Meshuggah- The Violent Sleep of Reason


the-violent-sleep-of-reason-57b5066e12270Il nuovo disco dei Meshuggah è una bomba, una roba che ti si appiccica alle orecchie e non si può lavare via con facilità. E’ uno di quei lavori così perfetti e difficilissimi da categorizzare da far tremare i polsi a chi ne vorrebbe scrivere una recensione, cercando di descrivere una serie di canzoni e note che insieme formano una specie di enorme leviatano pronto a farvi ombra prima di calpestarvi. Avevo un sincero timore reverenziale nel parlarvene, ascoltandolo più e più volte non ne ero (e non ne sono) mai sazio e ancora non mi capacito di quanto sia profondo e stimolante il nuovo mostro partorito dagli ormai maturi ragazzotti di Umeå.

Parto dall’inizio, diciamo che la prendo un po’ alla larga. La prima volta che ci ho poggiato le orecchie sopra è stata piuttosto strana, c’era qualcosa di diverso eppure incredibilmente affine ai loro usuali modi di spaccare il “tran tran” Metallico di tutti i giorni. E questo mi ha coinvolto e stimolato, incredulo di fronte ad altre recensioni che parlavano di un lavoro che non evolve il loro suono ma lo conferma, disquisendo su come fosse un grande disco ma a conti fatti nulla di nuovo. Mi chiedevo che cosa stessero ascoltando, avevo forse una copia diversa? Lo ammetto, mentre distrattamente lo ascoltavo facendo altro, ho pensato anche io per almeno cinque secondi che fosse un lavoro bellissimo ma in fondo niente di nuovo. Ed è lì che avrei potuto sbagliare come molti secondo me hanno fatto. Ascoltare sapendo erroneamente cosa aspettarsi, concedersi di dare per scontato un qualcosa che non potrebbe essere più lontano dall’esserlo. E continuando ad ascoltarlo con maggiore cura ho capito come i paragoni con la produzione del passato possano solo risultare pretestuosi e completamente sbagliati. “The Violent Sleep of Reason” ha una propria identità che ovviamente si fonda su dei pilastri innamovibili, senza poggiarvisi passivamente, anzi, li innalza e li magnifica donando loro forme e dimensioni mai viste prima.  Come ho anticipato Venerdì scorso, il suono mi ha colpito subito: ineccepibile, dinamico e caldo, avvolgente. Quando ho scoperto che il disco l’hanno suonato in presa diretta, come si faceva una volta, sono sbiancato, giuro. Lontano dalla freddezza perfetta di “obZen”, dalla pesantezza impietosa di “Koloss”, sembra quasi che gli Svedesi stiano suonando accanto a te, puoi sentirli quasi respirare mentre sventrano con perizia la loro strumentazione. Eppure non riuscivo a capire perchè l’album fosse così diverso, va bene la produzione “viva” e dinamica, la chimica e la perfezione dimostrata nel suonare tutti insieme, ma cos’è che rende questi brani così speciali?

Se avessi cercato una risposta netta sarei ancora a pensarci invece di scriverne. “The Violent…” sembra facile da ascoltare, va giù che è un piacere e non solo per i fissati dell’ultra tecnico. La mole di tecnica c’è e si sente, Haake è qualcosa di non umano ormai per dirne una, eppure queste canzoni non si distinguono per i passaggi intricati, le sgommate o i tempi assurdi, che è bene ribadirlo, ci sono e non ascolterete da nessun altra parte. Sono canzoni che travolgono e schiacciano, con calore e ferocia, si insinuano con facilità nel vostro cervello prendendone possesso. Non ho sentito quell’affanno tipico dell’ascolto della loro musica, piaccia o no ascoltarli è da sempre sinonimo di masochismo, stavolta mi sono imbevuto delle loro canzoni senza quasi accorgermene, pronto a ricominciare ebbro di malsana gioia e soddisfazione. Devastato e felice insomma.

Non avrebbe davvero senso stare a lodare il singolo assolo, la perfezione di una performance piuttosto che un’altra, mettere le virgole ad ogni canzone cercando incautamente di sezionarla e separarla dalle altre. Questo è un lavoro magnifico nella sua totalità, i Meshuggah come non li avete mai ascoltati e neanche mai potuto immaginare di ascoltare.

 

Tracklist:

1. Clockworks
2. Born in Dissonance
3. Monstrocity
4. By the Ton
5. Violent Sleep of Reason
6. Ivory Tower
7. Stifled
8. Nostrum
9. Our Rage Won’t Die
10. Into Decay

Voto:

5stelle

L’assaggio del disco: la canzone in apertura “Clockworks”.

kloi

“Esseri umani che suonano come macchine” sarebbe una didascalia facile e abusata. Stavolta suonare come macchine li rende più umani che mai. Ma come è possibile?

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4 commenti su “Meshuggah- The Violent Sleep of Reason

  1. Io hoprovato e riprovato ma lo ammetto è un mio limite questo gruppo propio non riesco a farmelo piacere, sarò troppo ignorante oppure non saranno il mio tipo di metal, ma c’è qualche cosa che per me non funziona con questa band, ma ammetto che sono un gruppo potentissimo solo che non sono solo per me.

  2. Io devo essere in vena per ascoltarli anche perché il cantato lo mal sopporto e mi da quasi fastidio distraendomi dalla complessa struttura musicale. Quando mi sarò ripulito le orecchie dagli ultimi album dei Testament e dei Suicidal (ci sto in fissa come un ragazzino) affronterò sto polpettone d’acciaio e le sue discordanze sperando di digerirle.

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