lo sbadiglio, ma non è proprio semplice ascoltarsi 57 minuti di rottura di palle infinita, inesorabile ed implacabile come questo “Sorceress”. Gli Opeth hanno prevedibilmente proseguito lungo la strada del Prog, con una sicumera ed una presunzione che non ammette repliche, solo sbadigli pericolosi per la mascella. Ricordo che il precedente “Heritage” * mi aveva infinocchiato per bene, portandomi ad incensare un lavoro che calava dopo ogni ascolto, sempre più sofferto ed insopportabile. Il problema degli Opeth attuali non è quello di suonare una musica che ha già detto tutto e di cui con orecchio nemmeno troppo esperto si possono intuire passaggi ed intenzioni, è la cieca riproposizione di un discorso senza preoccuparsi minimamente di renderlo un minimo personale ed interessante. I pezzi sono tutti mortalmente noiosi, mosci e che tutti abbiamo almeno sentito una volta nella vita, solo suonati in maniera più sincera e radicata nel contesto storico. Ma me ne frega meno di un cane che piscia nel deserto se si vestono come negli anni 70 per sembrare autentici Progster del periodo, gli piace così e non ci sono problemi, quello che mi urta è il palese intento di cercare di vendere una roba che già da sola grida “SETTANTA!SET-TAN-TA!SET-TAN-TA”, risultando solo più didascalici del loro disco. Io li ho pure amati gli Opeth, mi sono digerito la trasformazione da “Band che ha qualcosa da dire” a quella “Vi diciamo noi quello che voi ignorantoni non sapete anche se non vi interessa”, oggi mi stanno cordialmente sulle palle. E manco troppo cordialmente. Se riesco a svegliarmi in tempo li caccio pure da lì. Basta guardare la copertina: uno splendido pavone (animale fanatico pieno di sè secondo la tradizione popolare) che fa la ruota su una pila di cadaveri, sovrastandoli con la sua bellezza e sputazzandoci pure sopra con scherno. Il “recondito” significato dell’immagine è presto svelato, il passato Death Metal seppellito dall’attuale forma della band, bellissima e sicura di sè. Continuate a raccontarvelo, mi raccomando.

Evitate questo disco come se fosse quello delle Babymetal(tanto per fare un nome odiato al 100% dalla massa metallica, per inciso risultano più energiche e divertenti di questi coattoni hipster, assurdo ma vero). E state ancora a rompere il cazzo ai Metallica. Per dire.

Tracklist:

01. Persephone
02. Sorceress
03. The Wilde Flowers
04. Will O The Wisp
05. Chrysalis
06. Sorceress 2
07. The Seventh Sojourn
08. Strange Brew
09. A Fleeting Glance
10. Era
11. Persephone 

Voto:1stella

L’assaggio del disco, se aveste problemi di insonnia: la title track

 

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Gli Opeth in una posa spontanea troppo anni 70

*avevo dimenticato che prima di questo era uscito “Pale Communion”, chissà come mai l’ho scordato…

Tutti gli Album del 2014 che non sono stati recensiti su R.A.M. -parte 3-


Terza parte dedicata ai recuperoni del 2014. A fine lista ho aggiunto delle menzioni speciali per snellire la lunga lista, eppure ho bisogno di una quarta parte per scrivere di tutti i dischi di cui volevo parlarvi. Partiamo subito, che c’è un mare di roba.

 Destrage- Are You Kidding me?

dd

Disco strepitoso che sfugge ogni categoria ed è qualcosa di folle ed originale come pochi oggi. Non lo ascolto molto spesso, ma a qualcuno di voi piacerà un casino.

Pentacoli Figati:4

Dragonforce-Maximum Overload

dd

Non paghi di aver azzeccato un disco finalmente, ripetono l’exploit con un Power ragionato senza forzature iper-speed che comunque non mancano. Bravi bravi

Pentacoli figati:3 e mezzo!

 

Enthroned- Sovereigns

dd

Gran pezzo di album. Black Metal al suo meglio, non perdetelo

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Epica- The Quantum Enigma

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Solito disco degli Epica, niente di più niente di meno. Se per voi è un pregio, tanto meglio.

Pentacoli figati:2 e mezzo!

Evergrey- Hymns for the Broken

dd

Prog di grande classe, una ricchezza e una compattezza da far paura. Maestoso senza essere palloso…

Pentacoli figati:4

Goatwhore- Constricting the rage of the Merciless

ff

Massacranti, ignoranti, puri. E’ difficile suonare canzoni Death così gagliarde con così poco…

Pentacoli figati: 4

Holy Moses-Redefined Mayhem

dd

Sabina Classen e i suoi pard ci regalano l’ennesima mazzata. Thrashone dal cuore che batte

Pentacoli figati:3 

Hyperial- Blood and Dust

dd

Metallo modernista dalle grandi idee. Provateli se amate il genere “meccanicofiarfactoro”

Pentacoli figati:3

Iskald- Nedom og Nord

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Black Metal melodico in questo disco davvero riuscito. Una piccola chiccha davvero

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Job for a Cowboy- Sun Eater

fff

Cambiano di nuovo pelle i JFC, il loro Death Metal furioso rallenta, si fa sgommone. L’ascolto dell’album è in primo tempo difficile, ma con un po’ di pazienza non potrete non apprezzare questo lavoro

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Kampfar- Djevelmakt

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Vichinghi alla riscossa! Black Metal battagliero energico come pochi. Entrate nel loro vortice, sarà dura uscirne

Pentacoli figati:3 e mezzo!

LucyFire- Svn Eater

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Inglesissimi, nerissimi. Black Metal intenso, permeato da una sottile influenza del Death che fu. interessante anzicheno.

Pentacoli figati: 3

Mastodon- Once More ‘round the Sun

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Ennesima perla. Dai che altro volete sapere, sono i Mastodon!

Pentacoli Figati:4

Mekong Delta- In a mirror Darkly

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Ritornano i mitici Mekong Delta, portatori di Thrash tecnicissimo, mai troppo lodati. Questo ritorno è meno ruvido rispetto al passato, eppure il tocco nel confezionare brani mai banali rimane.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Mike Lepond’s Silent Assassins

In attesa del ritorno dei Symphony X, il bassista Mr. Lepond si diletta con un progetto solista improntato sul classico US Speed Metal. Niente male, ma se avete altre spese da fare, non vi perdete nulla a lasciarlo dov'è.

In attesa del ritorno dei Symphony X, il bassista Mr. Lepond si diletta con un progetto solista improntato sul classico US Speed Metal. Niente male, ma se avete altre spese da fare, non vi perdete nulla a lasciarlo dov’è.

Pentacoli figati:3

Morbus Chron-Sweven

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Giovani che suonano Old School Death Metal. A prescindere dalle vostre idee sulla moda dell’old school, questo è un disco che funziona ed intriga. Ascoltatelo, nostalgici e non.

Pentacoli figati:3 e mezzo!

Ne Obliviscaris- Citadel

fff

Perchè spremersi le meningi per descrivere un disco con categorie assurde? Ascoltatelo e godetene a piene orecchie, genio puro.

Pentacoli figati:4 e mezzo!

Menzioni in breve (PF=pentacoli figati):

Devilment-The  Great and secret show: Dani Filth e un disco mediocre. Se ve la sentite… PF:2
Devil You Know-The Beauty of Destruction:Howard Jones e il suo nuovo gruppo. Metallo moderno niente male. PF:3
Divahar-Divarise:Ragazzotte armene che suonano un Black Metal alla Cradle of filth. Gustoso senza picchi. PF:2 e mezzo!
Eldritch-Tasting the Tears: ascoltato troppo poco per darvi un giudizio. SV
Fallujah- The Flesh Prevails: Death Metal potente, ma davvero particolare. Ascoltatelo con brio. PF:3 e mezzo!
Hammerfall-(r)evolution:la merda. Veramente. PF:1
Hatriot-Dawn of New Centurion: Tharsh old schoolYaaaaawn!! PF:2
Incantation-Dirges of Elyzium: Incantation, what else? PF:3
King of Asgard-Karg: Epici, deliziosi e vichinghi. PF:3
Mayan-Antagonise:Formalmente perfetto mortalmente noioso. Dal chitarrista degli Epica… PF:2
Meshuggah- The Ophidian Trek: Live dei Meshuggah, consigliabile a chi sviene ad ogni loro nota. PF:3
Noveria-Risen: La via italiana ai Symphony X. Paragoni a parte, davvero bravi. PF:3
Opeth-Pale Communion: prog rock fatto come lo facevamo noi italiani, ma peggio e con qualche decennio di ritardo. E una tonnellata di noia in più! PF:2

Opeth- Pale Communion


folderOpeth, anni 70, tanta voglia di dormire co’ sto caldo. Ma c’è da scrivere, perchè se no tanto valeva chiudere bottega del tutto. Via, togliamoci il pensiero.

“Pale Communion” è il nuovo disco degli Opeth, ancora devoto al nostrano e viscerale Prog-rock italico, e stavolta si sforzano ancora di più per dare il massimo con le cover della PFM. Hanno chiamato pure un pezzo “Goblin” come il gruppo di Simonetti, che simpatici.

Vedo un assembramento di tipi poco raccomandabili sotto casa mia, tutti armati di torce e pesanti bastoni. Sudano come maiali, le torce ad Agosto non sono una genialata, soprattutto perchè è giorno, ma a loro non importa, avranno la loro vendetta su chi ha osato criticare i geni! E le torce si vedono in ogni scena di linciaggio che si rispetti.

La volta scorsa Akerfeldt  mi ha fregato e di brutto,  “Heritage” si beccò quattro pentacoli figati e uno sticker “top album”, salvo scoprire dopo pochi giorni che era un disco che calava con gli ascolti, man mano che lo si ascoltava diventava sempre meno interessante. Due palle quadre proprio, suonato bene quanto volete, ma prolisso da matti. E dopo alcune settimane rimaneva la sensazione che fosse una robina esile che imitava senza coinvolgere. Ma stavolta non mi fregano, “Pale Communion” è leggermente meno mastodontico di “Heritage” però rimane un disco talmente devoto ad un certo tipo di sound, da risultare prevedibile e loffio.

Gli individui sotto il balcone cominciano a lanciare sassi verso le finestre, presto sfiancati dal calore delle torce prendono a sputare, ma complice il balcone  troppo alto e il caldo, smettono subito. Ma inveiscono e intonano canti pro-Akerfeldt e velatissime minacce di morte al mio indirizzo.

Mentre lo si ascolta si rimane quasi sorpresi, stavolta sembra meglio ‘sto vecchiume, però è dura da digerirlo tutto in una botta. A metà ci vuole qualcosa di forte per rimanere in piedi, tipo una pera di varechina, aiuta anche a rimanere ben piantati nell’atmosfera settantiana.

Paonazzi, accaldati e prossimi a sfondare il portone della mia abitazione, i fanboys opethiani urlano sempre di più. Volano insulti, gocce di sudore grosse come pesche noci, paragoni con Luzzato Fegiz e tanti semplici “vaffanculo, n’capisci n’cazzo!”. 

Per dirvi, mentre scrivo una recensione di solito ascolto il disco in oggetto, per fissare di nuovo le idee, se mi piace ascoltarlo mi aiuta a capire i punti di cui parlare, o in altri casi, per ricordarmi una volta per tutte quanto e perchè fa cagare. Adesso sto ascoltando “Rotten to the Core” degli Overkill, perchè non era più possibile continuare a sopportare quelle sgommatine, quegli ammiccamenti e la noia crescente minuto dopo minuto.

Sono quasi dentro, li sento ululare improperi per le scale, correndo come lupi affamati. Scrivo le mie ultime righe di questa recensione sperando che qualcuno un domani, possa riuscire a leggerle e a ricordare il sacrificio di chi si opponeva al bestiale fanboyismo dogmatico che gli Opeth scatenano. 

Come ho scritto poco più su, le canzoni in questo album sono meglio di “Heritage”, più scorrevoli e meno forzate, ma io mi ci sono annoiato lo stesso.  Soprattutto dopo la prima volta, quella più liscia, ma già dalla terzo o quarto ascolto si capisce che è un disco che non si fa riascoltare facilmente, al pensiero di ascoltarlo di nuovo da capo ho accusato forti giramenti di palle e la pressione che scendeva ai minimi storici.

Le bestie sono a due metri da me, le torce anneriscono le pareti ed il fumo che spargono è insopportabile. Tossiscono tutti, non si vede quasi più nulla con quel fumo allucinante e decido che è il momento di provare a darmela a gambe. Approfittando della scarsa visibilità e della distrazione dei miei aguzzini, metto su un pezzo della PFM, o del “Balletto di Bronzo” in effetti non si vedeva bene con tutto quel fumo, urlando che è una bonus track dell’edizione limitatissima Ugandese di “Pale Communion”. Gli stolti ci credono essendo accecati e quasi intossicati dal fumo, si mettono a parlare della produzione vintagggg e delle trame musicali espressivissime. Mentre io esco dall’appartamento a cercare la libertà e dell’aria fresca, loro piangono lacrime di gioia e di fumo nel sentire tanta maestria e geniale intuizione sciorinate dal Maestro Akerfeldt e non pensano più a me. 

Tracklist:

1.    Eternal Rains Will Come
2.    Cusp of Eternity
3.    Moon Above, Sun Below
4.    Elysian Woes
5.    Goblin
6.    River
7.    Voice of Treason
8.    Faith in Others

 

Voto:

2stelle

 

L’assaggio del disco:”Cusp of Eternity”

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Calmi e tranquilli.

Opeth- Heritage


“Heritage” è un titolo scelto con estrema oculatezza e ricco di significato. Il retaggio degli Opeth è nelle radici dell’albero piazzato sulla splendida copertina in pieno stile anni 70, opera del maestro Travis Smith. La vera eredità del gruppo non è il Death Metal come sembra suggerire l’immagine, ma il Prog Rock che Akerfeldt ha abbracciato spesso in passato.

In questo disco non si limita ad abbracciarlo, ma ci si accoppia senza vergogna, evitando di nascondersi dietro un dito e senza accampare scuse ridicole( “era lui che provocava e non ho resistito”). Per dirla con un esempio pratico, dopo “Heritage” non c’è un “Deliverance” a tenere buoni i fan  più intransigenti, come accadde per “Damnation”. Questo è come vogliono essere gli Opeth oggi: puro Prog settantiano.

La domanda del fan è sempre la stessa: “quindi di Metal non ce n’è nemmeno un pò?”  No, neanche un pò è la risposta, su “Heritage” la sterzata è netta, decisa e senza alcuna esitazione. Ma pensare che questo sia un brutto disco solo perchè non ci sono i growl di Mikael o quelle belle chitarrone alla “Master’s Apprentice”, sarebbe assai sciocco. “Heritage” è una gemma suonata e composta a livelli eccelsi, è un album da gustare con attenzione e trasporto. Nessuna concessione all’ascolto facile o all’immediatezza, questa è musica che richiede attenzione e se riuscite ad entrare nel discorso che Akerfeldt e soci vi stanno sussurrando, l’attenzione è ben ripagata. Con buona pace dei soliti “talebani”…

Il problema è un altro.

Stiamo parlando di evoluzione  e di cambiamento per gli Opeth, ed indubbiamente “Heritage” è una svolta che segna un punto di non ritorno per il gruppo, ma è un evoluzione che guarda al passato troppo insistentemente. Si nota subito l’enorme debito che gli svedesi hanno con il Prog italiano, un movimento mai più eguagliato come grandezza e spessore artistico qui da noi. PFM, Banco del Mutuo Soccorso, Area e la folta schiera dei nomi “minori”,  costituivano un enorme patrimonio che si disperse troppo presto. Non si tratta di plagio o di copiare per mancanza di idee, quanto di riproporre troppo fedelmente stilemi e sonorità abbondantemente sviscerate da altri per la voglia di cambiamento e l’estrema passione per un genere che ormai non suona più nessuno, almeno non in questo modo. Tutti quei nomi storici sono pesantemente presenti tra le note di questo disco,  insieme agli altri altrettanto fondamentali e noti gruppi non italiani dell’epoca. “Heritage” è un lavoro sopra la media, coraggioso e spiazzante, ma quello che è mancato è la sorpresa, la particolare personalità che finora ha permesso al gruppo di distinguersi ed essere unico.

Tracklist:

  1. Heritage
  2. The Devil’s Orchard
  3. I feel the Dark
  4. Slither
  5. Nepenthe
  6. Haxprocess
  7. Famine
  8. The Lines in my Hand
  9. Folklore
  10. Marrow of the Earth

Voto:

L’assaggio di oggi è “The Devil’s Orchard”.

Sulla didascalia nella copertina di Terrorizer Mikael dice:"Mi sono liberato dai ceppi del Metal." Però si è incatenato a quelli del Prog...