Amon Amarth- Jomsviking


160204_344020_Jomsviking_800_800La ripetizione in musica aiuta, porta molti meno rischi e “fideizza” tutti quelli che vogliono ascoltare comodi e senza intoppi esattamente ciò che si aspettano da un gruppo. Gli Amon Amarth sono solo uno dei tanti gruppi che ha messo in pratica questo modus operandi, cambiando poco o niente nel loro sound. Certo, le melodie e il Metallo classico hanno preso sempre più peso nelle loro composizioni rispetto agli esordi, ma il nocciolo c’era già e in fondo non ha subito grossi stravolgimenti. Nel corso della loro ventennale carriera ci hanno consegnato album meravigliosi, altri mediocri e senza grosse sorprese, restando comunque sempre sopra la sufficienza, seppure a volte pericolosamente stiracchiata. Il precedente album “Deceiver of the Gods” e quello prima ancora, “Surtur Rising” erano tutto sommato buoni album, ascoltabili ma affatto memorabili. L’ultimo schiaffone davvero potente era stato “Twilight of the Thunder God”, dove la sola title track valeva tutti gli altri due album elencati qui sopra. E non era diverso da questi, erano più o meno la stessa formula, le stesse ritmiche masticate in maniera pedissequa. Allora cosa funzionava di meno se tutto era più o meno uguale? Le canzoni erano migliori, convincevano di più ed erano di gran lunga più efficaci e d’impatto. Questo ha sempre fatto la differenza in ogni gruppo che fa dell’immanenza la sua bandiera: quando scrive canzoni gagliarde e toste si nota molto meno che in fondo in fondo è la solita minestra. Quando scrive roba moscia tutti i difetti si esaltano, diventano una barriera quasi insormontabile. Date queste premesse non mi attendevo gran che da questo nuovo “Jomsviking”, addirittura un concept album con una storia che non sto qui a raccontarvi perchè tanto non ha importanza alcuna ai fini della costruzione del disco. Dentro ci sono i soliti Amon Amarth, con un nuovo batterista al quale non viene chiesto di inventare nulla che altri al suo posto non avessero già fatto prima. Ci sono le bordate ed i riffoni ultra epici, le melodie da cantare a squarciagola, tutto come da programma, con la differenza sostanziale che i pezzi stavolta funzionano molto meglio. Spaccano come si deve, l’album è bello pur rimanendo ancorato alle stesse medesime regole con le quali gli AA ci hanno abituato. Non importa che i testi raccontino una storia, non ve ne rendereste manco conto ascoltando solo la musica, l’album funziona perchè romba e ruggisce a dovere. Il legame col Metallo classico è ormai cementato e la pesante influenza che riveste nelle canzoni è irrinunciabile per gli Svedesi, un po’ come succede negli Arch Enemy. Se cambiassero cantante potrebbero essere quasi confusi con i gruppi Classic Metal di oggi, tipo i Grand Magus. La comparsata di Doro, ospite sul penultimo brano “A Dream that cannot be” infatti non risulta fuori contesto, ma corrobora questa tesi.

In definitiva l’album funziona, sebbene sulle prime sembri sempre la stessa solfa, dopo qualche ascolto comincia a crescere e ci si accorge della qualità dei pezzi. Poi se cercate un gruppo che cambia pelle e cerca di essere un gradino sopra a quanto già fatto in passato, allora non è proprio roba vostra.

Tracklist:

1. First Kill
2. Wanderer
3. On A Sea Of Blood
4. One Against All
5. Raise Your Horns
6. The Way Of Vikings
7. At Dawn‘s First Light
8. One Thousand Burning Arrows
9. Vengeance Is My Name (bonus track per i digibook, versione digitale, LP e limited edition)
10. A Dream That Cannot Be (Feat. Doro Pesch)
11. Back On Northern Shores

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco:”First Kill”

Barche e porche!

“Barche e porche!-Barche e porche!”

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2 commenti su “Amon Amarth- Jomsviking

  1. manco a farlo apposta sto aspettando che mi arrivi Once sent from the golden hall…gli ho dato solo un rapido ascolto sul tubo e letto qualche recensione. sarà più bello di questo appena uscito secondo te?

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