Cannibal Corpse- Torture


Qualcuno pensa che siano fermi allo stesso sound da anni, un po’ come gli AC/DC del Death Metal, ed è indubbiamente vero anche se non del tutto. I Cannibal Corpse hanno introdotto nel corso degli anni delle piccole novità nella struttura delle canzoni, aumentando la presenza di brani dallo spessore tecnico notevole. Ad un orecchio poco allenato e distratto tutto sembra uguale, fermo a quelle bastonate sui denti che da “Eaten Back to Life” al nuovo “Torture” non hanno mai deluso. I fasti in crescendo dell’era “Corpsegrinder”, bestemmierò ma a me è sempre piaciuto più di Chris Barnes, sembrano non finire mai e il nuovo disco, seppure  non raggiunge i livelli stellari di “Kill” ed “Evisceration Plague”, sfonda crani senza pietà e con gusto.

Perchè è inutile e stupido aspettarsi sviolinate melense o svolte ipermelodiche, quando comunque riescono a tirare fuori dei brani interessanti e micidiali come “Demented Aggression”, una pallottola diretta al cuore di ogni fan, pur non essendo niente di originale. Su tutto l’album spingono come maledetti  sulla brutalità, come se avessero pensato che i precedenti lavori fossero troppo morbidi. Brutali ma con classe, ascoltate per esempio”Intestinal Crank”, dove Alex Webster e Paul Mazurkievicz si avventurano in passaggi davvero intricati e le chitarre di un O’Brien sempre fenomenale e del degno pard Barrett, si avvinghiano in una morsa insopportabile. In questa canzone i Cannibal riescono a condensare tutta la loro classe e ignoranza, come un Mario Brega pizzicagnolo, rozzo ed ignorante ma che quando taglia “er prociutto” mostra tutta la sua sapienza e precisione nel mestiere.

"Asssaggia st'olive..."

Per capire cosa muove il gruppo dopo tanti anni, quale passione autentica spinga questa entità divoratrice, date un’occhiata al meraviglioso “Global Evisceration”, il DVD che ci mostra lo spaccato on  the road del gruppo, davvero un documento prezioso.

Micidiali come sempre, pur rispettando la scaletta che da anni ci propongono

1-Brano veloce e massacrante
2-Rinforzino a base di randellate misto
3-Brano più groove pesantissimo
4-Massacro
5-Tranvata
6- Brano particolare, sempre massacrante chiaramente.
7- massacro ad libitum.

Ottimi i suoni sempre opera di Erik Rutan, il quale sa come si deve produrre un disco Death(a proposito avete ascoltato il buonissimo “Phoenix…” che curiosamente si è prodotto malissimo, dando credibilità al detto: “il calzolaio ha le scarpe bucate”?) .

Il disco fila via che è un piacere, si arriva alla fine pronti a farsi picchiare di nuovo, niente di nuovo ma va benissimo così. Io amo chi cerca il cambiamento, ma come si fa a non voler bene ad un gruppo come i Corpse, che annienta tutto pur rimanendo in acque navigatissime? Applausi a scena aperta per il basso di Webster, davvero un artista al pari di blasonatissimi “sgommatori della paletta”.

Lunga vita ai CC!!

Tracklist:

01 – Demented Aggression
02 – Sarcophagic Frenzy
03 – Scourge Of Iron
04 – Encased In Concrete
05 – As Deep As The Knife Will Go
06 – Intestinal Crank
07 – Followed Home Then Killed
08 – The Strangulation Chair
09 – Caged… Contorted
10 – Crucifier Avenged
11 – Rabid
12 – Torn Through

Voto:

e tre quarti!

L’assaggio del disco “Demented Aggression”:

"Provateci voi a suonare come me, tanto che chiacchierate..."

*consiglio di leggere anche la strepitosa recensione di  Roberto “Trainspotting” Bargone  su Metal Skunk. 

Voodoo Circle- Broken Heart Syndrome


Prendete un gruppetto di fan dei Deep Purple e dei Rainbow e metteteli nella possibilità di suonare il classicissimo sound Hard dei Settanta, difficilmente tireranno fuori un album divertente e valido come quello dei Voodoo Circle. I Germanici dilettano le nostre orecchie proprio con il classico sound che ha infiammato e continua ad infiammare i cuori dei rocker più genuini, Hard Rock di quello gagliardo, dimostrando che se si sanno scrivere buone canzoni, la pensione non arriverà mai per questa musica immortale.

Il secondo album  dei Voodoo Circle è davvero un ottimo album, pieno di ottime canzoni e chitarre pimpanti. Al basso c’è il prezzemolo biondo Mat “Ragionier Fantozzi” Sinner , alle chitarre il maiuscolo Alex Beyrodt che tra le fila dei Primal Fear si è fatto apprezzare parecchio sul palco, oltre a David Readman alla voce che ripercorre lo stile dei mostri sacri del genere, Markus Kullmann alla batteria e Jimmy Kresic alle tastiere. Ben dodici tracce contenute nel dischetto dall’eloquente copertina, dove la chitarra di Alex fa il bello e il cattivo tempo trascinando pezzi più tirati e momenti blues, nel segno della tradizione Hard dei già citati anni settanta, citando ora Hendrix, ora Blackmore.  Classe immensa negli arrangiamenti, produzione calda e tanta tradizione ed abilità strumentale, fanno di questo disco il top in campo Hard insieme all’ultimo dei Whitesnake (del quale, se il buon Thundergods ci si mette, vi agevoliamo presto la recensione). Accattatelo pure senza remore…

Tracklist:

1. No Solution Blues
2. King Of Your Dreams
3. Devil´s Daughter
4. This Could Be Paradise
5. Broken Heart Syndrome
6. When Destiny Calls
7. Blind Man
8. Heal My Pain
9. The Heavens Are Burning
10. Don´t Take My Heart
11. I´m In Heaven
12. Wings Of The Fury

 

Voto:

Godetevi “King of Your Dreams” seconda canzone del disco.

Alex Beyrodt nella sua classica posa da rocker, con la classica Stratocaster bianca mentre esegue un classico assolo.