Quel Rude Venerdì Metallico /131: Dischi di tributo


Il primo approccio con i dischi di tributo fu nel lontano 1994 , con lo straordinario “Nativity in Black”, riuscito omaggio ai Black Sabbath uscito per l’etichetta Columbia Records. Una tracklist di tutto rispetto suonata con passione da band allora sulla cresta dell’onda. Ricordi a memoria che c’era gente tipo i Sepultura, i Type ‘O Negative, Bruce Dickinson accompagnato dai Godspeed, i Corrosion of Conformity. Parteciparono anche Ozzy accompagnato dai Therapy? e dai Bullring Brummies(questi onestamente te li sei andati a riguardare per ricordarne il nome), ovvero una band messa su per l’occasione da Bill Ward, Geezer Butler, Rob Halford e Wino. Lo ascoltasti però molti anni dopo, confermando le buone recensioni che prese sulle riviste dell’epoca.

Purtroppo il disco diede vita ad una moda che produsse una marea di prodotti ottimi, come il tributo della Century Media ai Judas Priest, con l’inequivocabile titolo di “A tribute to Judas Priest: Legends of Metal Vol I”, ad altri francamente imbarazzanti o semplicemente inutili. Anzi la maggior parte di queste uscite lasciò il tempo che trovava e pochi ancora ne ricordano qualcuno a parte forse giusto i due citati qui sopra.

Col tempo la cosa scemò e rimasero a cibarsi di cover giusto le piccole etichette che pensavano di spingere le band del proprio catalogo mettendoli a fare cover brutte quasi quanto il loro materiale originale.

Ogni tanto qualche disco discreto ancora veniva fuori (tipo il tributo ai Mayhem della Avantgarde, con Immortal, Behemoth, Vader ed Emperor ad omaggiare la band norvegese), ma l’interesse per un certo tipo di operazioni fu pari a quello di oggi per le odierne foto di piatti e merendine che infestano la Rete, ovvero lo sticazzi più sonoro che possiate urlare ad alta voce con la mano a paletta.

Dischi da evitare insomma, costruiti spesso in fretta e riciclando pezzi già editi.

Oggi ne parli perchè è uscito in questi giorni il tributo a Dio intitolato “This is your life”, il cui ricavato andrà all’associazione benefica messa su da Ronnie  e sua moglie lo “Stand up and Shout Cancer Fund”, che  raccoglie fondi da devolvere alla ricerca sul Cancro. E’ un bel disco, animato da intenzioni nobili e messo su in maniera curata a partire dalla copertina.

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Come direbbero gli ameregani “Badaaaaasss!!!” C’è pure Belladonna col parrucchino!

La lista di band coinvolte è notevole e quasi tutti rendono onore alla musica dello scomparso cantante. Gli Anthrax pompano al massimo “Neon Knights,  gli Adrenaline Mob si destreggiano con le sgommatone di Orlando e la voce di Allen sulla già nota “The Mob Rules”, Corey Taylor convince alla grande su una energica “Rainbow in the Dark”, gli Halestorm della patatissima Lzzy Hale danno vita ad una ottima “Straight through the heart”. Tocca poi ai Motörhead accompagnati alla voce da Biff Byford (Lemmy si limita a qualche sussurro sullo sfondo, evidentemente non è in grado ancora neanche di registrare in studio), sempre brava Doro con “Egypt(the chains are on)”, già edita a suo tempo altrove. E a proposito di pezzi già conosciuti, spaccano i Killswitch Engage con la loro personalissima “Holy Diver” mentre si difende benissimo il sodale storico di Dio Jimmy Bain con “I”. La cosa migliore del disco arriva però con il medley dei pezzi di “Rainbow Rising” da parte dei Metallica, davvero in formissima e top del disco. Tra i bravi si segnala anche Jamey Jasta con “Buried Alive” alla quale però viene concesso un posto da bonus track.

Quelli che toppano più o meno clamorosamente sono Rob Halford con una moscissima versione di “Man on the silver mountain”, cantata stile karaoke sei sette ottave sotto,  i Tenacious D con una “The Last in Line” affatto convincente ed abbellita da dei “simpatici” effetti sonori sul finale. Orribile anche la cover di “The Temple of the King” da parte degli Scorpions che riuscirebbero ormai a far diventare una ballad pure “A skull full of maggots” dei Cannibal Corpse. E anche il lavoro di Glenn Hughes su “Catch the Rainbow” non è che sia così esaltante, ma qui forse pecca la tua poca simpatia per il brano originale. E poi c’è la canzone che da il titolo al disco, “This is your Life”, dove Dio canta un testo particolarmente struggente se letto oggi su una base di solo pianoforte. Diciamo che non è il piatto forte, via.

Una solida eccezione alla regola che inequivocabilmente e senza fallo afferma che i dischi di tributo sono inutili, anzi ormai del tutto anacronistici in un business che non riesce più a far cassa manco con disconi pieni di bei pezzi inediti.

 

Per leggere altri pareri sul disco, consigliatissima la recensione su Sdangher!

 

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9 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /131: Dischi di tributo

  1. io ho solo quello dedicato ad Alice Cooper. Che trovai godibilissimo,ai tempi. Ora dovrei riascoltarlo.
    Certo che l’idea di base del tributo è interessante,ma poi si trasforma nella sagra della cover da sabato sera,solo che ad eseguirla non è un’oscura band locale,ma stars del sistema
    Imbarazzante eh!

  2. Pingback: This Is Your Life – Recensione dell’album tributo a Ronnie James Dio! | Sdangher

  3. Nativity in black… unico disco di Cover che mi è realmente piaciuto e che ascolto ancora con piacere, plauso particolare a black sabbath dei type o negative, l originale è una marcia funebre, nella loro versione hanno avuto il coraggio di interpretare con il loro stile e gusto un classico dei classici!

  4. però as we die for…paradise lost, tributo della holy records ai suddettti del 1999, è a larghi tratti spettacolare… si trova a 5 euro su emp, consigliatissimo!

  5. album tributo tra le mani non me ne sono mai passati, giusto qua e la qualche pezzo. com’è “a tribute to the scorpions”? avevo alien nation rifatta dai witchcraft mi pare…

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