Paradise Lost- The Plague Within


paradise-lost-the-plague-withinGli ultimi anni in casa Paradise Lost sono stati anni felici a dispetto della spiccata vena malinconica che emerge dalle loro canzoni. La band ha ricominciato a macinare album solidi, grazie alla scelta di privarsi della “depechemoderia” che li aveva colpiti alla fine degli anni 90. Greg Mackintosh si è concesso di registrare due album di Death pesantissimo e ossessionante, di cui solo il primo davvero meritevole di recupero nel caso lo abbiate perso, mentre Nick Holmes si è rimesso a growlare per i Bloodbath, suscitando stupore e scetticismo ancor prima di sentirlo sgolarsi, con molta fatica, sul peggior disco degli Svedesi (potete fare a meno di recuperarvelo, date retta).

Non c’è dubbio che queste esperienze soliste abbiano influenzato notevolmente il nuovo pargolo dei Paradise Lost, riportando appunto il gruppo ai suoi esordi Death-Doom con tanto di voce growl.

Paura eh?

Chiariamo subito allora: Holmes ruggisce più convinto rispetto a quanto fatto nei Bloodbath, una fortuna considerando l’uso smodato del cantato estremo nel corso dell’album. Se la cava discretamente,a patto di non esagerare nel tenere a lungo il latrato, là si sente l’inconsistenza affiorare in maniera prepotente. Il dilagante cantato estremo riesce anche ad esaltare maggiormente le poche parti in “pulito”, però non fatevi strane idee, i PL non sono mica una pessima band Metalcore dove il ritornello è una mielosa roba alla Hannah Montana, Holmes incanta come al solito con melodie affascinanti e ricche di emozione. Peccato siano così poche…

Ma la musica di ‘sto album com’è?

Segnato da una pesantezza ben maggiore degli esordi a cui si rifà, ottenuta con un sound di chitarre ribassate e grassissime, il disco procede inglobando diverse sfumature provenienti dal passato della band, mancando però spesso di quella spinta che li ha sempre distinti nello scrivere i pezzi. L’eccessiva voglia di risultare più  “heavy doom” possibile banalizza alcuni pezzi rendendoli impersonali e noiosi, soffocando con questa coltre di pesantezza spunti che invece rimangono nascosti, anzi schiacciati.

Tutto questo durante i primi ascolti.

Improvvisamente cresce dentro, la voglia di riascoltarlo si fa sempre più forte e i pezzi cominciano ad acquisire una propria identità e si fanno strada nelle orecchie. Una fortuna non aver scritto subito la recensione credetemi, mi sarei dovuto rimangiare tutto.

“The Plague within” è un oggetto misterioso, va ascoltato e meditato per scalfire la polverosa superficie nostalgica che lo ricopre. Magari discontinuo, forse un po’ criptico ma di sicuro un ascolto da concedersi.

Tracklist:

1 No Hope In Sight
2 Terminal 
3 An Eternity Of Lies 
4 Punishment Through Time
5 Beneath Broken Earth
6 Sacrifice The Flame 
7 Victim of the Past
8 Flesh From Bone 
9 Cry Out
10 Return To The Sun

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio dell’album:”Beneath Broken Earth”, forse la canzone più pachidermica mai scritta dai PL

.lò

Chi mena piano, va sano e va lontano

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2 commenti su “Paradise Lost- The Plague Within

  1. ho sentito solo il pezzo che hai postato (ma mi riservo di cercare gli altri su youtube). da un gruppo di cui ho qualcosa su cd, una scelta che per ora mi convince poco, il ritorno a un doom-death vecchia scuola mi ha fatto pensare a un qualsiasi altro gruppo, ma non i paradise lost. ma appunto, prima di dare un giudizio vorrei sentire altre tracce.

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