Necrodeath- The 7 Deadly Sins


coverUn disco che parla dei sette vizi capitali? La prima reazione senza ascoltare il disco è: ma no…ancora? E poi che ce ne fotte a noi dei peccati capitali? E quelli provinciali non se li incula nessuno?

Queste considerazioni però si sciolgono come burro in una padella rovente quando Flegias attacca lo sguaiato conteggio che introduce “Sloth” la canzone che affronta la pigrizia, o per i puristi “accidia”, con un ritmo indiavolato degno dei migliori Necrodeath. E questo conta, il gruppo picchia e devasta alla sua maniera senza tanti orpelli che avevano rallentato album come “Draculea” o “Phylomena”  “Phylogenesis”, album che ti piacciono ma che indubbiamente hanno pecche vistose. L’abbandono di pretenziose sperimentazioni concettuali e musicali ci aveva già riportato su “Idiosincrasy”, dei Necrodeath a livelli più che sufficienti, forse però mancava ancora qualcosa e per capirlo ci è voluto questo album. Dovevano spingere ancora di più sull’ignoranza, sulle radici del loro sound “thrashone” per ritrovare freschezza e lucidità. Crudo, diretto ma senza risultare troppo nostalgico, il disco è caratterizzato da un ritmo vertiginoso, si passa da un peccato all’altro immersi in una mitraglia di riff, la batteria inconfondibile di Peso e un Flegias davvero in palla che a sorpresa canta anche in italiano, con ottimi risultati.

Non pensate troppo al’ingenuità del concept, ribadita da quelle manone in copertina che malamente coprono una bella ragazza che da sola avrebbe reso la cover un capolavoro d’Arte moderna, preoccupatevi solo di farvi massacrare da un gruppo più in forma che mai.

 

Tracklist:

01. Sloth
02. Lust
03. Envy
04. Pride
05. Wrath
06. Gluttony
07. Greed
08. Thanatoid
09. Graveyard Of The Innocents

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco:”Wrath”

Pestoni alla Genovese

Pestoni alla Genovese

Necrodeath-Idiosyncrasy


“Continuerai ad abbaiare a lungo, cagnolino, o comincerai a mordere? “(Mr. Blonde, Le Iene di Q.Tarantino)

I Necrodeath tornano a pestare finalmente! Dopo il dimenticabile (e praticamente dimenticato!) “Phylogenesis” la band tricolore  prova a ridestare l’ascoltatore addormentato fra i momenti stagnanti del recente passato con un ambizioso disco contenente una singola traccia lunga quaranta minuti divisa in sette parti. Si sa che dalla reunion in poi,  i Necrodeath hanno sempre provato ad apportare modifiche alla loro  trascinante e pionieristica proposta musicale, purtroppo non sempre hanno ottenuto buoni risultati, quindi a leggere che il disco è un  quaranta minuti di concept diviso in sette parti uno si spaventa! Ma stavolta  l’azzardo paga, perchè il lungo martellare degli italici massacratori non affonda sotto i colpi della noia anzi, finalmente il sound veloce ed arrabbiato è ben miscelato ai momenti più ritmati e rallentati, grazie ad una coesione raggiunta con il chitarrismo istrionico ed impietoso di Pier Gonnella. Che talento il Pier, riffoni potenti come i pugni di Chuck Norris si rincorrono sulle sempre meravigliose parti di batteria di Peso, e il solito Flegias urla come una strega mandata in bianco da Satana durante un sabba. I quaranta minuti del lavoro filano via che è un piacere e  le canzoni intitolate semplicemente  “Part+numero di traccia” rimangono piantate nell’ascoltatore, lasciandolo steso e dolorante ma desideroso di ricominciare da capo.

Unica riserva l’ispirazione tarantiniana epoca “Le Iene” troppo abusata,  anche se è sempre di grande effetto.

Tracklist:

  1. Part I
  2. Part II
  3. Part III
  4. Part IV
  5. Part V
  6. Part VI
  7. Part VII

Voto:

La prima parte come assaggio.

Flegias: “Ma ce sta sta scena ne ‘Le Iene’?” Peso: “Boh intanto cammina…belìn!”