Delain- The Human Contradiction


delainthehumancdStavolta non ci siamo cari Delain, diciamocelo subito in faccia. Il bello del  vostro sound è la leggerezza tipica dei gruppi a là Within Temptation, con quei pezzi ficcanti e melodici, la voce ariosa e potente di Charlotte Wessels, ma in questo ultimo disco avete dimenticato di scrivere bei pezzi. Tutto qui, hai voglia a mettere ritornelli ultra ficcanti se tutta la canzone sembra uno scarto dei vostri migliori lavori, perdete solo tempo a giocare con l’elettronica per rimediare qualche ascoltatore in più. Al massimo riuscite a schifare chi vi ama già, ma davvero pensavate di centrare il bersaglio con questa loffiaggine?

Il morbo degli Amaranthe ha colpito anche loro, almeno in questo lavoro scialbo. Le canzoni sono quasi tutte dimenticabili, si salvano quei pezzi dove Charlotte riesce a fare la differenza cavando il sangue dalle rape, come si dice, ma è roba poca. Battere la strada che i Within Temptation hanno imboccato da tempo non riesce stavolta alla band olandese, che ricordiamo annovera  Martijn Westerholt ex-tastierista proprio dei WT, mescolando la poppizzazione godibile del disco precedente a momenti quasi danzerecci che onestamente creano scompensi degni della maledizione di Montezuma, restando comodamente seduti in casa propria. 

Si salvano alcuni pezzi qui e là, come “My Masquerade” che sembra uscito dalla penna dei Sister of Mercy, o le canzoni leggere ma gradevoli tipo “Stardust”. Troppo poco per giustificare gli entusiasmi che “We Are the others” ti aveva smosso e per consigliare l’ascolto a tutti: è il classico lavoro per chi ama queste sonorità e nulla più.

Peccato, ma Charlotte la si tiene sempre d’occhio.

Tracklist:

01. Here Come The Vultures
02. Your Body Is A Battleground
03. Stardust
04. My Masquerade
05. Tell Me, Mechanist
06. Sing To Me
07. Army Of Dolls
08. Lullaby
09. The Tragedy Of The Commons

Voto:

2stellee mezzo!

L’assaggio del disco:”Stardust”

ddd

Si può stroncare un album nonostante quegli occhioni? 

 

Death- Human (Relapse reissue)


Il percorso di maturazione dei Death prende una decisa accelerata con l’uscita di questo intramontabile capolavoro.  Era il 1991, anno in cui  il Death Metal era ormai esploso in tutta la sua ignoranza, gruppi come  Cannibal Corpse, Morbid Angel ed i Suffocation   lasciavano ai posteri delle gemme di inusitata bellezza “viulenta” ed i Death, insieme agli Atheist di “Unquestionable Presence” e ai Pestilence di “Testimony of the Ancients”  usciti nello stesso anno, posero le basi di un cambiamento epocale e una differenziazione di stili all’interno del genere. I precedenti lavori del gruppo mostravano chiaramente i segni di un talento in crescita ed una voglia da parte del buon Chuck di non sedersi sulla propria abilità, ma l’incredibile passo in avanti di questo disco rispetto a “Spiritual Healing” è stupefacente.

Perchè “Human” non è solo il quarto disco dei Death ma,  come il già citato “monolito nero” di kubrickiana memoria, è un’entità superiore che accelera il cambiamento e non lascia scampo una volta che ci si confronta con esso.

Chuck da sfogo alla sua creatività circondato da amici mostruosamente bravi con i propri strumenti:  Sean Reinert alla batteria, Steve Digiorgio al basso,  Paul Masvidal alla chitarra e “Human”, grazie alle capacità fuori dal comune di questa line-up, sancisce  la definitiva consacrazione del genio Schuldineriano. Il chitarrismo eclettico e personale, la capacità di scrivere testi magnifici diverranno da qui in poi, una costante nell’evoluzione  artistica dell’indimenticato chitarrista.

Per quanto riguarda la ristampa della Relapse, si può godere di  una produzione migliorata grazie alle nuove tecnologie, una pulizia che finalmente rende giustizia al basso di DiGiorgio. Un acquisto consigliabile anche a chi ha già la versione originale.

Tracklist (2CD ver):

Disc 1 – “Human”
1. Flattening Of Emotions
2. Suicide Machine
3. Together As One
4. Secret Face
5. Lack Of Comprehension
6. See Through Dreams
7. Cosmic Sea
8. Vacant Planets
9. God Of Thunder (Bonus Track)

Disc 2
1. Flattening Of Emotions (Basic Instrumental Studio Tracks)
2. Suicide Machine (Basic Instrumental Studio Tracks)
3. Together As One (Basic Instrumental Studio Tracks)
4. Secret Face (Basic Instrumental Studio Tracks)
5. Secret Face – Part 2 (Basic Instrumental Studio Tracks)
6. Lack Of Comprehension (Basic Instrumental Studio Tracks)
7. “Felt Good” – Studio Snippet
8. See Through Dreams (Basic Instrumental Studio Tracks)
9. See Through Dreams – Part 2 (Basic Instrumental Studio Tracks)
10. Vacant Planets (Basic Instrumental Studio Tracks)
11. Cosmic Sea (Basic Instrumental Studio Tracks)
12. Cosmic Sea Part 2 (Basic Instrumental Studio Tracks)
13. God Of Thunder (Basic Instrumental Studio Tracks)
14. Flattening Of Emotions (“Human” Demos)
15. Lack Of Comprehension (“Human” Demos)
16. Suicide Machine (“Human” Demos)
17. Together As One (“Human” Demos)
18. See Through Dreams (“Human” Demos)
19. Secret Face (Instrumental – “Human” Demos)
20. Vacant Planets (Instrumental – “Human” Demos)

Voto:

Più che un assaggio, un omaggio:

I Death con il produttore Scott Burns durante le registrazioni di "Human".

Hell-Human Remains


Una formazione dimenticata troppo presto, segnata dalla sfortuna e da una storia tragica. Nati in Inghilterra nel 1982 in piena NWOBHM, arrivati al contratto con l’etichetta Mausoleum dopo un percorso di sacrifici durissimi, fatto di performance teatrali caratterizzate dall’occultismo e dal Satanismo d’impatto, la band prova la delusione di perdere tutto quello appena conquistato a causa del fallimento dell’etichetta. Delusione che portò a suicidio il cantante/chitarrista Dave Halliday, maestro di chitarra dell’allora giovanissimo Andy Sneap (il notissimo produttore di oggi) e allo scioglimento definitivo di una band che aveva vissuto solo tra gli appassionati più pervicaci nella scena underground, tra cui Sneap, il quale  ha sempre portato nel cuore e nelle orecchie l’esperienza degli Hell. L’idea di omaggiare questa band e di risarcirla in parte delle sfortune passate, ha fatto sì che il gruppo ri-registrasse i suoi classici con una produzione all’altezza dei tempi, grazie all’input del noto e valido produttore. La formazione comprende i veterani del gruppo: Kev Bower (tastiere,chitarre) , Tim Bowler (batteria), Tony Speakman(basso),  supportati da Sneap alla chitarra e alla voce il fratello di KevBower, l’attore David Bower (conosciuto nella sua carriera attoriale come David Beckford), la sua interpretazione magistrale caratterizzata da un tono espressivo e teatrale (embè…) dona ai brani un sapore oscuro e convince anche nei registri più alti.

I brani sono uno meglio dell’altro, è inutile rimarcare che in questo disco troverete solo del Metallo genuino e d’annata,  sono brani ultra-classici in pieno NWOBHM-style: la cosa non dispiace affatto, ma ricordiamoci che non sono l’imitazione sterile di uno stile ormai datato, sono dei gioiellini nascosti dagli anni che le band come Enforcer o compagnia “revivaleggiante” ucciderebbero per scriverne di così buoni.

A quanto pare non rimarrà un episodio isolato, il gruppo dovrebbe continuare  stando a quanto dichiarato, vedremo come se la caveranno…intanto godiamo!

Tracklist

01. Overture Themes From Deathsquad
02. On Earth As It Is In Hell
03. Plague And Fyre
04. The Oppressors
05. Blasphemy And The Master
06. Let Battle Commence
07. The Devils Deadly Weapon
08. The Quest
09. Macbeth
10. Save Us From Those Who Would Save Us
11. No Martyrs Cage

Voto:

Assaggio del pacchianissimo videoclip per la micidiale “On Earth as it is in Hell”.

L'immagine sobria degli Hell.

Exodus- Exhibit B- The Human Condition


Un sottotitolo per la recensione potrebbe essere: “Gli Exodus ci hanno preso gusto a suonare canzoni lunghe, forse un po’ troppo…” ma andiamo con ordine:

Questo è il bello:

  • il nuovo Exhibit B è una botta di suono spesso ed abrasivo, con mazzate in pieno stile Exodus.
  • Il lavoro di produzione di Andy Sneap rende granitico il sound delle feroci composizioni dello storico gruppo, come nelle ultime produzioni recenti le chitarre sono imponenti e la batteria pompatissima.
  • Finalmente la voce di Dukes è meno monocorde  e riesce anche a cantare qualcosa di più, molto cattivo e convinto. Andare in tour fa bene…
  • Rispetto ad “Exhibit A” (il precedente lavoro) le canzoni sono più riconoscibili tra loro.
  • Il Thrash è tornato più cattivo che mai. Stanno facendo a gara i vecchi leoni e le nuove leve a chi tira fuori il lavoro migliore!
  • Lee Altus e Gary Holt suonano degli assoli fantastici
  • I testi sono molto interessanti

Ma non tutto è bello:

  • Le canzoni sono troppo lunghe, ammiro la voglia di tessere trame più intricate ma non funziona sempre  allungare il brodo.
  • Tom Hunting suona sempre lo stesso pattern di batteria e sulle lungaggini di prima questo pesa parecchio ad abbassare l’interesse.
  • non ho ancora capito se l’ennesima variazione dell'”Uomo Vitruviano” di Leonardo posta in copertina mi faccia cagare o no.

Thrash d’autore con l’orecchio aggiornato ai giorni nostri. Simile al precedente capitolo, o si odia o si ama. Exodus still thrash!!

Tracklist:

  1. “The Ballad of Leonard and Charles” – 7:14
  2. “Beyond The Pale” – 7:40
  3. “Hammer and Life” – 3:31
  4. “Class Dismissed (A Hate Primer)” – 7:15
  5. “Downfall” – 6:22
  6. “March of the Sycophants” – 6:45
  7. “Nanking” – 7:22
  8. “Burn, Hollywood, Burn” – 4:05
  9. “Democide” – 6:36
  10. “The Sun Is My Destroyer” – 9:33
  11. “A Perpetual State of Indifference” – 2:25
  12. “Good Riddance” – 5:33
  13. “Devil’s Teeth” (Bonus Track) – 4:14

Voto:

Lee Altus(3°da sin.) e Tom Hunting(4° da sin.) si somigliano in maniera imbarazzante...

L’assaggino…