Death Angel- The Dream calls for Blood


death-angelIl primo impatto con i dischi dei Death Angel post- reunion è sempre lo stesso: “va che botta! Grandi, come spaccano!”.  Non fa assolutamente eccezione questo “The Dream calls for Blood”, viulentissimo album ricolmo di Thrashone classico e iper prodotto, un lavoro che si lascia ascoltare ma passa via in fretta senza lasciare troppo soddisfatto l’ascoltatore. Il gruppo viaggia ed è sempre un bel sentire, tra la voce di Osegueda e le accelerate in quarta aggressivissime, ma sono finiti i tempi della pazzia, le intuizioni fuori dagli schemi che cinque filippini adolescenti riuscirono a creare con i primi due dischi:  oggi si carica a testa bassa e senza tanti complimenti.

E a lungo andare ci si annoia, perchè l’approccio da carri armati è difficile da mantenere senza un buon songwriting e delle canzoni davvero interessanti. I Death Angel di oggi peccano proprio in questo, appiattiti su strutture che conoscono anche i milioni di gruppi revivalisti Thrash, anzi per quanto incredibile sia, ce ne sono alcuni che fanno cose più interessanti di loro. E sembra davvero assurdo scrivere queste parole per un gruppo che fu così originale ed imprevedibile, ma così è…

Non emerge neanche un pezzo e la copertina è identica al disco precedente, ma più bella. Al contrario delle canzoni, identiche ma peggiori.

Dopo pochi ascolti passerete ad altro, magari a “The Ultra-Violence” o ancora meglio a “Frolic Through the Park”.

Tracklist:

01. Left For Dead
02. Son Of The Morning
03. Fallen
04. The Dream Calls For Blood
05. Succubus
06. Execution – Don’t Save Me
07. Caster Of Shame
08. Detonate
09. Empty
10. Territorial Instinct / Bloodlust

Voto:2stellee mezzo!

L’assaggio del disco, la title track:

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La faccia che più si avvicina al disco? Provate ad indovinare…

 

 

Angel Witch- As Above, So below


Anni fa,  un gruppo formato da tre tizi pubblicava un album epocale nonostante tutti i difetti che aveva. Difetti “buoni”, perchè l’imperfezione non è sempre un male assoluto anzi, caratterizza e rende interessanti le cose. Quanti album formalmente perfetti, ma perfetti in ogni piega, non se li ricorda nessuno?

Quando nel millenovecentottanta uscì “Angel Witch” avevi solo un anno, ma grazie al “solito” Signorelli e quella rubrica “Seek and…” a fine di ogni numero di Metal Hammer, recuperasti questa gemma ficcata a forza nel filone della NWOBHM, però gli Angel Witch erano qualcosa di più del clone dei Maiden che voleva la Bronze Records.  Parzialmente vanificata dalla produzione fiacca, la vena oscura e doomy che il lavoro possiede ancora oggi conferisce al disco quello status che solo i classici possono vantare.

Ma dopo di quello, il nulla o quasi: due dischi sepolti dal tempo (se ne trova uno orgoglioso nella Gallery)  e tanta monnezza tra compilation, demo,  scioglimenti e reunion di cui è difficile tenere il conto.

Ventisei anni per un insperato ritorno a sorpresa, con un disco paragonabile  fin dalla copertina che riproduce un dipinto di John Martin, a quel lavoro d’esordio così indimenticabile.  Il suono è più pulito di allora ma la musica è sempre la stessa, pezzi melodici cantati in maniera sgraziata dal leader Kevin Heybourne, riff fermi a trent’anni fa e tanto, ma proprio tanto Metallo. Sembra quasi che il gruppo sia stato preso e portato via dagli anni 80 ai giorni nostri con la macchina del tempo,  tanto è aderente al passato questo lavoro. Heybourne sceglie di ignorare Tre decadi di Metallo per restare fedele ad una proposta così personale ed imitata a mani basse da moltissimi, riuscendo a scrivere dei pezzi memorabili.  Un disco  davvero apprezzabile, nonostante  il pervicace rifiuto di adattarsi a della musica estranea come quella “moderna” per un gruppo che forse era fuori posto anche trent’anni fa.  Uno dei brani meglio riusciti è “WitchHunter”, con quel riff così familiare ma trascinante, per non parlare della chiusa di “BrainWashed”, pezzone che con la sola intro farà godere l’ascoltatore più nostalgico.

Disco imperfetto, ma bellissimo.

Un piacevole tuffo nel passato per un gruppo di culto, da prendere a botta sicura se avete consumato “Angel Witch”.

Tracklist:

1. Dead Sea Scrolls 
2. Into the Dark 
3. Gebura 
4. The Horla 
5. Witching Hour 
6. Upon This Cord 
7. Guillotine 
8. Brainwashed

Voto:

e mezzo.

L’assaggio del disco: “Dead Sea Scrolls” canzone che mette in chiaro quanto si siano aggiornati gli AW.

Kevin Heybourne, Metallo immanente.

Morbid Angel- Illud Divinum Insanus


Jessica:Ah regà, ‘o sapete qual’è er problema?Che nessuno c’ha più gnente da dì. E’ Stato detto tutto…
Ivano:Pija ‘a moda. ‘Na vorta eravamo noi che s’attaccavamo ai stilisti pe’avè ‘na dritta, poi so’stati  i stilisti che se so’attaccati a noi…
Mirko: e mo’s’attaccamo tutti ar cazzo, s’attaccamo!
Ivano:A’nfatti!![…]
Jessica:Pure ‘a musica aranca. Io me sto a buttà sur Medievale, t’ho detto tutto!”
(Viaggi Nozze, di C.Verdone 1995)

I maestri del Death Metal senza compromessi, “Extreme Music for Extreme People” recita il loro motto più famoso stampato sul merchandise, una discografia costellata di album mai banali e mai uguali l’uno all’altro e otto anni di silenzio dall’ultimo disco di inediti pubblicato. Tanto è passato da “Heretic”, un album meno sorprendente che batteva il solco della tradizione e che ricordando bene, non fu accolto in modo trionfale,  al quale seguì il lungo stop per il gruppo, durato fino al rientro del frontman storico David Vincent, rientro costellato da una serie di concerti in tutto il mondo, e l’annuncio della pubblicazione di un nuovo disco,  pluri-rimandato fino ad oggi. Nel frattempo Pete Sandoval si è operato alla schiena e il lungo decorso post-operatorio lo ha costretto a rinunciare alle registrazioni di questo album oltre a saltare anche il relativo tour di supporto. Pete è stato sostituito dal validissimo Tim Yeung, ex-Hate Eternal ed in forza ai devastanti Divine Heresy, il side project di Dino Cazares dei Fear Factory.

Questa è la storia che fa da sfondo e premessa ad un album atteso come “Illud Divinum Insanus”, disco sbagliato già dal titolo. Premesso che in Latino le mie versioni erano tutte rigorosamente tradotte “ad sensum”, non sono proprio un purista per dirla in maniera elegante,ma se non si conosce bene la lingua latina si può sempre chiedere ad un professore, informarsi meglio prima, non affidarsi a chissà quale divinazione linguistica e fare queste magre. Purtroppo molte band hanno il vizio del “latinorum” piazzato così come viene, per evitare di sembrare un antipatico “puzzonasista”  concentro l’attenzione sui problemi veri di questo atteso e deludente lavoro.

Le dichiarazioni di Azagthoth durante la realizzazione e i noti ardori del chitarrista per la scena techno estrema avevano allarmato molti dei fan compreso il sottoscritto, e come era prevedibile questi allarmi si sono rivelati fondati: la scelta che fanno i Morbid Angel è coraggiosa, introdurre elementi di Industrial e Techno nella loro musica è un bell’azzardo, ma non vanno fino in fondo e sprecano l’occasione di proporre qualcosa che risulti davvero innovativo. “Illud…” soffre di un dualismo irrisolvibile tra sperimentalismo techno e classico Death Metal, come se chi l’ha scritto cercasse di sperimentare in una traccia e poi di rassicurare l’ascoltatore in quella successiva, dividendo l’album in due tronconi,  entrambi mediocri. La traccia di apertura è emblematica: una brodaglia techno-tamarra con un testo imbecille cantato in spagnolo dal titolo “Too Extreme!”. Anche per i più coraggiosi c’è poca sostanza, un brano orribile, ma siamo solo all’inizio e i nostri furbescamente piazzano un classico affondo Death come “Existo Vulgoré” (che esattamente vuol dire…??) in cui una plasticatissima batteria accompagna una sfuriata vecchio stile. Vincent urla che è un piacere ma nelle orecchie risuona ancora lo scempio di “Too Extreme!”, infatti spazio per un altro brano “classico” come “Blades for Baal”, seguito da “I am Morbid”, un lentone che inizia con un coretto finto-live abbastanza stupido e prosegue  su binari meglio battuti in passato. Ancora un brano classico come “10 More Dead” e fin qui, “Too Extreme!” a parte, siamo su livelli discreti. A questo punto i Morbid Angel si impegnano per mandare in vacca tutto l’album, prima con “Destructos Vs. the Earth / Attack”, una canzone che fa il verso ai Rammstein con dei coretti effettati che causano crisi nervose e tante risate. L’incedere danzereccio di questa canzone becera si protrae per sette dico sette minuti, portandoci stancamente alla già nota “Nevermore”  brano feroce e di pregio seguito dall’anonima “Beauty meets Beast”, altra canzone dal sound “morbidangelesco” prima della tremenda “Radikult”. “Kill a cop – Kill a – Kill a – Kill a – Kill a cop!” sussurra Vincent all’inizio del brano, manco fosse un gangsta de no’antri, anticipando una schifezza  ruffiana infarcita da testi oscenamente imbecilli: “We’re banging hardcore radical/Maniacal and animal/Beast stomping with an appetite insatiable/We are the radikult…” e lungo sette dico sette minuti! Gran finale con “Profundis – Mea Culpa” accozzaglia techno-scassofonica™ inascoltabile oltre ogni limite.

Un album sbagliato,  prolisso nelle canzoni più “sperimentali” e soffocato da una produzione plasticosa che rovina anche i brani più “classici” del lotto. Non sono mai contro l’evoluzione e gli esperimenti a prescindere, ma se vengono fatti in maniera convincente e “naturale” è un conto, scegliere di tenere il piede in due staffe come hanno fatto i MA non è solo deleterio, ma denota poca convinzione ed una certa paura di fondo. Un esperimento fallito e assolutamente poco innovativo, ci sono band e artisti  che hanno già mischiato con esiti migliori techno e sonorità Metal in passato, se avete lo stomaco per certa roba.

In definitiva, con “Illud” la band non spinge in avanti i confini del Death, come ha proclamato ai quattro venti, ma ne esce tra le pernacchie. Abbondanti e sonore.

Tracklist:

1. Omni Potens
2. Too Extreme!
3. Existo Vulgoré
4. Blades for Baal
5. I Am Morbid
6. 10 More Dead
7. Destructos VS the Earth / Attack
8. Nevermore
9. Beauty Meets Beast
10. Radikult
11. Profundis – Mea Culpa

Voto:

L’assaggio per gli stomaci forti: “Radikult”

Trey e David, ma l'idea di fare un cazzo di sideproject tamarro e lasciare in pace i Morbid Angel non vi ha nemmeno sfiorato?

p.s. scusate la lenzuolata ed il track by track…

p.p.s. non compratelo…davvero!

Hate Eternal- Phoenix Amongst the Ashes


“Me butto dentro, premetto che l’acqua era marone,  faceva schifo, come entro dentro vado giù a picco, immediatamente un tronco gelatinoso me sento che me pija er ginocchio e me lo butta giù: poteva esse de tutto. A ‘n certo punto me sento ‘na shcarica de morsi: TATATATATATATATATATATAATATATATATA!!!!!!!!”
(Troppo Forte, C. Verdone 1986)
 

La sensazione che si ha ascoltando il nuovo disco degli Hate Eternal è più o meno quella descritta nel mitico monologo di Oscar Pettinari: un tronco gelatinoso che vi si avviluppa attorno alla gamba e vi trascina giù nell’abisso più nero, massacrandovi di morsi letali. Colpa dei ritmi figli dei Morbid Angel che caratterizzano da sempre la proposta di questo gruppo nato dalla volontà di Erik Rutan, ex-membro proprio degli “Angeli Morbidi” (si  va be’…) e produttore dal gusto sopraffino, autore di produzioni ineccepibili e potentissime. Death compresso ed asfissiante, letale sia nei tempi più rallentati che nelle estreme ripartenze in blast-beat, con una convinzione ed una padronanza di mezzi notevole, Rutan riesce a trovare un approccio che ricorda gli “AMMorbid Angel” essendo però più peculiare e meno derivativo.

Spettacolari le trame chitarristiche e i numerosi cambi di tempo dei brani, davvero evocativi e coinvolgenti, ma soprattutto ben suonati ed ossessivi, implacabili come appunto un mostro degli abissi che vuole farci sprofondare sempre più giù.

 Il consiglio è quello di ascoltarlo con attenzione alcune volte, prima di decidere se lasciarsi trascinare sul fondo o passare la mano.

Note dolenti: la produzione di Rutan, eccezionale sugli album delle altre band, inspiegabilmente è alquanto lacunosa soprattutto per i suoni del basso, praticamente inudibile.

La copertina, Porca di un T*oia!!! Ma che immonda, immensa indicibile cagata!!!

Non credo che ci sia bisogno di una salace didascalia vero?

Tracklist:

01. Rebirth
02. The Eternal Ruler
03. Thorns of Acacia
04. Haunting Abound
05. The Art of Redemption
06. Phoenix Amongst the Ashes
07. Deathveil
08. Hatesworn
09. Lake Ablaze
10. The Fire of Resurrection

Voto:

Assaggio di rito: “Haunting Abound”