The Beyond /5: Lo Chiamavano Jeeg Robot


rubricasenzanome“Corri Ragazzo laggiù, vola tra lampi di blu, corri in aiuto di tutta la gente, dell’Umanità”

Un mito di molti della mia generazione, il grande Hiroshi Shiba detto Jeeg Robot, viene trasportato nel nuovo millennio e trasformato in un ladruncolo di Tor Bella Monaca, noto quartiere difficile di Roma. Se la cosa sembra sciocca, allora non avete idea di cosa vi aspetta andando a vedere al Cinema uno dei migliori film di genere, forse il primo della sua specie ad essere girati nel nostro Paese. Lasciate perdere quel coacervo di sciocchezze e piagnucolamenti che era “Il ragazzo invisibile” di Salvatores, questo è il primo vero film di super eroi girato in Italia.

sigla!(a mo’ dei 400calci)

Claudio Santamaria interpreta un ladruncolo che vive, anzi forse sarebbe meglio dire sopravvive, di espedienti. L’inizio è fulminante, bastano poche scene per spiegarci l’origine dell’eroe: il nostro banditello per fuggire alle “guardie” si inabissa nel Tevere dove rischia di morire annegando dentro un cumulo di barili tossici che giacevano sul fondo del fiume. I materiali radioattivi gli forniscono una forza sovrumana, una capacità di guarigione incredibile ma non lo rendono affatto un eroe per partito preso. Come la logica impone, un ladro non diventa un eroe dalla specchiata moralità solo perchè “da grandi poteri derivano grandi responsabilità”. Il nostro Enzo (no Renzo, Enzo) usa il suo nuovo status di superuomo, scoperto per caso in una scena magnifica, per sradicare un bancomat e portarselo a casa, dopo di che rapina un portavalori facendo sfoggio della sua incredibile forza. Qual’è l’evento che lo trasforma davvero in un altruistico eroe? Una donna, una povera ragazzina con evidenti problemi mentali ed in fissa con Jeeg Robot d’Acciaio, il noto anime che in Italia spopolò negli anni 70 insieme a Mazinga Z e Goldrake. Il rapporto fra i due cresce nel film, sublima la grande voglia di riscatto di un uomo che a quarant’anni non ha più stimoli che non siano riempire il frigorifero di yogurt e passare una serata davanti ad un porno(in DVD, perchè in quel tugurio dove abita figurarsi se ha una connessione Internet). Come nel cartone, senza Miwa che lancia i componenti non c’è nessun Jeeg , così Enzo senza Alessia non potrà mai cambiare e responsabilizzarsi, il diventare un uomo migliore passa attraverso di lei e per lei. E ragazzi, quanto ci si diverte nelle due ore di film. La romanità, i luoghi che anche un paesano come me conosce, diventano lo sfondo per un’avventura che non sa mai di patetico o provinciale, ma che si fonda e trova la ragione di essere proprio perchè ripropone i classici schemi dell’epica del supereroe in una realtà vicina e tangibile, non la solita città americana piena di palazzi impossibili. Come ogni buon film di genere, non mi stancherò mai di ripeterlo, mette sul piatto i problemi e le manie della società odierna, le espone e le critica senza farti la lezioncina. Tra uno sganassone e l’altro, le vite difficili di ragazzi cresciuti nello squallore, circondati dal degrado e dai desideri di un’esistenza migliore, vengono dipanate in maniera perfetta, esaustiva. Ogni personaggio ha un suo spessore, un suo vissuto e un modo di agire che esulano dalla solita macchietta a cui ci vogliono abituare troppi film italiani. Persino lo yogurt che mangia Enzo ha una sua personalità. E poi c’è lui, Lo Zingaro, il cattivo di un film italiano più bello degli ultimi anni.

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“Ma te chi cazzo sei?” disse il cosplayer di Anna Oxa

Un meraviglioso personaggio interpretato da Luca Marinelli, fissato con la musica anni 80, in particolare quella interpretata da donne come la Bertè, la Oxa o Nada. La sua vita da criminale ambizioso e in realtà poco capace, ricorda il Joker, la nemesi di Batman. Sebbene la sua follia non sia anarchica e senza controllo, piuttosto incanalata nel narcisismo e nella voglia di “svoltare”. Vuole diventare un criminale che lascia il segno, uno che fa inchinare la gente al suo passaggio solo per pisciargli in testa, parole sue. Il suo continuo tentativo di imporsi è raccontato in maniera pregevole: lo vediamo fare cose terribili, sbagliare in continuazione eppure non possiamo non volergli bene per la sua spavalderia e la battuta pronta che trasudano romanità da ogni poro. Una simpatica canaglia, ma una canaglia vera a cui vengono messi in bocca dei dialoghi realistici, non si avverte mai la “one line” di derivazione Hollywoodiana che rende così patetici alcuni personaggi caricaturali che abbiamo avuto modo di vedere troppe volte. Un film di supereroi funziona soprattutto quando il cattivo è carismatico e qui siamo ben oltre.

Un film dove la regia di Mainetti ci seduce senza farsi vedere, alcune intuizioni e passaggi sono davvero impressionanti se si pensa che al di là dell’oceano non sono contenti se non fanno esplodere interi quartieri in CGI per la battaglia finale. Gli schiaffi sono a misura d’uomo e di budget, perdonatemi se mi sono sembrati molto più convincenti di tanta spazzatura “cinecomic” edulcorata ed esagerata.

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Enzo e lo yogurt, protagonisti a tutto tondo.

“Lo chiamavano Jeeg Robot” è un film meraviglioso, perfetto nel presentarti dei personaggi caratterizzati e vivi. Si ride, si piange, ci si esalta senza volerlo. Sono contento che abbia ottenuto dei risultati così buoni al botteghino, sfanculando in un weekend tutti i gufi e barbogi che pensano che in Italia si possa solo produrre roba incentrata su quarantenni infantili, donne in crisi o gente che si sfonda di antidepressivi, piangendo dentro le Mercedes. O peggio, ridere di cittadini che vanno a vivere in paesi raccontati come se fossimo ancora negli anni 60. Mainetti e i suoi sono qui per dirci che un altro Cinema è possibile, e cazzo se hanno tutta la mia stima ed il mio supporto.

Se non lo avete ancora visto, fatelo. Mi ringrazierete.

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Icone del nuovo millennio

 

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4 commenti su “The Beyond /5: Lo Chiamavano Jeeg Robot

  1. Davvero ha avuto ottimi successi al botteghino? Perché ho letto un mucchio di detrattori che invece sottolineavano proprio il contrario. Ho letto in particolare frasi del tipo “Lo chiamavano Jeeg Robot ha ricevuto più recensioni positive che visualizzazioni” o qualcosa del genere. Spero che abbia ragione tu, comunque: è piaciuto un sacco anche a me. Sono d’accordo in pieno con la tua analisi; aggiungerei solo che oltre a Marinelli/Zingaro anche Ilenia Pastorelli/Alessia è un personaggio meraviglioso, scritto e recitato benissimo.

    • “il film con Claudio Santamaria perde poco rispetto allo scorso week end e arriva a quota 1,7 milioni in undici giorni, un risultato ragguardevole per un film sui generis come il cinecomic italiano. ”

      da Bestmovie.it, articolo del 07.03.16 🙂

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