Quel Rude Venerdì Metallico /171:Virgin Steele e DeFeis, nuove icone dell’imbarazzo



 

I Virgin Steele hanno sempre avuto la nomea di “Manowar intelligenti”, quelli che non usavano i barattoli con dentro le parole “Fight” “Blood” “Steel” per scrivere i testi, ma ambivano a raccontare Epica di un certo spessore, con riferimenti ad archetipi solidi e radicati nella storia della letteratura. Io non saprei se questo alone di “professoroni” se lo siano meritato oppure il livello degli altri era talmente basso da far risaltare anche le cose un pelino più ricercate. Tipo quell’amico noto ignorantone, che per darsi arie durante un discorso fra amici su quale sito scegliere fra Pornhub e Youporn, se ne esce citando la frase di Eco sugli imbecilli e la Rete. Intendiamoci, i dischi che ci hanno regalato i VS a volte hanno davvero dato qualcosa in più, di questo ne sono convinto in almeno un paio di casi, eppure se dovessi scegliere tra loro ed i Manowar, non avrei dubbi scegliendo subito questi ultimi. Considerando il contributo di entrambe le band al Metallo in questi anni recenti, sarebbe una scelta imbarazzante e difficile. Per lo meno loro le spade di cartone le hanno abbandonate anni or sono.

Infatti a pensarci bene i Manowar non sono più  il termine di paragone più becero con cui confrontare l’operato di un gruppo. Ora disponiamo di un nuovo, inarrivabile punto di bassezza profonda, i Virgin Steele!

David De Feis ormai ha raggiunto il “Valhalla degli Sbroccati”, un ameno luogo in cui i cervelli più esuberanti della scena metallica giungono quando il loro immenso potere creativo viene sotterrato dall’altrettanto potente egocentrismo.  Dovrete però fidarvi solo delle mie parole, stavolta non vi chiederò di ascoltare qualcosa dall’ultimo disco dei Virgin Steele,  sarebbe una carognata da infame consigliare l’ascolto di una roba in grado di ridare vera dignità artistica alle opere di Richard Benson.

Se il penultimo “Light of Bocchinalia” (no com’era…ah giusto) “The Black Light Bacchanalia”  era un’inappellabile schifezza, l’ultimo “Nocturnes of Hellfire&Damnation” è la chiave per l’accesso diretto al succitato Valhalla, per DeFeis e pure per quelli che lo assecondano. Avrei voluto recensire questa sbobba immonda, purtroppo non sono riuscito ad ascoltarlo più di due volte e vomitando tra le risate fra una traccia e l’altra.

Voi che non dovete farlo per forza, non provateci, davvero.

I gridolini e i ruggiti “coccolosi” da “scopone da balera/karaoke”  di DeFeis sono una lama nel ventre, una secchiata d’acqua gelata sulla schiena, uno schiaffo al buon gusto. Farebbero schifo anche al Malgioglio dei tempi d’oro, e non intendo fare allusioni sessuali sulla mascolinità che un cantato deve offrire, in fondo consideriamo potente e maschia gente che raggiunge ottave tipiche della massaia che urla dopo aver visto un topo in dispensa. Insomma, non è questione di essere “gay” o meno, è solo ridicolo ed urticante quel continuo “Uuuuh!!” “AAaaaah!!” “Gnaooo!”. E non vi ho ancora detto quando cerca di inerpicarsi su cime altissime con un falsetto così evanescente da evaporare appena fuori dai denti.

Mi sorprendo a pensare come sia possibile che Mr. DeFeis  sia così pieno di sè e completamente nel pallone da aver messo fuori una massa così abnorme di musica orribile, cantata in maniera talmente orrida, ma davvero non vi potete immaginare quanto. Possibile che chi suonava e produceva il disco con lui, ad un certo punto non gli sia venuto in mente di dirgli:”Ah David maporkodìo!!* ma che è sta roba? Io non ce suono su un disco così, abbi pazienza!”

Io non sono particolarmente rattristato dalla parabola discendente dei Virgin Steele, la vera paura è che qualcuno possa trovarli Epici ed ispirati, anche solo per pigliarli per il culo.

Ricordate, ridere sulle disgrazie altrui non è bello, soprattutto se fa male all’udito.

fff

“Sono posseduto da antiche divinità ed eroi mitici quando scrivo musica, da sempre. Ultimamente mi sta possedendo Silvana Fallisi, che se vede?”

 

 

*tipica espressione nello slang ameregano che si usa per esprimere un sentimento di forte rabbia mescolata ad incredulità.

 

 

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12 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /171:Virgin Steele e DeFeis, nuove icone dell’imbarazzo

  1. Ho ascoltato stamattina questo nuovo capolavoro, reduce da una recensione mezza entusiasta su ***.com in cui si paventava un ritorno ai suoni e ai livelli di “Invictus”, almeno er la prima metà del disco, e si parlava dell’altra metà come di una sbobba capace di far cadere nel baratro tutto ciò che di buono si è costruito nei pezzi iniziali.

    Ora, sono d’accordo che la musica sia una delle arti più soggettive in assoluto, ma questo ritorno ai Virgin Steele di un tempo non l’ho sentito manco per il cazzo: pezzi banali con chitarre scolastiche che, a parte un paio di assoli carini, si limitano a tenere gli accordi per i 4 quarti, batteria che pare programmata con fruity loops e per condire il tutto David “the lion” DeFeis che cerca invano di ruggire ma ormai non strappa più nemmeno una risata.

    Tu dici giustamente: perchè il produttore, o gli altri musicisti non si sono ribellati e gli hanno fatto notare che è un album di merda? Semplicemente perchè tutti sti 80 minuti di musica sono completamente scritti, prodotti, registrati, mixati e cazzivarizzati dal suddetto DeFeis. Ha pure suonato lui stesso la chitarra su alcuni (la maggior parte) dei pezzi. Il poco che fa Pursino, che pure di creatività ne aveva parecchia, è svolgere il compitino che gli è stato preparato, così come fa Block.

    ORmai sono 15 anni che i Virgin Steele sono la parodia di se stessi, e mentre i Manowar, per quanto possano non piacere (agli altri), continuano in ogni caso a regalare concerti di tutto rispetto grazie soprattutto, ma non solo, ad un inossidabile Louis Marullo, i Virgin Steele hanno perso la voglia e a quanto pare pure la professionalità. Ti allego un link ad una versione live da denuncia di “The Burning Of Rome” per capire di cosa sto parlando: qui non si parla di errori grossolani commessi da musicisti imberbi, ma si parla di gente che suona da 30-35 anni, che ha contribuito nel suo piccolo a costruire un genere musicale, che pare si diverta a macellare i propri pezzi preoccupandosi di renderli più brutti possibile.

    Ogni volta che esce una news o, peggio, un nuovo disco dei VS mi sale una tristezza imbarazzante. E calcolando che nella mia top 10 dei migliori dischi inserisco tranquillamente “Life Among The Ruins” e il capolavoro, questo sì, “The Marriage Of Heaven And Hell”, ti assicuro che fa male. Molto male.

    il link, se funziona: https://www.youtube.com/watch?v=08o5-8L1jy8

  2. della produzione recente dei VS non ho niente a dire il vero, ma ad esempio i due Marriage li avrò sentito tipo una miliardata di volte, ogni volta con grande gioia, per me sono dei capolavori e lo saranno sempre. quindi se ora fanno schifo da far paura posso pure perdonarli in virtù di quello che hanno fatto in carriera, ciò non toglie che se un disco è penoso, resta pur sempre penoso. proverò a dare un ascolto.

  3. I VS li ho scoperti tardi,molto dopo i manowar,però in alcune dischi li preferisco di molto ai “cugini” più tamarri.
    Mi sono fermato ai due Marriage, perché poi hanno iniziato a diventare troppo pallosi e “cervellotici” per i miei gusti…
    Tutto questo per dire che il singolo di questo nuovo album è il primo che ascolto da anni, e devo dire che,almeno una volta al giorno,il falsetto e i miagolii di DeFeis sul ritornello allietano di molto le mie giornate 😀

  4. …e invece me lo sono sentito, tiè!!! i vari iiii-yeeeehhhh di de feis sono quasi sempre fuori luogo, al massimo con tanto ma proprio tanto ottimismo potrei salvare qualche passaggio verso la fine, è comunque un album lento, fiacco, prolisso da far paura e dannatamente poco ispirato. in 3 parole? non – ci – siamo

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