Antropomorphia- Rites of Perversion


ritesGli Antropomorphia mi avevano conquistato in maniera abbastanza furba con il video di “Psuchagogia”, dove una bella figliola officia un rito di SANCUE e ammalia lo spettatore con il suo fascino mentre lo fa. L’apparente mossa furbastra di mascherare dei bruttoni olandesi che suonano Death Metal dietro gli occhi azzurri della tipa nell’anteprima, ha funzionato e per fortuna.

In effetti nel disco trovai del solidissimo Death Metal “vecchia scuola”, feroce e coinvolgente al punto giusto, in breve una nuova band da tenere d’occhio. Scopersi in seguito che tanto “nuova” poi non è: si sono formati nel 1989, pubblicando il loro esordio molti anni dopo, nel 1998, un nuovo lungo stop e arriva nel 2012 la firma con la Metal Blade. Questo è solo il loro terzo disco in venticinque anni, una media mica male.

Il marketing con le zinne stavotla parte già dalla copertina, con una “necro-orgia” molto interessante, anche se in passato hanno fatto di meglio. Il succo marcio del disco è rimasto invariato, anzi ancora più gustoso: suona come un classico disco Death dalle svariate influenze, con i soliti nomi della scena Svedese a tener banco e gli Asphyx e i Celtic Frost d’accompagno, eppure si fa strada nelle vostro orecchie con estrema semplicità, merito di un songwriting più mirato a costruire brani dalla spiccata identità che relega i pastoni inascoltabili  “trve old school” ad altri. Gli Antropocosi si prodigano nel far rivivere i bei tempi che furono del Death, con il chiaro intento di suonare più fedeli possibile al genere, cercando però di mantenere una sorta di “freschezza” compositiva”, riuscendoci però solo in parte. E’ infatti palese che alcuni pezzi siano meno efficaci di altri e concedano troppo al già sentito, rischio più che probabile se si scegliere a priori di restare fedele ai paletti di un genere.

Un disco da ascoltare senza dubbio, vi imbatterete in alcuni momenti davvero esaltanti emergere da un discreto lavoro di genere. Unico appunto davvero negativo: la cover di “Open Casket” dei Death, francamente inascoltabile.

Tracklist:

01. Temphioth Workings
02. Carved to Pieces
03. Inanimatus Absqui Anima
04. Crowned in Smoldering Ash
05. Nekrovaginal Secretions
06. Gospel ov Perversion
07. Morbid Rites
08. Tevfelskvnst
09. Open Casket (Death Cover)

Voto:

3stelle

L’assaggio del disco:”Nekrovaginal Secretions”,un titolo succoso.

dd

Il leader Ferry Damen, detto “F”, mostra come lavarsi le mani dopo un rapporto sessuale  avuto nel periodo sbagliato del mese. 

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