Motörhead-Aftershock


Motorhead_aftershockSi fan un gran parlare e scrivere su quanto sia inutile recensire un disco dei Motörhead oggi. Tanto lo sapete già che c’è dentro no?

La voce raschiatutto di Lemmy ed il suo basso caciarone, i chitarroni solidi di Phil Campbell, la batteria fisica e coinvolgente di Mikkey Dee. Brani veloci, brani bluesy e tanta energia. Finito bravi e tutti a casa.

I Motörhead sono questi, ormai da decenni continuano a registrare dischi con regolarità, infilando tutto quello che hanno in canzoni rodatissime e riescono ancora ad essere interessanti nonostante l’immensa immobilità che li contraddistingue e li rende così simpatici a tutti.

“Aftershock” è un buon lavoro, molta della gente che corre dietro al gruppo  ne deve mangiare di pagnottelle per avere tutta questa foga, anche senza quell’immunità speciale di cui gode il gruppo,  si può affermare che hanno ancora qualcosa da dire.

Il disco è in linea con quelli che lo hanno preceduto, “The World is Yours” e “Motörizer”, dischi buoni pieni di brani discreti, ma lontani anche dai nuovi classici come “We Are Motörhead” o “Inferno”. Ma allora perchè la ripetizione del trio funziona e quella di un Cavalera no? Perchè in fin dei conti ai Motörhead si perdonano dischi non proprio esaltanti come “Hammered” o”Snakebyte Love”? Qual è l’incantesimo che impedisce di cercare il pelo nell’uovo per stroncarli come si fa ad ogni uscita dei Dream Theater o degli Iron Maiden?

Forse è dovuto al mito dell’immortalità musicale che i Motörhead trasmettono, l’illusione che il tempo possa essere fermato e che ogni nota registrata sia la testimonianza che l’età biologica non conta un cazzo se nel sangue hai il fuoco del Rochenrolle. Sono la rassicurazione a tutte le paure che ognuno di noi cova, l’invecchiare, il perdere forza e smalto con gli anni e non riconoscersi più. Invece che forza Lemmy Phil e Mikkey, non si arrendono mai, non invecchiano perchè  la Musica li rende immortali.

Non è vero, ma ci crediamo tutti ancora una volta.

Tracklist:

01. Death Machine
02. Heartbreaker
03. Coming Back To You
04. Going To Mexico
05. Courage
06. Queen Of The Damned
07. Lost Woman Blues
08. Crying Shame
09. Paralyzed
10. Dust And Glass
11. Coup De Grace
12. Silence When You Speak To Me
13. Knife

Voto:3stelle

L’assaggio di “Aftershock”? Andiamo su, fate i seri…va be, ma giusto per rispettare il modello:

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Cappello means pelata

Quel Rude Venerdì Metallico /69:Quando il mito era inarrivabile


Quando ti sei avvicinato tu al Metallo l’unico modo per comunicare con i propri musicisti preferiti era ristretto a poche scomode opzioni: o ai meet’n greet ai concerti, tramite fan club più o meno solerti, stalkeraggio di quelli tosti per i più fissati. Oggi nell’era dei social network, moltissimi artisti ce li hai in lista amici su FB o segui le loro pagine, altri ancora li segui su Twitter, un’evoluzione che ha portato indubbiamente enormi vantaggi sia alle band che si vogliono promuovere o semplicemente restare in contatto con i fan, sia ai fan stessi che possono avere un filo diretto con i propri musicisti preferiti.

Non ti mancano affatto i tempi in cui per parlare con qualcuno dovevi inviare una lettera, sperare che arrivasse, sperare che venisse letta e sperare che qualcuno ti rispondesse, ma ovviamente i nuovi modi di comunicare hanno un lato negativo enorme: molti, anzi troppi miti incontrastati della tua giovinezza hanno cominciato a scricchiolare pesantemente sotto i colpi delle foto e degli status che pubblicano ogni giorno. Purtroppo alcuni non sanno contenere la loro smania di condivisione e spesso condividono cose che sarebbe stato meglio lasciare segrete. Tipo i Megadeth a cavallo di cammello, per farvi un esempio…

Purtroppo già la demenza senile e certe dichiarazioni deliranti si erano già date da fare per demolire l’idea astratta che avevi riguardo certe persone, quell’aurea di santità che gli attribuivi quand’eri adolescente si è ristretta al solo ricordo della musica immortale che in passato hanno creato.

Di veri miti incrollabili ce ne sono rimasti pochissimi, alcuni cristallizzati da una prematura scomparsa, altri perchè persone eccezionali anche fuori dal palco, e quelli guai a chi li tocca, di gente che vuole sputare sulle vecchie glorie ce n’è pure troppa in giro e non sei tra quelli.

Forse quello che si è consumata è la buona fede e l’ingenuità che avevi quando eri più giovane, quando ti bastava poco per adorare un musicista come una divinità pagana, però non fai assolutamente fatica ad adorare le buone cose che suonano, il che non mi sembra affatto da disprezzare.

Ciao Ronnie, ti ricordiamo così:


Questa settimana continuo a commemorare il grande Dio, ad un anno dalla sua scomparsa, con un post che raccoglie i suoi videoclip più ironici e spassosi.

Nessuno si offenda, qui si omaggia il lato ironico dell’ “unico vero Dio”.

Il principe dei videoclip brutti, “Holy diver”! Dio interpreta un barbaro che getta una spada che invece di uccidere tramuta in topi(?) e alla fine la sostituisce con un nuova. Grande ironia e carisma da vendere anche in un contesto “povero” come questo.

Un altro culto è il video di “Last in Line” dove un ragazzo si ritrova in un mondo alternativo dove Dio e i suoi suonano tra ragazzi ridotti in schiavitù e fomentano la ribellione in un’allegoria della società moderna. Il video è assai anni 80 e  nonostante gli sforzi produttivi, brutto.

L’appassionante storia di un orribile televisore portatile delinea la trama per il videoclip dell’esplosiva “TV Crimes” dei Black Sabbath, periodo “Dehumanizer”.

Dio raggiunge il massimo quando unisce le forze con Jack Black, regalando un’apparizione nel celebre “Tenacious D.  ed il Destino del Rock”  film ormai un culto.

Jack Black inoltre, spalleggiato dal fido chitarrista nei Tenacious D. Kyle Gass, appare nel videoclip di “Push”, canzone estratta dall’ album di inediti “Killing the Dragon” uscito nel 2002.

Una rarità che proviene dagli esordi di Ronnie con i The Prophets,  la cover del classico  “Great Balls of Fire”

Grazie Ronnie!

In cantiere per la settimana dedicata Ronnie: una raccolta di performance dal vivo, i migliori tributi e cover, i peggiori ed opportunistici tributi oltre ai consueti appuntamenti con “The Gallery”(Dio Edition) e “Quel Rude Venerdì Metallico”. Non potete non leggerli…o sì?