Hour of Penance- Regicide


hourofpenance-regicideL’Italia del Metallo estremo ha ormai una reputazione solidissima, cementata nel corso dei decenni da band storiche come Necrodeath o i Bulldozer, fino alle band dei giorni nostri come i Fleshgod Apocalypse o appunto gli Hour of Penance. Reduci da un disco senza compromessi come “Sedition”, gli Hop(ripetendo questo acronimo a ritmo si può accompagnare la propria ginnastica in maniera molto true) tornano a cementare il proprio status di band ignorantissima e irrinunciabile per ogni appassionato.
“Regicide” vede un paio di cambi nella line-up, al basso Marco Mastrobuono (che milita anche nei Buffalo Grillz) prende il posto di Silvano Leone, mentre alla batteria Simone Piras cede il posto a James Payne, entrambi autori di una prova più che convincente.

Il disco si allontana dalla furia spropositata e senza via d’uscita dell’ultimo lavoro, esplorando nuove strade fatte di rallentamenti e melodie azzeccate, ma sempre tenendo presente l’aggressione veloce e brutale. “Regicide” risulta molto più vario e coinvolgente del pur ottimo predecessore, conquistando l’ascoltatore con dei brani che non si affidano alla sola velocità smodata per picchiare, amalgamando strutture più “groovy” e quadrate. Una mossa intelligente e ponderata, dato che continuare sulla strada dell’indurimento e dei tempi ultraveloci non poteva che portare ad un appiattimento della loro musica. L’intro “industriale” ben introduce il primo pezzo del disco, “Reforging the Crowns” velocissima ed implacabile, con Pieri che si sgola come al solito, mentre il nuovo arrivato Payne mostra subito le sue qualità dietro le pelli. Un inizio canonico sebbene il pezzo sia davvero buono, ma è dal secondo pezzo che si intravede la volontà di controllare al meglio il proprio sound e rinforzarlo in maniera coerente e decisa con rallentamenti accentuati e cori roboanti.

Non è che suonino come gli Arch Enemy, siamo sempre su livelli ultrabrutali, ma di certo l’album è più fresco e i brani sono più distinguibili tra loro.

Un gradito ritorno che dimostra le qualità del gruppo nel saper riaccendere la propria proposta senza forzature, dimostrando intelligenza e gusto nella composizione.

Tracklist:

01. Through The Triumphal Arch
02. Reforging The Crowns
03. Desecrated Souls
04. Resurgence of The Empire
05. Spears of Sacred Doom
06. Sealed Into Ecstasy
07. Redeemer Of Atrocity
08. Regicide
09. The Sun Worship
10. The Seas of Light
11. Theogony

Voto:

4stelle

 

 

L’assaggio del disco: “Desecrated Souls”

ddd

Photoshop brutale!

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