Dieci Dischi del 2012 da recuperare


Venerdì si parlava di tempi moderni e della quantità abnorme di dischi che esce ogni mese, così ti è sembrato particolarmente appropriato spulciare tra le uscite che per un motivo o per l’altro non hai recensito qui su RAM, ma che hai apprezzato ed ascoltato moltissimo e meritano di essere presi in considerazione. Così nel solito ordine sparso, i dieci dischi che non hanno avuto la recensione ma l’avrebbero meritata.

Goatwhore-Blood for the Master

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Uscito proprio in questi giorni lo scorso anno, l’ennesimo assalto “Black-Death pezze in faccia”degli Americani. Canzoni brevi e sature di vecchia scuola, da ascoltare per scapocciare senza tante pippe mentali.

Sister Sin-Now and Forever

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I Sister Sin giungono al quarto album riuscendo a prendere finalmente la strada giusta fino in fondo. Metallo, tanto metallo classico con il retrogusto rock’n roll come si usava una volta. Liv Jagrell non sarà bellissima ma spacca e l’album è piuttosto piacevole.

The Secret-Agnus Dei

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Grezzi, diretti e con un’ignoranza da amare al primo ascolto. I “The Secret” sono italianissimi e rompono il didietro con il loro Black crudo che sfugge ad ogni classificazione. Non dovreste trascurarli, proprio no.

The Sword-Apocryphon

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Avevamo lasciato il gruppo con l’ottimo disco “Warp Riders” divertente viaggio a suon di Metallo Classico infettato da Stoner e una storia a carattere fantascientifico. Tornano con questo “Apocryphon” lasciando intatto il loro sound, pubblicando un disco divertente che non lascia indifferenti.

As I lay Dying-Awakened

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A proposito di gruppi che non spostano di un capello la loro musica, ecco gli AILD un solido gruppo Metalcore che tra un ritornello ruffiano e l’altro riesce a trascinare con canzoni iperprodotte e compatte. Niente di trascendentale, ma se piace il genere, questi spaccano.

Grave-Endless Procession of Souls

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I Grave si ostinano a proporre un tradizionale Death Metal come solo gli Svedesi sanno fare:duro, grezzo e devastante. Ennesimo album di una discografia solida che ancora convince nonostante l’inamovibilità estrema.

Incantation-Vanquish in Vengeance

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Ritornano dopo anni di silenzio gli Incantation e per incanto(ahahah) l’oscura magia si compie di nuovo. Massacro  senza pietà a base di Death-Doom nella migliore tradizione. Da avere e basta.

Sophicide-Perdition of the Sublime

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Un sorprendente album di Death Metal tecnico e brutale, dove la melodia e la capacità di scrivere ottime canzoni rendono questo disco imperdibile. La cosa curiosa è che ha fatto tutto un uomo solo:  Adam Laszlo. Il giovanotto tedesco ha suonato e composto tutto, dichiarando amore per i nomi sacri del genere e facendo godere chi cerca Musica trascinante dotata di un importante tasso tecnico.

Pathology-The Time of Great Purification

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Un altro ritorno gradito in ambito Death Metal quello dei Pathology, un disco che convince e sfonda le orecchie  tra chitarroni e batteria modello “sparate al batterista”. Un lavoro brutale e tecnico, forse la migliore uscita di questa band americana.

Nachtmystium-Silencing Machine

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La nuova ondata di Black Metal bands americane ha prodotto materiale assolutamente interessante e fuori dagli schemi, anzi in futuro ci vuole un bell’articolo speciale per orientarsi fra la miriade di nomi da tenere in considerazione. Quest’ultimo lavoro dei Nachtmystium è un Black Metal dotato di un notevole impatto psichedelico e “floydiano”, senza tralasciare la sana componente “sganassone”. Sicuramente più digeribile dei suoi predecessori, “Silencing Machine” è un’esperienza che saprà appagare chi cerca qualcosa in più che la sterile riproposizione di schemi ultra conosciuti.

Sapendo che il 2012 è stato un anno prolifico ti permetti di aggiungere altri titoli ai primi dieci, un piccolo extra da non prendere sottogamba.

Deathspell Omega-Drought

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Se in America il Black gode di una scena da tenere d’occhio, non si può trascurare quella francese altrettanto ricca di band cazzutissime. I Deathspell Omega proseguono nel loro percorso di ricerca musicale, confezionando un EP imperdibile di Black Metal sperimentale ed intelligente.

Nordor-Erga Omnes

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Disco che ricorda i SepticFlesh, non a caso i Nordor provengono dalla Grecia e Seth Siro (leader proprio dei SepticFlesh) firma la copertina dell’album. Ascoltatelo, ne vale la pena, pur non essendo all’altezza dei nomi tutelari.

Halestorm- The Strange Case of…

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Hard Rock di classe con la trascinante e bella Lzzy Hale  a dare risalto ad un gruppo che merita tutta l’attenzione e la fresca vittoria ai Grammy. Nel disco un po’ troppe ballad, ma le canzoni hard vi convinceranno che questi ci sanno fare.

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E poi c’è Lzzy…adorabile, nevvero?

 

 

I dieci dischi fondamentali del decennio 2002-2012


Un post impegnativo da realizzare, nato da una precisa domanda di Doomsberg tra i commenti del Rude Venerdì /55: “E’ che negli ultimi anni il metal ha fatto proprio schifo. Solo ultimamente si sta risvegliando dopo un torpore durato un decennio. Questo credo sia una cosa oggettiva. Invito chiunque a segnalarmi 10 dischi metal spettacolari del periodo 2002-2011”.  Visto che chiunque ha da fare, ci pensi tu a sugggerire dieci dischi che in questo decennio sono stati fondamentali e che tutti dovrebbero recuperare subito. Anzi siccome dieci erano pochi e alcune perle non si poteva proprio lasciarle fuori, ti sei inventato i bonus come scusa. Ricordi che è una lista che comprende quello fondamentale dal  TUO punto di vista,se pensate ci siano delle mancanze segnalatele nei commenti al post senza insulti aggratiss. Ultima nota, i dischi sono in ordine cronologico e non di importanza…

2002

Dark Tranquillity- Damage Done

Il passaggio dello sperimentalismo estremo di “Projector” mescolato all’impronta classica del Death Svedese più melodico. Fondamentale per comprendere l’evoluzione di generi che dal Death Svedese hanno rubato tutto il rubabile, senza essere allo stesso livello neanche per dieci minuti.  Non ci si può esimere dall’ascoltar questo pezzo di bravura della band di Stanne che da qui in poi si adagierà  su questo modello. Sempre a livelli disumani, ma alla fine non si son spostati più…

Nile- In their Darkened Shrines

Un capolavoro estremo che ha segnato un nuovo modo di suonare Death Metal, aggiungendo una dimensione culturale e di temi innovativa ed originale, superando in qualche modo la sterile copiatura di orrori e libri di patologia. Pensate a quanti dopo questo disco hanno cominciato a suonare così tecnici e a parlare di civiltà sepolte dal tempo. Disco ineguagliabile  con un posto importante e di spicco nella storia del Metallo.

2004

Grip Inc.-Incorporated

Ultimo capitolo del fantastico terzetto Sorychta/Lombardo/Chambers, quest’ultimo tristemente scomparso nel 2008. La tecnica feroce di Lombardo unita all’estro del chitarrismo di Sorychta ancora una volta originò un disco che chi si è perso dovrebbe recuperare tipo adesso. Metal moderno, possente ed intelligente. Capolavoro vero.

Strapping Young Lad- Alien

Il punto più alto raggiungibile dai SYL, dopo “City” nessuno ci avrebbe creduto. Invece  questo ammasso di riff e canzoni ignoranti, cattive e schizofreniche è ancora più eccessivo del loro acclamato capolavoro futuristico. Hoglan è di un altro pianeta, le canzoni sono una meglio dell’altra, veloci, moderne, melodiche, cacofoniche, psichedeliche. Eccessivo, impossibile, imperdibile.

2005

Behemoth- Demigod

La definitiva maturità dei Behemoth si sublima in questo disco di cattivissimo Death Metal ricco di spunti originali ed un’aggressione infinita. Le velocissime partiture dei Polacchi non cedono mai alla tentazione della cacofonia pura, anzi riescono a rendere ogni canzone riconoscibile e con una propria valenza specifica. Uno stile che apparentemente non è nulla di nuovo, ma che cela uno stile unico ed imitato da molti negli anni a seguire.

Nevermore-This Godless Endeavour

Il vero capitolo finale dell’evoluzione della leggendaria band di Seattle. Metallo potentissimo, struggente ed emozionante sia che si parli di catastrofi umane che di evolute intelligenze artificiali. Un album così completo che fa quasi paura.

2006

Lamb of God- Sacrament

Nichilismo, cattiveria e tanto Metallo di quello figlio dei Pantera e dell’Hardcore. I LOG al loro punto più alto, canzoni tipo “mattonata sul setto nasale”, batteria superba di Chris Adler e tanta pesantezza “aggratiss”. Anche qui imitatori ed epigoni come se piovesse, infatti questo disco è fondamentale per comprendere numerose evoluzioni del sound ameregano degli anni duemila.

2008

Grand Magus- Iron Will

Quando la tradizione non è solo una sterile scusa per non progredire. I Grand Magus dimostrarono cosa significa proporre Metallo di qualità senza inventarsi un cazzo, risultando però attuali e con una proposta estremamente personale. Perchè le radici sono sempre là, basta saperle raccontare alla propria maniera.

2010

Triptykon-Eparistera Daimones

Il genio di Tom G. “Warrior” Fischer si sublima in una discesa oscura nel pesantissimo ed opprimente sound nero di questo disco. Lo sperimentalismo morboso dell’indimenticato leader dei Celtic Frost trova terreno fertile sulle note delle chitarra di V.Santura, talentuoso e malatissimo chitarrista tedesco, protagonista negli interessanti e misconosciuti Dark Fortress. Un affresco musicale che l’opera di Giger in copertina riesce  a rendere con fatica, dovrete intraprendere da soli il viaggio alla ricerca della comprensione. Non sarà facile, ma ne varrà la pena…

2012

Meshuggah-Koloss

Il capolavoro del decennio, l’incredibile vertice di perfezione al quale tutti anelano, ma pochi riescono anche solo a sfiorare. Maledetti Meshuggah, così pesanti ed apparentemente ostici nella loro irregolare proposta musicale unica ed inimitabile. Un disco talmente immenso da oscurare il cielo, fondamentale ed unico. Altro che “djent”…questo è il Metallo  perfetto per tempi dimmerda come i nostri.

I titoli bonus, con commento secco e veloce.

3 Inches of Blood-Advance and Vanquish (2004)

Interessante il growl intersecato con il classico urlo in falsetto. Il primo di una nuova ondata di giovani gruppi nostalgici del Metallo che fu.

Machine Head- The Blackening(2007)

Il ritorno definitivo dei Machine Head alla (nuova) forma. Imperdibile e consistente

Mastodon- Crack the Skye (2009)

Capolavoro che sfugge alla catalogazione sterile. Un disco che picchia, fa sognare…

Accept- Blood of the Nations (2010)

Nuovo cantante, vita nuova e disco migliore da un sacco di anni a questa parte. Un nuovo classico…

Symphony X-Iconoclast(2011)

Disco incredibile e ricco di tutto quello che c’è di buono nel Power Prog.

Ecco, adesso dite la vostra…

Machine Head- Unto the Locust


“Improvvisamente ho capito che voi non siete dei veri mammiferi: tutti i mammiferi di questo pianeta d’istinto sviluppano un naturale equilibrio con l’ambiente circostante, cosa che voi umani non fate. Vi insediate in una zona e vi moltiplicate, vi moltiplicate finché ogni risorsa naturale non si esaurisce. E l’unico modo in cui sapete sopravvivere è quello di spostarvi in un’altra zona ricca. C’è un altro organismo su questo pianeta che adotta lo stesso comportamento, e sai qual è? Il virus. Gli esseri umani sono un’infezione estesa, un cancro per questo pianeta: siete una piaga. E noi siamo la cura.” (Agente Smith, Matrix dei Fratelli Wachowski)

“Nation on fire” è il primo pezzo dei Machine Head che hai ascoltato, era il 1994 e la traccia era contenuta in un CD allegato ad una rivista chiamata “Thunder Magazine” che pochi ricordano(per fortuna?). L’impatto devastante che quel brano ebbe sulle tue virginali orecchie,  allora conoscevi solo gli Slayer oltre ai sempreverdi Maiden, Metallica e AC/DC, ti spinse ad acquistare il disco “Burn my Eyes” , esordio del gruppo. Poi venne “The more things Change” disco durissimo e pesantissimo che mi piacque assai. Però arrivò il successivo “The Burning Red” a mandare tutto in vacca: i MH avevano toppato di brutto, scivolando sulla china di uno sputtanamento clamoroso e ridicolo.

Robb Flynn nel bellissimo look "bimbominchia trendy anni'90". I capelli erano tenuti su dagli sputazzi dei fan...

“Supercharger” fu ancora peggio, disco tremendo che pose il definitivo sigillo sulle tue speranze di ascoltare di nuovo i Machine Head suonare musica potente e soprattutto di qualità. E invece, prima “Through the Ashes of Empire” e poi fortissimamente meglio “The Blackening” riportano degli umili ed umiliati Machine Head a livelli eccelsi.  In tour in lungo e in largo, con una data a Roma di supporto ai Maiden alla quale hai presenziato gaudente, risultati su risultati ed una credibilità finalmente ritrovata, non solo alle tue orecchie.

E il dopo “The Blackening”?

Il successore di un disco così clamoroso ed inattaccabile arriva dopo quattro anni e il risultato va ogni oltre aspettativa. “Unto the Locust” è un lavoro mostruoso, un parto lungo che ha dato alla luce sette perle di canzoni, roba da far lacrimare anche il più cinico ed insensibile Rammer…

Il gusto per il Metal classico si è fatto ancora più importante e le lunghe sgroppate in salsa maideniana donano a tutto il lavoro un gusto epico ed evocativo che i MH cucinano sapientemente: i suoni sono eccellenti, batteria piuttosto naturale e dinamica, basso pulsante e chitarre rombanti al punto giusto. Eccellente la prova di Flynn dietro al microfono, melodico ed aggressivo come non mai. I brani sono lunghi, ben strutturati e mai univoci, con ripartenze ultra-veloci che sbatacchiano l’ascoltatore quando meno se l’aspetta. Il primo brano “I am Hell”(sonata in C#), ribattezzato dopo il primo ascolto “bastonata in C#”, parte con una litania a “cappella” cantata in crescendo da Robb prima di partire a razzo con i chitarroni tipici del gruppo, seguiti da oltre otto minuti di furia tra riff smascellanti e un cantato efficacissimo. L’intro di chitarra in tapping della seconda “”Be still and Know” è chiaramente ispirato alla celebre “Toccata e Fuga in Re minore, BWV 565” di J.S. Bach.(ascoltate pure…) omaggiata anche dai Megadeth anni e anni fa, ma ben presto si trasforma in un assalto frontale tra groove compresso e la voce scartavetrante di Robb, impreziosito da un efficace ritornello e intrecci melodici di chitarra che deflagrano in una massacrante cavalcata, dove sembra di ascoltare dei Maiden che hanno fatto indigestione di Red Bull. 

Basta così, non è necessario il “track by track” tanto vituperato su queste pagine, per descrivere il terremotante impatto di cui questo lavoro è dotato. Sette brani che mandano a cagare le stolide definizioni di generi e riaffermano l’intelligenza dei MH nel saper miscelare brutalità e melodia, antico e moderno. Tecnico ed intricato quanto basta, “Unto The Locust” è un disco da possedere. Carnalmente.

Tracklist:

1.     ”I Am Hell (Sonata In C#)
    I: Sangre Sani (Blood Saint)
    II: I Am Hell
    III: Ashes to the Sky”   
2.     ”Be Still and Know”        
3.     ”Locust”       
4.     ”This Is the End”        
5.     ”The Darkness Within”        
6.     ”Pearls Before the Swine”        
7.     ”Who We Are”

Bonus track versione limited:

08. The Sentinel (Judas Priest cover)
09. Witch Hunt (Rush cover) 
10. Darkness Within (brano acustico)

L’edizione limitata contiene anche un DVD di making of intitolato pigramente: “Making of “Unto the Locust” Documentary”

Voto:

L’assaggio di quest’oggi è la seconda canzone(si quella con l’omaggio a Bach) “Be Still and Know”.

Robb Flynn:"Allora ci siamo fatti perdonare dopo tre dischi così? Dai dai dai..."

p.s. la citazione iniziale è relativa alle tematiche contenute nei testi dell’album…

Exciter-Death Machine


Non si arrendono mai i canadesi più grezzi ed ignoranti che conosco, reduci dai gloriosi anni ottanta,  passati tra  svariati cambi di formazione e varie beghe interne, mettono ancora una volta una tacca nella cintura che è la loro discografia. L’unico superstite della formazione originale e il mastermind del gruppo è John Ricci il quale da una nuova scossa alla sua creatura con il nuovo “Death Machine”. Il disco contiene dell’ottimo speed-thrash d’annata, tipico degli Exciter però purtroppo paga dazio a dei difetti non da poco. Le canzoni sono davvero buone, potenti ma prodotte davvero male! Chitarre zanzarose, basso inascoltabile e batteria “cartonata” sono un fardello pesante da portare per questo disco. La potenza delle tracce è inficiata da questa produzione davvero inadeguata, ma se ci si passa sopra si può godere di un album trascinante suonato con un grande cuore. Il cantato di Kenny “Metal Mouth” ce la mette tutta per non sfigurare con i suoi predecessori, non riuscendo però ad essere sempre efficace. Senza allungare il brodo, un disco classicamente Exciter, con un suono orripilante e con una copertina davvero brutta(provate a dare un’occhiata anche poco attenta alla donna incatenata). Ultima stranezza: tutti i testi riportati sul booklet sono sbagliati a causa di uno strano errore di consegna o di coordinazione(??)

Tracklist:

01. Death Machine
02. Slaughtered In Vain
03. Skull Breaker
04. Power and Domination
05. Razor In Your Back
06. Pray For Pain
07. Demented Prisoners
08. HellFire
09. Dungeon Descendants

Voto:

L’assaggio di oggi è la title track

 

Metal Mouth(secondo da destra) in una indecifrabile posa...