Quel Rude Venerdì Metallico /133: La paura della contaminazione


Quando eri un giovane metallaro le etichette che venivano apposte alla musica nelle recensioni o negli articoli, ti aiutavano ad orientarti nell’oscuro mare di Metallo che ti si parava innanzi. Con l’aiuto di queste semplici e chiare categorie potevi facilmente destreggiarti e capire se approfondire o meno la conoscenza di un genere. All’epoca non si ascoltava una mazza se non nei negozi di musica (quando eri fortunato da trovare cuffie libere e funzionanti) e si sperimentava quasi alla cieca di continuo. A volte prendevi in considerazione i gruppi da ascoltare leggendo le liste di ringraziamenti che le band mettevano nel booklet dei dischi, le mettono ancora oggi ma non leggi più ogni singola riga come una volta.

Era un buon metodo e così hai scoperto numerose realtà interessanti, ma era sempre quando confutavi con un’etichetta di genere che avevi le idee chiare. A volte però queste marcature ti causavano paurosi dubbi “morali”. Quando leggevi “Heavy-Gothic Metal” oppure “”Miscela Hardcore-thrash” ed altre simili, cominciavi a sudare freddo. Avevi quasi paura di ascoltare quella band che mescolava qualcosa di non metallaro nel suo sound. Hai evitato per anni gruppi che ora adori solo perchè eri giovane e stupido, pensavi che ascoltare qualcosa di contaminato potesse renderti meno metallaro o meno appassionato di Metal. Una sciocchezza che a quindici barra sedici anni si può anche commettere.

Ma conosci persone che ancora ragionano a compartimenti stagni, che negano l’innegabile e si trincerano da soli dietro muri di categorie e preconcetti. Per farvi un esempio, un mio ex-amico era così stolido nel negare l’influenza dell’Hardcore nel Thrash (nello specifico negli Slayer) che si inventava assurde ipotesi su come si fosse originato il genere, sempre rimanendo dentro influenze e stili rigorosamente Metallici. Hai voglia a dirgli che era assurdo quello che affermava, bastava ascoltare qualche pezzo dei Discharge o di qualsiasi altro gruppo HC.  Ma niente, ne era certissimo e guai a dirgli che Hanneman si ubriacava oltre che di alcolici anche di Hardcore e Punk.

La domanda che ti poni è semplice: perchè lui e quelli come lui rinnegano influenze e distorsioni da altri generi? Davvero hanno paura di apparire meno metallari, come succedeva a te quando avevi quindici anni?

Ascoltare senza badare troppo alle categorie è troppo difficile evidentemente, meglio ristagnare nei soliti luoghi comuni e perdersi tanto buon Metallo.

Fortunatamente la tua è stata solo una fase, ma quanti possono affermare lo stesso?

ee

Non c’entra gran che d’accordo…ma è un genere che piace.

 

p.s. se ne parlava qualche anno fa in modo diverso anche qui

 

 

 

 

 

 

14 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /133: La paura della contaminazione

  1. le vedo come le tipiche fisse da ragazzini: devi apparire duro e puro e il resto è “poser”. niente di male in questo atteggiamento, e poi all’inizio le categorie aiutano (tizio è power e mi piace? allora se è power mi piacerà anche caio) a districarsi in quell’universo chiamato metal.
    basta che poi poi l’ascoltatore cresca e si renda conto che è l’orecchio (nel frattempo fattosi esperto) a decidere se il gruppo è valido, non tanto la categoria di appartenenza.

  2. E’ anche vero che ce ne sono che tanti non se ne vergognano di dire che hanno fatto studi jazz o di classica, specie i più tecnici, o di rileggere un po’ di blues in chiave metal. Poi l’immagine in certi generi conta, a volte pure troppo, ma basterebbe aprire un po’ le orecchie e svincolarsi dai pregiudizi e godersi la musica!

  3. Io anche da sedicenne me ne sono sempre sbattuto della presunta purezza.. ero metallaro fino all osso come lo sono ora ma non ho mai avuto barriere di nessun genere, c’è sempre stata solo la musica che mi piaceva e quella che non mi piaceva, anche in campo extra metal, ho sempre ascoltato diversi generi.. 😉

    Buona festa dello zombie!!! AhahahahahXD

  4. “La domanda che ti poni è semplice: perchè lui e quelli come lui rinnegano influenze e distorsioni da altri generi? Davvero hanno paura di apparire meno metallari, come succedeva a te quando avevi quindici anni?”

    Forse centra la famosa “natura umana” (l’uomo è una bestia! come urlava il comico Braccardi), che tende ad essere diffidente verso tutto ciò che non conosce, che siano le persone, i cibi o i generi musicali ha poca importanza. La bestia è diffidente verso la varietà dei sentimenti, delle sensazioni, che conoscere/sperimentare il “diverso” provoca nell’animo. E credo che a ben pochi piaccia perdere le proprie certezze riguardo a quello che credono di essere e di come vanno le cose nella vita. Del resto la cultura in cui viviamo ci dice che la diversità=demonio. Secondo me proprio per questo motivo gli artisti che fanno qualcosa di nuovo sono pochi, seguiti da un’infinità di gente che vive della pappa premasticata.

    • Questo è un punto di vista interessante e condivisibile. Sui musicisti che osano bisogna anche considerare il talento che possiedono e la capacitá di esprimerlo. 😉

  5. Se uno dovesse stare a guardare tutte le etichette, diventerebbe scemo; tanto più che ogni giorno esce qualcuno che se ne inventa una nuova (mi vengono in mente: hair metal, suicide metal, ora pure pussy metal :D)

    Tra l’altro, se avessi deciso di seguirle mi sarei perso tante belle cosine in qualsiasi campo della musica rock: mi vengono in mente l’AOR che, ancora prima di ascoltarlo, pensavo fosse un’eresia per chi come me, ascoltasse principalmente heavy e thrash… poi anche band come Within Temptation e Delain sarebbero state totalmente escluse, data la parte “electro-gothic”… per non parlare della fantastica etichetta “POST-GRUNGE” affibbiata a gente comunque notevole come Alter Bridge e Shinedown.

    In totale, se piace piace, se non piace non piace, è non è un discorso di etichette (e con questo pensiero profondo, ti auguro buona Pasqua!) 🙂

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