Quel Rude Venerdì Metallico /161: Nuovi Megadeth, la curiosità c’è…



Lo ammetto candidamente, mi mancava quella scossa di terremoto che si scatenava a cicli irregolari nella MegaChurch, quando il buon Padre Mustaine(Allelujaaaa AaaAallelujaaaAaa…Allelluuujaaaaaa!!) affermava il proprio potere temporale sui suoi sottoposti esiliandoli dal suo abbraccio mistico. Gli ultimi a privarsi della protezione di Sua Fulva Santità sono stati, come di certo saprete datosi che ne avevo anche parlato, Chris Broderick e Shawn Drover. Loro hanno scelto autonomamente di allontanarsi dalla Luce, per dedicarsi a qualsiasi altra cosa che non fosse ripetere:”Sì sì, ottima idea Dave, facciamo come dici tu”. Sono stati anni pieni di “Yes Man” per i Megadeth, dai fratelli Drover, a Lo Menzo, al figliol prodigo Ellefson fino a Broderick.  La stabilità e la relativa passività di chi accompagnava il dispotico Sommo Padre si è riflessa in album sempre meno interessanti, fino al disastroso “Super Collider“, dove francamente anche il fedele più dogmatico ha vacillato e rispolverato niente meno che “Risk” come pietra di paragone.

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La barba, lo sguardo ieratico. quest’uomo ci condurrà verso la salvezza. Vieni o Padre in mezzo a noi, portaci nel nuovo mondo del Metallo.

Ora finalmente sappiamo che non ci sarà alcuna reunion con Menza e Friedman, per fortuna dico io, di minestre riscaldate ne stiamo ingurgitando già in abbondanza. E aria nuova sia quindi, con innesti che hanno dell’incredibile e ad un primo occhio sembrano quasi fuori luogo.Alla batteria arriva niente meno che Chris Adler, batterista moderno, mastodontico e cazzutissimo, roba da farti amare le band dove suona per principio. Non so quanto sarà decisivo per dare una smossa a Mustaine e in che percentuale potrà contribuire alla parola del Padre, ma di certo è una scelta che intriga. Se Mustaine si decidesse a cacciare qualche riff buoni di quelli suoi, ci sarà da divertirsi con Adler a tenergli botta dietro le pelli.

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Io pure devo magnà, ben vengano i Megadeth…

L’altra scelta sembra ancora più bizzarra e in un certo senso quasi azzardata, il chitarrista Kiko Loureiro, conosciuto per il suo lavoro negli Angra che oggi se li filano in pochi, ma negli anni 90 erano tipo il “Santo Graal” del povero Trve Metallarer, massacrato e fiaccato da colpi di Alternative e monnezzame affine. Quando mangi solo merda, anche il fango ti sembrerà cioccolata e gli Angra erano un po’ quello: una buona band che in anni di magra poteva dire la sua, ma poco altro. Io personalmente non li ho mai digeriti moltissimo a parte qualcosina in “Angels Cry”, di sicuro Loureiro è un signor chitarrista ma non so quanto  si adatterà ai Megadeth o ancora più imprevedibile, cosa possa portare lui.

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Oltre a chiamarsi come una famosa marca di prodotti per il  make up, Kiko Loureiro suona la chitarra. Pure discretamente, anzichenò.

Sono curiosissimo di ascoltare qualcosa di nuovo con questi due signori e soprattutto di riascoltare l’argentina voce del Padre cantarci qualcosa di migliore delle stronzatine di “Super Collider”.

E voi che ne dite? Avreste preferito il ritorno al passato?

p.s. questo post è stato scritto ascoltando “Super Collider”. Giuro! 

Quel Rude Venerdì Metallico /134: Slayer, avanti tutta


Ieri chi segue la pagina Facebook di R.A.M. ha avuto modo di ascoltare il nuovo pezzo che gli Slayer hanno pubblicato quasi a sorpresa, ma per i sfortunatissimi che non l’hanno ascoltato l’agevoli di nuovo (dopo averli invitati a mettere ‘sto “mi piace” alla pagina):

Il pezzo è buono, tradizionale e cattivo, si potrebbe dire rassicurante. Il vocione di Araya ricorda gli urli disumani dei bei tempi, soprattutto quelli di “God Hates Us All”, disco che sembra calzare moltissimo con il tono di questa nuova canzone. Sarà un caso che GHUA è un disco scritto per larga parte da King? Certo che no. Invece il contributo di Bostaph non sembra eccessivamente brillante e ricco di tecnica, conoscendo le doti del batterista ci si aspetta molto di più. Comunque un buonissimo pezzo che dimostra la ferrea volontà di non mollare, nonostante tutto.

Il dubbio che potessero fermarsi dopo la morte di Hanneman e l’abbandono di Lombardo non aveva sfiorato nessuno, dato che gli Slayer avevano continuato il tour dopo la scomparsa di Jeff senza grossi patemi d’animo, ed evitato accuratamente di rispondere alle rivelazioni di Lombardo circa i guadagni divisi in modo ingiusto. Rivelazioni comunicate senza eccessiva mole di particolari, con grande umiltà e con un po’ di ritrosia,  spiegando a chi chiedeva quali fossero le magagne interne alla gestione della band e al motivo per cui non poteva più dividere il palco con i suoi compagni storici. Ma oltre ad uno scarno comunicato in avvocatese, nè King nè Araya hanno pensato bene di rispondere sui punti specifici sollevati da Lombardo.

Non hanno collezionato molte figure onorevoli di questi tempi, ma la cosa non sembra intaccare affatto lo status di una band che continua il suo girovagare sui palchi di tutto il mondo, con l’ormai rodata formazione che vede Gary Holt ben piantato alla destra di King.

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Pure nelle foto promozionali!

Per te l’avventura degli Slayer sarebbe potuta finire tranquillamente con la morte di Hanneman e il definitivo abbandono di Lombardo, ma forse è solo il cuore a parlare. I cervelli di King e Araya la pensano in modo diverso e a noi tutti non resta che farcene una ragione.

Tanto quando uscirà l’album nessuno potrà fare a meno di ascoltarlo. Nonostante tutto.

 

 

 

 

Quel Rude Venerdì Metallico /116: Una volta a volte è pure troppo!


Ritorna su RAM la parola del grande Padre Mustaine, il quale ha dichiarato in un’intervista al Detroit Metro Times:

“I recensori devono ascoltare un mucchio di dischi alla volta e non hanno il tempo per viverli pienamente, come facevano da giovani. Ascoltano gli album una volta e se fanno loro una buona impressione, ne parlano in un certo modo. Se non fanno loro una buona impressione, allora ne parlano in modo diverso. Se qualcuno ne ha parlato bene prima, i giornalisti al giorno d’oggi a volte si accodano e ne parlano bene anche loro, al posto di esprimere la propria opinione individualmente. C’è anche una psicosi per la quale se a uno non piace una persona e ascolta il suo disco, dice che fa cagare anche se è un capolavoro. So che nei miei confronti ci sono stati diversi fraintendimenti e la mia autobiografia ne chiarisce parecchi, ma non tutti l’hanno letta”. *

Stavolta la Chiesetta nella Neve ha portato un po’ di saggezza sotto la coltre di capelli rossi, a parte la solita virata egomaniaca nel finale, c’è qualcosa di vero in queste illuminate parole del Padre. Partendo dal sacro presupposto che “Super Collider” rimane un album orrendo anche dopo centodue ascolti e che Mustaine probabilmente esprime questa riflessione solo per trovare una scusa al fiume di recensioni negative che ha beccato, il roscio ha ragione sulla sciatteria di alcuni recensori che dopo mezza tracklist hanno già in mano la verità su un album. Soprattutto quelli a cui passano in mano dieci quindici album a settimana, non sempre riescono a dedicare l’attenzione necessaria ad un disco che magari avrebbe bisogno di qualche ascolto in più per essere metabolizzato. Sono cose che abbiamo già discusso, se alcuni dischi meritano più ascolti, di sicuro ce ne sono ancora di più che meritano solo parolacce. Quindi Mustaine potrebbe avere ragione, a volte i ritmi di chi deve rispettare scadenze precise sono talmente stretti che ci si accontenta della prima impressione. E non sempre è quella giusta, manco a dirlo no?

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Mature Redhead.

Ma tutta questa velocità e pressapochismo porta anche al fenomeno di emulazione “denunciato” nella seconda e più interessante parte della dichiarazione Mustainica. I “recensori” si accodano all’opinione generale, spesso per pigrizia, molto più spesso perchè la paura di affermare un concetto controcorrente richiede troppo impegno e nell’ascolto e nell’enunciazione. Nascono così i correntoni in base ai quali determinate band sviluppano immunità alle critiche o ne diventano un bersaglio fisso, giornalisti che stroncano qualsiasi nota che sia uscita dopo il 1990 ed altri che promuovono tutto purchè contenga una galoppata, mezza pentatonica e due urletti. Esempi illuminanti:”Se il Silvanoni ha dato nove al disco dei Sparassody non può essere che un capolavoro, butto giù du’righe pure io e gli do dieci!”, “Se Silvanoni ha datto nove al disco dei Sparassody io gli do tre per principio, tanto me stanno pure  sur cazzo a me! Così aumento pure le visite per la trollata”.

Ma il senso di tutto ciò quale sarebbe?

Non sarebbe meglio fare qualche recensione di meno se non si riesce a stare dietro a tutto? Magari dare spazio ad album di cui si riesce a dire qualcosa di più che l’opinione letta e straletta ovunque, ma arricchendo la discussione con argomenti personali e motivati. I blog che segui e stimi cercano di farlo, molti altri provano…troppi sono nel trend descritto dal buon Dave.

Come se ne esce? Forse dando il giusto amore a quello che si ascolta, sentire davvero quello che si scrive, senza cadere nel turbine dell’atto meccanico e privo di emozione, una ragione che ti ha fatto tagliare ogni collaborazione con altre testate.

(non pensavi affatto di essere d’accordo con Mustaine, hai visto il Padre che miracoli?)

 

 

*fonte e traduzione:Metalitalia.com

Carcass- Surgical Steel


Carcass-Surgical-Steel-cover-artUn ritorno da brividi, una reunion che ha fatto discutere in ogni angolo della Rete e non solo. Quanti possono vantare una discografia ed una carriera come i Carcass? Senza dubbio pochissimi ed è per la loro assoluta peculiarità che l’annuncio di un nuovo disco di inediti aveva creato scompensi e parapiglia,  con i soliti disfattisti che urlavano alla rovina della memoria storica e allo sputtanamento di vecchi classici, come se fosse possibile rovinare un classico di ieri pubblicando un disco orrendo oggi. Se davvero così fosse non esisterebbero classici intatti…

E dopo un’attesa insopportabile durata mesi, Steer e Walker hanno fatto uscire un disco meraviglioso, un tassello che mancava per concludere una carriera finita in modo troppo tormentato (ma affatto deludente come pensano in troppi).

“Surgical Steel” dimostra almeno due cose:

1- prima di parlare a sproposito si dovrebbe almeno ascoltare qualche nota
2-i Carcass stanno avanti a tutti i miliardi di imitatori e rimasticatori dei loro sound.

Ci sono i blast beast più abrasivi, ci sono le melodie che avete amato tutti, ci sono i passaggi intricati e le cavalcate esaltanti, ma non è affatto un “Heartwork parte II”, per niente. Rimescolano le loro migliori caratteristiche proponendo un Metallo che è Carcass al 100%,  senza essere una pedissequa riscrittura del mito. Non è una cosa semplice ma ci riescono benissimo, alla faccia di tutti i detrattori.

Steer è in una forma strepitosa e i suoi riff sono ad un livello superiore, roba che il pur bravo Amott manco si sogna negli Arch Enemy. Il suo tocco è innegabile anche quando decide di usare l’arpeggio con la chitarra classica nell’ultima monumentale “Mount of Execution”, uno dei pezzi più freschi dell’album, si capisce che è scelta fatta con metodo per impreziosire un brano, non una cosa così tanto per spezzare. Steer da sempre è una specie di mostro chitarristico con la faccia da bravo ragazzo, ma su “Surgical…” si dimostra l’asso nella manica, un musicista che sa comporre una canzone, non appiccicare una serie di riff  a trecento chilometri orari.Pentacle_top album

Walker da parte sua si sgola su testi moderni che oltrepassano il solito copia-copia dai manuali di medicina, ampiamente imitato ancora oggi da moltissimi. Contribuisce anche lui a rendere questo disco imperdibile, con un basso che segue senza particolari sussulti le assurde trame di Steer, convinto ed incazzato come un ventenne. Ottima anche la prova del sostituto di Ken Owen, assente per ovvi motivi ma comunque partecipe al progetto, tale Dave Wilding che ha suonato con moltissimi gruppi e ce la mette tutta per non sfigurare, riuscendo a ritagliarsi uno spazio tra i due giganti.

Il disco è pieno di pezzi memorabili, un orgia di schiaffi sprezzante e prepotente, un assalto che si fa beffe della nostalgia dei bei tempi e vive di presente. Non è un richiamo per tutti quelli che rimpiangono il passato, ma un disco talmente gigantesco, talmente bello che quasi non ci si crede.

Non fate i superficiali, ascoltatelo e godetene ogni nota, questo è Metallo. Il resto so’chiacchiere…

Tracklist:

1. 1985
2. Thrasher’s Abattoir
3. Cadaver Pouch Conveyor System
4. A Congealed Clot of Blood
5. The Master Butcher’s Apron” 4:00
6. Noncompliance to ASTM F 899-12 Standard
7. The Granulating Dark Satanic Mills
8. Unfit for Human Consumption
9. 316 L Grade Surgical Steel
10. Captive Bolt Pistol
11. Mount of Execution

Voto:4stellee mezzo!

L’assaggio del disco:l’ormai celebre “Captive Bolt Pistol”

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Surgicallimortacci!!!