Prong- Ruining Lives


coverOrmai i lettori affezionati lo sapranno, quelli che ancora no sappiano: adori i Prong tanto da dedicare il titolo del blog ad un loro album, uno dei più belli della loro discografia. Quel “Rude Awakening” del 1996, di cui trovate qualche riga qua e là nel blog, ascoltato dopo essere stato incuriosito dalla recensione su Metal Hammer del solito Signorelli (sempre sia ringraziato per questo e molto altro, qui mi fermo se no dicono che sono una groupie). Da quella volta in poi, hai seguito con attenzione ed interesse ogni loro passo. E ancora oggi i Prong li aspetti con trepidazione ad ogni uscita, non ultimo questo “Ruining Lives” che ribadisce la qualità della band di Tommy Victor, che da grande perdente finalmente ha trovato un minimo di giusto riconoscimento tra i Metalli.

La doverosa premessa però non serve a giustificare un votone da “fan” o una recensione troppo generosa, quanto a farvi capire che cosa potreste perdervi a snobbare una band davvero unica, sfuggente ad ogni definizione o categoria troppo ristretta. E non spaventatevi, spacca come poche.

Il loro è un accativante miscuglio di sonorità, tra Thrash Metal, Hardcore Punk, Industrial, sperimentalismo a là Killing Joke e chissà quanta altra roba uno più sveglio ci può trovare. “Ruining Lives” segue la scia del predecessore “Carved in Stone”, ottimo album segnato da pezzi inconfondibili tra loro, portando  alle vostre orecchie grandi schitarrate “grattuggiaplettro”, ritornelli melodici che si infilano nel cranio senza manco chiedere permesso, bastonate raffinatissime che lasciano i segni. Tutto senza ripetere lo stesso schema due volte, mai. Non ci si trova dentro uno dei troppi dischi ultra compatti di oggi, dove ci si limita a cambiare riff ad una, massimo due, strutture inamovibili. Si respira, si insegue ogni volta uno spunto diverso, sempre con l’obiettivo di sfondare per bene le orecchie dell’ascoltatore, anche quando lo si accarezza con la melodia. Non si può descrivere bene a parole la mistura di emozione che il cantato ora ignorante, ora sofferto di Tommy Victor susciti, bisogna che vi pigliate l’album e cominciate a riscoprire il gusto di prestare attenzione alla Musica, se non altro per apprezzare la capacità di non scrivere in continuazione lo stesso pezzo, senza dare mai l’impressione di non confezionare un album coerente.Pentacle_top album

Qualcuno vi dirà che è uguale a “Carved in Stone”, non rivoluziona affatto il sound del gruppo, e forse è anche vero. Però ascoltando questi pezzi il primo pensiero è sempre:” ma ‘sti cazzi senti che roba!”

Tracklist:

01. Turnover
02. The Barriers
03. Windows Shut
04. Remove, Separate Self
05. Ruining Lives
06. Absence Of Light
07. The Book Of Change
08. Self Will Run Riot
09. Come To Realize
10. Chamber Of Thought
11. Limitations And Validations

Voto:

4stelle

 

L’assaggio del disco: “Turnover”  (attenzione però: è come se assaggiando un ottimo minestrone, ne mangiaste solo un fagiolo)

ff

I maestri del Prong Metal(?)

 

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