Quel Rude Venerdì Metallico /203:Quando si leggeva tutto con calma


Nello scorso Rude Venerdì avevo parlato del crowdfunding e di quanto fosse cambiato il mio approccio al Metallo, adeguandosi ai cambiamenti imposti dall’evoluzione tecnologica. Poi l’intervista al Ceccamea per il suo libro mi ha fatto venire in mente un’altra evoluzione che ha colto il mio cammino Metallico. Una volta c’erano un mare di riviste sul Metallo in edicola, attendevo ogni mese il verbo di giornalisti che avevo imparato a conoscere numero dopo numero, affezionandomi al loro modo di scrivere e con i quali non avrei mai immaginato di riuscire in futuro ad interagire grazie ai social e addirittura a fargli apprezzare le cose che scrivo qui su R.A.M., una soddisfazione enorme difficile da descrivervi.

Oggi che poche riviste resistono, mi viene in mente solo Rock Hard, il resto è stato fagocitato da Internet e alcune testate si sono trasformate in siti o perse per sempre. Da parte mia il rapporto con l’informazione Metallara su Facebook è molto frammentato e salvo alcuni casi, non continuativo. Non apro tutti i giorni i siti che parlano di Metal per leggere notizie, men che meno mi capita di leggere interviste o speciali. Non so come mai, ma mi limito a qualche articolo che mi colpisce, senza avere quell’urgenza che provavo prima di acquistare un nuovo numero di Metal Hammer. Mi tengo aggiornato, dribblo il ciarpame gossiparo su Blabbermouth (non è il solo ad avere tanto occhio per le chiacchiere fini a se stesse, ma di sicuro è quello più prolifico in tal senso) e salto di palo in frasca alternando siti nazionali ed esteri. Leggo recensioni, senza spesso conoscere chi le ha scritte, ricordando quanto ai tempi invece davo peso a chi aveva espresso un’opinione, valutando anche in base a chi scriveva. Oggi è un caso rarissimo, a parte pochissimi amici, quasi mai filtro ciò che leggo in base a chi lo ha condiviso. Va da sè che oggi sia molto meno importante una recensione, tra le varie anteprime e streaming tutti possono farsi un’idea personale di un disco o di una band, senza intermediari. Spesso le recensioni si leggono per confutare le proprie idee maturate in prima persona, quasi cercando una conferma alle proprie sensazioni. Una meccanica ben strana ma molto più diffusa di quanto non pensiate. E non riguarda solo opinioni sul Metallo, spesso moltissimi si fiondano a leggere recensioni di film o libri cercando conferme di quelle opinioni maturate in proprio. A volte alcuni si sentono rassicurati dalla coincidenza di pareri con quello che hanno letto, altre volte no e in alcuni si palesa quella pretesa insana di insultare chi non ha avallato l’opinione intoccabile e forgiata nel fuoco che essi hanno.

Ai tempi del cartaceo per insultare un giornalista occorreva armarsi di carta e penna, pazienza e sperare che qualcuno leggesse e pubblicasse. Molti desistevano e comunque era un processo che richiedeva molto tempo: prima bisognava comprarsi il disco, ascoltarlo e poi avere l’energia necessaria per avviare un incerto processo di feedback con il recensore che aveva scritto quelle cose così incresciose, senza sapere nemmeno se avrebbe mai letto quanto inviato.

Non per fare il passatista a tutti i costi, ma è evidente che all’epoca un filo rosso di fiducia legava chi scriveva a chi leggeva. Oggi che il contatto è spesso diretto ed immediato, bastano poche righe lette in fretta per far alzare la cresta a certi individui, col risultato che tutte le idee e opinioni devono essere condivise, contestate o suffragate, masticate e risputate in faccia a chi la pensa diversamente o anche in maniera simile alla nostra. Più che un filo rosso di fiducia si crea una linea aperta che raramente sfocia in una discussione seria e motivata.

Su R.A.M. ho avuto spesso fortuna, ma non sono mancate le teste di cocco e va bene così. Come dicevo l’altra volta, adattarsi o morire.

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Marta Gabriel sa bene che l’immagine non c’entra un fico secco con il contenuto dell’articolo. E anche voi, ma non vi lamenterete troppo giusto?

 

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6 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /203:Quando si leggeva tutto con calma

  1. io penso che possiamo girarci molto intorno ma c’è sempre questo scontro di epoche. da una parte il passato, fino alla fine del millennio, fatto di riviste che ti aprivano un universo, amici che ti promettevano di prestarti un cd da registrare e che poi dovevi aspettare con dei tempi burocratici da repubblica delle banane, oppure rari video passati in tv in mezzo al mondo del pop, magari a orari impossibili. o ancora commessi di negozi di dischi che sembravano enciclopedie viventi in fatto di generi e sottogeneri.

    oggi abbiamo l’immediatezza del contatto, il preascolto, la possibilità di farti sentire direttamente e di interagire come prima non era possibile. oltre alla possibilità di farsi spedire comodamente a casa per pochi euro dei sgnri dischi che 15 anni fa erano introvabilissimi.

    di contro, io forse sarò troppo nostalgico, ma c’era quella “magia” nella scoperta e nell’ascolto, il sentire un disco che sentivi subito che non ti avrebbe abbandonato mai più, la scoperta dei gruppi leggendari (per gli altri, ovviamente non per il neofita), l’attesa di avere più informazioni oltre a quelle sporadiche che arrivavano. oggi mi pare che molta musica -e quello che ci ruota intorno- ci scivoli addosso senza lasciare troppa traccia. anche gli almbum belli, come no, perchè ce ne sono, però mi domando: ma fra 20 anni li ascolterò ancora oppure continuerò a rimettere gli Iron Maiden anni 80 e Operation Mindcrime?

    in defitiva, aver vissuto il passato recente ti aiuta a districarti nel presente, dando poca importanza a quello che non merita, tipo i vari social network e dintorni, però comunque mi manca il clima dell’epoca, quello si.

    ovviamente tutte mie considerazioni, magari un altro la pensa diversamente e va bene lo stesso.

    p.s: io le recensioni le leggo ancora, è vero che non vado mai a guardare i nomi dei giornalisti, però in generale se sono indeciso nell’acquisto di un disco, oltre all’ascolto se posso, anche un parere unanimamente positivo mi aiuta nell’imput all’acquisto, magari facendomi notare aspetti a cui non avevo pensato.

    • Secondo me Todd, manca solo un ultimo pezzo alla tua analisi: gli Operation Mindcrime etc sono gli album su cui, presumo, ti sei formato. Avranno sempre una presa più forte. E un disco, anche strabellissimo, uscito oggi, su di te (su di noi, che ormai ascoltiamo da 20-25-666 anni) non può avere la stessa presa delle cose di quando avevamo 16 anni. Sarebbe interessante semmai sentire i giovini con cosa, oggi, si avvicinano al metal. Scommetto che per molti 25enni di oggi il fascino della nostalgia, i bei tempi etc ce l’hanno i dischi degli Slipknot, per dire.

  2. Una volta legggevo si tutto, ma bisognava anche sopportare molte stronzate e deliri degni del trattamento sanitario obbligatorio. Ora leggo chi mi piace. Forse guardo più alla persona che scrive che all’oggetto recensito. Se il tipo è ok, seguo il sito/rivista, altrimenti saluti. Per fare un esempio concreto, non mi piace il 90% della musica che recensiscono su Metalsucks, che trovo un sito oltremodo patriottico, nel senso che snobba pesantemente i gruppi e i suoni europei, ma mi piace come è gestito, mi piacciono gli articoli che scrivono e la sezione commenti è molto divertente da leggere. Ecco, per me va bene anche così, che poi se voglio guardare ai miei gusti musicali, l’ultimo dei Moon lo trovo gratis su Bandcamp.

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