La fortuna è cieca…


…ma la siga ci vede benissimo, come dice l’adagio. L’altro ieri un fulmine mi ha bruciato la tv, la Ps4 e il pc. Ragion per cui mi vedo costretto a sospendere le attività fino al momento in cui avrò riparato o sostituito il mio computer. Vi scrivo questo post in condizioni di fortuna, condizioni affatto sufficienti a permettermi di aggiornare R.A.M. Non aggiungo altro, altrimenti diventerei più che volgare. 

Buone Feste!


Carissimi,

ci rileggiamo dopo Capodanno, passate Buone Feste.

saint538

Ancora un po’ di pazienza


Lo so, non doveva chiudere del tutto R.A.M. ma che ci volete fare, alla fine è andata proprio così. Probabilmente la voglia di staccare dal Web è stata più forte della volontà di assicurare qualche articolo sporadico e un po’ mi dispiace, un po’ no. La settimana prossima ricomincio l’attività regolare, da Lunedì si riparte alla grande. Se volete leggervi qualcosa di mio nei giorni di pausa che rimangono c’è l’intervista e la recensione ai My Regime sull’ultimo numero di Metal Hammer.

A Lunedì carissimi!

sss

The Beyond /7: 3 Videogiochi che dovreste considerare


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Ci ho messo venti minuti per trovare un’introduzione a questo post. Se è facile, davvero troppo facile, scrivere banalità in un articolo, lo è ancor di più d’Estate. La sola parola attira luoghi comuni peggio di una mezza stagione che non c’è più.  E dire che l’argomento non è prettamente estivo, almeno per chi pensa che i videogiochi siano un’attività invernale, come il Cinema.

Io la penso diversamente, non si gioca solo d’Inverno come non si legge solo in spiaggia, perciò immerso nell’ottundente calura di oggi vi consiglio tre giochi che mi hanno davvero colpito.

Life is Strange 

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Un’adolescente appassionata di Fotografia vive la sua prima esperienza lontana da casa, frequenta un’accademia piuttosto prestigiosa nella piccola cittadina di Arcadia Bay. La visione di un ciclone che sta per abbattersi sul centro abitato la sveglia bruscamente, ritrovandosi in classe. Sconvolta dal realismo di ciò che ha visto segue a stento gli ultimi minuti della lezione della sua materia preferita, tenuta dal famoso fotografo Mark Jefferson, poi si reca in bagno dove farà una scoperta incredibile: ha il potere di “riavvolgere” il tempo, tornando indietro di pochi minuti ogni volta che lo desidera. Gli eventi che seguiranno saranno sempre più influenzati da questa scoperta e dalla terribile consapevolezza che la visione che ha avuto non è un sogno, ma una premonizione…

“Life is Strange” è un videogioco dove in realtà si gioca poco, non viene richiesta molta abilità o strategia, seguiamo e modifichiamo una storia che verrà influenzata dalle nostre decisioni in maniera sostanziale. Sembra noioso, ma vi assicuro che non lo è affatto. Una volta entrati nel mondo di Maxine (la protagonista) si viene rapiti dalla realtà che la circonda, ci si immerge nell’atmosfera sognante e lieta, almeno all’apparenza, della piccola Arcadia Bay.  Siamo noi giocatori che decidiamo come agire e nel caso non ci piacesse quello che abbiamo fatto, una semplice pressione del tasto riporta indietro il tempo per rimediare. Un’espediente narrativo e di gameplay davvero acuto che permette agli sviluppatori di farci vivere un’avventura senza l’interruzione del “game over”, in più solletica quell’atavico desiderio che tutti abbiamo provato almeno una volta: tornare indietro nel tempo per non dire o fare qualche cazzata. Attenzione però, perchè ogni scelta che facciamo influenza il presente ed il futuro. A volte in maniera pesantissima.

Controllare Maxine, farle esplorare il suo piccolo mondo regala soddisfazioni e colpi di scena che sono a volte dei veri e propri pugni allo stomaco. L’amicizia, la vita che ci costringe a scelte e a rinunce, in un’età dove ci si affaccia al mondo adulto ma si è ancora legati al vivido ricordo dell’innocenza sono i temi pregnanti di “Life is Strange”. Restare freddi di fronte alle vicende che si dipaneranno man mano che si va avanti è impossibile, o quanto meno improbabile. E parliamo solo del lato più tenue della storia, perchè ci sono anche dei momenti piuttosto “thriller” piuttosto riusciti che non vi sto a spoilerare. Passando sopra l’aria un po’ troppo “hipster” che permea il gioco, un secondo episodio che non coinvolge come dovrebbe, “Life is Strange” è un piccolo gioiellino concepito come una miniserie di cinque episodi, di cui parte del primo disponibile come demo gratuita. Provatelo e poi mi direte se in certi momenti lo stomaco non vi si è chiuso o se il cuore non ha sobbalzato almeno una volta.

Until Dawn (solo su Ps4)

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D’accordo, non vi frega una mazza di provare emozioni e volete sangue e paura? C’è “Until Dawn”, il gioco che vi immerge in un “teen slasher” stile “Cabin in the Woods” o “La Casa”. Un gruppo di ragazzi si ritrova in una baita di montagna dove l’anno prima è avvenuta una tragedia: due sorelle sono scomparse dopo che una delle due è stata vittima di un crudele scherzo da parte dei ragazzi: la povera Hannah, innamorata di Mike il fusto della scuola, è stata umiliata e derisa proprio da Mike che le ha fatto credere di essere interessata a lei. Proprio mentre la ragazza stava realizzando il suo sogno e si stava concedendo a Mike, gli altri imbecilli nascosti nella stanza in cui si erano appartati i due, saltano fuori ridendo e prendendola in giro. Lei fugge via coperta di delusione e vergogna, la sorella la insegue ed entrambe trovano la morte tragicamente, cosa che sappiamo solo noi giocatori. L’organizzatore della macabra rimpatriata è il terzo fratello delle due ragazze di cui non si sa più nulla, esattamente un anno dopo la loro tragica scomparsa. Uno strano modo di ricordare la tragedia, festeggiando come se nulla fosse accaduto. La lussuosa baita, sperduta ed isolata, sarà il teatro di una caccia spietata che terrorizzerà i ragazzi: dovranno sopravvivere fino all’alba. Una storia classica che riprende tutti i clichè dei film horror, con tanto di citazioni ai film più famosi del genere, prende vita sotto il nostro controllo. Come in “Life is Strange” saremo noi giocatori, controllando a turno tutti i membri del gruppo, a fare in modo che questo possa succedere. Fuggire, nascondersi o reagire, tutto dipende da noi. Saremo all’interno di un horror in cui non grideremo allo schermo “Scappa coglione!” o “Non andare da quella parte!”, ma potremo farlo in prima persona. Poi se la scelta sarà stata buona o meno è da vedersi. Lo scopo del gioco è arrivare con quanti più ragazzi possibile vivi fino all’alba, indagando e scoprendo indizi su cosa davvero si nasconda tra quelle montagne, quali orribili segreti tornino dal passato per tormentarci e cercando nel frattempo di sopravvivere ad un assassino feroce e spietato che vuole divertirsi con la nostra paura.

Un cast di attori più o meno famosi, spicca Peter Stormare, ma ci sono anche Rami Malek e Hayden Panettiere, per un’avventura graficamente perfetta ed immersiva che se giocata con la giusta atmosfera può terrorizzarvi davvero. Parte piano “Until Dawn”, ci fa conoscere i personaggi, ci permette di farli litigare o compattare tra loro, poi esplode e ci sbatte dentro feroci inseguimenti dove i nostri riflessi saranno  determinanti per cavarcela e portare a casa la pellaccia, ci fa decidere se è il caso di contrattaccare, nascondersi oppure continuare a correre finchè ce n’è. E ogni scelta, ogni dialogo e azione, porta ad una modificazione degli eventi e della storia. Se avevate sempre voluto vivere un film horror in prima persona, ora ce l’avete. Non tutto è perfetto, a volte la sceneggiatura ha dei momenti un po’ zoppicanti che farebbero schifo persino all’Asylum, alcune fasi esplorative sono poco incisive e troppo ripetute, ma alla fine dei conti è un’esperienza degna di essere giocata. Non sempre mescolare Cinema e Videogioco ha dato dei risultati positivi, spesso il primo si mangia inevitabilmente il secondo,  ma in questo caso l’equilibrio sembra raggiunto. Sperando che in futuro arrivino titoli del genere in cui le meccaniche di gioco prevedano nuovi approcci rispetto al semplice e riduttivo “premi un tasto al momento giusto” nelle fasi concitate.

Overwatch

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Se preferite l’azione pura invece, il gioco che fa per voi è “Overwatch”. Se siete fra i quattro o cinque che non ne hanno mai sentito parlare ve lo presento subito. Partorito da Blizzard, la casa che ha prodotto “World of Warcraft”, “Starcraft” e “Diablo”, il gioco è uno sparatutto in prima persona atipico che vive di una grafica coloratissima e di un design dei personaggi assurdamente riuscito ed accattivante. In “Overwatch” si sfidano due squadre di sei giocatori, ognuno dei quali sceglie un eroe dalle abilità e dalle caratteristiche predefinite ed immutabili. Gli eroi sono divisi in quattro categorie: attacco, difesa, tank e supporto, praticamente delle classi che determinano l’impiego di ognuno di essi sul campo di battaglia.  Ogni eroe ha le sue debolezze ed i punti di forza ed è fondamentale conoscerli bene per renderli efficaci durante gli scontri, ma ancor più importante è sapere cosa fare e come coordinarsi con i propri compagni di squadra, considerando anche le scelte che hanno fatto i nostri avversari. Non si corre per la mappa sparando a tutto ciò che si muove, si può fare, ma raramente porta risultati. Tanto più che le modalità di gioco non prevedono la vittoria per la squadra che esegue più uccisioni, in ogni mappa ci sono obiettivi da conquistare o difendere, un carico da scortare o attaccare fino al traguardo o un mix di tutte e due le cose. Sembra molto più complicato di quanto in realtà non sia, il gioco è immediato e frizzante, oltre che assurdamente divertente. Gli scontri sono sempre appaganti, anche giocando da soli si riesce a fare gruppo (quando giocate con persone normodotate) e a scatenare la potenza del proprio eroe, fermo restando che con degli amici il divertimento e l’efficacia della squadra aumentano vertiginosamente. Si riceve esperienza dopo ogni partita, ma non si guadagnano nuove abilità o nuove armi con questa, ma solo modifiche estetiche come aspetti diversi per il nostro personaggio, pose di vittoria e quant’altro. Si gioca per il piacere di farlo, non per sbloccare un megafucile o un vantaggio incredibile. L’unico vantaggio che può avere un giocatore si ottiene imparando a padroneggiare al meglio i propri eroi preferiti, cercando di specializzarsi in almeno un paio di loro per categoria e con la conoscenza della mappa di gioco. Le mappe infatti offrono approcci diversi in base all’eroe che scegliamo: un tank pesante non ha molte opzioni, ma un cecchino o un ninja che si arrampicano sui muri possono arrivare presso punti elevati per avere un vantaggio tattico, creando per ogni eroe diverse percezioni e stili di gioco. Un gioco che vi acchiapperà per il suo stile inconfondibile, l’efficacia del bilanciamento fra i vari personaggi e l’incredibile soddisfazione che si ha nel padroneggiare i propri eroi preferiti.

Una menzione di merito anche per la seconda ed ultima espansione di “The Witcher 3″, intitolata “Blood and Wine”. Una roba incredibile che amplia il mondo di gioco ed aggiunge ore ed ore di esplorazione e divertimento, oltre a meccaniche di progressione del personaggio nuove di zecca. Un gioco nuovo praticamente, venduto ad un prezzo ridicolo.