Iron Maiden Live in Roma 24.07.16, com’è andata.


iron_itaDopo anni di lontananza da un evento open air sono tornato sul campo grazie ai Maiden e alle spinte più che volenterose della mia compagna che voleva vederli a tutti i costi. E ha fatto bene ad insistere, ci siamo divertiti e abbiamo scapocciato in allegria.

Gli odori inconfondibili di birra fresca, birra che si mescola a sudore e salsicce, polvere e ancora sudore mi riportano con la memoria al passato, cullato dall’adrenalina e dai ricordi mi accingo a gustarmi i Saxon, rispettando il “programma” di cui vi ho scritto Venerdì scorso, siamo arrivati con orario svizzero proprio dieci minuti prima dell’inizio della band di Biff Byford. Non li avevo mai visti e mi sono gustato l’incredibile energia che questi vecchietti mettono in campo senza risparmiarsi. Il volume bassissimo non ha reso affatto giustizia al gruppo, che non ha lesinato sudore e convinzione penalizzato anche da un missaggio non proprio brillante, come ogni festival vuole. “Battering Ram” apre il concerto che sarà nell’ora scarsa a disposizione infarcito di classici. Quelli che si aspettavano tutti da “Motorcycle Man” a “Crusader” passando per “Power and the Glory” e l’incredibile “20.000 Feet” che Byford presenta come una canzone antesignana del Thrash Metal e a ragione. Quando il bianco crinito cantante si mangia il foglio della scaletta, su di noi piove e non ce ne potrebbe fregare di meno.”Heavy Metal Thunder” e giù fino alla fine con “Denim and Leather”. Cazzuti, energici, potenti. Un show perfetto che è durato molto poco, ben recepito dal pubblico. Peccato per il volume insopportabilmente basso.

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Mentre attendiamo gli Anthrax perdo lo sguardo nella folla, cercando di scorgere le facce amiche di persone che mi avevano detto che ci sarebbero state. Non ci siamo visti, peccato. Va detto che la folla era incredibile, e non ci crederete ma proprio come un pessimo espediente da film horror, i cellulari prendevano a singhiozzo o nulla. La ricerca visuale non ha dato i frutti sperati, ho riconosciuto solo il gestore di un pub dove ogni tanto vado, il Graz di Metal.it e altri che non vi sto qui a dire che tanto “ncè frega n’cazzo”.

Salgono gli Anthrax sul palco, senza Benante purtroppo. Charlie non ha partecipato a questo tour per problemi fisici(sindrome del tunnel carpale) ed è stato rimpiazzato dal sostituto per eccellenza: John Dette. Il quale va detto, è una solida garanzia. Gli Anthrax partono con “You Gotta Believe” un pezzo tutto sommato salvabile dall’ultimo album, il grosso problema è anche loro costretti a suonare con un volume così basso che si poteva parlare tranquillamente con il vicino anche a distanza considerevole. Comodo se hai molto da chiacchierare, un po’ meno se vuoi goderti una Thrash Metal band che spacca culi sul palco. Possibile che i Maiden siano così stronzi da far suonare in quel modo così castrante i gruppi di supporto? Mah…

La pioggia incessante durante la loro performance non ha scalfito la voglia di sano headbanging sui pezzi classici come “Madhouse” o “Caught in a mosh”. Boato poi su “Antisocial”, con Belladonna che magari non avrà più la voce di un tempo ma che sa ancora come intrattenere e guidare il pubblico durante il concerto. Scott Ian zompa un po’ meno rispetto al passato, è praticamente immobile oserei dire, ma ci può stare e finchè la chitarra grattugia non c’è niente da dire. Anche per loro un’oretta che si esaurisce in fretta, troppo in fretta. Ottima però l’interazione col pubblico e la qualità indubbia della loro prova, Belladonna compreso che ha tenuto botta, evitando con mestiere le asperità sui pezzi più esigenti. L’unico  inciampo? Il tentativo di acuto a fine concerto, sull’onda dell’eccitazione ci ha provato, ma gli è praticamente morto in gola. Risata amara, fine.

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E arriva il momento dei Maiden. Scenografia coperta, soundcheck di rito. La folla si stringe e fortunatamente non piove più. L’eccitazione sale quando “Doctor Doctor” introduce come di consueto l’inizio vero e proprio del concerto. Sui megaschermi parte un video in CGI dalla qualità non proprio esaltante, degno di una PS3 per capirci, ci viene mostrata una giungla dove si annidano tronchi con la faccia di Eddie e l’Ed Force One che prova a fuggire da un intrico di liane. Tutti rapiti dal filmato e i roadie scoprono la scenografia sul palco mentre un boato saluta il decollo digitale dell’aereo di linea, aiutato nella fuga da una manona gigante che lo scaglia via come fosse un aeroplanino di carta. Hanno già vinto i Maiden, rendendo eccitante un pesante e normalissimo Boeing. Ci siamo, scoppio e partenza come da tradizione con un pezzo dal nuovo disco. “If Eternity Should Fail” e subito a ruota “Speed of Light”. Il pubblico canta, i Maiden relegano la parte fisica ai soli Dickinson e Gers, il quale finge di suonare per l’80% del concerto quindi qualcosa dovrà pur fare per guadagnarsi la pagnotta. Sarà una scaletta incentrata su “The Book of Souls” e ci può anche stare. In fondo i pezzi funzionano bene dal vivo, a parte “Tears of a Clown” che proprio non mi sembra sto gran che. Quello che fa male è l’esclusione di un enorme parte del passato della band. Una scaletta che ha visto sei pezzi estratti dall’ultimo album e appena quattro o cinque pezzi classici.”Children of the Damned”, “Hallowed be Thy name”, “Powerslave”, “The Trooper”, “Fear of the Dark”, “Iron Maiden”, “The Number of the Beast” e “Wasted Years”. Quando negli encore ci finisce “Blood Brothers” si capisce quanto tempo sia passato per la band. Niente “Run to the Hills”, niente “Running Free”. Dickinson sulle parti alte allontana come sempre il microfono, ma sembra non uscire nulla dalla sua ugola. E’ già miracoloso che canti in quel modo, nessuno pretende di più e la mancanza di certi pezzi è giustificata da un qualcosa che nessuno può contrastare: la vecchiaia.

E’ triste ma così è, non accettarlo sarebbe sciocco.

Nonostante questo la performance è grandiosa, i pezzi vanno giù lisci come l’olio e non importa se Steve Harris non salti più come un grillo. Il basso lo manda ancora a mille e tanto di cappello. A fine concerto realizzo che gli Iron Maiden di oggi sono proprio come il Boeing del filmato in apertura, rassicuranti ed affidabili seppure non proprio eccitanti come un moderno caccia da combattimento. Però mi viene spontanea la domanda, finiti loro chi rimarrà a proporre show così catalizzanti e spettacolari? Se una cosa è chiara dopo una giornata passata a guardare vecchi leoni ruggire, ma con la criniera sempre più spenta, è che il Metallo non sarà più lo stesso quando smetteranno.

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Dimenticavo, anche i Maiden suoneranno ad un volume piuttosto basso e un missaggio di merda. Forse un pelino più alto degli altri, ma restava un volume di merda. Così come di merda è stata la gestione del deflusso del pubblico. Un’ora per uscire dal parcheggio, pagato pure salato tra l’altro, ben dieci euro.  Li mortacci vostri si può dire no?

 

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6 commenti su “Iron Maiden Live in Roma 24.07.16, com’è andata.

  1. A quanto ne so – sei libero di smentirmi se sbaglio – i Maiden suonano sempre gran parte dell’album appena uscito nei tour di supporto. E’ anche per questo che andarli a vedere non mi invoglia molto. L’unica volta che sono andato a vederli, infatti, è stato nel 2008, per il Somewhere Back in Time Tour, quello celebrativo del periodo tra Powerslave e Seventh Son of a Seventh Son. E devo dire che ho grandi ricordi di quel concerto, grandissima scelta di pezzi (su The Rime of the Ancient Mariner credo di aver pianto di commozione, una cosa che a me succede molto di rado) e scenografia tipo anni ottanta fantastica, con Eddie mummia gigante. E visto che ormai sono stati otto anni fa, posso dire anche che il gruppo all’epoca era molto più in forma di adesso, probabilmente 🙂 .

    Che sfiga, comunque, il volume troppo basso. Sono stato due anni fa al Rock in Roma a vedere i Thirty Seconds to Mars (trascinato dalla mia futura moglie, ovviamente, se no che figura ci faccio 😀 ), e mi ricordo il volume bassissimo. Ho pensato che fosse per la fanbase media del gruppo, che essendo molto più “mainstream” poco tollerava volumi spaccatimpani. Però se è così anche per i gruppi metal, ho fatto bene a saltare i Nightwish quest’anno (che avevo intenzione di andare a vedere, inizialmente).

    • E’ vero, di solito privilegiano l’ultimo disco come se fossero una band che ha bisogno di promuovere le vendite. Lo fanno secondo me anche per suonare cose diverse dai soliti pezzi. Il fatot è che con la lunghezza dei pezzi presenti TBOS la scaletta ha richiesto sacrifici enormi, dettati anche da scelte conservative. Meglio suonare un pezzo meno impegnativo che fare una magra su pezzi faticosi e difficili per il Dickinson di oggi.
      LA cosa del volume non si capisce, chissà quanto pesano le imposizioni legislative…

  2. “Sarà una scaletta incentrata su “The Book of Souls” e ci può anche stare. In fondo i pezzi funzionano bene dal vivo,…”

    Suvvia, che ti costa ricrederti un pochino su quel (doppio) disco? 😉
    Domanda: Ma anche al concerto a cui sei stato Dickinson ha fatto discorsi sul terrorismo?

    • Beh, il problema è che sono davvero troppo lunghi e ripetitivi su disco. Dal vivo acquistano più energia, indubbiamente soprattutto quelli più riusciti come “If Eternity…”.Per rispondere alla tua domanda, sì, Dickinson ha introdotto Blood Brothers accennando ai terribili atti di questi giorni.

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