George Kollias- Invictus


invictusIl buon George Kollias, batterista a  tempo pieno nei Nile, trova il tempo di produrre e suonare tutto quello che c’è da suonare nel suo album solista. La curiosità di sapere cosa avrebbe sfornato il buon George era forte, avrebbe prediletto brani strumentali o dato vita a brani cantati e soprattutto, quanto si sarebbe distaccato dalla band “madre”? Assai poco, purtroppo.

Sebbene il talento innegabile del batterista sia come al solito enorme, risulta deficitaria la verve in fase di scrittura, adagiata sugli schemi tipici dei Nile. Non è un male assoluto, eppure mi sarei aspettato da un album solista una certa voglia di sperimentare e uscire dalla gabbia del “Death Metal brutale all’Egiziana”. Le canzoni fanno sin troppa fatica a brillare nella personalità quanto invece fanno dal lato della pura tecnica strumentale, ma che George fosse un drago dietro le pelli si sapeva già. Allora a cosa serviva un disco solista se poi è la versione con meno mordente della band in cui suona? Forse a fare di testa propria in tutto e per tutto, un volersi sentire libero di far tutto da solo.  Nel disco come già scritto, Kollias suona tutto il suonabile e canta anche, in maniera pure convincente, però ne deve mangiare di pagnotte prima di scrivere brani interessanti e riff micidiali come quelli di Sanders e Toler-Wade.

Non fraintendetemi, “Invictus” resta un disco piacevole, dove i maniaci della batteria e del funambolico modo di suonare di Kollias troveranno comunque di che divertirsi.

Tracklist:

  1. Echoes Of Divinity
  2. Invictus
  3. The Passage
  4. Aeons Of Burning Galaxies
  5. Shall Rise/Shall Be Dead
  6. Voices
  7. Treasures Of Nemesis
  8. Apocalypse
  9. Epitaph
  10. Through Empty Eyes Of Light
  11. Buried Under The Flames

Voto:

2stellee mezzo!

L’assaggio del disco:”Aeons of Burning Galaxies”

"Invictus, tutta la libertà"

“Invictus, tutta la libertà”

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6 commenti su “George Kollias- Invictus

  1. Boh a me Kollias piace moltissimo come batterista, ma sinceramente non c’ho mai visto questa verve funambolica di cui parlano tutti.
    Doppia cassa a millemila, blast beat e rullate velocissime. e poi? per quanto mi riguarda è semplicemente una versione mostruosa del classico batterista death metal di oggi…
    Poi per carità, ad averne di animali del genere, però già più vario un Jon Longstreth che, nonostante faccia perno anche lui su ritmiche velocissime e sui blast beat, inserisce parecchie variazioni che in tutta onestà non trovo nello stile di Kollias.

    Sul disco hai pienamente ragione: bello ma per ascoltare questa roba con influenze egiziane mi sparo alla grande Black Seeds Of Vengeance e compagnia bella

    • E’ una versione mostruosa come dici, basta già a distinguerlo dal resto. Poi son anche gusti, la tecnica da sola come si sa non basta.

      • ahah certo, son gusti, e lui sicuramente è ben più di una spanna sopra la concorrenza. mi strappa giusto un sorriso leggere le sue biografie tipo su wikipedia in cui si parla del suo background supervario e delle sue “influenze più disparate che comprendono anche fill funk di cui fa sfoggio nei suoi dischi”. ecco, insomma, io nei nile più che del sano e preziosissimo death metal, di funk devo dire che ne ho visto poco 🙂

  2. ““Death Metal brutale all’Egiziana””

    Che poi, cosa ne sappiamo della musica degli antici egizi. Sarebbe più corretto chiamarlo “Liz Taylor” metal o “Colossal metal”, tanto per rendere l’idea. 🙂

    • Ahahahahaha!! Non è così assurdo però, ricordiamoci che qualcuno ha avuto il coraggio di definire la propria musica “Hollywood Metal”…

  3. Pingback: Nile- What Should Not Be Unearthed | Rude Awake Metal

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