Exodus- Blood In Blood Out


408800La storia recente degli Exodus è stata caratterizzata da album lunghissimi, durissimi e non proprio riuscitissimi. Il problema sembrava imputabile alla voce non all’altezza di Rob Dukes, ma quando nel corso degli anni in formazione con il gruppo ha migliorato e di parecchio le sue performance, rimaneva quel senso di incompletezza tipico degli album carini ma poco più. I problemi non era il solo Dukes, in realtà l’afflizione maggiore per gli album del dopo Zetro era l’eccessiva lunghezza dei pezzi, la durezza di un suono piatto come i pattern che Tom Hunting buttava giù in quelle interminabili maratone. E ora che a Dukes è stata inoculata la “cura Ripper” è tutto risolto? Ah non sapete cosa sia la “cura Ripper”? Ma ve la spiego io in due righe: dunque, dicesi “cura Ripper” la sostituzione di un cantante con quello che aveva sostituito, si licenzia su due piedi chi aveva portato avanti la baracca tra insulti, applausi e scetticismo costante per riportare a casa l’affidabile e sicura voce di un tempo.

Dukes ha fatto posto a Zetro, uscito qualche anno fa tra le schioppettate esplose tra lui e gli Exodus e ora di nuovo dietro quel microfono al suono di “Scurdammoc’ o passat’, simme da Bay Area Paisàààà!”, una pratica che ormai non fa più notizia, soprattutto se chi rientra è mille volte meglio del suo sostituto.

Tornando al quesito posto qui sopra, è tornato tutto al suo posto con il rientro di Zetro? Ad ascoltare l’album sembra che il gruppo abbia capito cosa ci voleva davvero per fare un disco come si deve: ritornare a pestare Thrash tradizionale, cercando più varietà nel songwriting. Non so se sia l’effetto nostalgia della voce, ma le canzoni hanno molto, ma molto, più mordente dei serpentoni pesantissimi propinati sui due dischi precedenPentacle_top albumti, eppure viaggiano quasi tutte tra i cinque-sei minuti di durata. Sono tirate, tradizionali e suonano Exodus al 100%, con Holt che si scorda di essere ormai membro permanente degli Slayer per fare quello che fa da una vita: bei riffoni Thrash con assoli fischianti. Zetro ringhia come sempre, ma a differenza dei barbosi dischi manieristi degli Hatriot, qui ha una band che lo aiuta a costruire pezzi dinamici e cazzuti, dove può sfogarsi a dovere. Persino Hunting suona finalmente pattern leggermente diversi tra loro, non sarà diventato Lombardo, ma se non altro non sembra una drum machine.

La soluzione per gli Exodus era dunque semplice, tornare al passato e concentrarsi solo sullo scrivere bei pezzi senza cercare di trasformarsi in qualcos’altro. Il bello è che ci sono riusciti, nonostante non me l’aspettassi neanche un po’…

Tracklist:

01: Black 13
02: Blood In, Blood Out
03: Collateral Damage
04: Salt The Wound
05: Body Harvest
06: BTK
07: Wrapped In The Arms Of Rage
08: My Last Nerve
09: Numb
10: Honor Killings
11: Food For The Worms

Voto:

3stellee mezzo!

L’assaggio del disco:la title track

dd

“Siamo contenti di essere tornati inZetro”

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15 commenti su “Exodus- Blood In Blood Out

  1. Boh qui tutti già ne parlano come del “disco thrash dell’anno”, i più fomentati precisando (a pari merito con gli overkill). Sì, ormai la dicitura di disco thrash dell’anno indica semplicemente l’uscita discografica di uno dei gruppi di punta del genere.
    “Blood In Blood Out”, a quanto pare parecchio controcorrente, l’ho trovato sì un ritorno alle “origini” un modo per riportare tanti vecchi fan all’ovile senza però risultare sputtanato, ed il rischio è sempre dietro l’angolo, ma non mi ha esaltato più di tanto.
    è tutto perfetto, dalla produzione alla potenza dei pezzi, alla voce di Souza che per quanto mi riguarda è quello che fa il miglior lavoro sull’album, ma passati i primi 3-4 pezzi l’ho trovato di una piattezza sconcertante: un minestrone di thrash della miglior specie, ma senza quel quid che ti faccia focalizzare l’attenzione su di un riff o su di una linea vocale.
    Insomma, per me suona tutto fottutamente bello, potente, retro (zetrò), ma mi manca qualcosa. probabilmente la ferocia della gioventù. e so che il buon Holt ancora ce l’ha, da qualche parte.

  2. D’accordo anch’io con Fomentor, il disco non è male ma non mi è parso manco brillantissimo. Sarà che a me i serpentoni di 8-10 minuti dell’era Dukes (ma quanto spaccava ‘Deathamphetamine”?) non dispiacevano affatto. Almeno avevano provato a fare qualcosa di nuovo, sia pure con risultati alterni (Exhibit A non piace manco a me).

    • No ma io sono favorevole all’oldschool a tutti i costi, e il fatto che abbiano cercato di tornare a certe sonorità per me è già più che abbastanza per farmi apprezzare il disco in questione. però boh.
      Dukes era molto potente ma per i miei gusti troppo -core. e vederlo soffiare fiotti di maionese dal naso ogni due minuti durante i concerti mi faceva un po’ senso sinceramente
      la cosa buona è che hanno evitato accuratamente di far scrivere i testi a Zetro, così ci siamo evitati un altro abominio tipo “Superkillafragsadisticactsaresoatrocious “

      • Mamma mia che titolo…il secondo degli Hatriot l’ho ascoltato ma non l’ho recensito, su quel titolo avrei potuto dirne a pacchi. 😐

  3. secondo me Holt non l’ha mai ascoltato, altrimenti piuttosto che richiamarlo riesumava il buon Paolino Baloff buonanima 🙂

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