Quel Rude Venerdì Metallico /184:La fine di un’era



Lemmy se n’è andato per sempre e a distanza di giorni di quando in quando la mente torna a quando scrivevo dei Motörhead e dell’auspicabile ritiro. Non ho cambiato idea, sarebbe sciocco più che incoerente, cosa potevamo chiedere di più a Mr. Kilmister?  Il rammarico riguardo la morte di un musicista si sublima nel pensiero, forse stupido ed adolescenziale, che non potrò mai più ascoltare pezzi nuovi, vedere quell’artista in concerto. Quando penso a Chuck Schuldiner o a Dimebag, tanto per fare un paio di esempi che mi premono, mi fermo a pensare a quanto avrei voluto vederli suonare dal vivo, quanto mi piacerebbe avere la possibilità di godermi un loro nuovo disco, purtroppo la loro eredità è cristallizzata per sempre. Lo accetto, cos’altro potrei fare? Per Lemmy questo pensiero di vita artistica incompiuta non c’è, i Motörhead avevano dato tutto e anche di più, li ho visti almeno sei volte e tutto sommato la loro carriera si è chiusa con un disco decente.

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Era straziante vedere Mr. Kilmister così, arrancare o non riuscire a finire un concerto, eppure adesso che non c’è più comprendo davvero cosa significhi “fine di un’era”. Lemmy era nato quando le chitarre spesso nemmeno c’erano negli arrangiamenti, i bassi elettrici erano oggetti sperimentali che non usava ancora nessuno. Ha visto il mondo cambiare, la musica crescere e farsi più eccitante, creando la prima spaccatura tra quel classico zuccheroso “da vecchi” e la giovanile elettricità tutto pepe che avrebbe portato alla nascita del Metallo e dei suoi derivati. Non sembrava mai un vecchio barbogio che ricordava di quando “fosse tutta campagna”, il suo immenso carisma e l’aura di “immortale” lo rendevano  sempre contemporaneo, mai sorpassato da un mondo (non solo musicale) che in cinquant’anni si era trasformato ad una velocità incredibile. Un progresso senza freni che si è mangiato e fatto invecchiare milioni di artisti prima del tempo, se ci pensate bene.

Sappiamo quanto oggi la musica fatichi a trovare una dimensione, schiacciata dall’eccesso di fruitori “aggrattiss” e da una vena creativa troppo spesso scarica e nostalgicamente rivolta al passato, una scena che difficilmente ci potrà regalare una figura non dico simile, ma almeno avvicinabile a Lemmy. Non è più tempo di leggende, almeno pare.

 

 

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2 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /184:La fine di un’era

  1. Per me è finita un’epoca davvero. Sono vecchio. Quando ho cominciato ad ascoltare metal e rock buona parte dei musicisti, non tutti ovviamente, era ciò che sembrava, ciò che cantava ciò che suonava. Mi riferisco alle nicchie musicali che ascoltavo/ascolto, metal, hardcore, rock alternativo il “mainstream” ovviamente esisteva già. Sarà che l’oscuro batterista disagiato del gruppo “tal dei tali” aveva letto più libri del CEO della sua casa discografica? Sarà che forse avevano qualcosa dire oltre il mero discorso prettamente musicale/commerciale? Boh? Mi sono sempre ripromesso di non diventare un vecchio barbogio, per citare l’articolo, del tipo “ai miei tempi le band suonavano bendate con un palo nel sedere, adesso è tutto più facile, solo quella di un tempo era vera musica” ecc. Mi sono sempre ripromesso di accostarmi alle novità e alle nuove leve, criticamente, ma con curiosità e senza preclusioni o pregiudizi. E sono favorevole alla tecnologia, se aiuta, perché no? Però il novero dei nuovi da mettere nella bacheca dei preferiti, degli “assoluti”, nel tempo si è assottigliato paurosamente. Vedo/ascolto molta più tecnica, soprattutto dal vivo dove non puoi barare più di tanto, vedo/ascolto molti “atteggiamenti” e poca sostanza sia in termini musicali che di scrittura dei testi. Se a 16 anni mi avessero chiesto come la pensavo e avessi voluto tirar corto avrei potuto limitarmi a sottoporre all’interessato il testo di Orgasmatron; a dire il vero anche oggi a 43 anni, ma è un altro discorso. Lemmy mi mancherà ben oltre l’attesa o l’ascolto del nuovo disco o concerto.

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