Quel Rude Venerdì Metallico /178:In God we Trust



La recensione di “Golgotha” è online da stamattina, un disco che merita senz’altro la vostra attenzione anche quella di chi non ha amato il corso recente degli W.A.S.P. . Mi ha colpito molto e non me l’aspettavo dopo la fiacca prova di “Babylon” e la conversione di Blackie Lawless, oggi cristiano rinato. Oggi Mr. Duran non è più veramente “lawless” ma obbedisce convinto alla legge del Signore, tanto da non suonare più brani “blasfemi” come Animal (Fuck like a Beast)” nei set live. Mi sta benissimo, non è la prima volta che un artista ritrova la fede persa, ce ne sono una quintalata di tizi ferventi cattolici e simili che scaldano ancora i nostri cuori. Alice Cooper, Dave Mustaine, con quest’ultimo che ha bandito dei pezzi perchè in contrasto con la sua fede, rifiutandosi persino di dividere il palco con band ritenute “blasfeme”. Ma il buon Padre va sempre oltre, che ve lo dico a fare.

Pensate pure ad un Tom Araya, da sempre credente, che cristona (ahahaha) da anni testi sul demonio e atrocità miste. E’ la necessità di preservare un’immagine, sicuramente più spendibile per un pubblico metallaro sempre più incline al bestemmione che al Padre Nostro, poi la realtà è un altro paio di maniche. Quello che mi colpisce di Blackie è proprio questo integralismo, questo porsi in maniera così netta verso il suo glorioso passato, lo imbarazza davvero così tanto aver scritto una canzone che parla del realizzare un’incontrollabile pulsione sessuale?

Riflettendoci, ci può stare che un’artista non sia più lo stesso di quando aveva diciotto/venti anni, non si ritrovi più in quello che aveva scritto una vita fa, eppure Alice Cooper canta ancora “I’m Eighteen” a quasi settantanni e nessuno gli va a dire che quell’età l’ha passata da un pezzo. E neanche lui si fa tanti problemi. Non è la stessa cosa certo, provare imbarazzo per aver scritto una canzone che fieramente scandalizzava l’America in piena era Reaganiana è qualcosa che pesa di più agli occhi di un uomo timorato di Dio. Non voglio insistere su una stupidaggine, fortunatamente ho avuto modo di godermi “Animal” dal vivo in più occasioni, mi fa solo sorridere quanto lo stesso Lawless, usi la ritrovata fede per far parlare in un modo o nell’altro di sè e della sua band. Se non può più essere il pervertito sessuale numero uno, allora perchè non diventare il censore numero uno, tanto zelante da non avere concessioni nemmeno per se stesso?

Davvero è solo un modo tutto nuovo per farsi pubblicità, di darsi una nuova e credibile aura da artista maledetto e tormentato da ciò che lui stesso ha fatto in passato?

Sapete che quando mi faccio una domanda, raramente ho una risposta soddisfacente. Il fatto è che “Golgotha” è un bel disco, pure se Blackie invoca Gesù come una suorina estatica.

La libertà di un’artista di esprimersi vale sempre, non solo quando ci fa comodo, giusto?

 

Quel Rude Venerdì Metallico /131: Dischi di tributo


Il primo approccio con i dischi di tributo fu nel lontano 1994 , con lo straordinario “Nativity in Black”, riuscito omaggio ai Black Sabbath uscito per l’etichetta Columbia Records. Una tracklist di tutto rispetto suonata con passione da band allora sulla cresta dell’onda. Ricordi a memoria che c’era gente tipo i Sepultura, i Type ‘O Negative, Bruce Dickinson accompagnato dai Godspeed, i Corrosion of Conformity. Parteciparono anche Ozzy accompagnato dai Therapy? e dai Bullring Brummies(questi onestamente te li sei andati a riguardare per ricordarne il nome), ovvero una band messa su per l’occasione da Bill Ward, Geezer Butler, Rob Halford e Wino. Lo ascoltasti però molti anni dopo, confermando le buone recensioni che prese sulle riviste dell’epoca.

Purtroppo il disco diede vita ad una moda che produsse una marea di prodotti ottimi, come il tributo della Century Media ai Judas Priest, con l’inequivocabile titolo di “A tribute to Judas Priest: Legends of Metal Vol I”, ad altri francamente imbarazzanti o semplicemente inutili. Anzi la maggior parte di queste uscite lasciò il tempo che trovava e pochi ancora ne ricordano qualcuno a parte forse giusto i due citati qui sopra.

Col tempo la cosa scemò e rimasero a cibarsi di cover giusto le piccole etichette che pensavano di spingere le band del proprio catalogo mettendoli a fare cover brutte quasi quanto il loro materiale originale.

Ogni tanto qualche disco discreto ancora veniva fuori (tipo il tributo ai Mayhem della Avantgarde, con Immortal, Behemoth, Vader ed Emperor ad omaggiare la band norvegese), ma l’interesse per un certo tipo di operazioni fu pari a quello di oggi per le odierne foto di piatti e merendine che infestano la Rete, ovvero lo sticazzi più sonoro che possiate urlare ad alta voce con la mano a paletta.

Dischi da evitare insomma, costruiti spesso in fretta e riciclando pezzi già editi.

Oggi ne parli perchè è uscito in questi giorni il tributo a Dio intitolato “This is your life”, il cui ricavato andrà all’associazione benefica messa su da Ronnie  e sua moglie lo “Stand up and Shout Cancer Fund”, che  raccoglie fondi da devolvere alla ricerca sul Cancro. E’ un bel disco, animato da intenzioni nobili e messo su in maniera curata a partire dalla copertina.

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Come direbbero gli ameregani “Badaaaaasss!!!” C’è pure Belladonna col parrucchino!

La lista di band coinvolte è notevole e quasi tutti rendono onore alla musica dello scomparso cantante. Gli Anthrax pompano al massimo “Neon Knights,  gli Adrenaline Mob si destreggiano con le sgommatone di Orlando e la voce di Allen sulla già nota “The Mob Rules”, Corey Taylor convince alla grande su una energica “Rainbow in the Dark”, gli Halestorm della patatissima Lzzy Hale danno vita ad una ottima “Straight through the heart”. Tocca poi ai Motörhead accompagnati alla voce da Biff Byford (Lemmy si limita a qualche sussurro sullo sfondo, evidentemente non è in grado ancora neanche di registrare in studio), sempre brava Doro con “Egypt(the chains are on)”, già edita a suo tempo altrove. E a proposito di pezzi già conosciuti, spaccano i Killswitch Engage con la loro personalissima “Holy Diver” mentre si difende benissimo il sodale storico di Dio Jimmy Bain con “I”. La cosa migliore del disco arriva però con il medley dei pezzi di “Rainbow Rising” da parte dei Metallica, davvero in formissima e top del disco. Tra i bravi si segnala anche Jamey Jasta con “Buried Alive” alla quale però viene concesso un posto da bonus track.

Quelli che toppano più o meno clamorosamente sono Rob Halford con una moscissima versione di “Man on the silver mountain”, cantata stile karaoke sei sette ottave sotto,  i Tenacious D con una “The Last in Line” affatto convincente ed abbellita da dei “simpatici” effetti sonori sul finale. Orribile anche la cover di “The Temple of the King” da parte degli Scorpions che riuscirebbero ormai a far diventare una ballad pure “A skull full of maggots” dei Cannibal Corpse. E anche il lavoro di Glenn Hughes su “Catch the Rainbow” non è che sia così esaltante, ma qui forse pecca la tua poca simpatia per il brano originale. E poi c’è la canzone che da il titolo al disco, “This is your Life”, dove Dio canta un testo particolarmente struggente se letto oggi su una base di solo pianoforte. Diciamo che non è il piatto forte, via.

Una solida eccezione alla regola che inequivocabilmente e senza fallo afferma che i dischi di tributo sono inutili, anzi ormai del tutto anacronistici in un business che non riesce più a far cassa manco con disconi pieni di bei pezzi inediti.

 

Per leggere altri pareri sul disco, consigliatissima la recensione su Sdangher!

 

I Dieci migliori dischi Live


Il disco “dal vivo” oggi è un modo per tappare i buchi, per mantenere il nome sul mercato in attesa di nuove uscite. E forse lo è sempre stato, ma alcuni di questi album sono entrati nella storia, come e meglio di certi album in studio. Oggi è difficile trovare dei buoni motivi per acquistare un disco live, ma anni fa era quasi un rito di passaggio per certe band. In fondo non c’erano minuti e minuti di video disponibili in Rete, non c’erano nemmeno le possibilità che oggi ha un adolescente per conoscere in tempi rapidi un gruppo ed i live erano la maniera più veloce per conoscere i classici che una band aveva da offrire. Ce ne sono molti fondamentali da avere per forza nella propria collezione, ma questi dieci VANNO acquistati subito se non li avete.  Forse non sono tutti così genuini come si crede, ma l’illusione e la cifra storica aiutano ad ignorare questo aspetto.

Il post comprende solo dischi che hanno formato audio, per i video ce ne sarà uno a parte, un domani. E se fate i bravi come l’altra volta nei commenti, rivelando i vostri dieci preferiti, ci scappa anche la classifica dei dieci peggiori.

10.Hell on Wheels/Hell on Stage

Parte  male la classifica barando subito con due titoli in una sola posizione, ma c’è un motivo. “Hell on Wheels”  è la primissima testimonianza su disco della tronfia potenza live dei Manowar coi loro suoni esagerati e anche se Adams non è quello dei tempi d’oro, questo live ha il sapore dell’evento. Anche perchè nessuno sapeva quello che sarebbe venuto dopo:una tonnellata di roba tutt’altro che epica ed imperdibile. La copertina è un capolavoro di bruttura, con De Maio che mostra la sua smorfia da “che cazzo vuoi?”, Eric Adams che pratica la fellatio ad un microfono e Karl Logan in posa Fantozziana. E il povero Scott è quello che fa la figura migliore tiè! Il secondo live del gruppo “Hell on Stage” uscì un paio d’anni dopo l’altro, ed era assai meglio. Canzoni prese dal repertorio anni ottanta, Adams più in palla per un live che fa sembrare l’altro uno scarto pubblicato da un’etichetta minore. Sono nella stessa posizione proprio perchè complementari ed usciti subito l’uno dopo l’altro, ma se doveste sceglierne uno solo, prendete “Hell on stage”.

9.Kiss-Alive

La storia dell’Hard Rock e del Metallo, passa anche da qui. Quanti artisti ha ispirato il basso di Simmons o la chitarra di Frehley? Moltissimi dichiarano che proprio “Alive” fomentò la voglia di suonare uno strumento e diventare come i Kiss. Come si può biasimarli ascoltando una prestazione devastante, ricca di energia e passione come questa? Qui le tonnellate di “merdandising” ancora non erano più importanti della musica e si sente: alcune canzoni sono migliori della versione in studio, pompate al massimo dalla forza e dal carisma del gruppo sul palco. E pensare che “Alive” uscì per aiutare proprio le vendite dei dischi in studio, vendevano poco nonostante ai concerti ci fosse sempre il pienone. E con “Alive” si capisce il perchè…

8.Savatage- Ghost in the Ruins

Un omaggio allo scomparso Criss Oliva, scomparso due anni prima in un incidente stradale. “Ghost…” è la testimonianza di quello di cui era capace Criss, un artista immenso dotato di classe e gusto. Il disco è una raccolta di brani suonati dalla formazione classica dei ‘Tage durante il tour americano tra il 1987 ed il 1990, resi alla perfezione, anzi anche meglio degli originali. Criss è di un altro pianeta e questo tributo è il minimo indispensabile per conoscere un chitarrista scomparso troppo presto e ricordato troppo poco. Se non ci fosse la commozione a sottendere tutto il disco, rimarrebbe comunque un’opera da conoscere obbligatoriamente.

7.Ozzy Osbourne- Tribute

Sulla scia degli omaggi non può mancare “Tribute”, il live che Ozzy dedica allo scomparso Randy Rhoads. Il piccoletto dalla chitarra a pallini è inarrestabile, le canzoni sono quelle del periodo d’oro degli inizi della carriera solista per Osbourne, con alcuni obbligatori passaggi dalle parti dei Black Sabbath reinterpretati con personalità incredibile da Rhoads. La sua chitarra fischia che è un piacere, con quegli assoli memorabili e quei riff così piantati nella Storia. La commozione raggiunge livelli quasi insopportabili con la strumentale “Dee”, con Randy in studio che prova e riprova a suonarla per quattordici minuti. Documento imperdibile.

6.Mayhem- Live in Leipzig

Il terrore e la paura veri come non si erano mai sentiti prima su un disco, un gelo quanto più vicino alla Morte e alla disperazione di tutto il Black Metal messo insieme . La formazione migliore dei Mayhem, Hellhammer alla batteria, Necrobutcher al basso, Euronymous alla chitarra e Dead alla voce per una prestazione che mette addosso un’inquietudine incredibile. Il cantante, suicida qualche anno dopo, ostenta tutto il suo odio e la sua misantropia dietro quel microfono, urlando come una megera appena posseduta carnalmente dal Demonio. Un marchio pesante nella storia del Metallo, fondamentale e letteralmente, pauroso: una volta ascoltato non si dimentica più.

5.Iron Maiden- Live After Death

Quando il cuore parla non ci sono cazzi, si ascolta. Ed i Maiden il cuore te lo rubarono per sempre con questo monumentale disco. La voce di Bruce Dickinson che incita la Long Beach Arena prima di cantare classici su classici, il basso di Steve Harris,  i chitarroni di Smith e Murray che forgiavano la tua Metallaritudine tra assoli e riff da brivido e Nicko che pestava come un dannato. Per chi oggi si trova perso tra gli innumerevoli titoli e compilation, basti sapere che posseduto questo non serve altro. Il resto è un orpello inutile, il vero pilastro per capire quanto siano animaleschi sul palco i Maiden è questo. (anche un altro ma lo citi dopo tra i bonus…)

4-Slayer- Decade of Aggression

Il massacro degli Slayer portato comodamente a casa vostra, servito direttamente in faccia. C’è tutto: le urla di Araya, che come disse qualcuno* è la prova vivente che si può fare musica brutale senza cantare in growl, la gigantesca batteria di Lombardo e le chitarre del duo King/Hanneman. Gli Slayer non hanno la minima pietà nei confronti dell’ascoltatore, rapito dalla follia e dalla rabbia dei quattro ameregani.
Suoni tutt’altro che perfetti ma completamente dal vivo, per il disco live definitivo del Thrash Metal.

3-At the Gates- Purgatory Unleashed- Live at Wacken 2008

Il ritorno di un gruppo che ha segnato la storia recente del Metal, una band fondamentale che si è sciolta di proposito all’apice della sua carriera. Tornati per omaggiare i fan con un tour d’addio, gli Svedesi registrano questo live (anche in DVD) in Germania, al Wacken Open Air Festival. Ci sono tutte le migliori canzoni e l’energia è quella di un tempo, affinata dall’esperienza. Il disco è fondamentale per capire quanto sia immensa la band dei fratelli Bjorler anche dal vivo e di quanto sia pesante il vuoto che hanno lasciato. Devastanti ed inimitabili, seppure saccheggiati a mani basse.

2-Judas Priest- Unleashed in the East

La saprete tutti la faccenda legata a questo disco ed al fatto che sia stato pesantemente ritoccato in studio, con la famosa presa per il culo “Unleashed in the studio” a riassumere il concetto. Anche con tutti i ritocchi del mondo, “Unleashed…” è il disco in cui le prime grezze versioni di classici del Metallo vengono fuori nella loro forma più convincente. Le chitarre creano riff dopo riff le basi per il futuro, definiscono con attenzione e ferocia i canoni di un genere allora ancora senza chiari punti di riferimento.
Non si può ignorare questo album, proprio no.

1-Motörhead- No sleep ‘til Hammersmith

I Motörhead raggiunsero la cima delle classifiche con questo live immortale, denso e pregno di Metallo. Come per i Judas Priest di “Unleashed…”,  sono qui le versioni “vere” e definitive di alcuni classici come “Overkill”, suonata con la giusta carica e velocità. Impagabile l’errore di Philty nell’attacco di “Ace of Spades”, oggi non sentireste mai una cosa del genere, nella ottusa smania di ricercare la perfezione assoluta. Tra l’altro è una versione davvero energica da parte di Lemmy, non ancora stufo da trent’anni di repliche.
Il live più bello del mondo, senza tanti giri di parole.

Titoli bonus con commento secco e veloce.

Dio at Donington  UK:1983-1987

Il live uscito postumo di Ronnie. Capolavoro e pezzo di storia.

Accept-Staying a Life

Un mostro di Metallo tedesco imperdibile

Saxon- The Eagle has Landed

Documento storico per gli amanti degli inglesi e della NWOBHM

Deep Purple- Made in Japan

Supersound degli anni 70

Iron Maiden- Maiden Japan

Di Anno quant’eri grande…

AC/DC- IF you want Blood…you’ve got it

Tutta l’ignoranza di Bon Scott e l’energia di Angus sul palco.

*lo scrisse Luca Signorelli su Metal Hammer

Quel Rude Venerdì Metallico /9:Una settimana da Dio


Il “..Rude Venerdì Metallico” chiude la settimana che il sito ha dedicato completamente a Ronnie James Dio, commemorando il primo, triste anniversario della sua scomparsa.

Ronnie Dio era unico, una persona davvero speciale che ha sempre dato tutto se stesso per i fan e per il Metal. Ha contribuito in maniera determinante allo sviluppo della nostra musica preferita, ne ha mantenuto lo spirito e il calore fino all’ultimo. Era molto sicuro di sè, era consapevole che il suo talento giustificasse la sua centralità e l’importanza che  un frontman spavaldo doveva pretendere:  infatti quando era a contatto con altre personalità forti, come Iommi o Blackmore , lo scontro era dietro l’angolo in ogni occasione e a volte le conseguenze erano così dure che decideva di fare di testa sua e lasciarsi tutti alle spalle, torto o ragione che avesse.

Nella foto: una vecchia che fa le corna.

Il suo stile così teatrale e potente ha impresso nei gruppi dove ha prestato il suo talento, un marchio unico e caratterizzante: non è da tutti attraversare quaranta anni di carriera sempre a buonissimi livelli, ancora più arduo dare il contributo a ben tre dischi fondamentali come “Rainbow Rising” “Heaven and Hell” ed “Holy Diver”. Ricorderemo anche il gesto delle cornine, rubato alla nonna che faceva gli scongiuri per scacciare il malocchio, aneddoto che Ronnie raccontava spesso e con piacere.

Indimenticato ed indimenticabile, ci mancherà e spero di aver condiviso il meglio possibile con voi il suo ricordo, cercando la via più ironica e mai stucchevole lungo tutta questa “settimana da Dio”

Non questa "settimana da Dio"

We Rock!!