Quel Rude Venerdì Metallico /126:Verdone non abita più qui


Domenica scorsa sei andato con la tua compagna al Cinema per guardarti l’ultimo film di Verdone. Le aspettative dopo aver visto il trailer non erano delle migliori, ma in fondo ai trailer non ci credi più. Sono diventati come l’amico che ti esprime un giudizio su un film raccontandoti le scene che gli sono piaciute di più, spesso rivelando o facendoti intuire maldestramente il finale, senza dirti davvero la sua idea.

Ma via, Verdone si va a vedere comunque.

Il film è forse il peggiore della sua carriera, un racconto stanco anche per il Verdone ormai appagato degli ultimi anni. Non mancano le gag riuscite, però sembra quasi che quei siparietti li abbia messi tanto perchè “lui deve fa’ ride”. Manca quel guizzo e la cattiveria che c’erano non solo in gioventù, ma anche nei film più “maturi” dei primi anni 90. La base della storia, il rapporto con i figli che non riescono a trovare la propria strada in quest’Italia, impoverita e desolante non solo dal punto di vista economico quanto ancor più culturalmente, si adagia sul modello della fiction più che seguire i toni di una commedia. La necessità di trovare un lavoro ad un’età in cui ci si avvia alla pensione, in una realtà che concede spazi ristretti anche ai giovanissimi, non viene avvertita quasi. Perchè tanto il personaggio interpretato da Verdone va in giro con un mega SUV, abita in una casa lussuosamente minimal (incredibilmente posticcia tra l’altro) e addirittura si avvale dei servigi di una collaboratrice domestica filippina come nei peggiori film vanziniani. Una storia così avrebbe dovuto far esplodere il registro più mordace ed impietoso della comicità verdoniana, invece viene ormai relegata a pochi sketch anche piuttosto rodati. Ci prova a dire qualcosa, piazzandoci di fronte all’inaridimento della nostra società, e di conseguenza del pubblico che guarda anche i suoi film, con la pochezza emblematica della scena in cui il figlio suona una canzone piuttosto malinconica dedicata alla madre e gli impresari non lo cagano dicendogli senza tanti complimenti che “la gente vo’ ride, non je devi sta a mette la depressione addosso”. Pensate agli affondi di”C’era un Cinese in coma” dove quei meccanismi così infami del mondo dello spettacolo venivano messi in scena in maniera più dura e convinta, dove si ride ma poi ci si ragiona un po’ e diventa  una risata amara. Qui manca la convinzione e la voglia di comunicare qualcosa in più che non sia “oddio c’ho la sciatica nun posso scavarcà”.

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Ricorda un po’ il nostro Padre Mustaine, da anni non è più convinto di quello che fa e lo fa solo per mantenere uno status, rimanendo a metà tra il passato e lo scarico presente di “Supercharger”, un disco dove Mustaine non ha ancora il coraggio di dire fino in fondo:”oh io c’ho cinquant’anni sonati, non ho più voglia ne la capacità di scrivere pezzi incazzati.” ma si limita a suggerircelo.  Però come si percepisce che non gli va, si capisce benissimo che non se la sente più di smembrare orecchie con riff impossibili.

E quando non sei convinto al 100%  il Metallo non funziona, diventa esercizio di stile vuoto e retorico come gli ultimi album dei Megadeth e tiri fuori moscerie come il disco sopracitato.

Così il caro Verdone non ha il coraggio di abbandonare del tutto la commediola e la comicità più semplicistica, scegliendo magari di fare un film diverso e coraggioso che ridiscuta il suo modo di fare Cinema. Preferisce rimanere con un piede in due staffe affidandosi a delle semplificazioni buone per chi vuole solo mangiare otto chili di snack e farsi due risate senza pensare ad un cazzo mentre lo fa.

Non è manco una questione anagrafica, altrimenti perchè uno come Scorsese riesce a girare un film come “The Wolf of Wall Street” a settant’anni suonati?

Sarà che qui in Italia nessuno ha più il coraggio di affrontare in maniera divertente e costruttiva la merda in cui affoghiamo? Ci si deve rassegnare all’immondizia dei Vanzina e ai loro “usi e costumi degli italiani” così beceri ed approssimativi da far vomitare, alle banalità di Pieraccioni o all’idiozia dei vari Brizzi e compagnia desolante?

La commedia non è una scorreggia, per quelle basti tu.

 

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16 commenti su “Quel Rude Venerdì Metallico /126:Verdone non abita più qui

  1. Ottimo articolo. Penso che l’unica scena riuscita sia quella dell’audizione musicale del figlio.

    Per il resto, pellicola mediocre, storia inesistente (praticamente una serie di scene che sembrano quasi messe a caso). E Verdone che per far ridere si abbassa a dire parolacce (anche qui a caso) è di una tristezza infinita…

      • Ma pure io lo adoro. E il film precedente a questo, finale a cazzo iperbuonista, mi aveva fatto ben sperare dopo una serie di pellicole imbarazzanti. Questo film invece è stato veramente orripilante…

        • Esatto, lì a parte tutta la vicenda filiare risolta in modo oscenamente buonista, c’erano cose buone. Qui non ci sono quasi appigli, una speranza di assaggiare di nuovo quella cattiveria.

  2. il fatto che la nostra commedia sia in crisi assoluta di idee, di invettive, di dissacrazioni, è cosa assai grave. Perchè la commedia ,con il neorealismo, è la seconda forte e robusta radice del nostro cinema.
    Purtroppo nemmeno come commedie romantiche e leggere,intimiste,che a me piacciono assai, si trovano cose interessante
    Tutta una lunga desolazione di episodi da fiction senza spessore

    • Se chi caccia i soldi vuole catalizzare chi guarda la televisione, alleggerendo e banalizzando a dismisura qualsiasi cosa, capisci che non è affatto un futuro roseo. E Verdone ci è caduto in pieno purtroppo.

  3. premetto che non ho visto il film in questione, quindi non dovrei giudicare. però leggere queste cose mi rafforza l’idea che ormai in Italia non siamo più capaci di fare bel cinema, ormai vanno solo i film che trattano della nostra (piuttosto triste) quotidianetà.
    e a me non interessa nulla di vedere il palazzinaro con il suv, o lo studente sfigato, o il laureato precario e le corna tra coniugi, per quello è sufficiente la vita reale. quello che vorrei sarebbe una bella STORIA, un qualcosa che vada oltre la descrizione (fedele o iperbolica) della nostra Italia. ma immagino che il modello fiction ormai sia la classica “squadra che vince non si cambia”.

    meglio vedersi i vecchi filmati di Ruggero su youtube!!

    • Hai ragione nel dire che non siamo più capaci di far Cinema, ma fino ad un certo punto. Non si è più capaci di elevare la quotidianità per trasformarla in commedia, inventando scenette assurde e riciclando all’infinito situazioni e personaggi stereotipati e sgradevoli. Il Cinema lo sappiamo fare, ma chi caccia i soldi per produrlo pensa bene di lasciare che sia il prodotto semplice ed accomodante ad occupare le sale. Facendolo fare a gente indegna anche di girare “un posto al sole” per altro…Nel caso di Verdone, forse la colpa è anche di una sua stanchezza…

  4. Non ho ancora avuto modo di vedere il film ma partendo dall’ottima analisi del post, dai commenti seguenti e dal trailer abbastanza “moscio” non faccio fatica a credere a ciò che dite. Sinceramente ne sono addolorato. Addolorato perchè stimavo e stimo Verdone, e riponevo sempre la mia speranza di goduria cinematografica su personaggi come lui, ma sopratutto eliminare dalla mia testa la convinzione che in Italia purtroppo i Vanzina e/o altri prendano sempre più spazi. Recentemente ho visto “The Wolf of wall street” e tremo al pensiero di andarmi a vedere l’ultimo di Verdone anche se, Verdone è Verdone, e pure se scrivesse merda o nel casting come attore principale ci fosse Giovanardi l’andrei a vedere ugualmente.

    • Alla fine non è che esci vomitando dalla sala, ma un po’ meno fiducioso forse sì.

      Giovanardi? E che gli fai fare a uno così? 😀

  5. Leggo un pò ovunque frasi di disprezzo verso i film dei Vanzina, ma a me i vari “Natale in…” mi hanno letteralmente salvato la vita in tempi di vacche magre. L’ultima commedia/film comico italiano che ricordo con un certo entusiasmo è stato “Metalmeccanico e parrucchiera in un turbine di sesso e politica”, del 1994, con Solenghi, Gene Gnocchi e la sorella della Pivetti; e poi c’è stato il nulla, quindici anni di abisso a base di squallidi film per famiglie, spesso girati in seguito ai successi dei vari spettacoli di comici, secondo me, tanto osannati quanto assolutamente impreparati a fare gli attori di film. Ecco ricordo, anche con piacere il primo di Aldo, Giovanni e Giacomo, “Tre uomini e una gamba”, veramente godibile, però loro prima di girare hanno avuto alle spalle anni di gavetta, cosa che comunque non ha influito sulla, secondo me, pessima qualità di quello che hanno fatto in seguito. E gli altri? Tutti a girare film con il freno a mano alzato, a autocensurarsi, dimenticandosi degli anni d’oro di questo genere cinematografico in cui non veniva risparmiata nessuna vacca sacra della società. Almeno i Vanzina con i loro film hanno avuto il merito di tenere a galla un certo tipo di anti-corpi popolari, prendendosi gioco di mode e costumi che hanno infestato il nostro paese negli anni passati. Almeno loro non hanno fatto come Verdone, che per dirne una, ha girato un film in cui interpretava il ruolo di un prete tentato da una ragazza, facendo pure finire il tutto con questi che resiste alla tentazione! Ma si può? Poi dicono che la gente non va più al cinema…

    • Il problema è che quel tipo di commedia ricicla male canovacci e situazioni abusate nella nostra commedia, banalizzando e involgarendo oltre misura il tutto per ottenere un effetto comico che possa coinvolgere al massimo più pubblico possibile. Il problema è che sono talmente poveri di contenuti comici che non fanno ridere lo stesso, anzi esaltano la loro pochezza intinseca. Non parlo da snob o da Cvitico che guarda solo commedie sofisticate o film di Woody Allen, io adoro la commedia scollacciata anni 70, i film di Milian/Giraldi e tutta la commedia anni 80 da “Occhio, Malocchio…” a Grandi Magazzini.
      La differenza con i film del passato è che il cinepanettone è figlio della TV, per il pubblico che si ingozza di TV, volgarissimo ma sempre attento a non offendere nessuno. Niente politica se non per suggerire simpatia ammiccando ai difetti e vizietti dei vari premier. I Vanzina non sono popolari, sono populisti che è un altro paio di maniche.
      (Aggiungo che non parlo per sentito dire, li ho visti tutti i vari “Natale…” e compagnia scureggiona, fortunatamente non al Cinema.)

      • Personalmente non guardo ai film dei Vanzina come a dei grimori su pellicola che servono a evocare i diffetti degli italiani, ma piuttosto come a delle interpretazioni e delle testimonianze dello spirito del tempo attuale. Secondo me se si inizia a guardare in ordine cronologico i vari cinepanettoni ci si può tranquillamente fare un’idea dei valori, degli umori e delle mode degli ultimi trent’anni di questo paese. E di questa storia, nel bene e nel male, fa parte anche la televisione, questo è sicuramente un fatto oggettivo, la cui condanna però credo dipenda dalla visione della società che uno ha. Che un certo tipo di comportamenti della gente siano frutto del lavaggio del cervello che si subisce dalla televisione è altrettanto vero, ma quel materialismo gretto, quelle volgarità, le astuzie, la voglia di burla tipiche popolari che raccontano questi film secondo me non sono semplicemente l’altra faccia della medaglia facente parte di un falso dualismo che condanna comportamenti che esso stesso crea, secondo il classico giochino psicologico del circuito chiuso (in questo caso la realtà dei media), ma sono in generale i punti di forza che la gente semplice ha sempre usato per ribellarsi. Personalmente apprezzo molto la cosa.

        • Il cinema di genere che sia commedia o altro, deve intrattenere e divertire anche con leggerezza, però i migliori sono sempre quelli che hanno un occhio alla realtà che li circonda. Prendi i polizieschi anni 70, o anche le commedie di quegli anni. C’era tutto il tessuto socio-culturale italiano ed erano sicuramente molto più solidi di una serie di vecchie gag appiccicate una dietro l’altra come succede nei Cinepanettoni e simili. Non dico che non ti debbano piacere, ci mancherebbe altro, però è indubbio che quello non è più Cinema, è qualcos’altro.

  6. @doomsberg: oltre il 94 di certo io ho apprezzato il Ciclone di pieraccioni, e Ovosodo di Virzì (1999 mi pare). altre cose non so, forse si ma ora non mi viene in mente niente.

    • Sicuramente avrò dimenticato più di qualche film decente (tipo qualcosa di Antonio Albanese), però era solo per darmi una data che segnalasse il declino di un certo modo di fare cinema.

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