Quel Rude Venerdì Metallico /176: Grandi nomi, piccole emozioni



Un mese ricco di uscite questo Settembre, grandissimi nomi si sono accavallati uno dietro l’altro, roba grossa e di un certo peso. Una decina di anni fa sarei impazzito al pensiero di avere a pochi giorni di distanza l’uno dall’altro il nuovo dei Maiden, quello degli Slayer e quello dei Motörhead. Oggi ho atteso tremando queste uscite, non per la fremente attesa quanto per il timore del disastro epocale, la tristezza di dover sentire arrancare quei nomi che amo da quando ho cominciato ad ascoltare Metallo. Sebbene di tragedia vera e propria non si possa parlare in nessun caso, si può tranquillamente affermare che manco mi abbiano fatto saltare dalla sedia. Per dire ho atteso con più impazienza (e ricevuto una vera soddisfazione all’ascolto, come vedremo poi in fase di recensione) il terzo lavoro degli Huntress, preordinato in Estate ed atteso per due mesi.

E’ strano da morire eppure è così. Quando i tuoi allievi ti superano significa che gli hai insegnato tutto e ti puoi anche dedicare ad altro, non so, tour mondiali e promozione di bevande col tuo nome sopra. Davvero, non mi importa di ascoltare musica nuova dai grandi vecchi, soprattutto se mediocre e uguale ma peggiore a ciò che hanno già fatto in passato. Potete fingere quanto volete, ma in cuor vostro sapete anche voi che questi mostri hanno già dato, fingete per amore che le ultime prove siano al pari di capolavori ormai irraggiungibili, vi sforzate di farvi piacere dei pezzi che suonano uguali ad altri più vecchi con la scusa della citazione. La verità, così scomoda e difficile da digerire (anche per me che credete), scalcia per uscire fuori dalla coltre dei “be’ poteva essere peggio”,  urla per farsi notare tra i vari “immortali, leggende, non moriranno mai”.

E’ toccato a noi assistere alla morte del mercato musicale, alla scomparsa delle grandi vendite e delle band milionarie, bisogna che ci facciamo l’abitudine, prima impariamo ad accettarlo e meglio sarà. Sarebbe bellissimo anche riuscire a smettere di illuderci che un pugno di band ormai troppo avanti con gli anni possa portare sulle spalle tutti noi verso un mondo migliore. Non sarà così, non saranno le buone vendite di un album con tre pezzi decenti su 90 minuti di musica a controvertere una tendenza che all’epoca di Napster contro i Metallica ci faceva chiedere che cazzo fosse Napster e basta. Non bastano neanche a fermare il flusso del tempo, inesorabile.

Godiamoci il nuovo, valorizziamo quanto di buono esce oggi e smettiamola di far finta che sia tutto uguale a quindici-venti anni fa.

Non lo è.

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11 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /176: Grandi nomi, piccole emozioni

  1. giusto, un bell’editoriale. io ho vissuto la stessa cosa con i Depeche Mode, conosciuti quando avevo sui 18 anni, tutta la discografia anni 80 e 90 da recuperare (e all’epoca non c’era youtube e altro, i tempi erano più dilatati, come ben sai…), e poi le ultime uscite, che si, per quanto ben suonate, ben prodotte e altro, non hanno quel “qualcosa”, ovvero la precisa sensazione che stai ascoltando un pezzo epocale, che tra 10 o 20 anni avrai ancora voglia di sentire, che ti si stampa in testa per non abbandonarti mai più e così via…

    con i Maiden (per fare un nome) è la stessa cosa, si potranno fare mille ascolti e recensioni, ma sai benissimo che non avrai troppa voglia di rimettere nello stereo una delle ultime uscite, mentre ogni tanto un bel Live After Death dell’85 non te lo leva nessuno.
    perchè tutto ciò? boh, forse siamo cambiati noi, abbiamo ascoltato un milione di cose e solo poche ormai riescono a stupirci, forse sono le band che sono effettivamente peggiorate, forse 30 anni fa c’era tutta un’ondata da cavalcare e un universo da creare, oggi cercano solo di stare a galla e non fare brutta figura, non lo so…

    una cosa può essere di conforto. abbiamo sempre e comunque la possibilità di rimettere su un Marriage of Heaven and Hell…e sentire che ci piace ancora come la prima volta!

    • Assolutamente d’accordo, però la grande musica che ti fa ancora venire la pelle d’oca c’è e non dobbiamo credere che solo i grandi vecchi possano donarcela.

      • certo che c’è, io poi non guardo tanto al discorso vecchio/nuovo, compro quello che mi va di volta in volta, fosse un’uscita del 2014 o del 1984.
        però credo anche che siano cambiati i tempi, ora pare impossibile produrre un qualcosa che oltre a essere bellissimo sia anche indimenticabile, pare tutto destinato a durare poco o a essere di nicchia. esempio pop: sarebbe possibile replicare oggi il successo di The Final Countdown dell’86-87? io non so, ma non credo, ora la gente vuole sentire 100.000 cose diverse, e non soffermarsi troppo su un gruppo o un pezzo solo.

        giusto anche il commento sotto di negrodeath: quando ti avvicini a un mondo per la prima volta, ne vieni travolto a livello emotivo, ora siamo più esperti, ma anche più distaccati, forse valutiamo di più e ci siamo persi l’immediatezza, chi lo sa.

  2. Sono d’accordo al 100%, Huntress inclusi. Aggiungo una cosa già accennata qui sopra da Todd: noi siamo cambiati. E’ chiaro che, dopo anni e anni di ascolti, non possiamo avere le stesse sensazioni di quando avevamo sedici anni e anche un brutto disco anni ’80 di Kiss o AC/DC poteva sembrare chissà che per mancanza di esperienza. Allo stesso modo, escono tanti bei dischi e possiamo goderci quegli artisti dal vivo, quindi dove sono i problemi?

    • Esatto, personalmente io trovo ancora musica che mi sa emozionare, solo che è molto difficile illudermi che un album mediocre di qualche vecchio leone debba per forza portarmi indietro nel tempo, farmi provare le stesse emozioni che provo ascoltando i loro vecchi classici(o canzoni a cui comunque sono più legato). Tutto qui, il Metallo è frazionato ma vivo e vegeto…

  3. I Motorhead e gli Slayer alla fine non mi hanno mai acchiappato piu’ di tanto e quindi posso giudicarli poco. Gli Iron Maiden dal nuovo secolo hanno fatto uscire poco e nulla di buono. Quindi su questi nomi non nutrivo particolari aspettative. Per me la vera delusione è stato il disco dei Fear Factory. Lo trovo un disco patetico e irritante. Di una piattezza inaspettata. Non lo reggo prorprio…Saro’ cambiato io ma torno ad ascoltarmi nuovi nomi che mi piacciono e mi interessano di piu’: Sylosis, A Forest of Stars, Soul Rape (italiani!!!)

  4. Ma quello di quest’anno lo hai ascoltato? “Dormant heart” il titolo. Mi aspettavo che lo recensissi anche…. :-D.E c’è uno dei brani piu’ belli e toccanti che io abbia ascoltato quest’anno. Una “lullaby” death dal titolo Quiescent. Consiglio….

    • Sì l’ho ascoltato e mi è pure piaciuto. Non ho ancora trovato il tempo di recensirlo, ma conto di farlo a breve per evitargli la fine “listone di fine 2015”. 🙂

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