The Gallery CLXIII


Siamo di nuovo aperti!! Sappiamo che molti degli abituali visitatori con tanto di tessera fedeltà, sono rimasti in astinenza e per ovviare alla mancanza di Arte hanno inventato i più disparati passatempi sostitutivi, come il bowling acrobatico o il calcio subacqueo, ottenendo però ben poca soddisfazione. Non si può ovviare al bisogno di pura bellezza, l’unico vero cibo che sazia l’anima di ogni essere umano pensante, perciò carichi di responsabilità e con delle nuove infrastrutture all’avanguardia, vi diamo il benvenuto nelle nostre sale, sperando di non deludere le vostre aspettative. Chi è passato qui fuori per caso ed è rimasto incuriosito al punto tale da voler visitare il nostro spazio museale per la prima volta, possiamo dire solo di lasciarvi andare, ma non troppo. Che le pulizie costano.

Ed ora entrate amici, la bellezza delle opere esposte attende solo voi.

 1.Un dio Azzurrino ti vende tutto, dalla pentola al motorino!

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Il baffo c’è, la posa ed il microfono pure. Il Piazzisthor è tra noi! Guardate come il novello Mastrota muscoloso tenta di venderci il suo martello, agitandolo su uno sfondo violaceo ricoperto di pianeti disabitati, agghindato come un Evel Knievel qualsiasi. Vai Piazzisthor, sei il dio delle tele-spazio-vendite!! E alle prime dieci telefonate, il dente d’oro di Odino in omaggio.

2.Il Macellaio

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Una donna dai chiari problemi di lubrificazione vaginale ha chiesto una mano al macellaio all’angolo, il quale l’ha presa in parola. La signorina avrebbe preferito che il nerboruto commerciante avesse optato per soluzioni meno letterali e di sicuro più soddisfacenti.

"doveva chiedere a me, io sì che conosco macellai che sanno il fatto loro!"

“sarebbe stato meglio che avesse chiesto a me…”

3.Te la sposi, o nun te la sposi?

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Il cavaliere ha appena salvato la principessa nel maniero, scoprendo una volta toltosi l’elmo che le voci sulla bellezza mozzafiato della fanciulla sono un tantino esagerate. Indossato di nuovo l’elmo, fronteggia la zitellona storta che lo vuole impalmare, la quale brandisce un coltellaccio per convincerlo ad onorare la tradizione. E se il coltello non funzionasse, dietro le colonne ci sono i suoi avvocati Pongo e Cretini, principi del foro che ogni tanto lo tappano loro malgrado.

4.Falsari

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Un capolavoro di barocchismo fotoscioppo davvero pregevole. Con perizia l’autore riprende tutti gli stilemi ed i filtri di una copertina anni 90, modellando con cura prospettive e atmosfera fluo da brivido. L’opera è datata grazie all’esame col Carboncino 14 , intorno al 2007, elemento che rende l’opera ancora più magnificente nel suo imitare uno stile passato alla perfezione.

5.Lupo male in arnese

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Un lupo mannaro affamato e cassintegrato è costretto a tenere corsi sul Satanismo ad una platea di calvi, mentre alcuni teschi poco abbienti sono costretti a seguire le sue interessanti lezioni dalle finestre. Guardate la depressione del povero lupo sul volto, i peli sulla sua faccia testimoniano un’insoddisfazione che nessun ululata sul tetto potrà mai cancellare.

6.Rainol Fessner

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Ed eccolo il nostro avventuriero scalatore, giungere sulla cima di una roccia situata al lato di una strada, ai piedi della catena montuosa. Intanto comincia dal livello facile poi un domani, che non te lo scala il K2? Sempre se riesce a sopravvivere alle esalazioni dei tubi di scarico delle automobili di passaggio sulla strada.

Attraversando questo piccolo corridoio giungiamo alle sale decorate grazie ai vostri ritrovamenti. E’ sempre un piacere ricevere opere di così grande pregio, esporle e condividerle con tutti i nostri visitatori. Ringraziamo il primo segnalatore, il prode Todd. Lo ringraziamo chiamando il Piazzisthor al posto suo per ordinargli un bel martellone. Pagamento in contrassegno ovviamente…

7.Le matte risate

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Un’opera dal chiaro intento demenziale, ma dai risultati maggiori delle intenzioni originali. Provate a riderne senza pensare a quanto sia sbagliato il ripieno poggiato sul tavolo…

8.Una dea poco conosciuta

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Opera dedicata alla dea dell’ignoranza Asineke, ritratta con le tipiche orecchie d’asino e il colorito blu, tipico di chi viene interrogato proprio quando il giorno prima ha preferito evitare accuratamente di studiare. Le sei braccia simboleggiano la volontà di fare tutto quello che si vuole ma senza costrutto alcuno, come testimoniano le mani vuote. Il teschio tenuto nell’unica mano occupata simboleggia il dio Genitoratwa, severo castigatore della dea Asineke, la quale lo uccise dopo una castigata troppo dura. Al collo della dea, si notano delle piccole teste, rappresentano i favoriti della dea, gli allievi che preferiscono picchiare gli altri e fumare al bagno.

Il prossimo a ricevere il nostro ringraziamento ed un bel martello comodamente a casa è Fab! Grazie carissimo.

9.Softcore

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Zinne come se piovesse, ma erotismo ben poco. Si nota una serpeggiante censura che rende l’opera inoffensiva e poco interessante dal punto di vista erotico, erotismo che forse avrebbe camuffato gli evidenti difetti anatomici delle signorine presenti nella finta ammucchiata.

Chiude nella parete di fondo, il sempre verde Giuseppe Moretti. A lui passiamo direttamente il Piazzisthor al telefono, così si compra quel che vuole.

10.De Singultis

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Illustrazione tratta dal famosissimo tomo del tardo Settecento “Mille e un rimedi per il singhiozzo” di Gianmaria De Singultis, luiminare fulgidissimo e scopritore anche del metodo dei sette sorsi d’acqua. Nell’opera in questione si mostra il rimedio del pendolo: il malcapitato sofferente deve immergere i piedi in una tinozza di stagno, riempita con abbondante mistura composta da piscio di coniglio incinto, pelo di culo ed ali di pipistrello. Nello stesso momento, deve infilare la testa in una pendola, leccando gli ingranaggi in movimento. Quando il paziente estrarrà la lingua martoriata dai meccanismi, con la testa dolente e l’olfatto devastato dalla puzza della mistura, il singhiozzo sarà l’ultimo dei suoi problemi.

11.Tamarrozz

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Un tamarrozzo anni 90/primi duemila mostra al pubblico la sua carta igienica disegnata come una tastiera. Dietro di lui, il delirio più assoluto si notano poiane, puttanoni e pianeti disegnati con uno stile aerografato da quaderno  delle medie super ganzo.

12. Artchi vostri!

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Perchè questa figura incappucciata inveisce contro il lontano villone? E soprattutto, perchè gli sta gettando contro un cazzo?

13.Errori d’attribuzione

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Negli anni scorsi questo affresco intitolato “Le coppe di vino fan male anche a li geni”, venne attribuito a Giotto di Bondone. In realtà è un’opera del Zimarroni, allievo ubriacone del Cimabue. La falsa attribuzione giottesca viene smentita dalle parole dello stesso Giotto rinvenute in un manoscritto spedito in risposta ad un suo committente che gli chiedeva un parere sull’opera:”parola mia, non ebbi mai modo di accostar nemmen lo sguardo a siffatta merda”

14.Una donna per cui non conviene respirare

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Uno stile che ricorda “Sin City”, una ragazza cattivissima indossa una maschera antigas e va in giro a chiappe scoperte. Una connessione che non promette nulla di buono…

Vi salutiamo ricordandovi di segnalare le opere che ritenete degne del nostro spazio museale, oltre al favore di far conoscere questa preziosa opera di divulgazione anche ad altri.

Per visitare i precedenti ampliamenti della Gallery, cliccate sull’immagine in testa al post oppure su quella identica a lato.

 

Arriveduàr…

*Attenzione:vi è rilevata anche una piccola percentuale di casi in cui i sintomi sono peggiorati, tanto da divenire cronici. La Gallery non è un presidio medico chirurgico,  ma un Museo. Aut.min. conc.at. mal.mast.caz. come da articolo "il".

 

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