Report concerto Zakk Wylde, Teatro degli Arcimboldi 09.06.2016


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I report dei concerti di solito finiscono per assomigliare a quei resoconti delle vacanze di qualcun’altro che a tutti è toccato subire almeno una volta. “Divertentissimo quando il cameriere si è slacciato il cravattino perché non respirava più…” “C’era un animatore bravissimo, faceva volteggiare i palloncini con le narici, da morire dal ridere” “Guarda è un posto bellissimo, ma non ci vivrei”. Ce li avete presenti no? Magari accompagnati da mille foto in HD di pietanze, wurstel da spiaggia, monumenti, selfiedemmerda e tanta noia.

Per questo non vi racconterò di quanto sia cambiata Milano da quando ci sono stato l’ultima volta, nel lontano 2001, di come sia una città accogliente e molto meno caotica di quanto sia enunciato nella “carta dei luoghi comuni”. Di quanto sia sciocco far visitare il Cenacolo Vinciano solo su prenotazione(limortaccituabigliettaiamaleducatacheiosoleggerebenissimoahbuzzicona!), di quanto quel altro luogo comune che a Milano “ce sta solo er Duomo” sia una minchiata assoluta. Certo, non è Ascoli, non è Andria, ma devo dì bella. Nel suo piccolo bella.

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Il Cimitero Monumentale è qualcosa di incredibile e non lo cita mai nessuno, per esempio

Meglio concentrarci sull’evento che ha visto Zakk Wylde calcare le assi del Teatro degli Arcimboldi, un concerto che, manco a dirlo, ha ribadito la mia stima per il biondo guitar hero.

Il Teatro degli Arcimboldi è piuttosto fuori mano ed io e la mia compagna, maestri delle corse all’ultimo minuto manco fossimo Doc&Marty, abbiamo rischiato di arrivare tardi, tanto da essere costretti a pigliare un taxi per giungere in tempo. Appena scesi dal taxi ho respirato subito l’evento, subito dopo aver dissimulato la mia vergogna da imborghesimento. Decine di metallari cazzeggiavano, fumavano o arrivavano alla spicciolata, i soliti venditori di merchandise “pirata” e quel elettricità che si respira prima di un concerto. Zakk Wylde suonerà di supporto al nuovo e meraviglioso “Book of Shadows 2” (lo so, non ne ho parlato mai, ma m’è piaciuto parecchio, ce lo ritroveremo nei recuperoni di fine anno), mi aspetto uno show pacato e ricco di emozioni, sarò smentito in parte. Entriamo, visibilmente emozionati, notando immediatamente come la scelta della location possa sembrare a prima vista bizzarra: un composto e modernissimo teatro dove le “maschere”  indicano i posti a sedere a gente che non sa cosa significhi guardare un concerto da seduti. Guardare tutti quei metallari accomodarsi su comode sedie rosse mi ha fatto strano, provate ad immaginare dei tizi attempati in smoking o signore in abito da gran sera pogare e fare headbanging e ci sarete vicini.

La scenografia sul palco è d’impatto, i soliti teschi adorati da Zakk e dal pubblico si stagliano sotto alberi secchi che fanno tanto Autunno e malinconia.

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Ultimi ritocchi al soundcheck, mentre arrivano molte persone che hanno ritardato sul serio, e noi che ci siamo quasi fatti venire un’infarto al pensiero di mancare anche un solo minuto di performance. Sono le 21:30 circa quando finalmente Zakk sgattaiola  dietro le quinte scatenando un boato assurdo tra il pubblico. Si spengono le luci e parte l’intro,  ci siamo!

Zakk è sulla pedana indossa il cappello delle ultime foto promozionali, esegue l’arpeggio di “Sold my Soul” presente nel primo “Book of Shadows” pezzone da brivido eseguita in maniera più energica rispetto a quella in studio. Si capisce subito che sarà una serata speciale: Zakk suona come una bestia, energico e carico, suona la sua chitarra dietro la testa, con i denti poi scende dal palco e fa un primo timido giro davanti alla prima fila, preludio del delirio che ci regalerà più avanti. L’acustica del teatro è ottima, si sente una meraviglia e i suoni sono puliti e distinguibili. Urla e strepiti del pubblico e la sedia comincia a scottare sotto il culo già dal primo pezzo. Non parla Zakk, ha già gettato via il cappello quando attacca “Autumn Changes” opener del nuovo disco e ancora fa sfrigolare la chitarra che è un piacere. Non si resiste, partono standing ovation, urla e applausi con le maschere che devono litigare con un tizio che proprio non ne vuole sapere di stare seduto, tanto da far morire dal ridere il nanissimo DeServio di fronte alla scena.  A proposito di DeServio, ad accompagnare il buon Wylde ci sono  i Black Label Society al completo: Jeff Fabb alla batteria, Dario Lorina alle tastiere, backing vocals e chitarre e il citato John DeServio al basso. Infatti ho sperato fino all’ultimo in un pezzo dei BLS, così per gradire, ovviamente non c’è stato ed è giusto così. Sarebbe stato fuori contesto e comunque le canzoni dei due “Book of Shadows” non hanno lesinato energia e adrenalina, la vena intimista e melodica è rimasta invariata nonostante la performance molto fisica ed asciutta. Mi sarei aspettato uno show più compassato e non è stato così.

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Durante un pezzo, che ora non ricordo, Zakk scende di nuovo dal palco e stavolta si fa aprire il cancelletto della piccola barriera che separa il parterre dalle prime file, accompagnato da due ragazzi della security. Raggiunge suonando le prime file dalla parte opposta alla nostra e un capannello di gente gli si forma intorno. La mia compagna vorrebbe raggiungerlo, ma la dissuado facendole notare che ormai la barriera umana che circonda il chitarrista è praticamente impenetrabile:”sì ma se lo rifà scendo, non me frega un cazzo!” ribatte. Sorrido e in piedi mi gusto l’assolone eseguito in mezzo ad una selva di teste, con le maschere ormai rassegnate al disordine che di solito non si vede all’Arcimboldi. Dopo lunghi minuti Zakk risale e continua il concerto, alternandosi anche al piano mentre Lorina lo sostituisce alla chitarra, quest’ultimo facendo un bella figura nel replicare gli assoli di Wylde. Dopo alcuni pezzi, siamo quasi alla fine, Zakk scende di nuovo tra il pubblico. Stavolta non c’è tempo da perdere: la mia compagna scatta incitando anche il tizio alla sua sinistra a fare lo stesso. Riusciamo a guadagnare un buona posizione e ci godiamo stavolta da vicino il lavorio del biondo chitarrista, circondato dalla folla.

E via, siamo davvero alla fine, viene presentata la band in maniera divertente ed ironica da Zakk, poi si avvia a suonare “Lost Prayer” a velocità raddoppiata che sfuma nella canzone di chiusura “Sleeping Dogs”.

Finito l’ultimo pezzo, viene sventolata una bandiera italiana, il pubblico in delirio si alza, applaude e di nuovo ci alziamo per guadagnare le prime file, sperando in un nuovo bagno di folla che non ci sarà, l’unica breve discesa del chitarrista è per donare a qualcuno in prima fila la bandiera autografata.

Ricorderò per sempre la serata, ringraziando la mia compagna che mi ha regalato il biglietto e senza la quale non credo che avrei smosso il mio culo di piombo per andare fino a Milano. Mi sarei perso un concerto immenso, ricco di elettricità capace di toccare tutte le corde del Wylde solista, aggiungendoci una sana dose di Metallo.

All’uscita, ignari di dove prendere la Metro che ci avrebbe portato nel luogo dove avevamo alloggio, ci aggreghiamo alla fiumana di gente, confidando che qualcuno si stesse dirigendo ad una stazione qualsiasi. E invece la maggior parte era diretta verso le proprie automobili, e io che mi vergognavo del taxi!

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Thank you!

Thank you!

Scaletta:

Sold My Soul
Autumn Changes
Tears of December
Lay Me Down
Road Back Home
Yesterday’s Tears
Between Heaven and Hell
Darkest Hour
Throwin’ It All Away
Dead as Yesterday
Eyes of Burden
Way Beyond Empty
The King
Lost Prayer
Sleeping Dogs

 

 

 

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Un commento su “Report concerto Zakk Wylde, Teatro degli Arcimboldi 09.06.2016

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