Intervista ai Gory Blister!


04. Gory Blister - Promo PicE’ di nuovo il tempo di ospitare un’intervista qui su R.A.M., oggi è il turno dei Gory Blister. Il drummer e membro fondatore della band Joe LaViola si è prodigato nel rispondere alle domande, approfitto per ringraziare lui, la band ed il management per la cortesia e la disponibilità. Si parla del passato della band, del loro ultimo disco (che trovate recensito QUI) e di come sia cambiato il Metallo da quando si sono formati ad oggi.

Ora via, a leggere le esaurienti risposte di Joe!

 

RAM: La solita domanda con la quale si aprono di solito le interviste è “avete voglia di presentare un po’ la band?”. Siccome i Gory Blister sono in giro da molti anni, ho più voglia di chiedervi: ma com’era suonare Death Metal nei primi anni 90 in Italia?
Joe: Anche se il nostro primo demotape è del 1991, sia io che Raff già suonavamo, o cercavamo di farlo, death metal. All’inizio era tutto in divenire ed il metal in generale, ma soprattutto quello più estremo, era davvero qualcosa al limite dell’ascoltabile. Ricordo ancora le recensioni dell’epoca di albums come Leprocy (Death) o Carcass (Symphonies of sickness)… stroncature definitive! Poi sappiamo com’è andata. Ci voleva motivazione ed incoscienza per crederci. Nella più rosea delle ipotesi, considerando una realtà come la Taranto anni 80, suonare metal equivaleva ad essere drogati ed adoratori di Satana. Il solo fatto che siamo ancora in pista e con 5 album e mezzo all’attivo è una vittoria su tutta la linea. Certo non tutto è andato sempre come doveva, come per gli innumerevoli cambi di line-up, o la storia con la Noise Records. Quando firmammo con la storica etichetta tedesca che aveva lanciato Kreator, Celtic Frost, Voivod e tanti altri, pensavamo che forse eravamo saliti sul treno giusto, anche se era l’ultimo, preso in corsa. Purtroppo non è stato così, ma tant’è. Di lì a poco la Sanctuary comprò la Noise e scartò moltissime bands, soprattutto le ultime arrivate. In parte la Germania ci ha restituito qualcosa, quando Rock Hard ci ha scelti fra le migliori unsigned bands nel 2001 e ciò ci diede nuova spinta. Trovammo il modo di pubblicare Art Bleeds, che era già pronto da 2 anni, attraverso la Sekhmet records (Fra) e questo ci ha portato successivamente a firmare con l’ottima Mascot Records (Olanda). Quello che non finiremo mai di pagare sono gli anni di ritardo accumulatisi fra trasferimento di armi e bagagli da Taranto a Milano ed il limbo creatosi con lo scioglimento della Noise rec. Forse, uscendo con qualche anno di anticipo, “Art Bleeds” avrebbe potuto riscuotere molto più successo. Insomma, una volta a Milano e con “Art Bleeds” stampato siamo riusciti ad intravedere una strada da percorrere seriamente. La Mascot Records ci propose un contratto per due album (“Skymorphosis”, 2006 e “Graveyard of Angels.”, 2009), ma dopo un certo entusiasmo iniziale, la cosa si arenò e la label olandese decise di seguire solo progetti blues rock. Successivamente siamo approdati in Bakerteam, nostra prima label italiana, con la quale abbiamo pubblicato “Earth-Sick”, concept arricchito dalla presenza alla voce su due tracks del mitico Karl Sanders dei Nile! Infine, altro giro altro regalo, firmiamo con la Sliptrick, etichetta indipendente americana con uffici in Italia e Svezia. Così, la quinta furia vede la luce, “The Fifth Fury”, secondo noi, l’album della consacrazione al death metal! In questo disco ci abbiamo messo tutta la nostra esperienza, diluendo parzialmente gli spunti tecnici per puntare dritto al cranio dell’ascoltatore. In conclusione però, devo dire la musica estrema ha ormai archiviato l’incoscienza degli inizi e certi dischi non potranno più uscire.
RAM: Con il passare degli anni sempre più gruppi italiani hanno dimostrato le loro capacità anche al di fuori del nostro paese e la scena è cresciuta. Onestamente, nonostante il gran numero di gruppi si può parlare di una vera scena?
Joe: in generale credo che sia un discorso datato in sé, come quello di inquadrare un disco in un genere piuttosto che in un altro. Oggi la scena è “online” ed i confini geografici non esistono. Esistono migliaia di bands che più o meno decentemente propongono la loro musica. La libertà di farlo è ormai assoluta, ma ci siamo persi per strada l’identità musicale. Le bands italiane sono sempre state di alto livello, comunque competitive, ma non sono mai state prese sul serio prima di tutto dai promoters nostrani, che invece hanno ritenuto più opportuno valorizzare chiunque arrivasse dal nord Europa. Ormai è inutile piangere sul latte versato, noi facciamo del nostro meglio per proporre del sano ed originale death metal alla Gory Blister, poi potrà piacere o no, ma chi acquista una copia di un nostro album, ci fa sempre i complimenti.
RAM: Parliamo della vostra ultima fatica “The Fifth Fury”, un disco molto riuscito che ho molto apprezzato. E’ un lavoro tecnico e d’impatto, come avete ottenuto il giusto equilibrio tra la tecnica e scrivere una canzone che non sia una serie di assoli?
Joe: Per ogni nostro album ci impegnamo a non ripetere quanto abbiamo gia’ fatto in precedenza, cercando di introdurre degli elementi di novita’ negli arrangiamenti e nel suono che contraddistinguano il nuovo album dai precedenti, senza snaturare la personalita’ della band, e senza uscire dai confini del Detah Metal tecnico. Quando iniziamo a scrivere i primi riffs di un nuovo album ci chiediamo cosa vogliamo da questo album. L’aspetto tecnico per noi è una certezza, di cui a volte abbiamo abusato in passato, mentre era dal punto di vista del mood dell’album che potevamo osare qualcosa. “The Fifth Fury” e’ pertanto la quinta evoluzione del nostro stile, per il quale abbiamo scelto un sound piu’ scuro e un riffing piu’ groovy con delle melodie dalle atmosfere sofferenti ed un cantato piu’ diretto; il fine ultimo era ottenere un album dal sound “In Your Face” ma nel contempo tecnico quanto basta, e dalle atmosfere riconoscibili. Speriamo di esserci riusciti.

03. Gory Blister - Artwork

RAM: Il titolo dell’album si può tradurre la “Quinta Furia”. Il riferimento è alla vostra quinta prova in studio o ci sono anche altre sfumature?
Joe: Come ho accennato all’inizio, in pochi avrebbero scommesso che partendo da Taranto avremmo pubblicato 5 album di livello internazionale e che saremmo stati ancora in attività vent’anni dopo. Volevamo un po’ celebrare questo evento. In effetti c’è poi il riferimento mitologico, nella misura in cui le Furie sarebbero dei personaggi in grado di ristabilire una sorta di giustizia divina “post-mortem”, per cui viene punito colui che ha avuto fortune immeritate, ma ricompensato colui che non ha ottenuto in vita quello che spettava. Ci vuoi vedere un qualche riferimento alla nostra carriera? Libero di farlo.

RAM:Una domanda che mi piace sempre molto fare in sede di intervista: qual è stata la canzone che vi ha messo più in difficoltà per portarla a termine? E quella che preferite del disco?
Joe: Ti dico subito “The Grey Machinery”; in realtà era una delle prime su cui cominciammo a lavorare, ma ben presto entrammo in un vicolo cieco e la accantonammo. Ci siamo ritornati più volte, ha cambiato titolo, è stata stravolta, recuperata, ma alla fine non siamo riusciti a togliercela di dosso! Sulla seconda questione ti posso rispondere a titolo personale. “Thresholds” è una canzone fantastica e si basa su un testo con riferimenti esoterici che ho dedicato a due amici che ho perso nel giro di una settimana in un maledetto gennaio (2013). Si tratta di Claudio Leo e Mauro Caporale. Claudio è stato fra le primissime persone che conobbi quando ci trasferimmo a Milano, mentre Mauro era un mio caro amico di Taranto. Lottava per fare il regista cinematografico, poi venne la depressione…

RAM: Come mai avete scelto di chiuder l’album in modo così particolare? Cosa rappresenta per voi l’inquietante “Heretic Infected”?
Joe: Un esperimento, come gli altri presenti sui precedenti album. Raff ha riarrangiato per orchestra “H.I.V.” da “Earth-Sick”. Ci sembrava l’ideale meditazione finale dopo il passaggio della quinta furia.

RAM: Nel disco alcuni passaggi mi hanno ricordato gli immortali Death di Chuck Schuldiner, in altre i Carcass. Voi che ne dite, sono una fonte d’ispirazione obbligata per chi suona un certo tipo di Metallo?
Joe: Di obbligato non ci deve essere nulla. Noi quei musicisti li abbiamo nel DNA, per cui è un’ispirazione spontanea.

RAM: A proposito di Carcass avete ascoltato il loro ultimo album? Vi è piaciuto?
Joe: Stupendo dal punto di vista tecnico, ma ascoltandolo più volte ti rendi conto che non aggiunge molto a quanto già detto dalla band. Tutto sommato però, è stato un graditissimo ritorno.

RAM: Vi piace il panorama Death Metal odierno? E come mai?
Joe: Purtroppo il metal moderno ha perso quella forza dirompente che rompeva ed allo stesso tempo spingeva più in là i confini della musica. Per una buona decina d’anni il metal andava contro il mercato mainstream. Oggi, il metal è mainstream. Tuttavia ci sono alcune bands che riescono a proporre il loro genere in totale autonomia stilistica e questo è un aspetto da salvare. I gruppi storici non possono fare altro che restare fedeli a se stessi, tanto ci sono le nuove generazioni di ragazzi che non conoscono i loro primi albums. Prendi gli At The Gates, per esempio. Il nuovo disco non è male, ma è ovvio che dal mio punto di vista non suona certo emozionante. Alcune songs sono ispirate, ma altre cercano di recuperare un’anima che il metal svedese ha perso da qualche anno (vedi Opeth). Insomma, il dilemma fra ripetersi all’infinito oppure snaturare la propria identità resta insoluto ed i risultati dipendono troppo dall’empatia del momento. Occorrerebbe recuperare quell’istinto sovversivo delle origini.

RAM: Per chiudere l’intervista, un giochino stronzo. Potreste descrivere con un singolo aggettivo ogni disco della vostra carriera? Se ne avete voglia potete anche motivare il perché avete scelto quel particolare aggettivo.

Art Bleeds – “primordiale “

"Era la prima volta che entravamo in uno studio davvero professionale ed abbiamo affrontato tutte le problematiche sul momento. Il risultato è stato un disco istintivo e sorprendente prima di tutto per noi. Inoltre avevamo mandato via il cantante (Dome) 3 settimane prima delle sessioni e Daniel ha contribuito quasi a nostra insaputa a dare al disco quell’influenza DEATH che ha attirato l’ettenzione di molti fans."

“Era la prima volta che entravamo in uno studio davvero professionale ed abbiamo affrontato tutte le problematiche sul momento. Il risultato è stato un disco istintivo e sorprendente prima di tutto per noi. Inoltre avevamo mandato via il cantante (Dome) 3 settimane prima delle sessioni e Daniel ha contribuito quasi a nostra insaputa a dare al disco quell’influenza “DEATH” che ha attirato l’ettenzione di molti fans.”

Skymorphosis – “apocalittico” 

stavolta siamo entrati "In studio memori delle precedenti esperienze. Così, abbiamo pensato, sbagliando, di poterci permettere di tutto. 14 tracce, un intro sinfonico, una piccola strumentale, una cover dei Death, un cantato sforzato… certo, alcuni brani come Black Canvas o Soul-slitters sono dei veri miracoli, ma la maturità era ancora là da venire."

“Stavolta siamo entrati in studio memori delle precedenti esperienze. Così, abbiamo pensato, sbagliando, di poterci permettere di tutto. 14 tracce, un intro sinfonico, una piccola strumentale, una cover dei Death, un cantato sforzato… certo, alcuni brani come Black Canvas o Soul-slitters sono dei veri miracoli, ma la maturità era ancora là da venire.”

Graveyard of Angels – “luminoso” 

"Il primo dei nostri album più ragionati. Un viaggio dal buio alla luce."

“Il primo dei nostri album più ragionati. Un viaggio dal buio alla luce.”

-Earth-Sick – “infetto” 

"In questo album abbiamo cercato delle contaminazioni, inserendo tastiere e melodie in modo da rendere il nostro death metal ancora più riconoscibile. Le soluzioni non sono sempre fluide, l’ascoltatore converrà che ogni canzone ha la sua identità. E poi, c’è Karl Sanders che canta due pezzi!"

“In questo album abbiamo cercato delle contaminazioni, inserendo tastiere e melodie in modo da rendere il nostro death metal ancora più riconoscibile. Le soluzioni non sono sempre fluide, l’ascoltatore converrà che ogni canzone ha la sua identità. E poi, c’è Karl Sanders che canta due pezzi!”

The Fifth Fury – “furioso” 

"Il giusto mix che raccoglie tutta la nostra esperienza e la nostra rabbia. "

“Il giusto mix che raccoglie tutta la nostra esperienza e la nostra rabbia. “

RAM: Vi andrebbe di salutare i lettori di R.A.M. per chiudere l’intervista?
Joe: un grazie di metallo rovente a tutti voi, lettori, ascoltatori, redattori. Supportate le vostre bands preferite e comprate almeno una copia fisica di un album o una t-shirt. Speriamo di vederci in occasione di una nostra esibizione live.

 

 

Gory Blister- The Fifth Fury


03. Gory Blister - ArtworkQuante volte qui su R.A.M. ho elogiato i gruppi italici solo per la qualità della loro proposta e non per uno sciocco patriottismo musicale? Svariate, no?(come no, bastardi!!??). Oggi si parla sempre più spesso della scena estrema italica, tra gruppi che hanno guadagnato il loro spazio meritatissimo anche all’estero e chi vive nel sottobosco, impegnato a spingere e a sbattersi in nome del Metallo.

I Gory Blister sono una di quelle band di cui avrei voluto tanto parlare ma come al solito sommerso da valanghe di robe e rubriche non ce l’ho fatta. Avevo ascoltato il loro disco precedente, “Earth Sick” uscito nel 2012, rimasi piacevolmente impressionato dalla carica che sprigionavano in quel lavoro. Death tecnico e brutale che arrivava dritto a sfondare timpani e tutto quello che c’era sotto, tra colate micidiali di assoli e quel sapore melodico strisciante che non si sovrapponeva mai agli schiaffi, in più figurava pure un certo Karl Sanders come guest in un paio di canzoni. Voglio dire, mica Andrea Dipré…

Un disco che avrebbe meritato un suo posto qui sul blog, così quando ho ascoltato “The Fifth Fury” non ho voluto fare lo stesso errore, anzi. Sviscerato per giorni e ascoltato come si deve, non si può che confermare quanto la band sia migliorata e abbia affinato i propri mezzi. Il loro Death è sempre molto tecnico, i richiami e le influenze corrono subito agli immortali Death e ai Carcass, un sottile richiamo che chi suona questo genere quasi non può scampare, senza eccedere ovviamente. E i Gory Blister non fanno eccezione, ma si muovono bene all’interno di pezzi legati alla tradizione e allo stesso tempo agganciati con forza al moderno modo in cui si suona oggi il Death.

Una fresca varietà ci accompagna nella scaletta dei pezzi, non c’è un solo modo di schiaffeggiare l’ascoltatore e loro ce la mettono tutta per far male senza farsi dimenticare. Tempi dispari, assoli memorabili e molto melodici, attacchi diretti e veloci. C’è parecchia roba qui dentro, non mancano nemmeno i sintetizzatori, ci si diverte ad ascoltare questo lavoro e non si rischia l’indigestione da “pippone ipertecnico”. Applausi anche alla batteria di Joe Laviola, mai sopra le righe nonostante l’enorme bagaglio tecnico, e alla prova vocale di Paolo “St.John” John, il suo è un growl cupo e rabbioso dall’alto coefficiente espressivo.

“The Fifth Fury” è un lavoro che merita di uscire da quel sottobosco citato all’inizio, così come la band meriterebbe maggiore attenzione. Gli schiaffi che danno lasciano il segno, il consiglio è di porgere loro le voste guanciotte!

Tracklist:

1. Psycho Crave
2. Thresholds
3. Toxamine
4. Devouring Me
5. The Fifth Fury
6. Promotheus Scars
7. In The Mass Grave
8. The Grey Machinery
9. Heretic Infected Orchestra

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco: la title track.

ddd

Growliamo tutti in Gory!!