Anthrax- For all Kings


anthrax-for-ll-kingsGli Anthrax sono da sempre una delle mie band preferite, la loro forza e determinazione nel voler progredire il loro approccio al Metallo album dopo album è l’elemento che me li ha sempre resi simpatici e meritevoli di attenzione. Persino negli anni in cui la band si trascinava tirando fuori album che non si inculava nessuno, trovavo del buono da salvare nella loro musica. Il post-Belladonna con Bush alla voce era stato un’altalena di emozioni, un saliscendi tra dischi grandiosi e coraggiosi (Sound of White Noise per esempio) ad altri meno interessanti (Volume 8) e il ritorno ad uno stato di forma eccellente (We’ve come for you all). E proprio quando il gruppo sembrava aver trovato la giusta direzione per il futuro, ecco che Bush viene mandato a casa per favorire il ritorno di Joey Belladonna, malamente invecchiato non solo a livello di prestazioni vocali. Parzialmente risollevato da un disco tutto sommato divertente come “Worship Music”, non avevo ancora digerito il mio risentimento per una scelta conservativa, poco onorevole e lesiva nei confronti del coraggio che il gruppo aveva sempre dimostrato nel corso della sua carriera. Poi Bush ha comunque pubblicato dischi spaccamascella con gli Armored Saint, evitando il “baratro dell’ex” che ha afflitto personaggi come “Ripper” Owens  o più indietro nel tempo, Paul DiAnno, così da mettermi il cuore in pace. “For all Kings” giunge alle mie orecchie quasi a sorpresa, non avevo letto molto su di loro negli ultimi tempi, investito dalle mille notizie su altri gruppi e ciarpame da gossip Metallico che mi hanno distratto più del dovuto. L’ascolto del disco mi ha sorpreso, in un primo momento sono rimasto piuttosto confuso e tiepido nei confronti di questo lavoro, diverso dal furbetto “Worship Music”. “For all Kings” è più oscuro e pesante, venato da melodie non sempre semplici da afferrare e brani mai troppo veloci guidati più dal groove che dalla mera voglia di correre. Non mancano i momenti “mosh”, i cazzotti in forma di riff che Scott Ian e Charlie Benante rendono immediatamente riconoscibili, ma in generale l’album risulta molto difficile da assimilare ad un primo ascolto. Il vero anello debole alle mie orecchie è Belladonna, ormai ha settato il suo approccio vocale su toni medi e la cosa non mi dispiacerebbe, non cerco sempre i decibel da sirena in un cantante, anzi, se non fosse che la sua pulizia risulta a volte inadatta all’umore che i brani vorrebbero trasmettere. Per farvi capire, sarebbe come far cantare a Cristina D’Avena un pezzo degli Slayer. Una voce più “raschiata” e potente come quella di Bush avrebbe di certo valorizzato la resa dei brani e non lo dico per battere sullo stesso chiodo. Manca proprio il giusto impatto e varietà che Belladonna riesce a trasmettere in maniera poco convincente.  Il disco è anche piuttosto lungo, i pezzi non sono tutti memorabili e una maggiore scrematura delle numerose idee presenti avrebbe giovato non poco. Provate ad ascoltare la lunga “Breathing Lightning” per comprendere al meglio cosa sto cercando di dirvi. Parte come un classico pezzo rimbalzone, si tramuta in un pastone con cori e controcori, ritornello disperato cantato in maniera quasi sforzata da Belladonna. Si fatica a desiderare un nuovo ascolto, una volta sembra già sufficiente e questo è un sentimento contro il quale non mi sarei aspettato di dover combattere. E di ascolti ne ho ripetuti per capire se questo mattone mi piacesse o no. Nonostante i miei sforzi, il giudizio si tiene nel fragile equilibrio fra il “no” ed il “sì”, oscilla e rischia di pendere da una parte o dall’altra, a seconda del punto in cui ci si trova durante l’ascolto. Per esempio arrivati ad “Evil Twin” si gode e parecchio, il brano è trascinante, oscuro e picchia con gusto(imitando persino gli Slayer nella parte finale), basta fare un passo avanti nella lista delle canzoni ed ecco che la loffia “Blood Eagle Wings”, una semi ballad noiosa a dir poco,  smonta tutto l’entusiasmo.

Siamo di fronte ad un disco da ascoltare più di una volta per poter capire meglio la volontà di portare al tradizionale sound roccioso ed irriverente, una nota di melodia quasi malinconica, unita alla velata ricerca di toni epici.  Il tutto una volta assimilato, forse non è che sia poi ‘sta gran cosa…o sì?

Tracklist:

01. You Gotta Believe
02. Monster At The End
03. For All Kings
04. Breathing Lightning
05. Suzerain
06. Evil Twin
07. Blood Eagle Wings
08. Defend/Avenge
09. All Of Them Thieves
10. This Battle Chose Us
11. Zero Tolerance

Voto:

3stelle

L’assaggio del disco:la citata “Breathing Lightning”

dd

Belladonna e gli altri in versione “ciechi di Sorrento”

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2 commenti su “Anthrax- For all Kings

  1. Questa recensione potrei averla scritta io, tanto rispecchia le mie stesse impressioni e la mia fatidica domanda (ancora senza risposta): “beh, ma mi piace sì o no? 😀

    In breve, le canzoni che mi hanno colpito di più sono You gotta believe, Evil Twin che richiamano alla grande gli anni ’80 e poi, nonostante potessero essere un po’ più brevi, Breathing Lightning e Blood eagle wings, forse proprio per il loro essere così diverse dal “genere-Anthrax” (te lo dico da conoscitore del gruppo fino a “Sound…”).
    Per le altre non saprei, sono nella media… qualche buono spunto: un riff qui, un ritornello là, ma niente che mi sia rimasto ancora molto impresso.
    Nel complesso mi sembra migliore del precedente, però…

    • A me era piaciuto di più “Worship…”, questo avrebbe potuto essere una bomba e invece…aridatece John Bush!

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