Quel Rude Venerdì Metallico /193:Metallo garantito a vita!


Tutto cominciò intorno ai 13 anni, durante un’autogestione (una di quelle cose inutili che si facevano al Liceo per “protestare” contro le riforme della Scuola) si tenevano corsi alternativi tenuti da studenti del quarto e del quinto anno. In uno di questi, chiamato “Corso di Musica Rock”, venti anni prima di Jack Black questi tipi portavano alle orecchie di ragazzi musicalmente verginelli in materia, pezzi di band Metal e Rock piuttosto note come AC/DC, Guns n’ Roses e Iron Maiden. Per me fu la folgorazione, ero infognato nella fase Queen da due anni e quella fu la scossa definitiva per lasciarmeli alle spalle. Mi piacevano e il passaggio non fu netto, anzi piuttosto graduale. I pezzi migliori dei Queen per me erano quelli più energici, come se fossi da sempre pronto ad ascoltare musica dura e quella fortunata occasione accelerò il processo di “Metallizzazione”. Si insinuarono nei miei ascolti i Maiden, padri putativi che all’epoca avevano appena pubblicato “Fear of The Dark”, gli AC/DC che all’epoca non sospettavo avessero mai avuto Bon Scott dietro il microfono. Fu l’inizio, tutto il resto venne pian piano con il tempo, crescendo e informandomi con le riviste specializzate, unica fonte di sapere Metallico in quegli anni. I miei ascolti si allargarono, giunsero i Metallica col Black Album (si dica quel che si vuole ma quello è l’album per i neofiti, “Master…” è qualcosa di successivo) e i Megadeth col fresco “Youthanasia”. La mia era una febbre vera, non potevo fare a meno di ascoltare quelle band, non volevo altro e non mi importava di nient’altro. Ero felice perchè avevo finalmente trovato davvero quello che mi piaceva, fino ad allora avevo sempre schifato i gusti dei miei amici e quelli dei coetanei, soliti Queen a parte. Quando ripenso ai miei primi ascolti mi viene da sorridere, mi sentivo già un professorone e non conoscevo quasi una mazza dell’enorme vaso di Pandora che quei ragazzi avevano scoperchiato per me.

Da allora ho ingurgitato stili diversi, generi agli antipodi, arrivando a toccare ogni diramazione e sottogenere, maturando i gusti in base alle orecchie e non alle etichette. Ricordo con precisione il momento in cui ho ascoltato i Judas Priest per la prima volta, la prima canzone degli Slayer e tutte quelle scarpinate nella Capitale per comprare i dischi che volevo ascoltare. Qualcuno diceva con toni enfatici e compatenti che un giorno mi sarei stufato, avrei mollato quella “robademmerdacheèsolorumore”, e il sorriso diventa ancora più divertito. Oggi, alla soglia dei quarant’anni, scrivo con leggerezza questo articolo, pensando di non avere mai avuto dubbi o cedimenti, conscio di non essermi mai chiuso a presidiare un fortino formato da un genere o da tre-quattro band,  non ho mai lasciato da parte quello che ho sempre considerato un bisogno fondamentale della mia esistenza: il Metallo! Lo so, suona molto slogan alla Joey DeMaio, ma che ci volete fare, meglio non si poteva dire.

Sì, il Metallo ha scandito i ritmi della mia vita (non in termini di velocità, da bravo bradipo DOC) e non potrei esserne più felice e diciamolo, fiero.

dd

Ciao Papà!

 

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10 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /193:Metallo garantito a vita!

  1. io sono arrivato molto più tardi,sui 19 anni. prima mi ascoltavo pop anni 80, che peraltro non ho mai rinnegato (tranne un paio di nomi), passando poi al dark tipo Cure e Depeche mode, grandissimi nomi, e all’università è stato un amico a farmi avvicinare al metal, la prima cosa sentita è stata degli Stratovarius (a molti non piacciono, per me invece sono un gruppo valido per cominciare a sentire metal, se parti da cose più estreme rischi di bruciarti), poi sono arrivati gli Iron maiden. e a seguire tanti altri nomi, anche io prendevo le poche informazioni disponibili dove capitava, amici vari, commessi di negozi di dischi, quel poco che davano in televisione (anche se comunque per me c’era meno ostracismo a fine anni 90-primi 2000 verso il metal di quanto non ce ne sia oggi) e qualche rivista ma non con regolarità.

    non sono un metallaro duro e puro, ma lo ascolto e continuerò ad ascoltarlo, e dico la verità, mi fa un minimo di tristezza chi lo associa a una fase della vita, tipo che poi “metti la testa a posto” e passi ad altro. e chi dice che ascolto musicadimerda….lascia il tempo che trova…

  2. estate 1985 cassetta doppia Live After Death poi consacrazione e scapocciamento nel 1986 con Master of Puppets. Ho sempre ascoltato anche band che suonavano altri generi (rock, jazz, progressive, new wave, alternative, punk, elettronica, gothic, folk etc) ma nessun genere mi è entrato nel sangue come il buon vecchio HM. Poi in oltre 30 anni ho avuto i miei periodi di distacco (non totale) soprattutto alla fine degli anni 90 primi 2000 ma le band che amavo erano in secca creativa così come i (sotto)generi che amavo mentre quelli allora più in voga non riscuotevano un gran successo presso le mie orecchie salvo alcune eccezioni.

  3. Il problema è che quando come me arrivi a quasi 49 ci sono anche i figli che ti guardano strano. Tipo mia figlia piu’ piccola di 12 anni che mentre ascoltavo i soilwork mi ha detto “ma perchè invece di continuare a cantare comincia a strillare?”. Pensa se avesse sentito che so, Abbath o Dani Filth…

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