Cinque video ridicoli per sganasciarsi in libertà


Un’idea maturata nella mia esperienza Metallica è che le band Metal non sappiano realizzare videoclip decenti nel 90% dei casi. Al di là dei videoclip dove la band finge di suonare in posti decadenti o ricchi di vegetazione, ve ne sono molti dove si cerca di raccontare qualcosa con grande sfoggio di effetti video da far lacrimare anche un cieco. Oggi ve ne propongo cinque veramenDe agghiaccianDi, se ne volete di più ce ne sono altri qui e qui.

Stardust Reveries- Universal Horrors

Inseriti in un contesto fantasy grazie ad un dozzinale green screen, gli Stardust Reveries ci regalano una performance invidiabile tra primi piani infartuanti e flauti suonati con disinvoltura. La “sensualissima” (le virgolette, mi raccomando) cantante ci delizia con i suoi sguardi ammiccanti e la sua voce da orata(avete letto bene), mentre si distinguono la pacioccosità del batterista e l’eleganza sobria del chitarrista. Sportivo, ma non troppo. Rimarrete estasiati dalla ricercatezza delle inquadrature e della bellezza dei fondali. Se ce la fate a vederlo tutto, un po’ ve la meritate la nausea che sentirete salire.

Battleaxe- Chopper Attack

Un elicottero da guerra che avanza(?) verso di voi, riempito di effetti per mascherarne la natura posticcia, una band convinta e convincente che suona dentro un tugurio illuminato da una lampadina da 80 watt. Cosa può andare storto? Nulla infatti! Tra pose convinte, bandane copripelata, primi piani FEROCISSIMI e occhiali da sole indossati anche se la band è praticamente al buio, rendono questo video un cultissimo.

Steel Prophet- Tree of knowledge

Un immersione totale del gruppo nel green screen, come nel primo video. Qui si privilegiano elementi naturali come lampi e tuoni, finte immagini di guerra e rapidi frammenti incomprensibili di botanica. La recitazione è il piatto forte, soprattutto il batterista che più che suonare sembra in procinto di dare un nuovo significato al vocabolo “costipazione”.

Shout- Give me an answer

Un salto nel passato, niente effetti ed effettini. Qui la band finge di stare su un palco, come si faceva una volta. Purtroppo le cose non migliorano la resa di questo piccolo gioiello. Tutti i cliché possibili ed immaginabili vengono racchiusi in questo prezioso documento, con in più delle giacche da musicisti di balera romagnola. Luccicose, colorate affascinanti. Il bassista presenta una capigliatura da tedesco dell’Est che aveva appena scoperto che ad Ovest c’erano gli Helloween, gli altri lacca e riccioloni d’ordinanza. Il momento clou è l’assolo di apertura del cantante, guardarlo muoversi e fare quelle pose farà ridere anche il loro fan più devoto(nel caso ci fossero ancora).

Thunderstone- The Path

Questo alla fine è pure il meno peggio, ma fa ben capire in cosa sbagliano le band di oggi nel fare video. Perchè mettere tutta quella roba posticcia, shaky cam per dare un dinamismo che alla fine è solo mal di mare e quelle due cinghie che girano in tondo sulle loro teste? Non farebbero prima a riprendersi mentre fingono di suonare e basta? Oppure mentre fanno altro, tipo preparare il pranzo o leggere il giornale. Sarebbe di sicuro mille volte più efficace di questo accrocco digitale. Ultima cosa, ma ‘sto cazzo de microfono stile anni 50 è diventato obbligatorio per tutti?

 

p.s. Se avete altri cinque minuti e non vi sentite troppo confusi, andate a leggervi l’ultimo numero di Metal Hammer Italia cliccando qui. C’è un mio pezzo sul concerto dei Maiden a Roma. E non è uguale a quello presente su R.A.M.!!

p.p.s. non sto manco a dirvi che emozione…ve la immaginate no?

Cinque Metallare che è meglio non fare incazzare /2


Il dolce suono di un muro che si sgretola, un carro armato cingolato che raschia l’asfalto stridendo, un demone che ha deciso di cantare sotto la doccia, un milione di palle di vetro con la neve che si sbriciolano all’unisono (con estrema soddisfazione di molti), un lavandino otturato che finalmente respira: questi sono i suoni che ogni Metallaro amante delle sonorità estreme vuole sentire in un growl. E quando a cimentarsi con il cantato ignorante ci sono delle signore, la cosa è ancora più stupefacente e dona grandi soddisfazioni alle orecchie, ma spesso anche alla vista. La volta scorsa avevi elencato cinque ragazze che dietro al microfono fanno stragi, ma cinque erano poche e così, dopo più di un anno, ne presenti altre cinque altrettanto potenti.

In un ordine non del tutto casuale, altre cinque Metallare che è meglio non fare incazzare:

5. Irina Sidenko

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La gracile signorina presta servizio nei Dehydrated, band russa che suona un durissimo Death Metal. La sua voce è profonda e potente, un ruggito gutturale che non lascia scampo.

 

4.Candace Kucsulain

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Tatuatissima ed incazzata, Candace distrugge il microfono per i Walls of Jericho, ottima band ameregana dedita ad un Metalcore con fortissime influenze Hardcore, cattivo e convincente. La cantante non accenna MAI al cantato pulito demolendo con i suoi vocalizzi estremi, una vera furia da non lasciarsi sfuggire. Anche perchè se no potrebbe mordervi…

3.Fernanda Lira

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Direttamente dal Brasile, la frontgirl delle Nervosa, terzetto femminile dedito ad un Thrash Metal che vi ricorderà i Sodom ed i Kreator degli inizi. La sua voce raschiatissima in effetti somiglia al miglior Mille Petrozza, un complimento che sicuramente le farebbe piacere. Energica e trascinante.

 

2.Edda Tegeder Óskarsdóttir

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Un nome per il quale si benedice il copia/incolla, una voce dall’Oltretomba per questa biondissima cantante -chitarrista islandese. Per ora gli Angist, la band dove milita, hanno pubblicato solo un EP abbastanza interessante, Death Metal non originalissimo ma degno di qualche spunto, soprattutto in chiave futura. E si tiene d’occhio volentieri…

1.Diva Satanica

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E chiudiamo col botto, Diva Satanica dei Bloodhunter, di cui si è parlato nella recensione del loro ottimo esordio. La sua voce è qualcosa di fenomenale, bravissima nel massacrare il microfono e le vostre orecchie con un growl spesso come la parete di un caveau. E poi è davvero una bella ragazza, che non guasta affatto no?

 

Prima le avete viste, ora ascoltatele con questi assaggi:

Irina Sidenko: Dehydrated- “Thirst of Dose”

Candace Kucsulain: “Walls of Jericho- A long walk home”

Fernanda Lira: “Nervosa- Death”

Edda Tegeder Óskarsdóttir: “Angist- Death Incarnate”

Diva Satanica: “Bloodhunter-Bring me Horror”

 

 

Cinque Band sottovalutate di cui dovreste ascoltare almeno un disco


Avete presenti quelle volte in cui dentro di voi avete quel senso di ineffabile sconfitta, di triste impatto con la realtà? Quella sensazione a metà tra la rabbia e lo sconforto, una voglia di mollare tutto e chi cazzo se ne frega,  con il rammarico del fallimento che ha preso alloggio dentro di voi e ci si trova pure bene.

“Eri quasi arrivato ma non ce l’hai mai fatta, e se dovevi farcela ce l’avresti già fatta.” scandisce con attenzione quel bastardo di Marsellus Wallace a Butch, per indurlo ad accettare la sua condizione di perdente, in quel caso perdente anche per favorire il successo di altri, che fa incazzare ancora di più. ” La cosa che rende tutto difficile non è che per te sia andata male. Ti fa più incazzare che per tanti altri sia andata bene.” invece afferma lucidamente Melvin Udall in “Qualcosa è cambiato”, in un accezione più egoistica ma precisa del pensiero che coglie molti di noi.  Pensieri simili avranno sfiorato le moltitudini di band valide e degne di attenzione che negli anni hanno ricevuto pochissimo o niente, quelle a cui di solito viene affibbiato il nome di “band di culto” ma che in realtà non prega nessuno.  Ecco tu oggi ne vorresti ricordare cinque di questi fantastici perdenti, consigliandovi anche un loro disco che non dovreste perdere. Certo, cinque gruppi è un numero esiguo,  ma se interessa ci torniamo sopra in futuro.

1.Znowhite

Un gruppo Thrash incazzatissimo che non avresti mai conosciuto se non avessi schiaffato la copertina del loro unico disco  nella Gallery LV, anzi a pensarci proprio per colpa di quella copertina così demenziale non avresti mai pensato di dargli una possibilità. Invece grazie ai commenti e ad un ascolto iutubbo hai apprezzato l’aggressività e la complessità del Thrash tecnico della ormai disciolta band. La peculiarità aggiuntiva è il cantato femminile ad opera della facinorosa Nicole Lee, artisticamente nata e morta con la band. “Act of God” è un disco che avrebbe meritato più fortuna, ma vuoi quella copertina, vuoi il cantato femminile che nel Thrash  del 1988 era tipo un’eresia, rimase sepolto dalla valanga di uscite di quegli anni. Un oggetto misterioso da riscoprire…nonostante Nonna Abelarda.

2.Anacrusis

La band ameregana venne praticamente ignorata durante tutta la sua carriera, relativamente breve e comprendente solo tre album. La loro visione del Thrash Metal era troppo particolare, feroce ,tecnica e con elementi quasi “Gothic” a creare stranianti momenti di tranquillità nel marasma di riff ed assalti più “ordinari”. Si congedarono dalle scene con un album interessante e abbastanza complesso, “Manic Impressions”, dove le sempre più allucinate vocals di Ken Nardi, i pezzi lunghi ed intricati  sicuramente spiazzeranno chi non li ha mai ascoltati. Pare si siano riformati per qualche concerto, ma di inediti manco l’ombra fino a questo momento. Sul loro sito è possibile scaricare i loro dischi aggratisse e legalmente, quindi perchè non buttarci l’orecchio?

3.Morgana Lefay

Quando il gruppo cominciò a pubblicare dischi,  del Power-Thrash all’americana non fotteva un cazzo a nessuno, nei primi anni novanta era arduo trovare qualcosa di buono nel Power, anzi era proprio un’impresa trovare del Power in quel odioso mare di flanella. Il gruppo Svedese persisteva e andava avanti pubblicando album di un certo spessore intrinseco, ma ovviamente raccoglievano troppo poco e nel 1997 si sciolsero, nonostante fosse arrivato finalmente l’anno buono per il Metal più classico. Si riformarono con un altro nome “Lefay” , a causa di problemi contrattuali di cui hai sempre capito ben poco. Tornarono poi al loro vecchio nome e ancora oggi dovrebbero essere attivi, anche se il loro ultimo disco “Aberrations” è del 2007.  Il lavoro più interessante della loro discografia è “Grand Materia”, uscito nel 2005, solidissimo lavoro di Metallo melodico, pesante, dove tutte le canzoni sono ricche di emozioni ed energia, una combinazione non assolutamente facile da ottenere.

4.Mekong Delta

La band tedesca non si è resa mai le cose facili, complicando di continuo una proposta che unisce il Thrash tecnico e brutale alla musica classica, creando un Metallo denso e di difficile assimilazione, ma incredibilmente valido. Quella  dei Mekong Delta è una proposta ostica, spiazzante, sicuramente non per tutti i padiglioni auricolari tra rifacimenti in chiave thrash di opere classiche, arrangiamenti orchestrali e lunghe suite strumentali a costituire il sound di questo gruppo che ha visto passare nella formazione gente come Peavey , Jorg Michaels o Uli Kusch. E’ difficile citare un disco in particolare, tra i tuoi preferiti però c’è “Lurking Fear” del 2007, disco prodotto con un sound anacronistico ed indicativo della genialità della loro proposta. Per i “malati” c’è anche un’interpretazione della “Marcia Imperiale” di Star Wars davvero niente male. Sono ancora in attività, nonostante i riscontri esigui che hanno ottenuto.

5.Thy Serpent

Praticamente sconosciuti i Finlandesi Thy Serpent furono autori di alcuni interessanti dischi di Black Metal molto Melodico e crepuscolare, caratterizzato dall’uso di tastiere raggelanti e richiami al Doom. La band partì come il progetto del solo Sami Tenetz, trasformandosi in un gruppo vero e proprio già dalla pubblicazione del primo album “Forest of Witchery” nel 1996, un emozionale viaggio nelle atmosfere oscure del Black, ricco di melodia e scevro da pentacoli o astrusi quanto noiosi viaggi tra vuoti sintetizzatori spacciati per canzoni sperimentali. Purtroppo la band durò poco, dopo soli tre album si sciolsero nel 1998, solo per tornare brevemente con un EP abbastanza trascurabile nel 2000. Da allora rimangono ufficialmente attivi, ma in realtà giacciono nelle tenebre  dimenticati da tutti. Da notare che la band non piazzò mai il titolo ed il proprio logo sui propri album, una mossa azzardata che evidentemente non pagò molto…

Se li ascoltate o li conoscete già, commentate a riguardo, ma c’è bisogno di dirlo?

Cinque commedie italiane che hanno un po’ di Metallo dentro


Ti capita spesso di goderti i bei film comici italiani di una volta, quelli dove c’era gente che sapeva fare il proprio mestiere e non faceva ridere involontariamente per le proprie cagnesche doti recitative. Un’epoca in cui si faceva ancora un cinema che con la televisione e la mediocrità  dei suoi personaggi aveva poco da spartire, anche i prodotti più scollacciati dell’epoca sembrano capolavori dell’estetica se paragonati a qualche filmaccio tipo “Femmine contro maschi”, un titolo che sembra uscito dall’asilo nido.

Ma non è di cinema in senso stretto che vuoi parlare, quanto di quelle volte in cui in un film hai visto delle tracce di Metallo assolutamente fuori contesto, oppure messe così per fare colore. E i primi cinque che ti sono venuti in mente sono questi:

1.Sing Sing (1983, S.Corbucci)

Il meccanico Edoardo, interpretato da Enrico Montesano, all’inizio del film sfoggia una tuta bianca da meccanico, coperta di toppe tipiche del mondo motoristico, soprattutto di quello inglese. E tra i tanti marchi compare il logo dei Motörhead, sicuramente perchè scambiato per una marca o un brand che ha a che fare con l’automobilismo.

Il dettaglio per i più dubbiosi. 

 

2.Sono un fenomeno paranormale (1985 di S.Corbucci)

Il bambino che col computer realizzava fedelissime riproduzioni di “Cippa di cazzo”, teneva in camera un bellissimo poster dei Maiden. E pure un codino da pirla…

 

3.Acqua e Sapone (1983 di C.Verdone)

Nella casa del mitico Enzo “er Roscio”, interpretato da Fabrizio Bracconeri, ci sono le pareti tappezzate di poster. I più evidenti sono quello di Angus Young e quello dei Led Zeppelin.

In un fugace passaggio, si vedono su un’altra parete altri poster, di cui si può riconoscere quello con Paul Stanley col make up.

 

4.Fantozzi alla Riscossa (1990, di N. Parenti)

Nel garage pulcioso dell’ignorantissimo Hooligan che impartisce a Fantozzi lezioni di violenta autostima, si può notare un bel poster di “Jump in the Fire” dei Metallica. Perchè tanto tutto fa brodo…

 

5.Delitto sull’ Autostrada (1982 di B.Corbucci)

C’è da rappresentare una band rock e quindi perchè non rubare qua e là? I disperati vestiti come un incrocio fra Kiss e Twisted Sister del discount si esibiscono in un orribile plagio di “Satisfaction” dei Rolling Stones…

…attirando le simpatie di numero TRE fan, tra l’altro abbastanza soggetti.

Alla premiazione per il loro secondo posto, li vediamo ostentare una sicurezza incredibile. Li sta premiando niente meno che Hansi Kursch quando aveva ancora i capelli.

Se ne avete altri da suggerire sapete cosa fare, un bel commento e via. Valgono solo i film italiani, commedie e non. Se pensate che questa rapida carrellata sia stata inutile, allora non avete mai letto la colonna destra del sito de  “La Repubblica”….