Primal Fear- Rulebreaker


primalfear-rulebreakerE’ di nuovo tempo per gli aquilotti teTeschi di volare sulle ali del Metallo con “Rulebreaker”, l’ennesimo disco di una carriera che comincia a farsi longeva. Siamo a quota undici album in studio,  il gruppo mantiene una regolarità disarmante nel pubblicare ogni due anni un nuovo disco. Incuranti delle solite critiche sull’essere un sottoprodotto priestiano senza nulla da dire, sono tornati più in forma che mai. La line up ha subito di nuovo cambiamenti e ci ritroviamo l’italianissimo Francesco Jovino al posto di Randy Black, stanco forse di ripetere la stessa pappa ad oltranza. Il cambio fa bene e il nostro compaesano si fa valere senza strafare. Alla chitarra torna Tom Naumann, uno che fa “entra ed esci” dal gruppo, ma non sostituisce nessuno: si integra nel gruppo per una formazione a tre chitarre dalla dubbia utilità, magari buona per una turnazione dal vivo in casi di emergenza.

“Rulebreaker” risente in maniera positiva di questi innesti riportando finalmente sui giusti binari una formula che non varia nemmeno un po’, mescolando le corpose melodie scritte da Karlsson e Sinner a riffoni ignoranti e affilati come si conviene. Il precedente disco non aveva il mordente necessario per resistere nel tempo, troppi brani scontati anche per il loro standard, qui si capisce il buon andazzo con la partenza bruciante di “Angels of Mercy”, sostenuta da un riff poco originale ma corposo e da un ritornello centrato in pieno. Segue “The End is near” convincendo allo stesso modo, con la prestazione di Scheepers sempre da applausi. L’album prosegue inanellando altri buoni brani tradizionali come la title track ad altri francamente inascoltabili come “The Sky is Burning”, ballatone sciapo che più sciapo non si può. Ultimo residuo dei Fear più “sperimentali”(aggiungete sei/sette etti di virgolette grazie) la lunga “We walk without fear”, costellata da cambi di tempo e lunghe parti strumentali piuttosto interessanti. Quello che balza all’orecchio è la buona qualità di scrittura dei pezzi, finalmente dotati di ritornelli e riff coinvolgenti, pur inframezzati da qualche filler trascurabile, soprattutto nella seconda parte del disco.

Lo confesso, io voglio bene ai Primal Fear, non importa quante gliene dicano. Accompagnati dalla solita copertina orripilante, altra costante che il gruppo segue pervicacemente, ci deliziano con un disco energico ed energizzante. Cosa desiderare di meglio?

Tracklist:

01. Angels Of Mercy
02. The End Is Near
03. Bullets & Tears
04. Rulebreaker
05. In Metal We Trust
06. We Walk Without Fear
07. At War With The World
08. The Devil In Me
09. Constant Heart
10. The Sky Is Burning
11. Raving Mad

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco: la title track

ddd

In esclusiva per R.A.M., la frase usata dal fotografo per far sorridere la band: “Avete un sound originale ed unico”

 

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