Quel Rude Venerdì Metallico /194: DTA, Cover band o no?


 

Chuck Schuldiner non è più tra noi da molto, troppo tempo. Era il lontano 13 Dicembre del 2001 quando il geniale chitarrista ameregano ci lasciò prematuramente, consegnando ai posteri la sua musica immortale. Qui su R.A.M. ho avuto modo di omaggiarlo più volte (qui il megaspecialone) e questo non è un altro post di omaggio, anche se non è mai abbastanza. La leggenda dei Death e del suo creatore sono cristallizzati nella storia del Metallo, fonte infinita di emozioni, un tesoro musicale spesso imitato e mai eguagliato. Tutti sarete a conoscenza del tributo “Death to All” dove alcuni musicisti che hanno militato nei Death portano in giro la musica di Chuck come tributo. Hanno aperto il tour di quest’anno a Roma, se non sbaglio altrimenti correggetemi, in un tripudio di pubblico a testimonianza che l’amore per i Death non è mai scemato. Non so bene a cosa serva un tour del genere sinceramente, pur ammirando i musicisti e la loro voglia di tributare onore a chi non c’è più. Non sono una cover band, perchè quelle canzoni in un modo o nell’altro hanno anche il loro contributo, ma non sono i veri Death perchè non c’è il mastermind. E quindi?

Non voglio salire sul carro di chi critica pensando ad un’operazione commerciale per spremere i fan orfani di cotanto genio, si sa che in passato si sono viste cose ben più esecrabili, però devo dire che mi sfugge un po’ il senso di un’operazione simile. Non siamo dalle parti di chi mette su concerti tremendi a base di cover band, ripeto, però è strano sapere di musicisti affermati e dal talento enorme, andarsene in giro a proporre un concerto basato su una band che non esiste più. E’ colpa del mercato odierno tutto rivolto ai guadagni derivanti dai tour? E’ lo sfruttamento dell’effetto nostalgia? Forse entrambe le cose, per quanto le motivazioni più pragmatiche vengano accompagnate da sentimenti puri ed intenzioni buone. Il pesante sospetto di “sciacallaggio” che avvolge l’intero progetto è forte, innegabile, ma non confutabile. Cosa ne sappiamo noi davvero se Di Giorgio ha solo bisogno di spicci oppure se ha voglia di ricordare il suo amico suonandone la musica?

Non lo so, mi fa solo strano.

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2 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /194: DTA, Cover band o no?

  1. guarda io mi sono rifiutato di vederli dal vivo, sia qui a roma sia negli anni scorsi in un paio di occasioni festivalare, proprio perchè non riesco a concepire i Death senza Chuck. Che sia per un tributo live o, peggio, per una registrazione che, fidati, prima o poi arriverà.
    Il sospetto che il tutto venga organizzato solo per soldi più che per una genuina voglia di ricordare il genio di CS è molto forte, e a sostegno di questa ipotesi vanno i continui sold out anche della data di Roma, in cui il Traffic pare che fosse pieno al livello di non poter fare un passo, nemmeno aggirandosi dalle parti dei bagni in fondo al locale.

    il DTA Tour è secondo me solo l’ennesima (bieca) operazione di sciacallaggio che va avanti ormai da anni tra ristampe varie (è cominciata con le mille riedizioni dei Control Denied e continua ora con le edizioni in boxset da 13 cd l’una con tracce live, demo, registrazioni in studio durante le prove e pupazzetti. Quando si dice “raschiare il fondo del barile”), pubblicazioni live (Cosa sono i più o meno recenti due album live, dei Death se non un ulteriore prova a sostegno della nostra tesi? Se volevamo un live che si sentisse di merda c’era già Live In LA…), e i DTA, che inizialmente dovevano durare il tempo di un tour di poche date in giro per festival estivi poi, sai com’è, ci si lascia prendere la mano.

    E c’è poco da gioire del fatto che ci siano Gene Hoglan o Steve DiGiorgio. Ci si fa le pippette tutti insieme perchè sono loro, e sono il primo che darebbe via lo stipendio per vederli in azione, ma ci sono loro semplicemente per un caso fortunato che li vuole liberi da altri impegni. Nel primo tour se non sbaglio alla batteria c’erano Hannes Grossman e il cantante degli Obscura, che poi hanno dovuto dare forfait per le solite storie burocratiche coi VISA negli Stati Uniti, poi è stata la volta di Reiner e Masvidal che al momento non dovevano fare date coi Cynic, poi hanno scazzato e tutti si sono ricordati di quella macchina di Gene Hoglan che nel frattempo si mangia contento le sue cosce di alce insieme a quei buontemponi dei Testament.

    È tutta una enorme presa per il culo. Per quanto mi riguarda, molto meno rispettabile che un tributo qualsiasi dei Symbolic o degli Zero Tolerance a 5 euro al Jailbreak. Almeno loro lo fanno per passione. La stessa passione dei vari Gene Hoglan, Steve Di Giorgio, Bobby Koeble (che s’è messo a fare jazz ma poi ha detto “sì sticazzi forse ancora mi ricordo come si fa metal anche se in realtà non l’ho mai fatto a parte quei 4 assoli su Symbolic), ai quali non contesto NULLA. La vera piaga è il tipo che ha preso in mano le redini di casa Shuldiner, di cui purtroppo non ricordo il nome e che ha deciso di campare di rendita sul lavoro del nostro compianto compagno. Alla fine è lui che stacca l’assegno ai musicisti, no?

    E poi, sinceramente, ma chi cazzo è sto Max Phelps?
    Avrei capito di più una operazione di pura nostalgia con una sezione strumentale INTERAMENTE composta di ex membri, con le linee vocali lasciate al pubblico. Ma mettere un tizio a caso davanti al microfono e con una chitarra in mano mi fa pensare veramente troppo ad un gavettone di piscio.
    Sono lontani i tempi dei Savatage e del tributo da lacrime a Criss Oliva come terzetto, con la chitarra al centro del palco. Ma in quel caso si parla di signori veri.

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