Quel Rude Venerdì Metallico /154: Reunion mon amour?



Il periodo nel music-business che viviamo è strano, da un lato non ci sono più le vendite di un tempo e anche le band più importanti faticano a stare a galla economicamente. Eppure moltissimi gruppi scomparsi da decenni tornano insieme per tour nostalgici e spesso conseguenti dischi di inediti. La cosa ancora più strana di questo fenomeno è che rinascono anche formazioni che le vendite non le hanno viste mai, neanche in tempi più favorevoli, oltre a quei gruppi che facevano abbastanza pena e che definirò per gentilezza “derivativi”. Si riuniscono ben sapendo che l’effetto nostalgia di questi tempi di creatività rada assicurano un minimo per rientrare con le spese, illudendosi che sarà proprio l’amore per il passato la molla che gli farà conoscere il “successo”. Come sia possibile farsi un’idea di questo tipo rimane un mistero, eppure non passa giorno senza che si legga di uno o più ritorni impensabili e diciamolo pure, inutili.

Non è un problema, ognuno è libero di farsi ignorare come vuole, non è un post di quelli dove si spendono parole a pacchi solo per dimostrare il proprio menefreghismo e palesando invece il sentimento contrario. E’ una riflessione che sto facendo di questi tempi, dopo i ritorni più blasonati come quello dei Carcass e degli At the Gates, una schiera di gruppi “minori” ha pensato bene di tornare ad affollare i già ultra saturi scaffali. Sulla scia di tutti i giovanotti che suonano apertamente un genere già vecchio e delineato, denominandosi “old school qualcosa”, cominciando già fermi ad un passato che hanno conosciuto indirettamente e che non mi vergogno a dirlo, spesso riportano degnamente a galla, si riaffacciano imbolsiti e tronfi decine di gruppi che non avevano gran che da dire all’epoca e figuriamoci adesso. Però hanno dalla loro la “valenza storica”, la possibilità di dire: “io c’ero quando il genere “X” è nato, facevo parte della scena ed ho contribuito a delinearla”. In realtà ora come allora, saltavano sul carro di chi stava vincendo, sfruttando la purezza e la fiera appartenenza ad una comunità “esclusiva” che gli permetteva di farsi conoscere e apprezzare ai cultori indefessi di quel dato genere.

E’ vero che più siamo e meglio stiamo, ben vengano i “nonnetti” che tornano a raccontarci le loro imprese di quando erano giovani, ma sarebbe giusto per tutte queste realtà non proprio esaltanti, lasciare il proprio nome ai libri di storia Metallica, tanto era già scritto in piccolo e la voglia di nostalgia non aiuterà certo a renderlo più leggibile.

Oppure non è così? C’è davvero bisogno di tutta questa nostalgia?

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Un commento su “Quel Rude Venerdì Metallico /154: Reunion mon amour?

  1. Le scorregge che erano scorregge rimangono… e che vada a impiccarsi la nostalgia.. già sono sempre diffidente e perplesso sulle Reunion di gruppi storici.. figuriamoci dei gruppi “derivanti”..

Commenti intelligenti

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