Quel Rude Venerdì Metallico /175:Troppi dischi, troppo spesso?



Per caso ho letto un articolo postato da un amico su Facebook, lo conosciamo sul blog col nickname di “Negrodeath”, dove chi scriveva si poneva la questione se oggi le band pubblichino troppi album e spesso scadenti*. Ci ho riflettuto un po’ su, in effetti con il mercato attuale praticamente inesistente, abbinato ad un proliferare “zerghiano” di gruppi, molti gruppi e altrettante case discografiche scelgono di inondare di uscite annuali gli scaffali ed i siti Internette di dischi. Eppure se ci pensate anche ai tempi dei Black Sabbath, degli anni d’oro di Iron Maiden e Priest, i gruppi pubblicavano uno o più album all’anno ma questo sembra che sia un problema solo oggi. Quanti di questi dischi che uscivano allora così spesso hanno fatto la storia, costruito un genere? Quasi tutti, i problemi delle grosse band sono arrivati con il passare del tempo e la mancanza di idee, non per le prime fitte uscite, sempre e comunque ricche e rimarchevoli.  Oggi sono pochi, anzi troppo pochi, i gruppi che con uscite regolari riescono ad impressionare con album perfetti ed indimenticabili. Provate a ripercorrere le recensioni qui su R.A.M. e confuterete che ci sono troppe “tre stelle” e pochi giudizi sopra alla media.

E’ la quantità di materiale  pubblicato, dovuta alla necessità di andare in tour con qualcosa di fresco da suonare, a castrare la creatività dei gruppi, forzati da tabelle di marcia necessarie per poter sopravvivere alle spese e alla mancanza di introiti di un certo peso? Oppure è un’epoca in cui come abbiamo letto e sentito troppe volte,  è sempre più difficile inventare e reinventarsi senza cadere nel dimenticatoio?

Un po’ l’una e un po’ l’altra.

Scrivere musica quando non si è ispirati, col pensiero di doverlo fare, è il modo migliore per scrivere roba poco sentita, priva di vera scintilla creativa. Eppure va fatto, pena la mancanza di supporto da parte di un’industria che boccheggia e non finanzia certo gruppi che stanno con le mani in mano, salvo i dinosauri che campano di rendita. Se poi scegli di essere un gruppo revivalista, che sfrutta già delle sonorità consunte e abusate, diventa ancora più difficile tirare fuori qualcosa di buono, tanto per allacciarci al secondo punto. Stupire oggi come facevano i Sabbath  degli anni 70 è quasi impossibile, ci riescono in pochissimi e forse l’effetto sorpresa non è mai eguagliabile a quello che provò chi ascoltò i primi vagiti di una musica che non esisteva prima.

Mi piacerebbe ascoltare, come tutti credo, meno spesso dischi nuovi mediocri e più a lungo lavori con molta sostanza. Un album ogni due anni, anche tre se necessario, ma pregni di Metallo di qualità, non il riciclo di stilemi che hanno portato fortuna all’inizio delle carriere delle band. Non so, forse è impossibile, toccherebbe ripensare un attimo tutto il mercato, tutto il modo di far fruttare e far crescere nel tempo i dischi senza bruciarli in pochi mesi, dimenticandoli subito in attesa del nuovo che verrà.

Io posso solo suggerire, da profano e semplice fruitore, di lasciar perdere la quantità, non inzeppare di pezzi inutili un album, comunque non venderà di più se ci sono dentro più pezzi. Meno canzoni ma più ragionate, con idee valide al posto di meri riempitivi.

Pare facile…

fff

Ci crediate o meno, ho provato ad inserire un’immagine che c’entrasse qualcosa con il testo del post. Penso vada bene uguale no?

*articolo originale, in inglese, scritto da Doc Coyle chitarrista dei disciolti God Forbid.

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22 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /175:Troppi dischi, troppo spesso?

  1. E’ vero che pure nella decade X, Y, Z uscivano tanti dischi, ma ora ne escono proprio troppi, soprattutto rispetto a quanto il mercato possa assorbirne. Avendo passato secoli nella stampa, ti posso assicurare che negli anni il volume è aumentato, e molti di questi dischi purtroppo sembrano buttati sul mercato tanto per. In fin dei conti un gruppo oggi può incidere tutto il garage con suoni ben fatti, poi trovare un contratto di distribuzione con la Merda Records di turno ed eccoli qua. Una volta la discografia selezionava di più e visti i costi più alti di incisione etc ci pensava due volte a mettere sotto contratto i primi sgommoni, e nel caso cercava di affibbiargli un produttore per sgrezzarli (ok, questo in linea di tendenza). E’ uno dei motivi per cui il mondo musicale è letteralmente stravolto e bisogna cambiare modo di ragionare, anziché frginare perché non ci sono i gruppi che riempiono gli stadi come gli ACDC.

  2. Beh, una volta il diavolo (parlando di metal), era un essere che minacciava i cieli e l’ordine sociale. Adesso pare che si sia dato all’autocitazionismo e che pubblichi anche dischi con marche di prodotti commerciali sopra (qualcuno ha presente i Five fingers death punch?). Anche gente che magari prima strappava bibbie sui palchi, ora rientra nella categoria di “bravi patrioti”, e il massimo a cui arriva è qualche battuta pesante, da dementi senili, nelle interviste. Uno è portato a chiedersi, come direbbe il comico Balasso, “se si consumerà prima la lingua del servo o il culo del padrone”. Oh, certamente, non è un caso che le idee latitano proprio in un periodo storico in cui la principale musa ispiratrice, sia come visione del mondo che come aspirazioni sociali, di un musicista sembra essere la casalinga di Voghera. O Dolores Umbridge, per le anime nere…

    • questo è un punto di vista interessante, che si integra con gli altri a meraviglia. E non ci aggiungo mezza parola a quello che hai scritto 😀

    • Non ci avevo pensato, ma anche questo non aiuta – nel senso, vista la difficoltà connessa al campare di musica, si cerca non indisporre nessuno, o al massimo di contenere i danni il più possibile. Lo spirito “contro” è appannaggio di chi ha già ormai posizioni consolidate da secoli, oppure di chi è più o meno cultunderground – le posizioni intermedie sono molto più blande. Poi ok, eccezioni ci sono, ma il prudenzialismo generale esiste eccome.

      • In questo senso trovo che siano delle autentiche vitamine per l’anima quei gruppi che suonano metal e magari provengono da paesi dove al potere ci sono dittature teocratiche. E anche tanta miseria.

        Ricordo una vecchia intervista a un gruppo, non-metal, italiano, in cui il tipo diceva che secondo lui non è neanche tanto improbabile che alcuni musicisti facciano parte dei servizi segreti (gomblotto!!). E’ una teoria interessante, anche perchè a ben vedere certe sotto-culture e relative case discografiche e case editrici hanno delle dubbie origini. Poi c’è stato un noto caso di un’artista soul americana che ha raccontato di come hanno cercato di rovinarle la vita quando è uscita da certi schemi.

        A proposito non ho soluzioni, ma se quelli “sopra” usano “l’arte” come arma/ propaganda, direi che bisognerebbe fare lo stesso, o peggio. Ci sono gruppi che giocano proprio su queste cose, magari anche in modo indiretto (tipo i Nile).

        • Vabbeh, nel caso dell’artista soul (quale?) suppongo per motivi prettamente discografici – paura di vendere meno. Cantanti e musicisti con un forte profilo attivista ci sono da molto, e diversi di loro hanno avuto un grande impatto, entrando di forza nel mainstream del periodo – pensiamo a Bob Dylan, Nina Simone, Curtis Mayfield per es.
          Riguardo alle dubbie origini non so – alla fine, le peggio sono quelle che pubblicano NSBM. Ma sono troppo minuscole.

          • Proprio l’altro giorno mi è capitato di leggere un interessante articolo a opera dell’ex cantante dei The Haunted in cui esprimeva la sua amarezza proprio verso l’industria musicale. Mi ha colpito molto la parte in cui dice che le case discografiche ormai vendono/promuovono stili di vita . Stili di vita preconfezionati e conservatori aggiungo io. Ovviamente l’acqua stagna prima o poi inizia a puzzare, con tutte le conseguenze del caso, e la cosa in parte si ricollega in facilmente al tema dell’articolo di cui stiamo parlando.

            Comunque nell’altro post mi sono epresso male. Quello che noto anche io è che escono tantissimi dischi metal mediocri, con sempre le stesse tematiche (perlopiù Crowley, Lovecraft, mix di assassini, draghi, guerrieri e principesse che sarebbe stato più saggio lasciare marcire in cella) e musicisti che si spremono le meningi per fare concept assurdi, giusto per rientrare in uno stereotipo imposto dall’alto, quando invece la società, la realtà offre ogni sorta di storie che aspettano solo di essere raccontate. Che poi questo sembra anche essere il problema di certo cinema italiano.

            Ah, la musicista di cui parlavo è Lauryn Hill.

          • Grandissima Lauryn Hill! A parte questo, la questione degli stereotipi è vera, ma attenzione: non occorre pensare che siano imposti dall’alto. La maggior parte dei gruppi e dei fan li abbraccia con gioia e li perpetua senza alcuna imposizione esterna – questo crea un clima più adatto alla stagnazione, ovviamente, su cui si sommano tutte le questioni già sviscerate prima nella discussione.

            • Ecco, su questa spontaneità mi viene qualche dubbio. Spessissimo i media tendono ad orientare i gusti della gente verso un determinato gruppo o genere musicale. Succede oggi come in passato. Certamente nessuno dice a nessuno che bisogna ascoltare questo o quello, ma le copertine delle riviste, le interviste, le recensione e le pubblicità creano una realtà che lascia ben poco alle diversità. E di ritorno i nuovi fan/musicisti si ritrovano come punto di riferimento artistico una visione della musica (metal in questo caso), che spesso è stata creata a tavolino. Chi si ricorda di tutti quei gruppi nu-metal, per dirne una. Dove sono finiti oggi?

    • oddio mi spieghi la storia dei five finger che non ne so nulla per piacere? io comunque non riesco proprio a mandarmeli giù 🙂

      • Beh, hano fatto uscire un album con una copertina interessante, diciamo così. Se non sbaglio si tratta del disco “American capitalist”.

  3. è una cosa di cui ad esempio si sono lamentati i fan dei dream theater, troppi album a distanza di un paio di anni sono troppo frequenti, e specie per il prog non si concilia bene con la qualità.

    comunque anche se io non seguo molto le novità, vedo che la maggior parte delle band sta sui 3 anni di intervallo, tipo dark tranquillity, Vision divine, Firewind, Iron maiden (dico i primi che mi vengono in mente).

    il discorso creatività non è facile, ormai è stato inventato pressochè tutto, e anche se è CERTAMENTE possibile fare musica di gran classe, inventarsi un genere o sottogenere, cosa fai? il cantato in growl? la batteria elettronica? inserti di musica classica? oppure voce femminili soprano? tutto già fatto, stupire il pubblico è sempre meno facile.

    • La porzione di band che può permettersi pause più lunghe è sempre meno purtroppo e mettiamoci pure tutto quello espresso finora, capirai che la questione esiste. E la mancanza di creatività peggiora proprio per la necessità di esserci nel mare delle pubblicazioni che escono ogni giorno.

  4. Pingback: Symphony X- Underworld | Rude Awake Metal

  5. Scusa Doomsberg, ma non capisco l’attacco alla copertina dei FFDP. A me non fanno impazzire con la loro musica plasticosa e il loro finto essere incazzati, ma la copertina del disco è volutamente “contestatrice” di uno stile di vita ameregano improntato sull’accumulo di ricchezze. I ritornello della title track infatti dice:
    “I don’t wanna believe I’m empty
    And I don’t want to admit I’m wrong
    I don’t wanna regret who I’ve become”
    Non credo chiappino soldi dalla Lamborghini come sponsor del disco… 😀

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