Quel Rude Venerdì Metallico /216: Un concetto semplice sui concept album


Il magico mondo del Metallo è pieno di gente che pensa di avere le capacità di riuscire a scrivere un album in cui le canzoni si leghino l’una all’altra raccontando una storia o parlando di un tema comune. Molto spesso i concept album sono una gigantesca palla al cazzo, dove per dare continuità o un legame ai pezzi viene inserita una quantità spropositata di intro, outro, pezzi narrati con voce enfatica. L’ascolto viene spezzato, disturbato da questi inserti che rovinano il fluire delle canzoni e rendono il tutto piuttosto pesante ed inascoltabile. Ce l’avete presente “Nostradamus” dei Priest? Ecco, quello è un buon esempio. Fermo restando che per scrivere dei testi legati ad un tema o ad una storia ci vorrebbe la basilare capacità di saper scrivere un testo interessante, molto spesso questi papponi risultano talmente noiosi e loffi da far venire la psoriasi alle orecchie. Oltre alla quantità di ghirigori inutili, troppi concept vengono penalizzati da testi illeggibili ed infantili, oppure banali. Ricordo con il sorriso agghiacciato i concept di certe band che ispirandosi a fatti storici, uno spunto molto usato e che potrebbe dare risultati molto interessanti, hanno scritto le solite boiate a suon di “fight, steel e li mortacci vostri”. Il concept è una scelta difficile, dovrebbe essere motivata da una reale voglia di mettere a disposizione delle canzoni, una storia o un tema da sviscerare o raccontare con perizia, con dei testi ben scritti e non la solita atroce retorica Metallica. Sono rarissimi i casi in cui un concept ha senso di esistere ed assurge allo status di culto irrinunciabile: “The Crimson Idol” degli W.A.S.P. per esempio è un lavoro enorme, intenso e che non ricorre a dei mezzucci per trasmettere emozioni. Ci sono piccoli parlati, ma la parte del leone la fanno i pezzi ed i loro testi. “Operation:Mindcrime” dei Queensryche è un altro buon esempio di concept album da lodare ma onestamente non è che me ne vengano moltissimi altri in mente di questo livello. Scrivere un concept per elevare un disco mediocre, per dargli un tono, è la base per pubblicare un disco orrendo e pretenzioso. Anche Blackie Lawless ha tirato fuori “The Neon God”, album doppio che pur gradevole a tratti, resta una mastodontica rottura di scatole, quindi non è così semplice costruire qualcosa di interessante.

Provate a pensare quanti lo fanno per abitudine, perchè ci si aspetta da loro questo tipo di lavoro, non so un Arjen Lucassen per farvi un esempio, hanno le capacità e la forma mentis giusta, sebbene anche loro a volte riescano a scrivere cofanate micidiali. Per me il concept è un modo di mettere insieme delle canzoni che troppo spesso viene sfruttato per darsi un’importanza, un elevarsi a grande compositore arguto ed intelligente, ottenendo invece l’esatto contrario. Pensate a scrivere degli album validi, se davvero sentite l’esigenza di scrivere un concept  fatelo solo se i pezzi sono nati con l’intento di narrare, se avete davvero l’urgenza di tirare fuori qualcosa di valido e personale. Non basta ripetere lo stesso tema musicale, inserire le intro o le note in un booklet.

Voi che ne dite?

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