Quel Rude Venerdì Metallico /174:Hoglan, i Fear Factory e quella sòla della Drum Machine



Ieri  su Blabbermouth.net ho letto un interessante estratto di un’intervista a Gene Hoglan, commentando il suo periodo nei Fear  Factory, con i quali ha confezionato una prestazione devastante nell’ottimo “Mechanize”, li ha seguiti per i tour di supporto e poi al momento di entrare in studio per registrare il nuovo disco, Cazares e soci hanno scelto di avvalersi dei servizi di una drum machine.

“I’m always, like, I don’t care what kind of drum machine you use, I will kill your drum machine. If you have a drummer like myself at your disposal, yet you are gonna go with a drum machine, I don’t understand the thought process behind that.”

(“Non importa che tipo di drum machine userete, io annienterò la vostra drum machine. Se avete a disposizione un batterista come me, eppure scegliete di usare una drum machine, non afferro il processo mentale dietro questa scelta”)

Come si fa a dargli torto, considerando pure la piattezza di “The Industrialist”, disco mediocre ucciso nella culla proprio dall’inconsistenza della batteria artificiale. Hoglan continua affermando che uno come Rob Zombie può usare una batteria sintetica, comunque nessuno lo ascolta per apprezzare il drumming, cosa che accade quando si ascoltano i Fear Factory, gli Slayer o i Testament.

Adoro Hoglan e il suo modo di suonare, un suo passaggio ultra semplice con le Meldrum vale cento fill della DM in “The Industrialist”, ma è sempre tutta colpa della DM? Non è il solito discorso de “gli umani lo fanno meglio delle macchine” infatti, con le produzioni plasticose di oggi, a volte si fatica a riconoscere la differenza fra umano e non, almeno ad un ascolto superficiale. Il programmare un pattern sintetico richiede comunque una conoscenza del pezzo, delle partiture e dei tempi di cui ha bisogno. Bisogna capire dove inserire un fill, quali piatti e percussioni utilizzare, come armonizzare il ritmo e via dicendo. E ve lo scrivo io che la drum machine la schifo e la odio, mi intossica proprio. Ascolto malvolentieri pure cose interessanti come “Catch 33” dei Meshuggah, dove Haake si è limitato a programmare i pattern di batteria senza dare manco una bacchettata al suo strumento. Riesco a digerire i Samael che non hanno un drummer da decenni, ma scrivono dei pezzi micidiali. Bisogna riconoscere che ci vuole orecchio e una conoscenza della musica per saperla utilizzare al meglio e non fare cose oscene, cosa che ai FF non è riuscita gran che nel succitato “L’industriale” mentre “Catch 33” resta un signor disco.

Posso preferire cento e più volte Hoglan ad una drum machine, però capire bene di cosa stiamo parlando e non generalizzare è doveroso. Non è il discorso del DJ che spinge levette e bottoncini. Non sta suonando, non esiste neanche lontanamente che si possa definire quella la sua attività al mixer.

fff

“Non è che suono insomma, premo bottoni e spesso manco a tempo” “Bravo!”

Programmare una macchina per suonare la batteria al posto di un tizio non è la stessa cosa?  No, certo che no.

Provate a ragionare cosa significhi inserire e costruire da zero una base ritmica convincente e coinvolgente su un pezzo che esiste già, tentare di rendere dinamico ciò che per regola è statico. Una volta ci si lamentava dei trigger, proprio Herrera dei Fear Factory si accollava critiche di ogni tipo per ‘sta cosa, oggi li usano tutti e (quasi) nessuno rompe più i coglioni. Perchè dietro il trigger c’è sempre una persona che suona, uno qualsiasi di noi dietro il drum kit triggerato di qualsiasi band sarebbe a malapena in grado portare il tempo. E allo stesso modo di fronte ad un software per programmarla la batteria faremmo la figura di quelli che suonano la sigla della Barilla con un pianoforte da diecimila Euro.

fff

“Ma che sul serio?”

 

 

 

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6 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /174:Hoglan, i Fear Factory e quella sòla della Drum Machine

  1. Se posso dire la mia, e so che qui è possibile senza dare il via a scannamenti vari, probabilmente i Fear Factory sono una delle poche band a cui concederei l’uso della drum machine. L’uso allora innovati del trigger da parte di Herrera poteva essere visto, a mio avviso, ad un tentativo di avvicinarsi ad un suono più freddo ed automatico possibile. Freddezza ed automazione che trovano la loro concretizzazione ovviamente in una dm settata al computer e sempre perfetta, anemozionale (o anemotiva? boh) e infallibile ad ogni esibizione. Vedo l’uso della dm come uno sradicamente della figura del batterista dall’immagine della band, con il contenuto visivo e “umano” che ne consegue. Penso a batteristi dalla personalità esuberante come i vari McBrain, Mike Terrana, Jorg Michael, Mike Portnoy, Marco Minneman e altre centinaia che potrebbero senza problemi sostenere uno show da soli. Togliere il batterista e mettere al suo posto un suono impersonale e intangibile spoglia alla grande una band della sua umanità, e trovo che questo si sposi alla perfezione con la proposta dei Fear Factory, o dei da te citati Samael, o dei Ministry che invece ancora utilizzano il fattore umano.
    Insomma, penso che veramente poche band possano permettersi di usarla, ma che la scelta debba far parte di una più ampia concezione musicale.
    Per il resto, preferisco di gran lunga sentire un disco con qualche nota fuori tempo piuttosto che la perfezione metronomica a tutti i costi. Ma mi rendo conto che, con la plastica che viene prodotta di questi tempi, la mia sia una visione un po’ troppo obsoletE.

    • Tutto giusto, ci sta. Resta il fatto che “The Industrialist” sia un disco mediocre e magari un Hoglan avrebbe, non dico fatto miracoli, ma per lo meno dato spunti di maggior interesse.

      • ah sì sì sicuramente. calcola che i fear factory manco mi piacciono 🙂 ho ascoltato solamente il disco su cui suona Gene Hoglan proprio perchè c’era lui, e poi ho provato Demanufacture ma non fanno proprio per me. era solo un’opinione generale 🙂

  2. Secondo me The Industrialist è un disco mediocre perchè sono mediocri i brani. Mosci, ripetitivi e noiosi. Questo a prescindere dall’uso o men della DM. Hoglan non avrebbe potuto fare nulla. Sarebbe come mettere Messi nella Lodigiani e sperare di arrivare in serie A. Nel black marziale dei Samael la DM funziona alla grande. Ci sono poi dei drummers che sono dei martelli umani e assomigliano a delle drum machine. Tecnicamente nella media ma con una velocità spaventosa. Il che li rende totalment fungibili con una DM. Penso af esempio a Flo Mounier. E non se ne abbiano a male i fans dei Cryptopsy. Io preferisco i batteristi che riescono a dare “colore” al ritmo. Gente tipo Verbeuren, Terrana, o lo stesso Hoglan

    • Concordo con te, sebbene Hoglan qualcosa in più la dà sempre. Anche il disco meno interessante dove suona è qualcosa da non perdere.

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